WineCreator, difficile dialogo tra enologi e giornalisti del vino

Confesso che mi aspettavo di più, visto il parterre di grandi nomi annunciati (anche se con qualche defezione dell’ultimo minuto o quasi, ad esempio quelle di Michel Rolland e Riccardo Cotarella tra gli enologi, di Robert Joseph, Bob Campbell, James Halliday tra i giornalisti) dalla prima edizione di Wine Creator (sito), primo international meeting o, per dirla in spagnolo “encuentro de autores de vino”, che si è svolto a metà aprile nella splendida antica cittadina di Ronda (vedi filmato), a nord di Malaga.
Non che non sia valsa la pena di volare per quasi tre giorni nel cuore di un’affascinante Andalusia tutta da scoprire, anzi, esserci è stato simpatico e mi ha consentito di incontrare vecchi amici, il mio editor di The World of Fine Wine Neil Beckett, l’editor di Decanter Guy Woodward, e poi l’ottimo Pierre Casamayor, Joshua Greene che avevo conosciuto solo dieci prima al Vinitaly, e poi Victor de la Serna, e Joel B. Payne con il quale avevo sinora avuto contatti solo via e-mail.
E’ stato divertente esserci a Ronda, anche per cogliere l’occasione di ribadire quello che penso sulla sua expertise e conoscenza dei vini italiani, e piemontesi, ad un personaggio al quale un bagno di umiltà non farebbe male, ovvero il celebre giornalista francese Michel Bettane – secondo il quale, volete ridere?, noi italiani sciocchi e oscurantisti avremmo “impedito” a Monsù Angelo Gaja di “migliorare” il Barbaresco, parlo del vino e della denominazione, non dell’interpretazione, molto personale, che ne dava il celebre produttore langhetto prima di declassare i suoi crus a Langhe Nebbiolo…
Vicende personali a parte, ma è stata una soddisfazione intervenire nel dibattito e dire direttamente nella sua lingua a Monsieur Bettane che è meglio che continui ad occuparsi, con indiscutibile competenza, dei vini di Bordeaux e che lasci che siamo noi italiani a decidere il destino e l’identità dei nostri vini più importanti, dal Barolo al Brunello di Montalcino, a rispettare le regole vigenti, senza modificare “creativamente” il gusto e lo stile dei nostri grandi vin de terroir, credo che WineCreator, come ho spiegato diffusamente in un ampio articolo (leggi qui) che ho pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S. (sito) sia riuscita solo a metà.
Eccellente l’intuizione, la pensata di mettere per due giorni a confronto, in diverse sessioni di dibattito, chi il vino lo progetta, contribuisce a crearlo, lo produce, ovvero i vignaioli ed i produttori ed i loro preziosi consulenti che con termine inglese siamo soliti definire winemaker, e chi il vino lo racconta, lo giudica, lo analizza, lo propone e ne canta le gesta al consumatore, ovvero la stampa specializzata.
Passando però dalla teoria, dall’idea, alla pratica, mi sembra che si sia messa un po’ troppa carne al fuoco, che gli argomenti di dibattito proposti nelle varie sessioni fossero così ampi ed impegnativi (vedi programma) che era davvero difficile impedire che il discorso diventasse un po’ troppo dispersivo e che si finisse a trattare di Massimi Sistemi, generalizzando.
Nessuna colpa del moderatore, l’ottimo Victor de la Serna, (leggi qui un suo commento) che si è destreggiato alla grande parlando in spagnolo, inglese, francese e regolando il “traffico” degli interventi previsti, né dei singoli intervenuti, che hanno cercato, chi con ottimi risultati, chi meno, di contribuire a sviluppare i temi di discussione proposti.
Il problema, a mio avviso, è consistito piuttosto in un’oggettiva difficoltà dei due mondi, i produttori di vino ed i winemaker da una parte ed i wine writers dall’altra, di dialogare, di mettersi l’uno in ascolto dell’altro.
Così siamo finiti con l’assistere ad una serie di relazioni, interventi, discorsi, alcuni interessanti e centrati, altri meno, alcuni preparati, altri come improvvisati all’impronta, e non, salvo rari momenti, a quell’incontro-confronto di esperienze e professionalità, a quell’intreccio di idee e visioni sul mondo del vino di oggi, che avrebbe dovuto essere il leit motiv di questo wine summit.
Bisognerà tenerne conto, nell’impostazione, nella scelta dei relatori, nell’organizzazione e nella scansione del lavoro, se davvero si vorrà ripetere questa esperienza comunque positiva, tra due anni, nel 2010…

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