Baldo Cappellano e una promessa che non ho mantenuto…

Devo fare pubblica ammenda per un’indelicatezza che ho compiuto nel realizzare, con la massima cura e con grande amore, un articolo, Serralunga, struttura e longevità del Barolo, che appare sulla recente uscita, la numero 28, della rivista dell’A.I.S. di Roma Bibenda.
Ho cercato di raccontare al meglio, come ho fatto di recente anche su The World of Fine Wine, la singolarità, ciò che rende speciale e unica Serralunga d’Alba ed i suoi Barolo, in un testo su Serralunga e la sua storia anche economica, ma anche in una serie di note di degustazione di un vasto mannello di vini di Serralunga, che avevo assaggiato in marzo.
Per farlo ho dovuto calarmi in una parte che non sento e che non è la mia, quella che prescrive che oltre alle parole il racconto del vino venga fatto, come sintesi finale, anche con i numeri, con l’attribuzione di una valutazione in centesimi secondo quel sistema di valutazioni numeriche (ma anche le altre valutazioni espresse in simboli non mi entusiasmano affatto e mi trovano molto scettico sul loro senso e la loro utilità) che avverto come lontano dalle mie corde.
Certo, anche nelle mie degustazioni che appaiono su De Vinis assegno dei punteggi, secondo un numero di tastevin variante da uno a cinque, e quando degusto per The World of Fine Wine o qualche volta per Decanter mi trovo, giocoforza, a “dare i numeri”, come se non li dessi già abbastanza con quel che scrivo…
Avevo pensato di fare una sola eccezione, con i Barolo di Teobaldo Cappellano (qui ritratto in una splendida fotografia di Herbert Lehmann) due 2003, che Baldo aveva accettato di fornirmi per la degustazione a patto che non dessi loro un punteggio.
Poi le cose sono purtroppo andate come spiego, come mi sono adattato a fare, quando dalla redazione mi hanno fatto notare che non avrebbe avuto alcun senso dare un punteggio a tutti gli altri vini, tranne che a quei due, ma, anche se era la soluzione obbligata so bene di aver sbagliato. Soprattutto perché non ho mantenuto fede alla promessa fatta ad un caro amico, prima che produttore che ammiro, e perché temo di aver in qualche modo intaccato la sua fiducia nei miei confronti.
Faccio pertanto pubblicamente ammenda ed esprimo le mie scuse, come ho fatto direttamente con Baldo, pubblicando la e-mail, di ferma e composta protesta per l’accaduto, che Teobaldo e suo figlio Augusto Cappellano hanno inviato a me e al direttore di Bibenda, quindi la mia replica ed infine le parole di Franco Ricci inviate ai Cappellano.
Resto dell’idea che non si poteva fare diversamente e che l’unica alternativa sarebbe stata non inserire le mie “tasting notes” dei Barolo di Baldo nella parte relativa alla degustazione, dando al lettore l’idea, erronea, che i vini della piccola azienda Cappellano non meritassero considerazione.
Questo anche se nella degustazione mancavano già, perché non ancora disponibili all’epoca dei miei assaggi, i vini di alcune aziende (Fontanafredda, Batasiolo, Pira Luigi, Ceretto, ecc.) che da vigneti in Serralunga d’Alba ottengono ottimi vini.
Ma ho sbagliato, ahimé perché la fiducia di un amico, il rispetto di una promessa data valgono più dell’esigenza cui ho dato priorità, della “completezza dell’informazione”…
f.z.

Teobaldo e Augusto Cappellano contro il sistema dei punteggi

“Carissimo Franco, Gentile Direttore Ricci M. Franco, ho letto con attenzione l’articolo, vi ringrazio dei magnifici ed attenti elogi che fate al Barolo di Serralunga d’Alba.
Purtroppo in questo sentito articolo, che con  la sua consueta competenza ha scritto Franco Ziliani, abbiamo visto, con grande nostra grande sorpresa, che  avete inserito all’interno della “classifica” il nostro Barolo del 2003 che avevamo consegnato a Franco con la precisa sua assicurazione che non avrebbe pubblicato alcun punteggio.
Carissimo Franco e gentile Direttore
, come voi sapete (perché anche riportato in etichetta ) io e mio figlio viviamo, attraverso l’azienda dei nostri avi, una  filosofia di vita che ci ha dato pace in un mondo di continua competizione.
“Umilmente” ( come riportato in etichetta ) supplichiamo le guide di trascurare la nostra azienda ( se non possono fare a meno del voto ) sicuri che questa assenza non inficerà il valore delle degustazioni. Crediamo lecito poterlo chiedere visti i piccoli volumi ( 20 mila bottiglie ) che produciamo per un ristrettissimo gruppo di amici-clienti che normalmente e direttamente partecipano alla vita dell’azienda, con degustazioni e con le lunghissime “ quattro chiacchiere “ qui in cantina.  Visto questo stato di cose è troppo chiedere ad un amico di rispettare il nostro intimo, la nostra vita quotidiana, il nostro vivere?
Nondimeno quanto riportato da Franco nella lunga “introduzione” alle degustazioni nella veste, mia e della nostra azienda,  di “storico“ del territorio ci onora. Suppongo che i  138 anni dell’azienda ed i 64 miei ci hanno forse portato ad essere la memoria locale degli eventi passati. Di questo suo citarmi ringrazio l’amico di tante chiacchierate, che mi sia permesso e concesso di esprimere il desiderio di continuare a leggere le sue attente critiche sulla qualità del nostro vino, ma, certamente, non nella sintesi del voto.
Se così non è,  sarà per noi l’ulteriore conferma che   il latino “ mors tua vita mea “ è l’unica legge che ormai regna in questo mondo. Non siamo così ingenui da non esserne coscienti, pur tuttavia crediamo ancora nei valori dell’amicizia. Crediamo ancora nell’etica dell’uomo “giusto”. Forse per questo , e perché esiste ancora, nostra fortuna, un mondo di persone ove questi valori sono unità fondante, che, con piacere e decoro, sopravviviamo alla globalizzazione. Sin d’ora ringraziando.
Teobaldo ed Augusto Cappellano”

La mia replica a Baldo e Augusto Cappellano

Carissimi Baldo e Augusto, lo so di aver contravvenuto alla promessa che avrei inserito i vostri Barolo nella degustazione senza indicare i punteggi, che ho dovuto inserire, giocoforza, anche se non sono di certo un sostenitore dei punteggi, dei numeretti, delle classifiche, come sai bene. Originariamente i tuoi vini erano stati inseriti senza valutazioni numeriche, poi Franco Ricci mi ha fatto notare che non aveva senso pubblicare tutti i vini con i punteggi e due no. L’alternativa era cassare le note di degustazione dei vostri vini, lasciarli fuori dalla degustazione che correda l’articolo.
Io volevo però che dei vostri vini, come della vostra azienda, si parlasse nel mio articolo e quindi ho fatto questa forzatura alle promesse e mi sono risolto a dare “i numeri” anche per i vostri vini. Ben consapevole che, giustamente, non ne saresti stato contento, ma contando sul fatto che avresti compreso le buone intenzioni che mi hanno indotto ad agire così. Spero che questa cosa non intacchi la nostra lunga amicizia. Tanti cari saluti dal tuo amico Franco

Franco Ricci a Cappellano padre e figlio

“Caro Cappellano, un grande Produttore come Lei oggi, con il successo che il vino riscuote nel nostro Paese, con l’interesse da parte dei giovani verso l’ampia cultura che questo prodotto contiene e offre nel medesimo istante in cui si prende coscienza della sua stessa qualità, storia, territorio e tanto altro di più, un grande Produttore come Lei diventa anche personaggio pubblico.
E come tale fa parte di quella cultura che viene narrata nelle nostre aule, dal Piemonte alla Sicilia. Il Produttore diventa l’unico mezzo per sensibilizzare i giovani a continuare nel loro percorso di conoscenza del vino e del lavoro necessario per la sua stessa esistenza.
Chi comunica deve soddisfare l’esigenza del lettore che desidera conoscere la capacità, la bravura, l’elogio della serietà del contadino vignaiolo. E voi, Teobaldo e Augusto Cappellano, siete bravissimi. Non toglietemi il gusto di comunicare quanto lo siete.
Cordiali saluti e buona fortuna. Franco M. Ricci”.

