Clamoroso dal Sole24Ore: anche false dichiarazioni aziendali a Montalcino?

Caso Brunello Le foto smascherano i vigneti fantasma strilla in prima pagina, in alto a sinistra, il Sole24Ore (quotidiano della Confindustria) di oggi!
Nicola Dante Basile, inviato a Montalcino, ci racconta un retroscena che fa apparire lo scandalo dei Brunello “taroccati”, ovvero corretti con altre uve che non siano il canonico Sangiovese, come povera cosa, come un piccolo peccato, di stupidità, rispetto a quello che si prospetta come un caso “di concorrenza sleale e soprattutto di reato contro l’Amministrazione dello Stato e dell’Unione Europea”.
Ecco perché a Montalcino erano in tanti a tremare e non sole le 4-5 aziende finite nell’occhio del ciclone e soggette al sequestro del loro “Brunello” 2003 (anche se ho visto con i miei occhi in vendita in qualche enoteca bottiglie di uno o più dei vini che per uscire dalle cantine avrebbero dovuto essere declassati…), ma tanti altri che sapevano di non avere le carte esattamente in regola e che temevano, prima o poi, di essere smascherati. Qui ci sarebbero vigneti gonfiati o addirittura inesistenti, vini prodotti con modalità che fanno tornare di assoluta attualità l’ipotesi che avevo prospettato nel mio articolo del 21 marzo, il primo a sollevare lo scandalo di Brunellopoli, dove ipotizzavo che in taluni “Brunello” fosse finito anche vino proveniente da altre regioni.
Altro che fare le vergini scandalizzate, altro che gridare alla provocazione, come ha fatto, con clamorosa spudorata faccia di tolla, qualche “collega” che ovviamente o era totalmente disinformato o miope o incapace di capire quanto “strani” fossero taluni vini che assaggiva, o digiuno alle cose di Montalcino, oppure agiva scientemente per curare gli interessi di chi il Brunello l’aveva “interpretato” a proprio comodo!
Da quanto lentamente ma inarrestabilmente emerge, e di cui il Sole24Ore dà debitamente notizia, il marcio è molto più ampio – c’è del marcio a Montalcino verrebbe da esclamare con devastante tristezza… – e smaschera una tendenza al taroccamento, di vigneti, di vini, di carte, che sarebbe purtroppo molto più ampia di quel che si potesse pensare. Di quel che la decenza, la dignità, l’orgoglio, avrebbero richiesto…
Vedremo gli sviluppi che l’inchiesta in corso avrà, ma c’è sempre più da temere per le sorti, l’immagine, la credibilità, di questo grande vino toscano e italiano che troppi hanno sporcato.
Ecco perché ho deciso di ripubblicare l’articolo di oggi del Sole24Ore, apparso a pagina 21, che apre squarci inquietanti sulla montalcinese way to wine.
Dice il Sindaco di Montalcino Maurizio Buffi in un secondo articolo che correda l’inchiesta dell’ottimo Nicola Dante Basile: “Questa storia ci è cascata sulla testa come un macigno senza preavviso. Puzza di avidità. Nessuno sa dire cosa sia accaduto veramente, ma è certo che se si è mossa la magistratura qualcosa di grave dev’essere accaduto. Spero si chiarisca tutto il più in fretta possibile e se ci sono colpevoli che paghino. Altrimenti a pagare sarà l’intera comunità”.
Tutto vero e tutto giusto, ma che di questa vicenda a Montalcino non si fosse accorto nessuno e che sia scoppiata all’improvviso è davvero, signor Sindaco, la barzelletta dell’anno. Spiace pensare che a Montalcino tanti sapessero, ma per pavidità, per comodo, per non avere problemi, abbiano preferito tacere. Con i risultati, devastanti, che oggi sono davanti agli occhi di tutti…
f.z.

Brunello dai vigneti fantasma Dietro il caso della frode al disciplinare anche le false dichiarazioni aziendali
“Un fotogramma scattato dall’aereo svela l’inganno del Brunello “tagliato”. Il velivolo passa una, due, tre volte nel cielo. Passa spesso ma nessuno, a terra, ci fa caso. I vignaioli però sanno che quell’aereo leggero sta compiendo un servizio fotografico che permetterà di mappare estensioni e proprietà fondiarie. Eppure c’è chi spera che gli vada bene, magari solo per qualche anno.
Ma quando qualcuno s’insospettisce di uno strano via vai di cisterne, le cose cambiano. Ai controlli dei Nas dei Carabinieri e della Guardia di Finanza quelle foto aeree non servono per sapere i nomi dei titolari dei fondi. A loro serve più che altro conoscere la composizione delle colture presenti su quei fondi e se esistono spazi vuoti. Una volta individuato il tipo di colture e le reali dimensioni del vigneto, si passa ai titolari dei fondi.
A questo punto si mettono a confronto i vigneti presenti per ciascuna partita, le rese produttive fissate dal disciplinare, le dichiarazioni di vendemmia e il gioco è fatto. E’ così possibile conoscere al millesimo se le dichiarazioni sul vino prodotto presentate dai vignaioli al Consorzio di tutela corrispondano alla realtà. Oppure no.
Ciò che è accaduto in Toscana e che ha portato alla scoperta dello scandalo del Brunello o del Nobile “tagliato” non sarebbe dunque il risultato di una “libera” interpretazione del disciplinare, che pure c’entra. No, quello che starebbe emergendo agli inquirenti è che taluni produttori avrebbero dichiarato per vigneti ciò che nei fatti non sono.
Di qui il via, un paio d’anni fa, alla mappatura aerea, seguita da indagini conoscitive presso una novantina di aziende e che ha portato a mettere i sigilli ad una decina di esse per sospetta irregolarità. Quale sia il vero reato non è ancora ben chiaro, salvo tutti parlare di vino “tagliato”. Il che sarebbe vero fino a un certo punto.
Nei fatti la dichiarazione mendace di un numero maggiore di filari di vigna dà l’opportunità al produttore di avere più vino a disposizione rispetto alla quantità effettivamente prodotta. A pareggiare il gap ci penserà il vino di ottima qualità acquistato altrove a minor prezzo e che, una volta mischiato con il Docg prodotto in purezza, dà diritto al titolare di farsi dare le relative fascette di Stato rilasciate dal Consorzio.
La frode in commercio così concepita sarebbe dovuta, sì, all’utilizzo di vini diversi dal Sangiovese grosso o Sangiovese di altra provenienza, ma non per una questione di “rotondità” del gusto. Ma per avere più Brunello da vendere.
Uno scandalo che non è più solo di frode in commercio, ma di concorrenza sleale e soprattutto di reato con l’Amministrazione dello Stato e dell’Unione Europea.
Questo spiega perché negli uffici della Regione Toscana s’è cominciato a passare al setaccio tutte le pratiche degli aiuti concessi ai produttori negli ultimi anni per opere di reimpianto vigneti (19.592 gli ettari tra il 1997 ed il 2005) e ristrutturazione degli stessi (9521 ettari).
Il motivo? Nella dannata ipotesi che il delitto venga provato, l’azienda colpevole non solo verrebbe condannata penalmente, ma dovrebbe rimborsare il finanziamento di cui ha beneficiato”.
Nicola Dante Basile dal Sole24Ore di domenica 15 giugno 2008

0 pensieri su “Clamoroso dal Sole24Ore: anche false dichiarazioni aziendali a Montalcino?

  1. Se davvero – come riporta Basile nell’articolo – dovesse esserci crisi del turismo, a Montalcino, si potrebbe proporre all’amabile cittadina una riconversione quale luogo di ‘formazione continua’ per giornalisti. O forse anche per detectives.
    Sarcasmi (e sgomento) a parte, oggi possiamo davvero dirci che Montalcino è l’Italia e il Brunello il made in Italy.
    Italians! E’ urgente scoprire l’etica e la banale onestà.
    Altro che mettere in giro voci ad arte su ‘produttore delatore’.

