Contrordine compagni! Il ministro Zaia smentisce il coinvolgimento nel “board di garanzia”

Storie di ordinaria confusione brunellesca…
“Svolta a Montalcino per il settore vitivinicolo italiano”, titolava solo due giorni fa – leggi – il comunicato stampa emesso dal Consorzio del Brunello di Montalcino, parlando di un nuovo speciale organismo, deciso dal Consorzio “di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole e la Camera di Commercio di Siena che daranno vita al fianco del Consorzio, con i rispettivi rappresentanti, al Board di Garanzia che definirà i parametri analitici e gli strumenti operativi per garantire la purezza Sangiovese richiesta dal Disciplinare”.
Un comitato, formato da tre persone con specifiche deleghe di competenze – che si avvarrà della consulenza di tecnici specialistici di fama internazionale nel settore dell’enologia, dell’agricoltura e della biologia”.
Una “soluzione concreta e pragmatica” cui si sarebbe giunti attraverso un confronto tra il Consorzio ed il Governo grazie all’operato dell’On. Antonio Bonfiglio, Sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali”.
Contrordine compagni! verrebbe invece da dire questa sera, leggendo una nota pubblicata ieri sera sul sito Agricoltura Italiana on line, espressione diretta del Ministero, con il titolo, che più chiaro e devastante non si potrebbe, leggete quiBrunello, Zaia: nessun intesa su progetto annunciato dal Consorzio”.
Il testo testualmente recita:
“Il Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia, in margine alle indiscrezioni di stampa a proposito delle cosiddette norme a tutela della qualità del Brunello, precisa quanto segue:
1. Quanto oggi diffuso dalla stampa prescinde dalla volontà del Ministro e da quanto fin qui elaborato dagli Uffici del Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali;
2. In particolare, si smentisce categoricamente che il Ministero sia stato coinvolto o che esista qualsivoglia accordo d’intesa sul progetto annunciato dal Consorzio di tutela sui giornali;
3. Il Ministro è impegnato in prima persona per elaborare positivamente, attraverso un proprio progetto, uno dei dossier più delicati dell’agroalimentare italiano, teso a restituire al Brunello credibilità internazionale e a consentire a uno dei nostri prodotti d’eccellenza di ritornare sui mercati strategici quale, ad esempio, quello americano;
Al proposito, il Ministro informa che, a margine dei lavori della Fao, e attraverso il nostro Ministero degli Esteri, incontrerà il Ministro dell’agricoltura americano Dan Schafer, allo scopo di scongiurare l’embargo previsto. (Il Portavoce del Ministro Giampiero Beltotto)”. Bene, a Montalcino, ai vertici del Consorzio, vogliono spiegarci il mistero del coinvolgimento – smentito da Zaia – del Ministro e del Ministero nell’“accordo d’intesa sul progetto annunciato dal Consorzio di tutela sui giornali”?
Insomma al Consorzio del Brunello la vogliono smettere, una volta per tutte, di ciurlare nel manico ? Quale affidamento si può fare su un Consorzio che annuncia una “soluzione” che solo il giorno dopo viene smentita, in maniera molto secca, dal Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali? Ma a che gioco stanno giocando, sulla pelle degli associati e della stragrande maggioranza dei produttori seri, a Montalcino?

 

0 pensieri su “Contrordine compagni! Il ministro Zaia smentisce il coinvolgimento nel “board di garanzia”

  1. Di solito a fare affermazioni frequentemente smentite sono i politici, ma, vista la tempestività e la chiarezza della nota ministeriale, qualcosa di poco chiaro sotto c’è di sicuro.
    Era una proposta troppo……