11 pensieri su “Baldo Cappellano e una promessa che non ho mantenuto…

  1. Ma parbleu, Ziliani, oh basta là! Che inciampata!

    Ma si poteva scrivere “senza punteggio su richiesta del produttore”.

    Bastava far leggere al Ricci l’etichetta di Teobaldo. Perché da come scrive nella sua risposta si capisce che non l’ha letta, o se l’ha letta pensava ad altro.
    “Non toglietemi il gusto di comunicare quanto lo siete (bravi)” è una frase che detta a Teobaldo suona come uno spot degli anni ’80, roba da profumo “per l’uomo che non deve chiedere mai”.
    Poteva rispondergli solo “mors tua vita mea”, sarebbe stato più onesto.

    Teobaldo e Augusto credono nella libera informazione anche se a giudizio negativo! È un sogno? E permetteteglielo, diamine!

  2. Carissimo Franco, mi scuso con te perché sono due giorni che ti devo telefonare per dirti che, in tutti i casi, ero certo che la scelta del punteggio non era farina del tuo sacco, visto che la nostra amicizia va ben oltre “un punteggio”.
    Caro Franco sai perché la mia vigna si chiama Otin ( piccola vigna ) Fiorin? Perché Fiorin ( Fiorino ) Boasso quando mi vendette la vigna concordò un prezzo senza alcun scritto e senza anticipo. Una settima dopo un vicino arrivò ad offrirgli fino al 50% in più e Lui sempre rispose: no mi sono imparolato con Cappellano. Purtroppo venne a mancare poco dopo ed io e mio figlio per ricordarlo in maniera perenne abbiamo voluto intestargli la vigna che originariamente si chiamava “ Otin del Prete”.
    Caro Franco, la nostra “ ricchezza “ è d’essere circondati, tu fra i primi, da “PERSONE” che a tutto antepongono l’essere, l’esistere loro e di chi li circonda. Con questo scritto tu hai voluto rendere pubblica una vicenda che, per i nostri rapporti, avrebbe potuto essere confinata ad una telefonata (quella che cito ). E’ veramente una presa di posizione “ forte “, te ne siamo grati perché è la dimostrazione che quello che “umilmente” chiediamo, per te che ci conosci, è per noi condizione di vita e non una mera operazione di mercato. E’ anche, e questo ancor più ci gratifica, la dimostrazione di quello che sei, schietto, sincero e con un rispetto assoluto di valori che purtroppo oggi sono considerati “ antichi, vetusti”. Una lezione di “stile”, molti da te dovrebbero imparare.Ciao, alla prossima che speriamo sia presto. Ciao Baldo ed Augusto.

  3. Onore all’amicizia, questa è veramente una pagina da incorniciare.
    Penso anch’io che numeri e punteggi abbiano poco senso nel vino. Ritengo inoltre che le classifiche inducano i consumatori a selezionare in base ai punteggi invece che in base alle sensazioni.
    Gran bella storia anche quella della vigna Otin Fiorin, leggere le gesta di uomini d’onore scalda sempre il cuore.

  4. A volte verrebbe da pensare che certe storie di vita, certi modi di ragionare, l’affetto e la riconoscenza verso gli avi, verso la terra, siano solo ricordi dispersi in fiumi di parole e di vino bello e buono ma senz’anima.
    Davvero uno scambio sincero e profondo tra due parti che, purtroppo comunemente, si fiancheggiano e involontariamente degradano a vicenda: il produttore e il giornalista.
    Conforta sapere che ancora ne esistano di autentici.

  5. Se conosciamo due persone “giuste” sono, Mariella e Guido, incontrarci da loro sarebbe bello ( magari anche con Franco che ci deve una bottiglia risarcitoria EH!EH!!), sarebbe anche il momento per ringraziarti del- “l’uomo che non deve chiedere mai”.
    Ciao
    Baldo Augusto

  6. Stupende parole, sia quelle di Ziliani che la risposta di Cappellano, a dimostrazione che la soddisfazione (non richiesta, anzi avversata dal Produttore) della presunta “esigenza del lettore che desidera conoscere la capacità, la bravura, l’elogio della serietà del contadino vignaiolo” si è rivelata, nei fatti, una forma di violenza.

  7. “mi sono imparolato con Cappellano”….

    ovvero, come diceva un contadino delle mie parti :

    “la mia parola e’ come un testamento”.

  8. Carissimo Direttore,
    e per conoscenza a Franco Ziliani ( vinoalvino )
    un personaggio come Lei e con il successo che le riviste sul vino riscuotono nel nostro Paese, grazie anche a tante piccole cantine che hanno svegliato un mercato asfittico, “con l’interesse dei giovani verso l’ampia cultura che questo ha prodotto………….. della sua stessa qualità, storia e territorio “ come Lei scrive, hanno forse a necessità anche di veder comparire non solo la qualità del vino ma anche le note caratteriali dei produttori.
    Ci chiediamo, non sarebbe stato necessario comunicare quello che più corrisponde al nostro carattere ossia di rifuggire titoli ed encomi avuti con i punteggi che noi rifuggiamo e per questo ci confiniamo nel piacevole oblio della nostra campagna?
    “Chi comunica deve soddisfare l’esigenza del lettore che desidera conoscere la capacità, la bravura, l’elogio della serietà del contadino vignaiolo” Lei giustamente scrive ed io lo ritengo sicuramente un sunto dell’etica del buon verde giornalista.
    Con tutto questo, scusi la miopia, ma non vedo cosa centrano i punteggi. Da quel che so il punteggio è unico e non uno dato per le capacità, uno per la bravura ed uno per la serietà, se ne dà invece uno, forse mediato, per il vino.
    Lei è ha fatto di un movimento ( i Sommeliers )un successo editoriale importantissimo. Mi ricordo nel 1972 quando presi il diploma a Cuneo nessuno di noi avrebbe predetto tanto per l’associazione.
    Lei è divenuto talmente “un autorevolissimo Personaggio” che è in grado di decidere i successi ed i “flop” di molte aziende. Non potremmo quindi essere noi a “toglierle il gusto di comunicare” che, nel nostro caso, è anche scombinare la nostra quiete.
    Ci permettiamo solo di suggerire, se ritesse giusto menzionare la nostra cantina, di farlo nel rispetto di quello che Lei sopra scrive. La salvaguardia dell’etica, noi di vignaioli anarchici e fuori dal coro che pagano scelte di “indipendenza. Lei nel rispetto del riportare, per quanto possibile, le peculiari doti o mancanze dei produttori ivi compreso il nostro voler essere lasciati nell’oblio.
    Non crede che l’informazione da questo ne trarrebbe giovamento? Non penserà mica che un piccolo granello di sabbia, talmente piccolo da voler essere invisibile, possa rovinarLe l’ingranaggio? Certamente non crediamo, troppa capacità Lei ha dimostrato come imprenditore per cadere nel così basso pensare.
    Tutte le pubblicazioni del mondo, dalle americane sino alle italiane, hanno capito il nostro “spirito” e non ci hanno pubblicato. Forse Lei non ne era a conoscenza e lo capiamo. Spero, quindi, che anche Lei voglia esaudire questo piccolissimo sacrificio. Se così non fosse ci suggerisca Lei come fare, un cero in chiesa? Il garante della Privacy? Un tribunale? Non so, ci dica Lei.
    Odio le vie giudiziarie perché un mio amico avvocato dice sempre che chi rischia è sempre quello che ha ragione. In questo caso sono certo che siamo tutti e due convinti d’aver ragione, suddividiamo, quindi , anche il rischio. Io mi sarò battuto per le mie idee, Lei per sostenere il diritto di poter usare l’informazione a Suo “ gusto “.
    Strano mondo, io dichiaro di poter fare a meno di Voi, Lei che ci vuole in tutti i casi pubblicare. Non Le sembra, in questo caso, che le cose siano a parti invertite? Non si può ristabilire, per il comun buon vivere, l’ordine “normale” delle cose?

    Grazie
    Cappellano Teobaldo

  9. caro Baldo, sono anch’io corresponsabile della pubblicazione dei punteggi ai tuoi vini. E’ andata cosi’, hai avuto le mie scuse, le mie spiegazioni (che possono anche non averti convinto). Mi spiace, é spiaciuto a tutti, non andiamo oltre, per favore… non chiamiamo in causa il garante della Privacy o altro… un abbraccio
    Franco

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