Ancora su controllati e controllori, conflitti d’interessi e Brunello

Nemmeno al sabato si può stare tranquilli con quel che succede a Montalcino e dintorni! Scopriamo difatti dall’attivissimo Corriere Fiorentino, da un articolo (vedi articolo CorrFiorentino ) del bravo Simone Innocenti, che già ieri (leggi) aveva segnalato che il professor Fulvio Mattivi (nella foto), uno dei componenti del Comitato di garanzia — istituito per decreto dal ministro Luca Zaia, era “anche uno dei consulenti tecnici di parte dell’azienda Banfi, finita sotto inchiesta da parte della magistratura di Siena.
Lo ha nominato l’avvocato Enrico De Martino, difensore dell’azienda vitivinicola, assieme a un pool di specialisti”, che il professor Mattivi, nonostante affermi di aver rassegnato le sue “dimissioni da componente tecnico del collegio peritale della società Banfi”, fino a lunedì prossimo di fatto continuerà a ricoprire il doppio incarico: consulente del Ministro e perito di parte.
“Alla procura di Siena non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale della disdetta dell’incarico”. Solo lunedì 16 l’avvocato della Banfi che aveva comunicherà “ufficialmente l’avvenuta rinuncia di Mattivi dal Pool della difesa”.
Tutta questa pasticciata vicenda, di cui ci siamo già occupati qui, ha indotto il direttore del Corriere Fiorentino Paolo Ermini (già condirettore del Corriere della Sera) a scrivere un vibrato editoriale intitolato Due domande al ministro sul tema Brunello e conflitto d’interessi.
Per gentile concessione del quotidiano pubblico qui l’editoriale di Ermini Editoriale Ermini che condivido ed idealmente sottoscrivo, dalla prima all’ultima riga.
Vogliamo davvero dimostrare, con comportamenti corretti e specchiati, che, come annota il direttore del quotidiano fiorentino, “il Brunello merita ancora la fiducia di tutti, italiani e stranieri”?
Ma “chi ci dirà che è così – come noi pensiamo – dovrà essere credibile. Esente da ogni sospetto, come la moglie di Cesare. Anche i luoghi comuni, a volte, servono a farsi capire”…

0 pensieri su “Ancora su controllati e controllori, conflitti d’interessi e Brunello

  1. Questa vicenda non è che la punta dell’iceberg di cointeressi, trasversalità, alleanze, strabismi vari che ruotano attorno alla vicenda Brunello e non lasciano intonso quasi nessuno. Nè le persone nè le istituzioni, nè le aziende nè le organizzazioni. Questo è il sistema: pensato apposta e pazientemente costruito in decenni di certosini inciuci affinchè nessuno avesse interesse a rompere il meccanismo, se non procurando danni irreparabili. Provincia, Camera di commercio, Consorzio, Ministero, sindacati, Comune, produttori, associazioni di categoria, ognuno burattinaio dell’altro, nessuno integralmente responsabile ma ognuno in qualche modo correo, nessuno colpevole ma ognuno in qualche modo coinvolto.
    Il tutto nell’ottica e con lo scopo di fare del Brunello il nodo di Gordio capace proprio di tenere unita, di “legare” la macchina: l’unico modo per sciogliere il nodo è tagliare la corda, provocando la disintegrazione del sistema. Da qui il ricatto morale e l’equivoco tendente a trasformare il giustiziere in carnefice.
    Ragazzi, qui – se non altro moralmente- non ne esce pulito nessuno. O talmente pochi da apparire babbei, più che onesti.
    Naturalmente spero di sbagliarmi. Ma ho paura di avere ragione. Tutto il resto è un film già visto.

    Stefano Tesi

  2. Zanfo (che brutto nickname che si é scelto…) sono io a “rovinare le persone” o i furbetti che hanno potuto pensare di fare quello che vogliono perché ricchi, potenti e famosi e che oggi agitano lo spettro/ricatto dei licenziamenti, della cassa integrazione, della rovina di Montalcino? A me una Montalcino “de-banfizzata” non causa nessuna angoscia, non mi auguro di certo un suo fallimento, io sono anni che suggerisco ai miei lettori di ignorare letteralmente i suoi vini, come se non esistessero… Suvvia, non se la prenda, ci sarà sempre un Cernilli di turno ad esclamare “Viva Banfi!”…

  3. Del resto,siamo nel paese dei conflitti di interesse.Come si poteva pretendere che,anche il mondo del vino non ne venisse,prima o poi,coinvolto?Figuriamoci,troviamo “giornalisti” che collaborano con consorzi e aziende produttrici!mah…

  4. sì ragazzi, ma che squallore!!
    ogni giorno è peggio di un bollettino di guerra!
    ma che figura facciamo davanti all’universo mondo? non si tratta di far fallire aziende (magari Ziliani avessi sto potere, saresti davvero il mago do Naisimiento della situazione!! e allora ti prenoterei per far fallire una serie di farabutti italici…) nè di rovinare le persone, che certi individui si rovinano con le loro mani.

    Già con la mozzarella-di-bufala-connection c’era da vergognarsi di essere italiani, ora col brunello..

    è difficile zittirmi, ma davvero stavolta non ho (quasi) più parole!!

    laura rangoni

    p.s. però noi continuiamo a tifare per quei produttori onesti che ancora ci sono

  5. Un ministro mal consigliato, nella migliore delle ipotesi. Ma anche se mal consigliato un consiglio glielo darei volentieri: allontani ovviamente il prof. Mattivi dal comitato di garanzia e anche (ovviamente ancora) colui che glielo ha consigliato.

    Questa sarebbe l’unica maniera per cui possa ricevere una seconda chance, ed è già un’offerta molto generosa, signor Ministro.

  6. caro Ziliani, ma nemmeno di domenica!
    Mi chiama trafelata un’amica – che ha appena letto il Sole di oggi e mi legge un articolo di Nicola Dante Basile:
    “Brunello dai vigneti fantasma”; “dietro il caso della frode al disciplinare anche le false dichiarazioni aziendali”.
    In sostanza parrebbe che l’indagine avesse (abbia) un focus ben più robusto della pur gravissima (anche per l’immagine, cioè per la reputazione dell’ameno comune del senese) infrazione del disciplinare.
    Alcune aziende dichiaravano (pare) ben più ettari piantati a sangiovese (cioé Brunello), di quanti effettivamente ne avessero piantati.
    Di conseguenza potevano ‘produrre’ più Brunello di quanto in effetti avrebbero dovuto. Così avrebbero truffato lo Stato, la Comunità Europea e (mi pare) anche i ‘colleghi’ produttori.
    Questi ultimi danneggiati anche dalle conseguenze di tutto questo ‘bordel’!
    Perfino la consecutio temporum traballa, nell’oscillazione tra l’incredulità (nonché il doveroso dubbio, fino ad accertamenti definitivi) e il disgusto davanti a questa schifezza.
    Aggiunge il giornalista che l’inchiesta ha preso le mosse due anni fa.
    Mi ri-domando per la centesima volta: ma il consorzio dov’era? e le autorità ‘preposte ai controlli’?

  7. Adesso direi basta. Non appena uscì la notizia del problema Brunello in casa mia si disse che bisognava “denunciare” in primis gli organi di controllo – consorzio, commissioni camerali, repressione frodi – per manifesta incompetenza, omissione di atti d’ufficio, ..complicità??…. E ovviamente Anche per i danni che la loro incapacità forse fraudolenta avrebbe causato a tutto il sistema economico, dai produttori onesti, a noi professionisti del commercio, ai consumatori. E in tanti a dire “ma non esagerare!!!, sei la solita forcaiola..”
    Ma invece la vogliamo capire che in Italia chiunque si siede su una sedia si sente intoccabile e onnipotente al punto da perdere di vista il senso “pubblico” del suo incarico, infischiandosene di cose fondamentali come l’onestà, il rispetto delle leggi, e via dicendo?? Con assoluta fermezza chi ha sbagliato deve pagare e soprattutto essere smascherato, e in fretta.
    Non credo proprio che con questo desiderio di chiarezza si miri al fallimento dei colossi, ma è sacrfosanto invocare un elementare principio di giustizia, per il quale tutti rispondano di quello che hanno fatto o NON hanno fatto. Non è davvero solo una quesitone di vino. C’è ben altro, e sul palcoscenico del mondo rischiamo di finire del tutto a pezzi.

  8. Forse non ci siamo capiti.Se alla base esistono “giornalisti” che hanno fatto del mondo del vino un modo per arrotondare il loro stipendio impiegatizio, perché hanno avuto modo di indossare la ‘maglia’ di una piuttosto che di un’altra guida,come possiamo guarire ‘sto cancro??? Persone con varie competenze ma lontane dal mondo del vino,ma ‘brave’ perché hanno capito come creare del timore reverenziale nei confronti di produttori e consorzi poco affermati e poco sicuri di se stessi e delle loro capacità.Mi piacerebbe che alcuni di questi “giornalisti”, privi di umiltà e convinti di essere dei fenomeni, in grado di dispensare consigli a produttori,tecnici e tutte quelle persone che,come me,hanno fatto del mondo del vino una coraggiosa e appassionata scelta di vita e che sono certo leggessero questo blog,che si facessero sentire per dire la loro. Come fate a collaborare con un consorzio di cui giudicate poi i vini delle aziende consorziate con immutata trasparenza e grande professionalità??? Invece di indignarvi e di alzarvi da tavola quando venite accusati da me (per esempio),rispondete a tutto questo. Fate chiarezza una volta per tutte. Fatemi vedere se siete o meno i fenomeni che volete far credere di essere. Noi(io) aspettiamo.Forza fenomeni.

  9. Aggiungo pure che,molti di questi “giornafenomeni”,hanno pure siti e blog condivisi da ignari (che i loro ‘idoli’siano così!)afficionados(il mio caro amico luca,ottimo e umile produttore,mi ha detto che si scrive così).Aspetto sempre i commenti dei ‘gionafenomeni’.uno poi,avrò modo di incontrarlo domani.Forza,proprio a te!esprimiti!!!

  10. Lei forse non si rende conto che montalcino senza banfi non potrebbe esistere..solo x dire xhe banfi ha più di 400 dipendenti e se banfi dovesse fallire tutte queste persone si potrebbero trovare senza un lavoro..e poi banfi è la prima contribuente del consorzio del brunello e una sua uscita ne provocherebbe probabilmente una chiusura.

  11. Zanfo, basta raccontare balle e ricorrere a questi mezzucci da magliari, il ricatto psicologico dell’incubo della chiusura dell’azienda che lei cita, anzi oggi addirittura del Consorzio, non funziona e fa acqua da tutte le parti, anzi pena!

  12. Donni, mi pare di capire che lei alluda e ce l’abbia con una persona in particolare, qualcuno che a suo avviso, nella zona dove lei opera, collabora con un consorzio e poi, magari per qualche guida, giudica i vini delle aziende consorziate. Bella situazione da conflitto d’interessi, mi pare..

  13. Zanfo,mi faccia capire…Se io abito in un paese di cento abitanti e ho un’azienda che ne occupa ben settanta,la legge con me deve essere più clemente?E poi,i consorzi non chiudono,al massimo si ridimensionano.E in questo caso,non so fino a che punto sarebbe un male.

  14. vorrei rileggere queste pagine fra un paio d’anni per capire se poi qualcosa cambierà veramente nel mondo del vino. la mia paura e che il tempo (a volte pure troppo gentiluomo) passando, cancelli tanta indignazione e magari fra due anni si ricominci tutto da capo. a parlare dei soliti nomi e dei soliti vini (ben venga quando questi se lo meritano).

    le indagini le stanno facendo e francamente credo con grande professionalità (sono nel morellino e anche quì hanno cominciato). non riesco però ad appassionarmi più di tanto a queste forme di indagini on-line dove a volte si rischia di prediligere la notizia dell’ultima ora e poi ci si dimentica presto dei risultati.

    mi piacerebbe, invece, che si cominciasse a parlare di piccoli produttori che, semplicemente, ogni giorno continueranno, anche nei prossimi anni e come sempre, a fare il loro lavoro onestamente e in silenzio. ma questo forse non fa notizia.

  15. Credo che comunque un minimo di considerazioni oggettive vadano fatte: prima di tutto le responsabilità; che cosa ha consentito una degenerazione così estesa nei sistemi di produzione del vino italiano? Le risposte si possono leggere tranquillamente qui su Vino al Vino e su tanti altri siti giornalistici che si sono occupati della cosa. Lo sanno ormai tutti. Di chi è la colpa dunque? Delle aziende o di chi le ha gestite in pieno accordo con le istituzioni complici? Con questo intendo affermare che la mia stima per le capacità qualitative delle aziende indagate rimane inalterata, così come rimane inalterato il mio giudizio sulla degenerazione dei gestori contingenti. Anche se trattati da cerchiobottisti patetici, coloro che richiamano l’attenzione sulla realtà occupazionale di Montalcino hanno tutta la mia comprensione.

  16. leggo: “su tanti altri siti giornalistici che si sono occupati della cosa” e chiedo, ma dove sono questi “tanti”?
    Comunque complimenti a Magrini per il suo ingresso nel club dei giustificazionisti e di coloro che in nome della “realtà occupazionale di Montalcino” sono pronti a perdonare e passare un colpo di spugna su quanto é accaduto. Suvvia, “scurdammoce ‘o passato, simm’e Montalcino, paisà!”…

  17. magari intanto si vorrebbero punire i colpevoli, cercando di fare in modo che le realtà produttive non siano affossate. Ma smettiamola di utilizzare questo ricatto dell’economia di Montalcino che andrebbe a carte e quarantotto se qualche colosso dai piedi d’argilla si vedesse bloccata la produzione di Brunello, del 2003, ma anche delle annate successive, 2004,. 2005, 2006 e 2007, e costretto a declassarlo a Igt o a Sant’Antimo! Questi, lo ripeto, sono ricatti di bassa lega, mezzucci da magliari, opera di terrorismo psicologico, che mi fa specie vengano utilizzati da chi, come Magrini, dovrebbe invece occuparsi di fare corretta informazione e di non guardare in faccia a nessuno. Anche se vive e ha affetti a Montalcino…

  18. A me sembra di farla, corretta informazione. Sono inoltre onorato di partecipare a queste discussioni sempre puntuali e molto giuste e stimolanti. Qui in questa sede esprimo pareri personali che a volte trasferisco pure sulle cronache che redigo, ma in generale sono scambi di opinioni tra conoscenti e amici che non escono da qui. Conosco tutto lo staff di Banfi, sono tutte persone normali e simpatiche, sono tutti grandi lavoratori e svolgono con entusiasmo il loro lavoro. Ho vissuto il “blues” dei quadri banfi sconcertati dall’accaduto. Conosco anche gli “agricoli”, non conosco gli avventizi in quanto generalmente parlano un’altra lingua. Non è colpa di Ziliani se tutta questa gente perde il posto, ma in questo momento, se dovessero accertarsi responsabilità e avvenire licenziamenti, ci si immagina la faccia delle aziende che ricevono un curriculum “Banfi” o di qualsiasi altra azienda inquisita? Il sospetto si estenderebbe anche a chi non c’entra assolutamente nulla in tutto ciò?

  19. In questo forum da veneto avevo espresso molto perplessità sulla nomina del ministro Luca Zaia di cui seguo l’attività politica da molti anni.
    Scusatemi, ma dopo alcune settimane un bel “ve lo avevo detto” ci sta tutto.
    Queste prime uscite del ministro mi stanno dando ragione.

    Di recente sono stato in vacanza qualche giorno a Montalcino, e la mia sensazione è che da quelle parti non esista per niente una maggioranza che voglia un cambio di disciplinare.

  20. Leggendo l’intervista di Vittori, che ho conosciuto purtroppo solo attraverso i suoi vini che propongo ai nostri ospiti, e anche del suo lavoro prima di Molino di Sant’Antimo, all’epoca delle etichette di Chia, l’intervista dicevo rispecchia pienamente secondo il mio parere la sua “filosofia”di uomo del vino e ne condivido il contenuto. E mi torna in mente un episodio occorso a Bordeaux qualche anno addietro. Più precisamente a Saint-Emilion. Visitando cantine abbiamo conosciuto il patron di Chateau Magnan La Gaffeliere, Ste. Emilion Grand Cru. Molto cordiale, scherzoso e contento di ritrovare dei fiorentini in visita alla sua cantina, lui che aveva trascosro parecchio tempo a Firenze negli ani di gioventù, ci fece visitare “la cave”, ci portò in giro per le vigne e ad un certo punto sulla “sommità” di una collina emilionese, da dove era possibile godere della vista a trecentosessanta gradi del bellissimo panorama ci chiede “notate la differenze tra questo paesaggio e quello delle vostre campagne. Certo, la prima cosa non ci sono colline, no messieu, ah ci sono meno boschi attorno alle vigne, no, messieu, è un colore disse, accennando un sorriso. Non riesco proprio a capire.
    manca quel colore che quando si ammira il panorama chiantigiano o altro, nella vostra bellissima terra, irrompe prepotentemente. Celeste piscina.
    qui non ci sono. Noi siamo soltanto dei vigneron

    Questa affermazione mi è ritornata in mente, ogni qualvolta che per lavoro, svago gironzolo per le zone vinicole. Forse vogliono fare troppo, tutto.
    Sai se non c’è la piscina il turista non viene. Sai se il vino non è internazionale non me lo comprano. Gioco fatto. Ma allora perché la gente impazzisce per tutto quello che sà di made in italy. Perché ho visto turisti quasi commossi a inzuppare verdure nell’olio “bono”, alias pinzimonio. Entusiasmarsi per l’arrivo di una grossa bistecca, neanche di Chianina, ma fatta alla fiorentina. E senza la bar-B sauce, BBQ. Forse non siamo mai stati, e non lo siamo ancora, coscienti della nostra forza. Che è il Made in Italy, il Made in Tuscany. Tutto il resto è consequenziale. E peggio di così, neanche c’è lo immaginavamo

  21. NO che non esiste una “maggioranza che voglia un cambio di disciplinare” a Montalcino, ma quegli zucconi degli ilcinesi, invece di gridarlo forte, di farlo capire a chiara voce magari mediante un gruppo unito che mostri quella volontà di opporsi “alle novità e agli ineluttabili cambiamenti dettati dal mercato” e che faccia sentire congiuntamente la propria voce, tentennano, nicchiano, si fanno mille scrupoli, si dividono. E si lasciano abbindolare di chi agita lo spettro dei licenziamenti, della cassa integrazione, dell’improvvisa miseria anni Sessanta se per qualche grosso “mammasantissima” non si trovasse la soluzione politica, il colpo di spugna che cancella ogni peccato. Sveglia produttori onesti di Montalcino, sveglia, fatevi sentire!