  2. Detesto quelli che fanno il processo alle tue intenzioni, perciò mando questo commento in punta di piedi…
    Quando ho letto la smentita qui sopra – che non è SOLO una smentita, a leggerla bene, è anche una bacchettata – quando l’ho letta, mi è venuto dritto in mente “ma allora, i boxini sui vari quotidiani di ieri, saran mica state barabinate!?”.
    Pensiero molesto, che si stratificava su un’altra (sempre di ieri) considerazione: gli americani hanno chiesto i nomi degli indagati; il consorzio non glieli può dare, la procura nemmeno, però forse data la situazione drammatica un’autorità più ALTA può fare qualcosa.
    In ogni caso, gli americani hanno chiesto i nomi degli indagati e noi gli rispondiamo (v. comunicati e articoli, fino a ieri) “ci saranno controlli più severi sulla qualità”.
    Ma quelli vogliono i nomi, non vogliono sapere che ci saranno controlli più severi…(magari lo danno per scontato).
    Insomma, caro dottor Ziliani, mi sembrava un po’ strano, ma ero contenta che si fosse un po’ sciolto quel groppo d’ansia.
    Spero ancora che sia tutto un equivoco, spero anche che il ministro abbia a cuore il problema, che ce l’abbia a cuore insieme al grande tema della tipicità dei vini italiani, e che aiuti i nostri a superare questo drammatico (ahimé bisogna riscrivere così)momento.
    Sarà banale, ma credo che ci sia un solo modo per uscirne: se dalle indagini in corso verrà fuori che sono stati commessi dei reati, vanno sanzionati e vanno dichiarati chiaramente gli eventuali comportamenti illecito. Non credo che si voglia altro.

  3. hai ragione Giorgia, il tono della smentita del ministro equivale ad una bacchettata bell’e buona, piuttosto seccata. Mi ripeto: ma a che gioco stanno giocando a Montalcino? Ma hanno capito o no che stanno scherzano col fuoco e che gli americani non ci stanno a farsi prendere in giro (eufemismo)?

  4. Il solito pasticciaccio all’italiana. Consorzio che coinvolge il ministero senza che questo ne sappia nulla, e ministero che si impegna a proteggere il Brunello senza che il consorzio sia a conoscenza del piano. Lavorare insieme mai?
    Come se fosse che la ricaduta dell’affaire brunello toccasse solo Montalcino e non la credibilità del vino italiano in genere.
    Se avessimo un ministero dell’agricoltura serio, l’unica cosa da dire al collega americano sarebbe: “Metti sotto embargo le aziende che non producono una certificazione dell’autenticità del proprio Brunello”. Altro che lavorare per scongiurarlo. Oppure assumersi in prima persona l’onere di richiedere questa certificazione alle aziende, controllarla, e autorizzare non solo l’esportazione ma la messa in commercio.

  5. Il problema e’ che al momento NON esistono analisi che possano confermare in maniera attendibile la presenza di altri vitigni all’interno del vino.
    Il profilo degli antociani infatti fatto una tantum non e’ attendibile al 100 % e quindi non puo’ essere usato in sede di giudizio.
    Quindi, in mancanza di un’analisi probatoria non c’e’ niente che si possa fare.
    Per quanto riguarda la nota del ministero sono veramente perplesso, sembra che il ministro smentisca in tutto e per tutto quanto annunciato dal consorzio…

  6. sembra? E’ innegabilmente una smentita e piuttosto secca. Al produttore di Montalcino che é intervenuto e ci ricorda che “al momento non esistono analisi che possano confermare in maniera attendibile la presenza di altri vitigni all’interno del vino” chiedo: cosa vogliamo fare allora, tenerci i Brunello corretti al Merlot e Cabernet e siccome non c’é modo di inchiodare i taroccatori alle loro responsabilità passare un bel colpo di spugna e scurdammoce ‘o passato?

  7. Ha per me dell’incredibile che i comunicati stampa da parte di consorzie e ministeri si susseguano come scambi di idee sui blog. Ma si rendono conto che stanno giocando sulla pelle di gente che lavora seriamente?
    un simile palleggio non sarebbe tollerato neppure in un campo di calcio.
    altro che meritocrazia! Qual vergogna questo irresponsabile atteggiamento di leggerezza nei confronti del Brunello e di tutto il Made in Italy.

    A Giorgia: non andar in punta di piedi, mi pare che tu conosca piuttosto bene la situazione e con intelligenza sai capirne e commentare ogni singolo passaggio.
    Coraggio, vai a fondo, forse anche il tuo apporto può stimolare positivamente.

  8. Caro Franco,
    non spariamo sulla croce rossa. Sono mesi che a Montalcino (e posso anche capirli) sembrano in stato confusionale e inanellano una topica dietro l’altra. Stato confusionale che dev’essere contagioso, visto che l’ufficio stampa pieno di sapienza venuto da Milano coglie questo autogol che il leggendario Comunardo Niccolai nemmeno se lo sogna.
    Pensaci bene: lo smacco più grande non è la smentita, che già è grave, ma il fatto che un comunicato ufficiale diffuso dal Consorzio a tutti i giornali sia stato ridotto dal Ministero al rango di “indiscrezione di stampa”. Bel colpo!
    E poi NC ha ragione: analisi con un grado di certezza dell’85% non sono giudizialmente utilizzabili, quindi il Board (ridicola espressione anglofila: perchè non hanno scritto commissione o un’altra parola presa dall’abbondantissimo vocabolario nostrano?) è l’ennesima e maldestra patacca con cui si tenta di coprire la magagna.
    Una tale goffaggine è davvero inspiegabile.
    Sono sempre più allibito. E intanto il Brunello sprofonda nelle sabbie mobili…
    Ciao,

    Stefano

  9. Che non esistano analisi certe al cento per cento a questo punto credo che lo sappia anche il procuratore. E lo sanno anche gli americani.

  10. Caro Franco,
    l’unico modo per garantire il consumatore al momento e’ intervenire seriamente sulle commissioni di assaggio della DOCG. Queste devono garantire la tipicita’ del Brunello. Per certi vini infatti non c’e’ bisogno del profilo degli antociani, basta metterli nel bicchiere e buttarne giu’ un sorso.
    In questi ultimi anni le commissioni sono state “un po’ leggerine” approvando vini discutibili e addirittura facendo rivedibili o bocciati i vari Soldera e Palmucci.
    Per quanto riguarda il profilo degli antociani la sua attendibilita’ e’ legata al fatto di usare questa analisi durante le varie fasi di vita del vino, dalla vinificazione, fino alla messa in commercio. Altrimenti non e’ purtroppo attendibile e non capisco come la procura intenda quindi provare eventuali “taroccamenti” in questo senso, ne come il TTB possa verificare che i vini che entrano negli USA siano 100% sangiovese. Non voglio fare colpi di spugna pero’ se purtroppo non si puo’ provare una certa cosa con quale titolo legale possiamo intervenire?
    L’importante e’ che, anche grazie a te, questo segreto di Pulcinella sia venuto fuori e che si intervenga in tal senso.

  11. caro produttore di Montalcino, prendo atto delle tue osservazioni, ma mi chiedo, questi rilievi le fa un’azienda con le carte in regola, i cui Brunello sono al di sopra di ogni sospetto di taroccamento o arrivano dai legali o dagli uffici comunicazione e marketing di qualcuna delle aziende indagate? Perché queste sono le giustificazioni, tra le altre, che adducono per portare ad un nulla di fatto e ad un proscioglimento. Hai ragione, in questi anni le commissioni di degustazione hanno, inspiegabilmente, lasciato passare e non bocciato certi vini che bastava guardarli, non solo degustarli per capirli che non potevano contenere solo Sangiovese di Montalcino. La “motivazione” é che spesso queste commissioni sono formate da tecnici che quei vini producono e quindi ovviamente non possono bocciare il loro operato. Pensiamo allora, con urgenza, ad una riforma delle commissioni di degustazione e alla loro composizione, chiediamo non più severità, ma più inflessibile correttezza e oggettività nel giudicare i vini, ma intanto che facciamo con gli americani? Gli diamo ‘sti nomi degli indagati, o speriamo di ipnotizzarli raccontando la favola bella del “board di garanzia” da cui il Ministro delle Politiche Agricole ha preso le distanze? Quando capiranno finalmente, al Consorzio e a Montalcino in genere, che così facendo si scherza con il fuoco e con un mercato che si sta stancando del nostro continuo non rispondere seriamente e che potrebbe benissimo mollare il Brunello così come lo ha “adottato” in questi anni?

  12. Caro franco,
    le carte sono in regola, pero’ purtroppo questa e’ la verita’. E’ un po’ come il delitto di Cogne, tutti sanno che e’ stata la mamma ma le prove non le hanno trovate. Purtroppo questa e’ la situazione, non esistendo analisi probanti tutto si risolvera’ secondo me in una bolla di sapone (purtroppo).
    Ripeto pero’ che ora il vaso di Pandora e’ stato scoperchiato’ e nessuno potra’ piu’ far finta di niente

  13. Buongiorno.
    Saluto NC: ma ti ricordi cosa conteneva il vaso di Pandora? Merita correre tali rischi? Un abbraccio.
    Buona giornata.

  14. “Le Commissioni d’assaggio per l’attribuzione della Docg, per esempio. (cito da BBblog dell’aprile scorso)
    Un aggettivo che si potrebbe usare per definirle è: “originali”. La loro attività è schermata: non ci sono nomi, notizie, niente di niente nemmeno sul web, il che dimostra maestria nell’esercizio di grande discrezionalità… ma perché ciò? Forse si deve nascondere qualcosa? Perché tanta mancanza d’informazione sulle loro attività, si potrebbe quasi chiamarla segretezza, sui nomi, sulle modalità, sulle scadenze di questo organo fondamentale per le sorti di ogni denominazione d’origine? Non sarà perché si ventili il rischio che qualcuno conoscendone le coordinate possa tentare d’influenzarle? Contraddittorio: quadri aziendali, enologi e tecnici di aziende sottoposte ad esame spesso fanno parte delle commissioni stesse o ne determinano i componenti. E i parametri di conformità da che “parrocchia” sono suggeriti visto che i disciplinari spesso non fanno testo? Che dire per esempio di uno dei più grandi Sangiovese in purezza della storia enologica toscana, quello di Isole e Olena, Paolo de Marchi produttore, che viene bocciato spesso a causa delle sue scarse caratteristiche “internazionali”? Da un lato è loro compito difendere la tipicità, dall’altro si premiano vini spuri e si bocciano vini autentici. Ma per favore!”

  15. @Caro NC, la mamma è in galera, anche se, appena ci ha messo piede, tutta l’italietta ha cominciato a chiedere la grazia.
    Lo scrivo senza spirito di vendetta, bensì anelando a un po’ di GIUSTIZIA.
    Ma come fate voi produttori di Montalcino a tollerare che vi sia un consiglio dove siedono persone indagate, non per molestie sessuali, badi bene!, ma per reati collegati al disciplinare che tutela la sostanza stessa del vostro vino. Come fanno questi signori a tutelare tutti i produttori che si sono comportati NORMALMENTE? Cioè a garantire all’universo mondo (segnatamente agli americani) che i reati di cui essi sono SOSPETTATI (e perciò indagati) gli altri produttori non li hanno commessi?
    Se lei fa il vino secondo disciplinare, come fa a sperare che loro ne siano i garanti?
    Le mie domande se le stanno ponendo in molti, e c’è anche qualcuno che comincia a rispondersi da solo: “si vede che erano tutti d’accordo”.
    Obbligateli a dimettersi, o andrete a fondo con loro.
    Il ministro, con la sua smentita (e con il tono usato) HA PRESO LE DISTANZE.

  16. Egregio dottor Ziliani, sebbene non condivida la sua totale intransigenza la rispetto, e con lei il suo punto di vista. Gradirei però cortesemente avere delle risposte su alcuni punti generici che mi sfuggono.
    1) perché un lieve taglio del Sangiovese nel Brunello (ammesso peraltro nel disciplinare primigenio) renderebbe lo stesso vino omologato ed anonimo, mentre invece esalterebbe altre docg apprezzate come Nobile, Chianti ecc.?
    2) perché di fronte a evidenti inadempienze – come minimo – del Consorzio, cioè del Presidente Cinzano Marone e del direttore Campatelli nessun giornalista ha sottolineato il dovere politico delle dimissioni?
    3) perché nessun giornalista ha sottolineato l’ipocrisia di TUTTI i soci del Consorzio, anche e soprattutto di quei piccoli produttori onesti (ecc. ecc.), che hanno respinto le dimissioni di Cinzano Marone e dei vertici istituzionali del Consorzio, e che, mi creda, ne dicono peste e corna appena quelli girano le spalle?
    Perché insomma si versano tante lacrime sul Brunello bistrattato, sugli attentati alla sua tipicità, ma non si propone una riforma radicale dell’unico organo ad oggi deputato alla sua tutela e che è EVIDENTEMENTE inadeguato? Vogliamo continuare a chiedere al colpevole di arrestarsi da solo? Vogliamo continuare con l’italico criterio per il quale i vertici di un organismo non sono MAI responsabili dell’organismo stesso?
    Mi dicono che Cinzano Marone non ha responsabilità, e voglio crederlo. Non avrà responsabilità penali. Ma inevitabilmente ne ha di politiche, non si scappa. La sua testa, come quella del direttore, deve cadere. Il disciplinare può anche non essere riformato, può anche rimanere così, ma non vedo perché scansarne il dibattito come la peste. Che ammettere tagli al Sangiovese equivalga a darla vinta ai furbi è una teoria rispettabile, dottor Ziliani. Ma è un’idea sua, non necessariamente la Verità. Lei sa benissimo che molte aziende, e forse le più grandi, non potranno mai fare un Brunello di solo Sangiovese, perché nei loro terreni bassi ed umidi non arriva a perfetta maturazione. I loro vini saranno sempre difettosi. Se scegliamo SERIAMENTE di rispettare il vigente disciplinare queste aziende usciranno dal mercato, e l’intera economia del Brunello verrà stravolta. La scelta è chiara: difendere l’etica del disciplinare e ridurre il mercato, o salvare il mercato riformando (“tradendo”, per chi la pensa come lei) il disciplinare. Aut aut.
    Massimo rispetto per chi sceglie la prima opzione, ma non corro via scandalizzato quando sento proporre la seconda.
    L’ultima domanda è la più spinosa: come la risolviamo?

