Pomodoro Ferrisi: ovvero “fare l’amore con il sapore”

Ricordate quella pubblicità televisiva di uno yogurt che invitava a “fare l’amore con il sapore”? Bene, con questa segnalazione voglio raccontarvi come invece abbia avuto grandissime soddisfazioni, non “orgasmiche”, ma di assoluta libidine gustosa, assaporando dei pomodori che sono la quintessenza del “pomodoroso” sapore, qualcosa di veramente speciale.
Ricordate quanto avevo scritto qualche tempo fa in occasione del mio incontro con Oscar Farinetti a Eataly (leggi qui) e dell’avvistamento, con successiva degustazione una volta a tavola, di una speciale qualità di pomodori, i pomodori Ferrisi, posti in vendita nel food shop torinese per ricchi alla sbalorditiva cifra di 25 euro (ripeto, 25 euro, tipo le vecchie care cinquantamila lire) al chilogrammo?
In un successivo post (leggi) dopo aver visitato il sito Internet di questi strepitosi pomodori (leggi) avevo fatto notare che era possibile l’acquisto on line al costo di 28,50 euro per cinque chilogrammi, ai quali aggiungendo i 15 euro della spesa di spedizione sino ai 10 chilogrammi, si arrivava ad un totale ancora robusto ma più umano di 8,7 euro al chilogrammo, non certo venticinque…
Tutto sembrava essere finito qui, con la mia curiosità, rimasta insoddisfatta, di capire perché diavolo dei pomodori, seppur così buoni, dovessero costare cifre così iperboliche, sino a quando, una decina di giorni fa, non si è fatto vivo con un commento pubblicato su questo blog, il titolare della ditta Ferrisi, Francesco Ferrisi, sostenendo che quei pomodori non fossero i suoi ma “un falso spacciato per Ferrisi”.
Ovviamente a questo punto non ho potuto che contattare il produttore, responsabile di una piccola azienda familiare, posta nella fascia costiera della provincia di Ragusa, nella zona di Vittoria, che si sviluppa su un impianto serricolo di 11.000 metri quadrati e prosegue l’attività avviata alla fine degli anni Cinquanta dal padre, che fu il primo ad introdurre le coltivazioni della pregiata varietà “pomodoro costuluto ”, facendo tesoro di due elementi favorevoli, il clima della zona, molto adatto alle colture orticole, particolarmente temperato, con irraggiamento solare costante durante tutto l’anno e costanti brezze di ponente cariche di salsedine associate alle pochissime, anzi sporadiche, gelate, e la particolare composizione dell’acqua salmastra utilizzata.
Va poi aggiunto, ed è importante da un punto di vista commerciale, che, come racconta il sito Internet “sul finire degli anni 60 l’azienda Ferrisi si presentò col proprio prodotto nel mercato di Torino, dove negli anni si è conquistato la fiducia dei consumatori più accorti e giungendo ad essere identificato non più come un qualsiasi pomodoro costoluto, ma come “pomodoro Ferrisi”: un riconoscimento che per noi vale più di un “I.G.P.” e che a partire “dal 2002 il marchio Ferrisi è un marchio registrato”.
Ma cosa rende particolari, direi inimitabili i pomodori Ferrisi? Ovviamente le fasi di lavorazione, effettuate interamente a mano dalla famiglia Ferrisi, tese a garantisce un prodotto uniforme nel gusto e nella qualità, con una severa selezione di tutti quei frutti giudicati non conformi ad essere commercializzati come “Pomodoro Ferrisi”.
C’è però un dettaglio fondamentale, che fa davvero la differenza, oltre all’operare in condizioni di salinità davvero particolari. Lo definirei un lavoro “borgognone”, oppure “alla Roberto Voerzio”, teso a realizzare delle rese per pianta bassissime indispensabili per realizzare quella concentrazione del sapore che rende il pomodoro Ferrisi unico. Le piante vengono difatti “stressate al massimo” e mentre “una normale pianta di costoluto può produrre dai 3 ai 4 kg di prodotto, per ottenere il pomodoro Ferrisi dalla stessa pianta si ottengono circa 0,8 – 1 kg di prodotto”.
Il risultato, come ho avuto modo di toccare con mano e gustare, godendomi questi pomi d’oro (per il prezzo elevato, anche se molto meno “allucinante” di quello proposto in febbraio a Eataly, oggi acquistando on line si spenderebbero, comprese le spese di spedizione, 10,50 euro al chilogrammo) è, perdonatemi l’iperbole, stre-pi-to-so! Comunque li gusti, da soli, con un pizzico di olio extravergine (il sale non serve), o di origano, oppure utilizzati per un sughetto che è un vero “babà”, questi pomodori marchiati uno ad uno “gli antichi sapori” ti riconciliano con il gusto del pomodoro, profumato di sole, ricchissimo di sapore, dolce, avvolgente, succoso, consentitemi il linguaggio vinoso, dalla persistenza infinita, eppure sapido e vibrante, dalla consistenza croccante, sodo, compatto, non un briciolo di acqua rilasciata quando lo si taglia e lo si mette nel piatto. Pomodori-frutto (accidenti se mi sente Maroni sono fritto!), incredibilmente gustosi, che da soli fanno pranzo e cena, che hanno una tale intensità, una personalità, una polpa compatta, da lasciarti ammirato e farti pensare, a te che i pomodori li ami al punto da non riuscire a concepire come possibile un mondo senza pomodoro, e che soprattutto d’estate li mangeresti a pranzo e cena, come diavolo tu abbia potuto farti un’idea del pomodoro, di cosa sia veramente, senza averli mai gustati prima.
E come tu possa oggi pensare di mangiare altro pomodoro che non sia questo incredibile , stupendo Ferrisi.
Peccato solo che la stagione, per il costoluto, sia finita (il ciclo di lavorazione va difatti da dicembre ad aprile), mentre a maggio sia ancora tempo, siamo all’ultimo mese, per le varietà marmantino e marinda, mentre per il ciliegino, che presenta un prezzo più umano, 19 euro per cinque chilogrammi, è ancora tempo, essendo in calendario la sua produzione per tutto l’anno.
Evviva il pomodoro Ferrisi dunque, ma accidenti, Oscar, vuoi spiegarmi perché mai se ordinandoli on line i pomodori Ferrisi io normale consumatore li pago, spese di spedizione comprese, una cifra intorno ai dieci euro al chilogrammo, se vengo ad Eataly quei pomodori, o presunti tali, li devo pagare il 150 per cento in più?
Va bene che si tratta di una boutique del gusto, che fa tendenza, che è à la page, ma perché il signor Rossi, la sciura Maria, monsù Pautasso, il professionista goloso, devono svenarsi per farvi la loro spesa?