  22. @ Maurizio di Enotria
    Conoscendo i francesi per motivi di lavoro (di cui premetto di avere grandissima stima), direi che da quella frase sulle piscine trapela la loro ossessione per la “purezza” (quasi una forma di austera superbia e alterigia) ma anche una disarmante invidia per la nostra diversità, e in questo caso una invidia per la bellezza ineguagliabile delle colline toscane rispetto a quelle francesi, colline francesi che non richiamano altrettanti turisti, curiosi o viaggiatori, e di cui non hanno neanche la stessa affascinante storia. Direi che in questa vicenda, il fattore “celeste piscina” è senz’altro un fattore del tutto insignificante. Glielo dico da osservatore esterno, e da discreto conoscitore della mentalità francese. E’ vero che dalle parti di Bordeaux sono soltanto vigneron, come è altrettanto vero che quei posti offrono poco altro rispetto alle vigne e alle cantine. Insomma, tolga il vino a quei posto e cosa altro rimane? La stessa cosa non possiamo dire delle colline senesi o fiorentine.
    Dai francesi possiamo imparare tanto, ma le assicuro che anche loro potrebbero vivere meglio se ogni tanto facessero un bagno di umiltà e imparassero qualcosa da noi. Sono pienamente d’accordo con lei quando dice che probabilmente non siamo ancora coscienti della nostra forza. E se lo siamo stati coscienti, lo siamo stati in maniera sbagliata, approssimativa, incerta.
    @ Franco Ziliani
    Le sue parole mi confortano: la mia sensazione non è allora sbagliata. Anch’io credo che in questa fase gli ilcinesi continuino a sentirsi smarriti, e impauriti per il possibile disastro economico (argomento usato ad arte da chi ha interessi a cambiare il disciplinare), e finiscono per essere divisi nell’azione nonostante siano uniti dallo stesso desiderio di non cambiare l’anima del Brunello. Purtroppo l’apertura ad un nuovo disciplinare del ministro Zaia non aiuta di certo. Speriamo che Zaia si ravveda presto, e che i produttori onesti di Montalcino inizino davvero a far sentire la loro voce!

  23. Caro Ziliani,
    a dire il vero il cambio di disciplinare e’ stato escluso in ben tre assemblee consecutive da una maggioranza bulgara
    A tal proposito allego estratto del comunicato stampa che si riferisce all’ultima assemblea del 30-5
    Mi sembra quindi che i produttori di Montalcino abbiano ribadito piu’ volte il loro NO al cambio di disciplinare quindi non capisco i tuoi dubbi a riguardo.

    “La decisione adottata dall’Assemblea conferma il rispetto del “Disciplinare” con l’introduzione oggi e per il futuro dei migliori e più innovativi strumenti e procedure di controllo che il mondo scientifico mette a disposizione per garantire, tra le altre, quattro priorità:
    ” la purezza del Sangiovese nel Brunello;
    ” la conformità delle tecniche vitivinicole dalla vigna alla produzione;
    ” l’affinamento tradizionale in legno;
    ” la tipicità e l’origine del vino in termini territoriali.

  24. @ Mario Casanova
    il fattore “celeste piscina” é ad esempio di come si può campare solo di vino. Abbiamo i paesaggi più belli, abbiamo i cibi più originali e meno “elaborati” rispetto ai cugini francesi. Ma… Bettino Ricasoli o Ferruccio Biondi Santi di ritorno dal giro-studio in Francia, non introdussero le uve di Merlot o Cabernet per avvicinarsi ai vini che spuntavano prezzi molto, ma molto maggiori di quelli che valeva il Chianti o il nascente Brunello. Sarebbe stato sicuramente una soluzione semplice. Fare un vino “internazionale” in contrapposizione ai bordolesi e mettersi sul mercato. Invece scelsero la strada più complessa. Domare il Sangiovese Grosso attraverso l’affinamento in grandi legni, o miscelare uve chiantigiane per avere prodotti più morbidi, freschi. E creare un’unione indissolubile con il territorio e la cucina.
    Abbiamo dato dimostrazione che i nostri “vigneron” sono bravi sia con le nostre uve, che con quelle “importate”. In pochi anni si è creata un zona vinicola lungo la costa con produzioni di qualità eccezionali. E’ rinato il Morellino. Abbiamo un Pinot Nero addirittura nel Mugello. E perciò non dobbiamo dimostrare niente a nessuno. Ma dovremmo essere così intelligenti e capire che soltanto noi possiamo offrire la miscela di paesaggi, cultura, storia, cucina, ospitalità. E vini del territorio, vini tipici e anche i vini “moderni” i supertuscan accanto ai classici Chianti o Brunello. Nobile e Vernaccia. Magari quelli originali.
    @Ziliani
    Anche l’operazione dell’amarone style argentino mi sa tanto di nuovo disciplinare…

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