Serralunga, Monforte, Castiglione Falletto, Barolo: dove c’è il grande terroir ci sono i grandi vini

Riflessione di questa mattina. Com’è che è bastato assaggiare solo dieci campioni di Monforte d’Alba per vedere balzare all’occhio l’evidenza solare che dove c’è il terroir ci sono e non possono non esserci anche i vini veri, i vini di qualità e soprattutto personalità e carattere?
E poi com’è che proseguendo nella degustazione, addentrandoci attraverso i trenta campioni di Barolo di Monforte d’Alba e soprattutto la trentina di Serralunga d’Alba (in piedi signori, questa è la patria, la heimat, la homeland del Barolo!) quella fatica che ti prendeva ieri mattina percorrendo i tornanti stretti, angusti, tutti in salita e con poche pause di respiro, dell’assaggio dei vini di La Morra (leggi), diventava improvvisamente (com’era già accaduto, ma in misura minore, con i Barolo di Barolo, di Castiglione Falletto, di Verduno, che hanno presentato cose ottime accanto ad altre un po’ meno esaltanti) goduria organolettica, libido barolesca, rilassante ed esaltante passeggiata rimirando dall’alto le alte vette, l’atmosfera fine ed inebriante del vero Nebbiolo, e occasione di grandi, autentiche emozioni?
Domanda da cento milioni di euro? Ma niente affatto? Domanda elementare e risposta ovvia, basta avere i grandi terroir, le zone d’elezione (l’area di produzione del Barolo, dati fine 2007, ha ormai superato i 1800 ettari e non tutti hanno la stessa vocazione e possibilità di grandezza) e in un’annata classica come il 2004 è naturale, ovvio, elementare Watson!, che arrivino i grandi vini. Questo a patto che il produttore usi la testa, il buon senso, ragione, cuore ed umiltà, e scelga di lavorare con spirito di servizio, lasciando che uniche protagoniste siano la terra ed il Nebbiolo, senza intervenire troppo di suo, lasciando che gli strumenti di cantina restino strumenti e basta, che i legni siano solo contenitori e non ingombranti, fastidiosi, redolenti primedonne imbellettate.
Con Monforte d’Alba, questa mattina, ovvero tannini solidi, salda materia, varietà d’espressione, bella paletta aromatica, siamo tornati ad una realtà virtuosa e non paradossale o caricaturale, con vini caldi in alcuni casi, più o meno ben riusciti, ma consistenti, reali, espressivi, rappresentativi di una denominazione, di un vitigno, di una zona. Molti i vini interessanti di cui seguire l’evoluzione, con salda struttura, possibilità di tenuta nel tempo.
Voglio citare il Gramolere dei fratelli Alessandria, il Bussia di Giacomo Fenocchio, il Campo dei Buoi ed il Coste di Bussia di Costa di Bussia Tenuta Arnulfo, il Vigne dei Fantini ed il Bussia di Silvano Bolmida, il Bussia Munie di Franco Conterno Cascina Sciulun, il Castelletto di Mauro Veglio, il Barolo base di Monti, i due vini di Josetta Saffirio.
Poi abbiamo preso idealmente “l’ascensore” e siamo entrati nell’empireo barolesco, nel regno della complessità, della classe, della solidità vera senza improvvisazioni e finzioni vini solidi, integri, profondi, espressivi di carattere ampio, grande sostanza, imponente struttura tannica, ma un tannino profondo spesso vellutato, carnoso, terroso, mai aggressivo, mai fuori posto o fastidioso, ben fuso con il frutto, spesso con note minerali, una trionfante liquirizia, venature di sottobosco, una leggera speziatura.
Una delle più belle e coerenti serie di Barolo degustati che io ricordi, a perfetta conferma di una degustazione di una quarantina di vini già fatta in marzo a Serralunga e destinata ad un articolo di prossima uscita su Bibenda, (dopo un articolo, cui tengo molto e che ritengo significativo apparso sull’ultimo numero di The World of Fine Wine – sito ), tasting che aveva mostrato, come ha ribadito oggi, la totale sintonia di Serralunga con questa classica annata 2004, la capacità di esprimere vini già gustosi adesso, imponenti, immensi, infiniti al gusto, ampi, strutturati, pieni di sapore, di sfumature aromatiche e gustative, di chiaroscuri e mezzetinte, ma che avranno sicuramente un futuro esaltante quando daremo loro il tempo di svilupparsi e diventare ancora più grandi lasciandoli riposare, quietare il furore e la densità delle loro strutture tanniche, in cantina.
Pensando a tanti vini di La Morra assaggiati, con grande sofferenza, ieri, sembrava di essere totalmente non in un altro universo, respirando altra aria e atmosfere molto più rarefatte, ma proprio in un’altra denominazione (Barolo gli uni e gli altri, ma quanta abissale lontananza e quale siderale differenza di visioni, filosofie e stili!), in una, Serralunga, a dominare la terra, con tutte le sue variopinte espressioni aromatiche, e nell’altra la mano dell’uomo, proteso inutilmente ad intervenire su una materia che solo raramente riesce ad essere grande e su terroir che, con poche eccezioni, sono sicuramente inferiori.
Tantissimi i vini che mi hanno convinto e spesso emozionato. Voglio citare, in attesa di pubblicare le note di degustazione di un ampio numero di campioni (e mai tale parola è spesa bene come in questo caso) il Vigna Brolio di Palladino, il Serralunga ed il Meriame di Paolo Manzone, il Vigna Santa Caterina ed il Lazzairasco di Guido Porro, l’Arione di Gigi Rosso, il Cà Mia di Brovia, il Baudana di Luigi Baudana, il Cerretta di Ettore Germano, il Vigna Cucco ed il Cerrati di Cascina Cucco, il Vigna Margheria di Luigi Pira, il La Rosa di Fontanafredda, il Sorano di Giacomo Ascheri, e poi il Badarina di Bruna Grimaldi, il Serralunga di Giovanni Rosso e di Palladino, il Margheria di Massolino, il San Rocco Eredi Virginia Ferrero, il Soriano Coste Bricco di Ascheri.
Solo l’imbarazzo della scelta (e si tenga conto che alla degustazione mancavano i vini di pezzi da novanta come Giacomo Conterno, Bruno Giacosa, Schiavenza, Cappellano, per citare solo i primi che mi vengono in mente), ed un livello medio assolutamente esaltante. Queste le prime riflessioni. La settimana prossima, una volta tornato a casa, altre analisi più meditate e l’elenco completo dei Barolo, e sono tanti (non ho ancora indicato quelli di Barolo, Castiglione Falletto e Verduno, ad esempio), del mio privilegio, della felicità di trovarmi di fronte ad un’annata di quelle grandi che Bacco e Dio hanno mandato in terra di Langa…

0 pensieri su “Serralunga, Monforte, Castiglione Falletto, Barolo: dove c’è il grande terroir ci sono i grandi vini

  1. Bel pezzo, amico mio, che parla ai cuori! Con le artiglierie da 90 i sono anche i calibri da 88, appunto, che fanno grande questo che e’ il vigneto piu’ amato del mondo. L’asse Monforte, Castiglione Falletto, Serralunga e’ quello che mi sta più nel cuore, tante pose cercate alle 5 del mattino per riprenderlo con la macchina fotografica, un panino col salame ed una bottiglia di Barolo (col salame? Siiiiiii!!!!).

  2. Gentile Franco,
    vorrei sapere quante aziende hai visitato a La Morra, con quanti produttori hai parlato, in quante vigne sei entrato, quante cantine hai visionato per vedere come le aziende lavorano realmente.
    Se hai visitato tutte le 54 aziende di La Morra sia in Fraz.Annunziata, sia Fraz.Santa Maria, sia tutti i bricchi nella zona alta personalmente allora posso anche accettare il tuo commento su La Morra altrimenti ti chiedo gentilmente di “scendere sul campo” e accettare un confronto sano con i produttori.
    In questo caso secondo me dare un giudizio “insandacabile” come hai dato tu sulla città non mi pare corretto.
    Se invece le cose che che ti ho richiesto sopra le hai fatte tutte allora ti chiedo scusa e accetto in questo caso il tuo parere.
    Saluti,
    Davide

  3. Non posso che sottoscrivere..
    C’ero e posso solo dire che una degustazione di questo livello (baroli di serralunga e monforte) è stata una vera goduria!!

    Andrea

  4. Gentile Franco,
    mi rammarico della sua mancata risposta sul blog.
    La mia domanda era rivolta a capire se la sua “condanna” per il Barolo di La Morra era avvalorata dalla conoscenza delle 54 aziende di La Morra.
    Ero solo curioso di sapere se aveva parlato con i produttori qualche volta o visitato la loro azienda, visto come lavorano in vigna e in cantina.
    Se aveva visitato qualche Bricco, come lo chiamano in zona, Serra dei Turchi, Arborina, Manzoni, Brunate, Cerequio, Serradenari e tutti i 27 cru di La Morra.
    Considerare una vergogna tutta questa storia per il Barolo prodotto qui come un’altra denominazione mi sembra esagerato se non ha approfondito questa conoscenza come mi sembra giusto per un giornalista qualificato come lei.
    Come già le dicevo nel mio precedente commento nel caso mi smentirà con la sua conoscenza del territorio profonda allora accetterò il suo giudizio, ma sono in questo caso.

    Cordiali Saluti,
    Davide

  5. una risposta al volo all’irrequieto Davide Canina che si rammarica per la mancata risposta sul blog e reitera il suo intervento. Mi dia il tempo di rispondere, visto che sono appena tornato a casa da un paio di ore dalle Langhe. Sottolineo solo una cosa, che ho basato la mia opinione sui Barolo di La Morra sui vini che erano disponibili in assaggio ad Alba Wines Exhibition. Non su quelli ed erano molti, che mancavano, ma su quelli che ho degustato. Oggi fornirò il loro elenco completo, di modo che si possa capire su quali vini ho basato la mia valutazione. Temo però che l’eventuale presenza di altri Barolo di La Morra assenti non avrebbero cambiato di molto il mio giudizio, lungamente maturato e non estemporaneo, sui Barolo di questa località. A Serralunga d’Alba, Castiglione Falletto, Monforte d’Alba, Barolo, e persino Verduno si respira tutta un’altra aria…

  6. Gentile Franco,

    La ringrazio per la sua risposta attendo con interesse l’elenco complet
    Però capisce anche lei che se fa riferimento, come sopra scritto nel suo articolo, a tutta La Morra è una cosa generalizzata.
    Comunque, per il mio personale giudizio, mi permetto di non essere d’accordo.

    Cordiali Saluti,
    Davide Canina

    P.S:
    Il doppio commento è nato dal fatto che non avevo ritrovato il mio primo commento online. Ho compreso dopo che è necessaria l’autorizzazione del moderatore.

  7. Signor Canina, ero stato chiaro (evidentemente non per lei).Mi riferivo ai Barolo di La Morra che ho degustato. Ciononostante confermo la mia valutazione che vede i Barolo di La Morra come Barolo “minori”, perché i terroir sono ben diversi, dai Barolo di Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Castiglione Falletto, Barolo, Verduno. Se lei invece preferisce i Barolo di La Morra si accomodi pure.
    p.s. un consiglio il tono strafottente che ha usato nel primo commento scrivendo “vorrei sapere quante aziende hai visitato a La Morra, con quanti produttori hai parlato, in quante vigne sei entrato, quante cantine hai visionato per vedere come le aziende lavorano realmente”, lo usi con altri e non con me. Sono venticinque anni che mi occupo di vino e molti produttori di La Morra li conosco, anche se visti i vini che molti di loro esprimono, non sono incentivato ad intensificare la conoscenza. Quanto al “confronto sano con i produttori” cui accenna, sono a disposizione.

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