A proposito dei Barolo tradizionali: lettera aperta su Rex Bibendi

Su questo eno-forum, Rex Bibendi, mi hanno rivolto questa lettera aperta sul Barolo.
Io ho detto la mia, ma voi, lettori di Vino al Vino, cosa ne pensate?
E’ proprio vero, come sostengono alcuni intervenuti sul forum, che diversi vini dei produttori tradizionalisti che ho sempre detto di preferire, presentano “sentori poco puliti, sottigliezze, acidità marcatissime e durezze slegate” oppure sono “straacidi, diluiti, duri,disequilibrati e corti”, a tal punto che “riesce difficile apprezzare certi problemi di pulizia e certe durezze in vini di impostazione “tradizionale”?
Io, ovviamente, la penso in maniera diversa da loro, e ho cercato di dirlo, anche se dialogare con loro è piuttosto difficile, magari voi potrete dare un contributo per animare il confronto di idee…

0 pensieri su “A proposito dei Barolo tradizionali: lettera aperta su Rex Bibendi

  1. Senza voler essere “ideologicamente” di parte, dico solamente che il mio palato è più orientato verso vinificazioni meno spinte.
    Credo sia anche questione di esperienza e di… abitudine. Tendo ad essere distante dai vini dalle grandi concentrazioni (sono problemi miei: li digerisco male e mi stancano il palato dopo un bicchiere e mezzo), così come dai vini che non hanno troppi sentori di vino (perché troppo imbottiti di legno).
    Poi, siamo sicuri che l’acidità dei vini di Rinaldi e di Bartolo (ora Maria teresa) Mascarello siano così alte? In un’annata regolare come la 2004 siamo tra il 5,5 grammi litro e il 6.
    Allora cosa si dovrebbe dire di un fiano di avellino o di un riesling trocken? Che sono inbevibili? Spesso viaggiano sopra l’8 grammi litro, con punte che giungono anche sui 9.
    Quanto alla pulizia, le ultime annate di Rinaldi e Mascarello (cito loro perché sono stati chiamati direttamente in causa) sono state sentite veramente?
    Anch’io mi associo a Giuliani quando dice che il brunate-le coste 2004 è commovente. Anzi, dirò di più: ha una pulizia encomiabile!

    Ma, giusto, è questione di cosa ci si aspetta (anzi: cosa si vuole) da un vino.

  2. Anche nel microcosmo della produzione barolista, si riconosce il confronto tra due concezioni produttive legate al territorio piemontese; da una parte abbiamo i `tradizionalisti´ che rimangono radicati in maniera del tutto convinta alle tecniche del passato, tanto in vigna quanto in cantina, dall’altra invece vi sono gli `innovatori´ cioè quei produttori che forti di innovazioni tecnologiche e filosofiche, danno una nuova forma a questo vino.
    Se dovessimo entrare nel merito della percezione per quel che riguarda i vini tradizionali, (nella mia esperienza) posso definire alcuni di loro del tutto caratteristici di una propria identità, ricca di profumi e sentori che provengono in parte fondamentale dalla vigna ed in secondo luogo dalle tecniche di cantina.
    A mio avviso infatti i metodi tradizionali risultano fondamentalmente rispettosi dei tempi e degli spazi.
    A differenza invece per alcuni innovatori questo lato fortemente identitario, risulta in qualche modo sminuito. Forse per le botti di rovere, che anche se di provenienze diverse e tostature differenti, tendono ad uniformare il gusto del vino, comprendo quella sua vera vena spirituale.
    Facciamo quindi coesistere questi due mondi, ma se veramente esiste un’etica della comunicazione mettiamo in luce le differenze e le peculiarità di questi produttori.

    Dopotutto il gusto non va discusso e come tale un gusto unico non esiste !!!

  3. Ma sì, ci risiamo! E se invece ci limitassimo a descrivere, senza dare una nota di merito o demerito alle nostre sensazioni lasciando all’eventuale lettore la libertà di poter scegliere, in base ad una descrizione se il vino fa per lui o meno. Il gusto è proverbialmente fuori della possibilità di discussione quindi perché accanirsi? Mi tornano in mente le note di degustazione dei vini di Soldera fatte da Suckling :leggendole descriveva un profilo organolettico a lui poco gradito evidenziato soprattutto dal voto, 68-69/100(mi pare) ma riuscendo a percepire le sensazioni dei descrittori da lui usati veniva fuori un vino dalle caratteristiche ,a me personalmente più che desiderabile anche se evidentemente per lui addirittura difettato dovuto molto probabilmente a caratteristiche derivanti dall’uso dei lieviti indigeni. Molto dipende anche se siamo disposti ad andare incontro ad un vino oppure pretendiamo il contrario. Certi vini poi, specialmente quelli definiti “poco puliti”assaggiati in circostanze diverse appaiono ora in un modo ora in un altro, basta poco per cambiare le percezioni percepite.

