Anche il Consorzio della Denominazione San Gimignano prontamente comunica

Anche se è domenica, i Consorzi attivi funzionano e qualora se ne palesi la necessità comunicano e aiutano a capire quello che c’è da capire o quantomeno spiegano cosa stia succedendo nel caso di vicende che li riguardino.
Ho così ricevuto e sono lieto di pubblicare subito il comunicato stampa redatto dal Presidente del Consorzio della Denominazione San Gimignano (la principale denominazione in bianco toscana: qui nessun rischio di “taroccamento” dei vini a base di Merlot…), che spiega, a proposito di indiscrezioni circolate relative ad ipotetici “controlli dei Nas in corso anche nelle cantine di San Gimignano”, la posizione del Consorzio.
Anche in questo caso i colleghi del Consorzio del Brunello prendano nota e imparino come comportarsi in futuro…

“Il Presidente del Consorzio della Denominazione San Gimignano, Giovanni Panizzi, esprime la posizione del Consorzio in merito alle varie vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo i produttori toscani.
“Su tutti i mezzi di informazione non si è mai parlato tanto dei vini toscani come in questo periodo. Purtroppo non come da produttore e da presidente di un Consorzio di tutela mi sarebbe piaciuto. Non voglio entrare nel merito delle varie vicende giudiziarie, per questo c’è la magistratura, ma per chiarire la posizione del Consorzio di tutela della Vernaccia di San Gimignano docg e del San Gimignano Rosso doc.
A differenza degli altri importanti Consorzi toscani (Chianti, Brunello e Nobile), il Consorzio della Denominazione di San Gimignano non ha ancora ricevuto dal Ministero delle Politiche Agricole l’incarico definito ‘Erga Omnes’, la nomina cioè a organo competente per attuare il piano dei controlli a tutta la filiera produttiva dei vini a Denominazione di Origine Controllata. Questo significa che come Consorzio non abbiamo ancora gli strumenti necessari per un controllo della produzione che vada dalla vigna alla cantina. 
Come Consorzio reputiamo questo incarico fondamentale per la difesa e tutela di ogni vino a denominazione, per questo abbiamo già presentato la domanda con tutta la relativa documentazione ed entro breve dovremmo ottenere l’incarico.
Da questa mancanza deriva il fatto che il Consorzio non ha vie ufficiali per venire a conoscenza di eventuali controlli da parte della magistratura: i soci non sono obbligati a comunicarli, la magistratura non chiede chiarimento sui controlli effettuati dal Consorzio, semplicemente perché non aveva l’autorità per effettuarli.
Non è quindi per omertà che di fronte a vicende come queste ultime che hanno coinvolto un produttore di San Gimignano, non posso dire niente di ufficiale né a livello personale, né in qualità di Presidente.
Quello che certamente posso dire è che la presenza dei chips, i trucioli di legno, in una cantina, non significa che ci sia necessariamente una irregolarità: la legge ne vieta l’uso per le docg e le doc (quindi per la Vernaccia e il San Gimignano Rosso), ma sono permessi per gli Igt e i vini da Tavola, entrambi prodotti anche sul territorio di San Gimignano.
Come Consorzio di tutela, in attesa di ottenere l’incarico ‘Erga Omnes’, negli ultimi anni ci siamo concentrati sulla definizione e salvaguardia dell’identità della Vernaccia di San Gimignano, utilizzando sia gli strumenti che attualmente la legge ci concede, sia con un progetto che dal 2004 stiamo portando avanti con il Prof. Bertuccioli, dell’Università di Firenze. Il Progetto di Identità Sensoriale ha un obiettivo preciso: definire i requisiti, le caratteristiche fondamentali a livello sensoriale, della Vernaccia di San Gimignano.
Ricordo a questo proposito, che il disciplinare di produzione della Vernaccia permette l’utilizzo del 10% di altri vitigni a bacca bianca non aromatici; il fatto di definire, tramite un’analisi sensoriale, le caratteristiche fondamentali che fanno sì che un vino possa definirsi Vernaccia, dà al Consorzio un’importante strumento per la valutazione dell’idoneità della produzione, non dal punto di vista qualitativo, bensì da quello della sua tipicità.
Il progetto dovrebbe terminare alla fine del 2008: in quel momento avremo in mano un valido strumento di tutela per un vino come la Vernaccia, che nasce da uno dei vitigni autoctoni più antichi d’Italia”