  2. cara Giorgia, solo degli infami e degli sporcaccioni potevano mettere in giro la voce, calunniosa, che tutto fosse nato da una “spiata” di un “produttore delatore”. A quel produttore dovrebbero invece fare un monumento per come ha dimostrato e come continua a dimostrare al mondo, lui che a Montalcino non é nato e Montalcino ha scelto per lavorarci e viverci e del Sangiovese di Montalcino le mirabilie mostrare, quanto grande possa essere un vero Brunello! Mica le porcherie taroccate, fatte chissà come (io sono anni che idee le ho e lo faccio capire…) che taluni spudorati hanno spacciato, con la complicità di una stampa ottusa e collusa, per “Brunello”. Vergogna!

  3. caro Ziliani, idea per idea. Anch’io mi sono fabbricata la mia, nel mio piccolo.
    Non penso che tutto ‘sto casino sia la VENDETTA DI UN ASTEMIO (il Procuratore); tutt’altro.
    Io penso (PENSO, MAGARI SBAGLIANDO)che invece potrebbe essere un bel giro di tangenti, tipo: “tu denunci (gli ettari inesistenti) io mi giro dall’altra parte e incasso (la tangente)”.
    Forse è ignobile pensarlo? Forse il giornalista del Sole è uno sporco jettatore? Un falsario? Un fascista (vanno di moda)? Uno che non ama il suo paese? Un nemico di Montalcino? Un inviato (specialissimo) dei ‘nemici’ francesi?
    E lei – Ziliani -, lei che pubblica questi IGNOBILI ARTICOLI, lei è correo nel reato di? …libertà di stampa?
    O forse c’è un’altra congiura che non riesco a immaginare dietro a tutto ciò?
    Davanti a quest’infamia, che sporca un territorio abitato da tanta gente per bene (nativi e immigrati di 44 etnie), ma dominato (pare!) da una banda di ladroni, vien voglia di insorgere, di chiedere, ancora una volta,
    che -DAVVERO- sia fatta giustizia, e ri-sottolineo DAVVERO.

  4. sommessamente, vorrei fare notare due cose:
    1) la notizia riportata da Basile è on line su wine surf da mesi, un po’ più asciutta, ma nella sostanza è quella;
    2) ammesso e non concesso che sia vera, trovo l’articolo, a livello giornalistico, scorretto: non una fonte, solo arguizioni, visioni di aerei, vignaioli impauriti, romanzo insomma. domanda: questo è davvero servizio informativo? domani chiunque si sveglia con qualcosa da dire e, se ha un giornale a disposizione, si inventa una storiella, che dà da leggere a migliaia di persone. perdoni, signor ziliani, ma se io le dico che c’è dietro la mafia, e argomento con qualche trovata colorita, tipo condendo i fatti con i fratelli mariani, e dico che tutti a montalcino pagano il pizzo, e per questo il vino costa così caro, lei che fa? mi ride dietro, spero. le fonti sono sacre, dice la legge professionale, e nesuno chiederà conto della storiella a basile, ma bisogna prima procurarsele. poi, per carità, può darsi che abbia anche ragione, ma se così fosse, reputo il suo articolo ancora peggiore, in quanto ha tralasciato di dire cose importanti, e a questo punto non si sa per quale motivo.
    saluti

  5. r.z. mai letta su WineSurf.it, che pure leggo regolarmente e stimo, essendo opera di un collega in gamba (é pure interista come me…) quale Carlo Macchi, questa notizia. Trovo invece la sua uscita l’ennesima dimostrazione di quella forma mentis che opprime Montalcino e che ha causato i danni gravissimi e la devastazione cui stiamo assistendo. Continuate a negare, minimizzare, dire che sono solo congetture e non fatti (come se Dante Basile non fosse un cronista coscienzioso, preciso, mai sfiorato da alcun tipo di sospetto), intanto i fatti s’incaricano di smentirvi e di dimostrare, e non sa quanto mi costa dirlo e mi riempia di tristezza, che “c’é del marcio a Montalcino” e tanti, come lei, non vogliono nemmeno che si faccia pulizia, che si stabiliscano responsabilità e colpevoli. Altrove, se non fossimo a Montalcino, ma decisamente più a sud, saprei bene come definire questo atteggiamento, ma la forma mentis é proprio la stessa…

  6. lei la mette sul personale, e me ne spiace, visto che non ci conosciamo. mi limito a criticare quello che leggo, visto che siamo dotati, chi più chi meno, di diritto e spirito di critica. e quello che leggo mi sembra nulla più che congetture raffazzonate. dove sono i fatti? i fatti, signor ziliani, sono la premessa delle notizie. lasci perdere le qualità del cronista, nessuno le ha messe in dubbio, qui si parla del resoconto. anche picasso ha dipinto emerite schifezze in vita sua.

  7. Ho letto questo interessante post per caso, cercando tutt’altro sul web.
    Caro Ziliani, se devo essere sincero mi stupisce solamente che il bubbone sia stato scoperto a Montalcino, realtà circoscritta, e non nella zona di Conegliano/Valdobbiadene dove vengono prodotte e consumate (ed esportate) quantità abnormi di Prosecco e Cartizze.
    Persino sul Sassicaia, che si trova ormai in qualsiasi ristorante del globo, nutro più di qualche dubbio.
    Ma forse la mia è solo malizia.

  8. ….da qualche parte dovevano iniziare……Montalcino sia solo l’inizio di un vero e mooolto piu’ ampio ripulisti!!!!
    poi da toscano….mi viene da dire….a quelli di montalcino….che in fondo gli sta bene…..non tutti i produttori ovviamente…ma gli sta bene!!! e non lo dico per invidia ma per pura constatazione dei fatti….ci sono piccoli produttori….che hanno vigne ereditate dal nonno…..che fanno il vino…..buono ma non buonissimo….che si sbattono il giusto riguardo al concetto di qualita’….ma che girano in maserati!!!!!Questo grazie ai prezzi di vendita megagonfiati…anche per prodotti non di livello ma solo perche’ avevano la fascettina con su scritto brunello….a montalcino si e’ pensato ERRONEAMENTE di avere il terreno dalle uova d’oro e si e’ piantato ovunque…e dove per ovvi motivi il sangiovese…non veniva bene…si e’ piantato i francesi…….per correggere…….il prossimo novembre consiglio a tutti i lettori del blog di fare una capatina a montalcino a vedere quanti vigneti con le foglie rosse ci sono……e qui si parla di fatti…poi i produttori mi posso dire che va tutto nel sant’antimo…..ma a pensar male……..

  9. Già, caro faliero, siamo alla punta dell’iceberg. Nessun disfattismo ma solo desiderio irrefrenabile di pulizia, desiderio di proteggere seriamente il mondo del vino attraverso l’esercizio della verità.
    Gli organi di controllo in Italia non hanno praticamente mai funzionato. Troppe connivenze, o semplice irresponsabile superficialità. Se non l’avesse tirato in ballo lei il caso del Cartizze l’avrei fatto io, e certi dubbi purtroppo affiorano un po’ ovunque. A pensar male è peccato, diceva qualcuno, ma a volte…

  10. Buon pomeriggio.
    Ma che stupidi che siamo, tutti presi dalle nostre chiacchere ci eravamo scordati le cisternine…….. e la truffa ai danni della UE…… eh già!

  11. Per l’appunto, visto che è stato tirato in ballo il Prosecco, ci siamo mai domandati cosa stanno a significare le cisterne di “vino bianco atto a diventare prosecco doc” che fanno bella mostra in gran parte delle aziende di Valdobbiadene?

    Alvaro Pavan

  12. Non so se certe “malizie” siano produttive o meno. Ho paura mettano solo altra benzina sul fuoco.
    Vedi affermare (tra le righe) che il Sassicaia sarebbe taroccato in quanto si trova dappertutto. Basta verificare ettari vitati, rese e bottiglie dichiarate.

    Starei attento sul Prosecco, c’è qualche differenza sostanziale col Brunello o il Nobile di Montepulciano. In questo caso, infatti, il 50% dell’imbottigliato è IGT.
    Molte cantine producono sia DOC Conegliano e Valdobbiadene che IGT (generalmente proveniente dalla pianura).
    Chissà, magari qualche furbone che colma le vasche (diciamo così) del DOC con prodotto IGT ci sarà, trovo che il paragone con Montalcino è un po’ azzardato. Inoltre non è ancora emerso nulla (e speriamo non emerga nemmeno, ossia non ci sia nessuno scandalo!).
    Tra l’altro, il Consorzio DOC sta attuando un piano dei controlli (erga omnes) che mi risulta sia alquanto efficace e scrupoloso.