  4. Sig. Vocativo un conto é avere un acidità di 5.5 e 6 e una struttura che la doma e che rende il vino perlomeno non troppo squilibrato in gioventù, un altro é avere la stessa quantità di acidità e un vino che non ne ha abbastanza per tenerla sotto controllo.
    Solo con l acidità non si va da nessuna parte, ci sono altre variabili che entrano in gioco.
    Questa é la grande differenza che ho trovato in Barolo tipo Voerzio,Baudana,Sobrino da altri come F.lli Alessandria, Brezza, Brovia, i quali, sempre a mio modesto parere, mancano di quel corpo che mi aspetto da un vino come il Barolo e presentano naso imperfezioni olfattive difficilmente soprassedibili.
    E qui entriamo nel discorso rese in vigna, se ha voglia di farsi un giro sul forum(di cui faccio parte) vedrà che c’e’ una serie di fotografie esemplificative di rese di alcuni produttori “tradizionalisti”…mi spiega come si fa ad avere un vino equilibrato e con un bel corpo con rese imbarazzanti da oltre 3kg per pianta e fittezza di impianti di 3000 piante/ettaro.
    Personalmente all’ultimo Ba&Ba la caratteristica principali che ho trovato nei suddetti vini é la “greenness” dei sentori e la diluzione in bocca…insomma in una parola poca maturità fenolica…
    Ma magari la colpa é mia e provvederò presto a farmi sostituire le papille gustative.
    Il problema ce l’hanno anche i cosiddetti modernisti (inutile fare nomi si sanno) che vanno a stravolgere il prodotto in cantina con rotomaceratorazioni a caldo,enotannini ecc.. togliendo all’uva tutte quelle caratteristiche positive che magari sono le risultanti di basse rese in vigna e maturazioni ottimali.
    Il vino si incomincia a farlo in vigna! (so che sembra un affermazione scontata, ma a mio avviso molti se ne riempiono la bocca solo perché é di moda dire cosi, razzolando però in maniera ttalmente opposta)

  5. Buonasera.
    Intervengo in un argomento poco mio in effetti. L’acidità totale tra 5,5 e 6 è da considerarsi bassa in senso assoluto. e’ importante vedere a che PH corrisponde quella acidità. Spesso i grandi vini (Barolo o Brunello) per la caratteristicca del loro invecchiamento e della delicatezza della materia prima soffrono di acidità volatili un po’ alte, cosa sommamente in disgrazia presso Suckling o i modernisti.
    Buona serata

  6. Ogni degustatore ha un proprio equilibrio gustativo ed apprezza vini più o meno acidi, tannici ed alcolici.

    In un vino rosso però l’ALCOOL deve essre in l’equilibrio con la somma dell’acidità totale e la quantita di tannini:

    ALCOOL(ACIDITA+TANNINI)

    questo sta a dimostrare che vini anche molto acidi possono essere equilibrati a patto di non essere molto tannici, e che i vini bianchi possono essere più acidi ed essere equilibrati proprio perchè non contengono tannini( o comunque molto pochi).
    Mi è capitato di bere dei vini che erano al contempo molto acidi e tannici, vini che al momento non mi hanno affatto soddisfatto, che probabilmente saranno ottimi tra 10-15-20 anni, vini che dovrebbero uscire però in commercio non oggi, ma chissà quando.
    A mio modesto parere un grande vino rosso deve avere una bassa acidità , un elevato tenore in antociani e tannini,
    un sufficiente apporto di legno.
    Un vino soprattutto deve essere già pronto alla degustazione quando viene posto in vendita per farsi apprezzare, ricordare, riassaporare.

  7. Considerate che quei vini hanno un tenore alcolico intorno al 14-14,5% del volume (il calore sembra essere piuttosto in grado di controbilanciare, per quanto riguarda sempre il mio palato). Il corpo, più snello, per me non è magro a tal punto da non reggere: è semplicemente “non-obeso”. E a mio modo di vedere, in ciò c’è una discreta differenza. Gli estratti dei vini di Rinaldi viaggiano comunque sui 28 grammi litro, forse qualcosa in più e non in meno, non è che non ci siano. Sono forse un po’ meno in Mascarello, ma non al punto da far collassare l’architettura.
    La cosa che comunque non mi torna (e qui ratifico che per me una selezione spietata che porta alla bassissima resa in vigna non è necessariamente sinonimo di alta qualità: gli estratti sono ugualmente un problema, se squilibrati, così come potrebbe esserlo un’acidità in eccesso) è questa estrema durezza di cui si dice dei vini di rinaldi e mascarello (ripeto: sentendo le ultime annate in commercio, 2001, 2003 e 2004 non l’ho riscontrata).
    Mi trovo naturalmente d’accordo quando mi si dice che il rapporto delle durezze nei bianchi è diverso da quello dei rossi. Tuttavia, evidentemente, il mio palato è abituato ad altri equilibri che non sono quelli di Suckling & C: (e questo detto senza intenzioni polemiche). Quanto al volatile (ma confesso che, ancora una volta, non l’ho riscontrato in queste annate) è il più delle volte un problema di qualche minuto o poco più nel bicchiere, sormontabile con la pazienza (ma a proposito di volatile, sarebbero sciaguratamente bocciati, secondo questi criteri, tutti coloro che realizzano bianchi macerati sulle bucce).

  8. E meno male che il mondo del vino è così vario!!
    I cantina ho sia Voerzio che Rinaldi,sia Dal Forno (l’ultima annata no,credo non meriti) che Quintarelli….
    Interpretazioni diverse di grandi vini.
    Non credo sia giusto CONFRONTARLI visto il differente modo di interpretare il vino.
    Il Monfortino la prima volta che l’ho degustato mi ha lasciato allibito…un vino tanto rinomato e un bicchiere tanto “nullo”…la seconda però….!!!!
    Non ho “1” bottiglia che porterei con mè come Ziliani….a me servirebbe un baule!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *