Barolo Broglio riserva 2001 Cascina Schiavenza

Non sono molti, nel mondo del Barolo, i vini che si presentano sul mercato come riserva, prodotti pertanto con un periodo di affinamento più lungo di almeno un anno rispetto al normale annata.
Sono vini che per giustificare questo extra time di permanenza in cantina e prezzi sensibilmente più alti devono per forza aver un bel “qualcosa” in più. Di fronte ad una vera riserva di Barolo, come ha scritto bene Riccardo Farchioni sul sito Acquabuona, “È come arrivare alla vetta più alta e salire ancora un gradino verso l’alto, non accontentarsi del meglio ma voler andare ancora più in là. Ad esso sono riservate spesso le migliori vigne, e spesso vigne con nomi che sono musica per chi frequenta i vini di Langa”.
I primi nomi di Riserva che mi vengono in mente sono il mitico Monfortino di Giacomo Conterno, e poi i straordinari Bricco Boschis Bricco San Giuseppe e Vignolo di Cavallotto, il Pernanno di Francesco Sobrero, il Rocche dell’Annunziata di Enrico Scavino, l’Arione Sorì dell’Ulivo di Gigi Rosso, il Massara del Castello di Verduno e poi il grande Vigna Rionda di Massolino ed il Cannubi di Borgogno. Ed infine quello che, Monfortino a parte, io amo di più, il raro, straordinario Riserva Monprivato Cà d’Morissio del mio amico Mauro (Giuseppe) Mascarello.
C’è un altro Barolo riserva, meno noto, che vorrei però segnalare alla vostra attenzione ed è un Barolo che viene da Serralunga d’Alba, prodotto da una piccola azienda il cui nome è anche, per chiunque frequenti la Langa, sinonimo di buona cucina, e cioè Schiavenza, la trattoria Cascina Schiavenza dove si possono gustare i piatti tipici della cucina locale (tajarin, agnolotti del plin, brasato al Barolo, peperone ripieno, vitello tonnato, insalata russa stupenda, ecc.) spendendo intorno ai 30 euro.
Schiavenza, è però anche il nome di una piccola azienda agricola, che opera dal 1956, avviata all’epoca dai fratelli Vittorio e Ugo Alessandria, e oggi condotta dalle figlie Enrica e Maura con il marito Luciano Pira, bella figura di vigneron-cantiniere poche parole e tanta sostanza e una devozione alla qualità davvero notevole.
Otto ettari di proprietà, in larga parte dislocati nel territorio di Serralunga, con l’eccezione di una piccola parte nella frazione Perno di Monforte d’Alba (da cui nasce un Barolo davvero eccellente), e porzioni di vigneti di tutto rispetto come Prapò, Bricco Ceretta e Broglio, da cui nascono vini, di stampo rigorosamente tradizionale, prodotti senza fretta, che costituiscono delle autentiche garanzie (discorso che vale anche per la Barbera d’Alba ed i Dolcetto d’Alba, soprattutto il Sorì) per chi ami ritrovare nei vini tutto il sapore ed i profumi inconfondibili della Langa.
L’altro, meno noto rispetto agli altri citati, Barolo riserva che voglio segnalare alla vostra attenzione è la riserva, prodotta solo nelle grandi annate, del vigneto Broglio (360 metri di altezza, terreno argilloso fortemente calcareo), un vino, fermentazione in vasche di cemento vetrificato per 15-20 giorni, affinamento in botti di rovere di Slavonia di 20-40 ettolitri, la cui versione 2001 degustata oggi è davvero splendida.
Colore rubino violaceo vivo, profondo, brillante, mostra un naso molto “Serralunga style”, complesso, austero, pieno di sfumature (la classica liquirizia, l’alloro, la terra, le note minerali, il cuoio, una leggera speziatura, lampone e rosa passita, accenni di catrame e di tartufo e poi alloro e rosmarino), ma molto elegante, fresco, sapido. Al gusto è estremamente vivo, pieno di nerbo, con tannini imponenti che “mordono” ancora e “scalpitano”, una materia fitta, importante, di grande dinamismo, con una persistenza lunga, una verticalità, un carattere minerale spiccato, quasi salato, petroso, che formano il timbro di questo vino e fanno capire di trovarsi ad un Barolo riserva vero, di quelli che poi lasciare tranquillamente riposare in cantina per anni e quando li stapperai non ti tradiranno, regalandoti mirabilie di complessità e armonia.

Cascina Schiavenza
Serralunga d’Alba
tel. 0173 613115
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