    Piuttosto bisogna controllare quanto vino prodotto fuori la DOC viene imbottigliato come Prosecco mescolando altre uve, come ampiamente scoperto a più riprese dalla Guardia di Finanza o dai NAS!

    Pierpaolo

  13. Pingback: Vino Wire » Ghost vineyards in Montalcino led to investigation, according to Italian daily business newspaper

  14. Fanno bene a ronzare gli aerei sui vigneti a controllarne superfici e fallanze, ma gli aerei non possono considerare che quando c’è un’annata difficile come quest’anno, non basta avere le vigne coperte e prive di fallanze per fare la quantità e la qualità, quindi non si esclude che qualche cisternetta di passaggio possa passare.

  15. Andrea, che dici, cisternette di passaggio? Non sia mai, non si erano scandalizzati, sollevati, sdegnati, dicendo che se di taroccamento si trattava, era SOLO con Merlot e altre uve di Montalcino, escludendo tassativamente che arrivasse roba da fuori, magari anche del Sangiovese dalla vicina Maremma?

  16. Il problema vero è che se prima si sono fatti alcuni vini seguendo regole iperliberiste con la consapevolezza che si sarebbe fatta franca, tanto non esistevano mezzi per dimostrare che non fossero figli dei disciplinari e vigneti da cui sarebbero dovuti provenire,oggi si è rovesciata la situazione, ossia ora si da per scontato che una base ampeolografica non conforme dia automaticamente vini non conformi, mancando a quanto pare analisi incontrovertibili che possono dimostrare o meno il contrario.
    Concordo con te Franco che dici che quella del Brunello risulterà essere “la madre di tutte le battaglie”e, pur contraddicendo la norma che ognuno risulta innocente fino a quando non è dimostrato colpevole in realtà se non si troverà, alla svelta anche, un metodo analitico, riconosciuto come universalmente accettato,per dimostrare l’aderenza ai disciplinari il sistema delle denominazioni potrebbe essere destinato a crollare miseramente. L’operato delle Commissioni di degustazione DOCG in passato hanno agito come garanzia, ossia come filtro, superato il quale ogni bottiglia portante una fascetta aquisiva , una legittimità ed idoneità incontrovertibile qualunque la sua reale origine. Ora, quando vediamo partite prima approvate e successivamente declassate perché solo in seconda istanza risultate provenienti da vigneti con base ampelografica non conforme e quindi non più idonee, si vede delegittimare l’operato delle Commissioni di degustazione. Dal 2007 le dichiarazioni di produzione sono state compilate assegnando la produzione per ogni singola unità vitata, e quindi come ipotizzato i controlli possono essere estremamente più mirati. Ho più volte sottolineato il fatto che è la consuetudine che in fondo determina il “comune senso del pudore”e su ciò che è lecito e ciò che non lo è e questo ha ormai decretato per molti l’entrata in vigore del disciplinare vero, reale cioè fare il “miglior” vino possibile, con qualunque mezzo. Chi produce vino sofisticato, oggettivamente ne sarà responsabile penalmente, ma in questo sistema le Commissioni di degustazione che hanno approvato e la critica enogastronomia che hanno premiato questi vini sono altrettanto e ugualmente moralmente responsabili, in un sistema che mostra solo grande immaturità di identità territoriale,via! Occorrerebbe stabilire delle “regole grammaticali di base” atte a determinare ANALITICAMENTE dei parametri entro i quali i vini possono ,e devono,rimanere,perlomeno vini improbabili, neri come la pece e densi come il miele con un corredo fenolico abnorme potrebbero venire a priori respinti e non come adesso dove magari solo un vino troppo fedele ad un ‘annata meno felice ed al suo varietale (sangiovese) rischia di essere reso non idoneo .In fondo le Commissioni delle DOCG dovrebbero, essere in grado soprattutto di garantirne la provenienza : da un territorio riconosciuto eccellente la “qualità”intrinseca dei suoi vini dovrebbe dovrebbe essere scontata, resta sottinteso se poi un vino risulterà buono o cattivo sarà il consumatore a decretarlo ma ormai nessun produttore può permettersi la mediocrità merceologica se vuole sopravvivere, questo almeno è più che certo.