0 pensieri su “Pomodoro Ferrisi: ovvero “fare l’amore con il sapore”

  1. Perchè porre la questione soprattutto in relazione al prezzo?

    e non sul fatto che stando a quanto riferisce lei Ziliani:

    “Il titolare della ditta Ferrisi, Francesco Ferrisi, sostiene che quei pomodori non siano i suoi ma “un falso spacciato per Ferrisi”

    Non credo che il problema sia il prezzo di “quei pomodori, o presunti tali”.
    Il consumatore non è obbligato a comprare e, in un regime di libero mercato, non trattandosi di un bene di prima necessità, trovo normale che Eataly o chi per lui proponga la merce al prezzo che ritiene giusto.

    La questione da porre non è tanto sul perchè ” li devo pagare il 150 per cento in più?”, ma sul “sto pagando il 150 per cento in più il pomodoro Ferrisi o qualcosa di diverso?”

  2. ….una decina di giorni fa si è fatto vivo con un commento pubblicato su questo blog il titolare della ditta Ferrisi, Francesco Ferrisi, sostenendo che quei pomodori non fossero i suoi ma “un falso spacciato per Ferrisi”.
    Quindi, sciùr Franco, lei che li aveva assaggiati anche allora, vuol dire che siamo davanti alla “solita” disavventura commerciale o no?

  3. Cito dal LucianoPignataroWine(pseudo)blog.

    “Mi impressiona, apro breve parentesi, il tiro al piccione in certi ambienti contro Farinetti (leggi sito di Bonilli) reo di aver investito del suo e di guadagnare sulla filiera enogastronomica di qualità!”

    Saluti
    Fabio

  4. Paolo, “la solita disavventura commerciale”? Ma perchè, come dice bonilli. non ti firmi? Hai paura di chissa quali ripercussioni..Non vuoi farti pubblicità? Ma va dai. .(Sei lo stesso di papero giallo , vero?) Sarai pure del settore e molto informato su eataly e allora saprai anche chi gestisce il reparto di frutta e verdura o no? Cosa che, in buona fede , non conosce il sig. Ferrisi. Io la penso così

  5. vi siete mai chieste le origini del pomodoro Ferrisi??
    il produttore era Ferrisi Emanuele e il rivenditore era ed è la ditta Ramondo di Torino (t18), non capisco tutta questa confusione, oggi in Italia si può registrare un nome senza per forza averne pieno diritto, basta chiamarsi con quel nome che si diventa proprietari a pieno titolo di un marchio???
    mi fiderei di meno dei marchi, è andrei sulla qualità del prodotto

  6. Infatti Ferrisi Francesco risulta essere il figlio di Ferrisi Emanuele,quindi c’è pure continuità nella storia di questo prodotto;per quanto riguarda la ditta t18 di Torino,è solo un concessionario del mercato ortofrutticolo che provvedeva alla commercializzazione,sicuramente il produttore avrà deciso di cambiare intermediario(adesso lo vendono con ortosarda a Torino e maiafrutta a Milano)e di accorciare la filiera vendendo direttamente al consumatore sul loro sito http://www.pomodoroferrisi.it/,e devo dire che i loro pomodori sono gli stessi da anni,sempre squisiti.Io ho visitato personalmente l’azienda del signor Ferrisi,veramente una brava persona,poi sono andato a visitare un’altra azienda che doveva appartenere al “vero Ferrisi”,sita in Punta Braccetto,e invece non ho trovato l’ombra di una serra,mi ha fatto sprecare un giorno della mia vacanza in sicilia.Per concludere,se dobbiamo parlare di qualità io mi fido di chi ha un prodotto ottimo,un marchio registrato e soprattutto un’azienda visibile a tutti!!!!

  7. Pingback: Au Marche’ « Stultorum infinitus est numerus.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *