Per gli appassionati dei vini naturali e da agricoltura biologica e biodinamica sabato 10 e domenica 11 maggio (sabato dalle 15 alle 19 e domenica dalle 10.30 alle 19) è di prammatica una visita, ad Asti, presso il Palazzo del Michelerio (Corso Alfieri 381) per la terza edizione di Vinissage, Salone di vini naturali e da agricoltura biologica e biodinamica.
Nelle parole degli organizzatori (visitare qui, nell’apposita pagina dedicata del sito del Comune di Asti), la rassegna si propone come vetrina di una viticoltura intesa come espressione della “naturalità” della vinificazione. In altre parole una vinificazione assolutamente non interventista che “deve accompagnare l’uva nella sua trasformazione, utilizzando solo principi fisico-chimici naturali, fortemente convinti che “ con dell’uva biologica si può fare del vino industriale, ma che per fare del vino naturale è indispensabile avere delle uve biologiche “.
Al Salone parteciperanno una quarantina di vignaioli italiani e francesi, uniti dalla convinzione che la qualità dei vini nasca da una vendemmia sana e da un buon lavoro in vigna, ma che a questo debba far seguito un impegno in cantina basato sul massimo rispetto per la naturalità dell’uva.
I vini presenti a Vinissage, vini che in larga parte si sono volutamente posti ai margini dei tradizionali canali commerciali, sono, secondo gli organizzatori, “un’autentica espressione del legame e dell’identità tra il vino ed il territorio e non hanno certo la pretesa di essere gli unici vini buoni, hanno però il vantaggio di essere solo uva fermentata e di rappresentare il gusto del loro territorio, del loro vitigno e del vignaiolo che li produce… e parlano senza clamori della loro anima”.
Tra le aziende presenti alla manifestazione si segnalano in particolare le aziende francesi Gerard Shueller ed fils dall’Alsazia, il grande champagnisa Raymond Boulard, Château S.te Anne nel Bandol, il Domaine Antoine Arena in Corsica, il Domaine de Gressac nel Languedoc-Roussillon, Lise et Bertrand Jousset nella Valle della Loira, Catherine & Gilles Vergé operativi nel Maconnais in Borgogna e poi tra gli italiani autentici pionieri della viticoltura biologica e biodinamica come i piemontesi Vittorio Bera di Canelli, Cascina degli Ulivi di Novi Ligure, Pino Ratto della zona del Dolcetto di Ovada, Cascina Corte a Cogliani, e poi La Stoppa di Rivergaro nel piacentino, I Clivi di Corno di Rosazzo in Friuli, La Distesa di Corrado Dottori a Cupramontana nelle Marche, La Biancara di Angiolino Maule a Gambellara nel vicentino, l’azienda agricola Occhipinti nel ragusano, le toscane Cerreto Libri di Pontassieve, San Giuseppe, Campi di Fonterenza, Santa Maria a Montalcino, La Burattina di Manciano e Campi nuovi di Cinigiano nel grossetano, La Colombaia di Colle Val d’Elsa nel senese.
Una presentazione completa della manifestazione, con il “Manifesto programmatico” nel quale i produttori presenti si riconosco, la potete trovare in questo articolo – leggi – scritto per lo spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.
Per informazioni: tel. 0141 399526 e-mail
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Mancava una nuova rassegna di vini bio-terroirist, se ne sentiva proprio la mancanza
Mi sa che ormai stanno superando per numero quelle tradizionali…
E’ una tristezza pensare che pochi produttori (rispetto al totale) riescano a dividersi in tante, piccole manifestazioni (come avviene durante il Vinitaly), invece di dimostrare che c’è un vero movimento, diffuso più di quanto molti consumatori percepiscono.
Così rischiano di rimanere un fenomeno per pochi irriducibili della macerazione spinta o dello zolfo “zero dosage”
Ciao
Pierpaolo
E’ una manifestazione che mi piace molto (sono stato alla prima edizione due anni fa).
Lo spirito è quello di Fornovo Taro, che a novembre ospita una manifestazione analoga (Vini di Vignaioli), con i medesimi produttori più qualcun altro: bella convivialità, grande semplicità.
E’ anche possibile acquistare qualche bottiglia.
A mio modo di vedere, vale davvero la pena di fare una capatina ad Asti perchè tutti i vignaioli presenti sono ormai da anni, a prescindere dalla naturalità, degli stimati produttori.
Tra tutti quelli citati da Franco ho personalmente avuto modo di apprezzare negli anni soprattutto Boulard (porterà il Rachais?), Chateau S.te Anne (splendidi soprattutto i Bandol rossi da lunghissimo invecchiamento), lo straordinario corso Antoine Arena (con i suoi Patrimonio). Tra gli italiani, sempre per mia esperienza, apprezzo e continuerò a seguire con particolare interesse soprattutto Cerreto Libri (spero ci sia il suo Canaiolo in purezza), la Distesa del Dottor Dottori, date una occhiata al suo blog e assaggiate i suoi bianchi, oltre a tanti altri, soprattutto toscani. Non si possono infine dimenticare La Stoppa (con i suoi vini davvero sorprendenti) ed i purissimi bianchi de “I clivi” di Corno di Rosazzo.
Domenica ci sarò.
Luciano
@ Pierpaolo.
D’accordo sulle troppe manifestazioni natural, bio, biodinamiche. La sacrosanta tendenza a utilizzare il meno possibile pesticidi, diserbanti e quant’altro ci troviamo poi immancabilmente nel bicchiere (vedi seri studi in Francia) deve essere incoraggiata. Sempre Oltralpe la legge incomincia ad imporre dei limiti all’uso dei pesticidi in vigna. Presto, spero, anche in Italia.
Una domanda? Cosa intendi per zolfo zero dosage? Penso il non utilizzo dei solfiti, che però non sono zolfo, ma anidride solforosa. Anche qui, meno se ne mette meglio stiamo.
Luciano
Buongiorno Luciano….
un conto e’ dire che applicando un’agricoltura il piu’ naturale possibile e il meno invasiva e’ l’ambiente il vino e il consumatore che ci guadagna (….molto…moltissimo anche il produttore)..e qui siamo tutti d’accordo….ma a me da fastidio ora che sta “riscoperta” Bio e’ diventata una mania……lo dimostrano manifestazioni fiere e fierucole organizzate da gruppi diversi che giocano a dirsi…..Io sono piu’ vero,piu’ biologico di te…….il vinitaly con le sue tre manifestazioni collaterali ne e’ un esempio…..questo e’ solo marketing…..stiamo arrivando agli estremi del tipo”non uso piu’ trattori in vigna……solo cavalli e buoi cosi’ preservo la porosita’ del terreno….”si sente dire sempre di piu’…..mi verebbe voglia di rispondere”si ma se poi i tuoi vini puzzano……per me puoi usare anche le giraffe invece dei trattori…..ma rimangono vini che puzzano…caro il mio biodinamico ….estremo….per fare un esempio al contrario: “SOLDERA un produttore su tutti che dimostra con i fatti che partendo da una base fondamentale IL TERRITORIO (perche’ senza di questo puoi essere biologico biodinamico biospaziale Biomazinga Z……ma il vino poi non potra’ mai essere un grande vino……)dall’estrema cura in vigna e in cantina……provate a chiedere a soldera cosa pensa dei produttori bio……lui che applica una viticoltura il piu’ possibile…e per certi versi anche superiore a quella biologica…..lui che ti risponde…che se uno vuole i prodotti non biologici una se li va a comprare facendosi fare lo scontrino e non la bolla e la fattura….cosi’ non figura nulla…..quindi stiamo attenti a emozionarci per l’universo bio perche’ talvolta e ultimamente molto piu’ spesso e’ solo fumo per vendere di piu’ in un momento dove il vino si fa fatica a venderlo…..secondo me non e’ sensibilizazzione del produttore ma solo “mercato”
P.S.
avete mai visto un produttore che e’ bio per scelta personale e di vita e non lo sbandiera ai 4 venti e non lo scrive in etichetta…ma produce per la passione di farlo in questo modo senza intraprendere una guerra etica e di religione contro chi non lo e’ o contro quelli che sono un po’ meno bio di lui….beh io ancora un produttore cosi’ non l’ho incontrato……
Buonasera Michele,
sono anch’io parecchio infastidito dalle davvero troppe manifestazioni natural, bio e super bio. Personalmente non sono andato a nessuna delle rassegne veronesi.
Mi permetto solo di insistere sul fatto che, A PRESCINDERE dalla naturalità dei vini presenti a Vinissage, conoscendo da anni i vignaioli presenti (se non tutti, la maggior parte) posso garantire la loro serietà e la qualità, in qualche caso davvero elevata, dei loro vini.
A scanso di equivoci non sono un fanatico del bio e non ho alcun interesse professionale da difendere. Sono solo un appassionato che da circa 35 anni si diverte ad assaggiare vino e a leggere cosa si dice al riguardo.
Luciano
Qualche assenza di spicco ha connotatao questa edizione di Vinissage. Mancavano, tra gli altri, Antoine Arena e La Distesa.
Buona la conferma di tanti a me noti, in particolare de “I Clivi” di Corno di Rosazzo con un davvero notevole C.O.F. del 1999, dei Dolcetto di Dogliani di Cascina Corte, degli stupendi Bandol di Chateau S.te Anne.
Una degustazione all’insegna della semplicità, della voglia di comunicare; qualche vino (anche di note aziende) al di sotto delle aspettative.
Luciano
Sono reduce da Vinissage, in veste di produttore, e come ogni anno al ritorno da questa fiera sono molto contento della bella atmosfera che si respirava, dallo scambio di opinioni, esperienze e battute con gli altri produttori e per la gentilezza e la simpatia degli organizzatori che ci fanno sentire ad una festa. Quest’anno poi c’è stato anche un forte riscontro da parte del pubblico che è accorso numeroso ed ha dimostrato molta attenzione e consapevolezza per quello che i produttori proponevano.
Insomma una bella manifestazione che non va contro nessuno e non divide niente, ma che anzi fa parte di un implicito circuito di manifestazioni (Villa Favorita, Vinissage, Vini di Vignaioli) che si svolgono nell’arco dell’anno accomunate dal filo conduttore della naturalità in campagna e in cantina. E vista l’eterogeneità delle aziende presenti (si va dal produttore con 2 Ha di vigna ad aziende come la mia o La Stoppa che sfiorano i 30) e degli stili dei vini non si può proprio parlare di irriducibili della macerazione spinta.
E nessuno dei produttori presenti mi sembra faccia guerre di religione contro chi non è bio, semplicemente manifesta la propria scelta di fare un’agricoltura più pulita e vini fedeli al proprio territorio. Non capisco perchè si dovrebbe fare bio di nascosto: noi ne siamo orgogliosi, lo diciamo e partecipiamo alle manifestazioni che fanno conoscere i prodotti di questo tipo di agricoltura.
Alessandro Fenino
……accidenti….a sentire bellotti….che tuona a 360 gradi con chi non ha una visione come la sua…..non si direbbe…cmq….ripeto se uno va a fare una passeggiata tra i vigneti a case basse…capisce immediatamente che il bio non e’ altro che una sensibilizzazzione personale e etica……non un valore aggiunto al vino…..perche’ non mi stanchero’ mai di ripeterlo….prima di tutto si deve operare su un terreno altamente vocato alla vite….le scappatoie di chi sfortunatamente non ha questa fortuna diventano sempre di piu’ quelle biologiche…del tipo…”questo vino ha delle puzze strane…e’ troppo scorbutico,tannico,…..e il produttore ti risponde…si ma e’ bio…!!!!”
Poi non direi che tra le varie manifestazioni del vinitaly c’e’ armonia……anche i protocolli delle varie associazioni…..sono a giocarsela per chi e’ piu’ “VERO….”..e in ultimo esistono fortunatamente realta’(poche aime’)….come soldera l’ultimo 3ad…inserito da Ziliani su teobaldo ne e’ una prova…. Saluti
Le scappatoie secondo me sono altre, non certo il biologico. Certo che terreni molto vocati danno grandi vini, questo è fuori discussione, tanto più grandi se coltivati nel rispetto della natura e del rapporto suolo-pianta-clima. Biologico e biodinamico sono metodi agricoli e non ho mai conosciuto nessun produttore bio che non avesse alla base forti motivazioni etiche, amore per la propria terra e rispetto per il proprio mestiere, anche se privo della fortuna di possedere un terreno come quello di Soldera…la vera sfida secondo me è riuscire a produrre buoni vini naturali alla portata di tutti, non solo Brunelli e Baroli, come del resto già molti produttori di quelli presenti alle fiere sopra citate fa.