  17. Concordo con Cristiano, per quanto riguarda la complicità del sistema delle commissioni d’assaggio. Naturalmente anche altri hanno responsabilità grosse, come alcuni giornalisti e operatori. A questo punto però le pene le avranno solo i produttori e non gli enti…. e non mi sembra giusto.
    Mi chiedo anche se queste “presunte frodi” non si verifichino anche in altre Docg.

  18. @ Franco,
    se l’annata di quest’anno continua su questi livelli, la Maremma può poco, serviranno le cisternette borboniche.
    E poi, come dici te, se anche si tratta di merlot o cabernet prodotto entro i confini comunali, per dirla con Di Pietro, cosa ci azzeccano con il disciplinare di produzione che i produttori si sono dati?

  19. @Franco e gli altri
    cerchiamo di chiarire la questione Winesurf. E’ vero che Macchi aveva già scritto sulla questione fondi, me lo ricordavo benissimo, solo che nel suo articolo si parla di vigneti prevalentemente impiantati ad altre uve e non a sangiovese utilizzando i fondi europei e non di vigneti fantasma. Però Carlo è molto più preciso nel citare nomi e fonti.
    L’articolo è di un mese fa.
    http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=321

  20. Gentile Signor Penco,
    le comunico che non mi occupo di enologia, prestandole facilmente il fianco ad ogni sorta di critica.
    So però che da una zona di poco più di 100 ettari, tra Valdobbiadene, Santo Stefano, Soprapiana e Saccol, si possono ottenere ‘mediamente’ 1.000.000 di bottiglie
    http://www.coneglianovaldobbiadene.it/cartizze.asp
    troppo poche per giustificare la ‘spinta commerciale’ intorno a questo vino, venduto in rete tra i 12 e 25 euro (http://www.trovaprezzi.it/prezzo_vini_cartizze.aspx)
    Idem per il Sassicaia
    Quanto al Prosecco non è mistero che piccole cantine, con piccole superfici, ma grandi imprenditori, esportino container su container di sparkling wine nel NordAmerica.
    In un metro cubo dovrebbero sempre starci 1000 litri.

  21. per marin faliero.

    Non e’ per essere pignoli ma se parliamo di acqua (non conosco i parametri del vino ma penso non siano molto differenti) un recipiente di un metro cubo contiene esattamente mille litri di acqua.
    1m sono 10 decimetri e 1 decimetro cubo è un litro
    Quindi le 3 dimensioni di un m cubo in decimetri sono
    10 altezza 10 profondità 10 larghezza
    10x10x10 (dieci elevato alla terza)= 1000 decimetri cubi => 1000 litri.
    Oppure :
    1 dm equivale ad un litro.
    1 m cubo è un litro per mille ovvero 1000 litri

  22. Non è assolutamente pignolo, signor Cantabruna.
    Perchè però in quell’ipotetico recipiente ci stanno 3/4000 litri di vino?
    Pensa che con la produzione dl Cartizze si coprano annualmente tutti i mercati?
    La prego di rispondermi che non ne è convinto

  23. 1 – @Alvaro Pavan, un po’ di “ignoranza” dei disciplinari, tutti i vini prodotti in zona d.o.c. prima di avere l’approvazione alla d.o.c. sono semplicemente “vini atti a diventare d.o.c.”, sarebbe effettivamente più comprensibile la scritta ” vini in attesa dell’autorizzazione alla d.o.c.
    2 – La dichiarazione di maggior superficie vitata serve anche per un’altra truffa, produrre più uva per ettaro di quanto previsto dal disciplinare e non declassare le quantità eccedenti. Cioè passo per Brunello d.o.c.g. anche quello con una resa di 100 o più ql per ettaro.

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