0 pensieri su “Anche il Consorzio della Denominazione San Gimignano prontamente comunica

  1. La Procura della Repubblica presso il tribunale di Siena, in particolare il sostituto procuratore Mario Formisano, da alcuni anni si dedica alle indagini sulle possibili irregolarità del mondo del vino. A mia informazione ha cominciato con il vino Chianti Classico, proseguendo con il Brunello, poi il Montepulciano e infine la Vernaccia di S. Gimignano.
    Vorrei fare un elogio verso questa persona, che ha fatto in modo che si formasse e s’istruisse giorno dopo giorno un gruppo di finanzieri per il controllo delle aziende vinicole operanti nel territorio senese.
    Per decenni, in vigna e nelle cantine, nonostante le leggi e regole che gli stessi produttori si sono imposti con i disciplinari Docg, molti produttori e imbottigliatori hanno inteso ed operato col metodo “all’italiana”: si fanno le leggi e poi nessuno le rispetta in modo naturale e quasi unanime.
    Oggi si assiste allo scoppio del bubbone: ipocrisie, per cui pochissimi hanno il coraggio di assumersi le responsabilità restrittive delle regole. Il problema è dunque culturale (e forse generalizzabile in ogni comparto).
    L’elogio che vorrei fare al sostituto procuratore di Siena, si rivolge soprattutto al fatto che lui deve far applicare la legge, che pochi in definitiva fin’ora hanno seguito in nome del mercato e quant’altro, e che con le sue indagini sottolinea l’ipocrisia del settore, piaccia o non piaccia.
    Non credo che altre zone vinicole italiane siano immuni da queste problematiche; ritengo anzi che la Toscana, grazie a queste indagini, sia privilegiata nei confronti d’altre zone vitivinicole, poiché arriverà prima ad un abbassamento dell’ipocrisia in questo territorio. Una specie di liberazione, un taglio del cancro che porterà, sono sicuro, ad un nuovo rinascimento, che nessun altro luogo del mondo ancora si può permettere. La Toscana si.

  2. …ma lo chardonnay,rientra nella vernaccia?. In che misura?(una volta ricordo di averla assaggiata,credo’di” una casa omonima”,e mi è sembrato di sentirne una ”forte presenza”)…forse ”non era vernaccia”!!

  3. Il disciplinare della Vernaccia di San Gimignano prevede la possibilità che, nei vigneti iscritti, possa esserci fino ad un 10% di altri vitigni a bacca bianca non aromatici.

  4. …..lo chardonnay è ammesso nella Vernaccia, basta che ce ne sia non più del 10%. E la casa ‘omonima’, per quanto mi risulta, se ne fa uso, non eccede mai!
    Per rispondere al Sig. Cianferoni, nessuno mette in discussione l’operato del procuratore di Siena, ma se l’operato si riduce al sequestro, già revocato peraltro, di 30 ettolitri di vino rosso atto a divenire (quindi ancora non lo è) San Gimignano Rosso doc, mentre sui giornali si legge che sono stati confiscati 60 mila ettolitri di Vernaccia di San Gimignano (quando la produzione totale del territorio non arriva a 50 mila….), qualcosa da dire c’è. Non crede?
    Elisabetta

  5. @ Elisabetta, hai perfettamente ragione.
    Infatti penso che l’equilibrio deve essere da ogni parte: produttori, enologi, giornalisti e controllori. Le esagerazioni e le enfatizzazioni nuocciono a tutti. Il post di prima si riferisce solo ad una auspicata moralizzazione, che secondo me si sta verificando in Toscana, con grandi benefici futuri.

  6. ..certo ,se c’è chardonnay(O qualcosa di simile)nella vernaccia (anche se ammesso)..per favore dichiaratelo in etichetta..:VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO CON…vitigni internazionali..!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *