Una prassi, un po’ ipocrita, di correttezza politicamente corretta vuole che di chi è scomparso, anche in un piccolo ricordo senza pretese come questo intende essere, non si possa parlare se non bene. Ragion per cui, nel riferire della morte avvenuta ad 80 anni d’età il primo maggio a Neive di Romano Levi, il celebre distillatore artigiano produttore di grappe “d’autore”, mi limiterò a sottolineare sommessamente come quella del “grappaiol’angelico”, come l’aveva denominato Veronelli, sia stata essenzialmente, ed ante litteram, un’operazione di marketing, visto che Gino aveva letteralmente “inventato” il personaggio e contribuito a diffonderne la leggenda e determinare il mercato delle sue grappe.
Non mi avventurerò pertanto a ripercorrere le orme di Stefano Bonilli, che per aver sostanzialmente criticato, anche se un po’ ruvidamente, e messo in dubbio nel suo blog Papero giallo la qualità delle grappe distillate, in un ambiente che ricordo molto bohemien, da Levi, si era visto (leggi qui e poi ancora qui) indotto a censurare quanto aveva scritto dopo un pronunciamento del Tribunale di Alba sollecitato da Levi o piuttosto da qualche suo iperciliuto consigliere. Questo visto che pensare ad un Levi navigatore mi riesce francamente impossibile…
Resto persuaso, e lo dico anche in morte del “grappaiol’angelico”, che la singolarità del personaggio Levi (leggi), il suo modo sorpreso e quasi stranito di atteggiarsi nei confronti di un pubblico di appassionati disposto anche a sborsare molti soldi per le sue grappe e capace di dare vita ad un fiorente mercato collezionistico, abbia sicuramente prevalso su una serena e oggettiva valutazione, organolettica e qualitativa, delle sue grappe.
E che l’artista, perché tale era sicuramente l’autore delle etichette e delle folgoranti-naif, spesso sorprendenti e talora poetiche, diciture che queste riportano (ad esempio la celebre “siamo angeli con un’ala sola. Possiamo volare solo restando abbracciati“) fosse nettamente più interessante del distillatore e produttore di grappe sulla cui effettiva qualità – e in questo caso parlo da semplice appassionato, che beve talvolta grappa per il piacere di berla e non da esperto che non ritengo di essere – ho sempre avuto delle perplessità.
Al punto da preferire di bere e gustare, quando capita, in giro per ristoranti o a casa, modiche quantità di grappe opera di altri distillatori, che saranno stati magari meno genialoidi e artisti, meno celebrati e portati in palmo di mano da una pubblicistica alla quale gli irregolari ed i creativi piacciono di più, perché fanno più colore nello scriverne, di persone dalla metodologia produttiva più razionale e meno lasciata all’estro, ma che, al mio gusto, come a quello di altri, che la grappa di Levi tenevano nei loro locali o nelle enoteche perché aveva un suo mercato, non perché piacesse effettivamente loro, sembravano semplicemente più buone.
Sicuramente Romano Levi, con il suo candore, con il suo modo disincantato di guardare al mondo, ma con un pizzico di attenzione, che non stona mai, al business (ricordo la prima volta che gli feci visita a metà anni Ottanta, accompagnato dall’amico Tonino Verro patron della Contea di Neive, ed il mio interrogativo “ma ci è o ci fa?” al quale, anche in occasione di altre visite, non ho mai saputo rispondere), è stato parte di quella Langa un po’ creativa e artistoide, bizzarra ed irregolare, che contava e conta anche su personaggi come Cesare Giaccone, il grande cuoco di Albaretto Torre, l’indimenticabile Bartolo Mascarello, Beppe “Citrico” Rinaldi, quell’eterno polemista, in grado di litigare anche con se stesso che è Baldo Cappellano, e poi Beppe Colla, “l’orso” Bruno Giacosa, “Vecchio Piemonte” Mauro Mascarello, il mio amico Nino Rocca del ristorante Da Felicin, Gian Bovio per decenni re del Belvedere di La Morra, ed in passato ha contato su figure mitiche come Renato Ratti, Luciano De Giacomi, farmacista e deus ex machina dell’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei vini di Alba, e poi Giacomo e Giovanni Conterno, il mitico commendator Burlotto, oppure “el cunt”, ovvero Paolo Cordero di Montezemolo, per citare solo i primi che mi vengono in mente.
Con tutto il rispetto per Romano Levi, che in fondo si è visto costretto, celebrato e favoleggiato com’era dagli altri e magari abilmente sfruttato commercialmente – come dimostrano taluni siti Internet che ne celebrano le gesta ma vendono nel contempo le sue grappe – a recitare un ruolo di protagonista che sicuramente gli andava stretto e che potendo non avrebbe scelto, non posso che dire che questi personaggi avevano e hanno altra caratura, altra statura, altro spessore.
E soprattutto, con tutta la simpatia possibile con questo personaggio, per il suo strano e per certi versi affascinante universo popolato da “donne selvatiche”, angeli, civette, ragnatele, dove Romano sembrava preferire il colloquio con gli animali e con un mondo interiore tutto suo che con gli umani, che i loro prodotti, fossero vini o piatti, presentavano ben altra qualità.
Questo anche se La Stampa, in un ricordo (leggi) un po’ agiografico e leggermente tendente alla mitografia pubblicato ieri, ricorda che la sua “arte sopraffina, gli era valsa plausi di prima fila: l’ex cancelliere tedesco Kohl e Cesare Romiti, Marcello Mastroianni e Antonello Venditti, Bruno Lauzi e Tino Buazzelli, Nicola Arigliano e l’ex ministro Siniscalco”. Mancano solo Carlin Petrini, Gianni Alemanno, l’avvocato Agnelli, Platini o Gérard Depardieu, Ornella Muti e Fausto Bertinotti ed il processo di beatificazione sarebbe già avviato…
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0 pensieri su “Ricordo di Romano Levi, distillatore ma soprattutto personaggio, ma non per sua scelta”
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Gran bella analisi. Al tuo elenco di personalità genialoidi e particolari della Langa, mi permetto di aggiungere il pasticcere Beppe Scavino.
me lo ricordo bene, quello delle uova di Pasqua quadrate! L’ho perso di vista, sai dove sia finito? La sua pasticceria in Piazza Savona ad Alba Io tu e i dolci era un must…
In teoria dovrebbe essere ancora nei dintorni, per quanto ne sappia io.
Non parlo del prodotto, non bevo grappa, come neppure Romano, d’altra parte.
Ma posso parlare della profondità dell’uomo singolare e dolcissimo, capace di amore puro nei confronti della natura tutta e della sua generosità.
Una bella persona, semplice e vera, con il cuore aperto e tanta umiltà.
Schivo ed un po’ orso, non ha mai amato la falsità delle lusinghe. Spesso mal interpretato per le sue reazioni rudi alle pressioni.
Ma un uomo che davvero sapeva amare e farsi amare.
Caro Franco; per un certo senso di opinione, certi personaggi sono veramente da ricordare, se si pensa la grande massa di prodotti che oggi vanno su tutti i mercati, senza nessuna distinzione di tipicità e di storia, ma solo copiandone nomi, sottonomi e disegni. Riguardo ai dolci, se non sbaglio c’é una buona pasticceria anche al centro di Monforte, non mi viene il nome, ma ricordo la ottima qualita ! Grazie Angelo
Sposo il commento di Farina: un ricordo ben articolato e corretto, per quel poco che conosco di questo personaggio.
Giusto ricordare l’Uomo Levi artista, ma in degustazione cieca le sue grappe riserverebbero molte sorprese negative.
Per un mio umile contributo, dico che faccio fatica a pensare che una persona come Gino Veronelli potesse emozionarsi per qualcosa che non avesse delle qualità. Poi capisco bene che parlare di emozione diventa talvolta alibi per prodotti che tecnicamente escono da qualsiasi schema, ma forse è per lo stesso motivo che li rendono unici ed affascinanti. Ho assaggiato le grappe di Levi, e quello che più mi rammarica è che, piacere o non piacere, ma prodotti così purtroppo non ne esistono più sul mercato. Abbiamo perso qualcosa o ne abbiamo guadagnato? Qualche grande vino con un accenno di volatile, o un’infinitesimale “puzzetta” diventano unici ed affascinanti o esempi da scartare? Se poi la digeribilità assume anch’essa un valore, beh, le grappe del Levi ne hanno/avevano ben più di molte altre più conclamate. Se dietro però esisteva uno “sfruttamento commerciale” allora renderebbe tutto più squallido…
Come al solito il suo approccio ai fatti/personaggi non va mai oltre alla banale apparenza. Condisce il “nulla” con citazioni e si riempe la bocca di personaggi storici come a cercare conforto, ma nell’offendere Romano credo che nessuno di questi monumenti di Langa la segua.
Sono Beppe Scavino della tremenda pasticceria Io Tu e i dolci di Alba.Ringrazio chi ancora si ricorda di me. Dopo aver spostato la pasticceria da piazza Savona alla piazza del Duomo presso l’Antico Caffè Calissano,sono andato in pensione.Ora mi sono trovato un nuovo lavoro; al mattino vado avanti e indietro per via Maestra ed a tutti gli amici che incontro auguro BUON LAVORO! Ecosi loro,chissà perchè, mi mandano a……..e cosi dopo aver preso l’aperitivo in un bar…torno a casa a fare quello a cui tutti hanno pensato di mandarmi.Su Levi invece sono tanti gli aneddoti ed i ricordi.Ci sono foto di cene in cui si ritrovavano in 4o5.Romano Levi,Bartolo Mascarello;Angelo Gaja,Bruno Giacosa.Chissà non di cosa parlassero….ma il vino di chi bevevano
Nonostante una persona riceva da una vita complimenti per il suo lavoro
per il suo prodotto che sicuramente ha raggiunto con grande impegno e fatica
uno ogni 1000000 si sveglia al mattino e` dice .. ma in degustazione le sue grappe riserverebbero molte sorprese negative.
articolo di Andrea Toselli … trovato un altro papero giallo