  17. gentile gb leggo il suo intervento e alle sue prime tre domande non posso che rispondere rinviandola a rileggersi tutti i miei interventi che dal 21 marzo in poi si rincorrono sul tema Brunello “non conforme”, una “battaglia” che considero centrale, mi permetta la metafora, la madre di tutte le battaglie a favore del vino italiano. Quello che chiede e denuncia lei io l’ho chiesto e lo denuncio da oltre due mesi, ottenendo qualche risultato, ovvero che chi voleva stravolgere il Brunello oggi si trova impossibilitato a farlo, perché lentamente, ma in maniera inarrestabile, cresce tra i produttori un fronte (12 i voti contrari all’approvazione del bilancio all’ultima assemblea, e numerosi gli astenuti) che deve ancora unirsi e trovare una strategia comune che si oppone a questo spettacolo indecoroso, ad una gestione del Consorzio che definire lacunosa é solo un eufemismo. Quanto alle altre Docg toscane che cita, Chianti Classico in primis, ho scritto decine di articoli, su questo blog, sul sito WineReport.com su giornali italiani ed esteri, denunciando il fatto che con l’attuale disciplinare dove é consentito un 20% di altre uve il Chianti classico ha perso la sua identità. Io sono per il Sangiovese per vini toscani veri che profumino di Sangiovese e non puzzino di Merlot! Lei poi scrive: “Che ammettere tagli al Sangiovese equivalga a darla vinta ai furbi è una teoria rispettabile, dottor Ziliani. Ma è un’idea sua, non necessariamente la Verità”. E’ un’idea mia, ma condivisa da un sacco di persone nel mondo, giornalisti, opinion leader (le bastano il critico di vino del New York Times, il direttore di Wine & Spirits, editorialisti di Decanter e di The World of Fine Wine?), ma soprattutto importatori, enotecari, distributori, anche negli States, che di un Brunello uguale ad altri vini, ufficialmente merlottizzato e cabernetizzato non sanno che farsene. E di cui non scriverebbero più, non comprerebbero più. Non so se mi spiego… Quanto alla sua ultima affermazione “lei sa benissimo che molte aziende, e forse le più grandi, non potranno mai fare un Brunello di solo Sangiovese, perché nei loro terreni bassi ed umidi non arriva a perfetta maturazione. I loro vini saranno sempre difettosi. Se scegliamo SERIAMENTE di rispettare il vigente disciplinare queste aziende usciranno dal mercato, e l’intera economia del Brunello verrà stravolta. La scelta è chiara: difendere l’etica del disciplinare e ridurre il mercato, o salvare il mercato riformando (”tradendo”, per chi la pensa come lei) il disciplinare. Aut aut”, io non ho alcun dubbio. Il mercato, la fortuna, l’identità del Brunello si salvaguardano facendo vini veri, magari riducendo la produzione di Brunello, che in questi anni é cresciuta a dismisura ed in maniera diciamo così disordinata, e non congelando una situazione pasticciata dove nel contenitore Brunello, a guardare bene, con estrema attenzione, c’é un sacco di roba che con il Sangiovese, con Montalcino, c’entrano ben poco. Le va bene una situazione dove un Consorzio, non di un vinello qualsiasi, ma del Brunello, fa emettere dalla sua agenzia di comunicazione, immagino molto ben pagata, un comunicato che afferma che é stata trovata una soluzione di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole ed il giorno dopo il Ministro smentisce sdegnosamente? A me, che non sono di Montalcino, ma amo Montalcino ed il suo Brunello, quello vero, questo stato di cose mette rabbia e malinconia, un’infinita tristezza. Mi auguro che tanti produttori seri decidano finalmente di uscire allo scoperto, di coalizzarsi, di pensare ad una soluzione possibile al di fuori di questo Consorzio, da una realtà dalla quale é bene prendere le distanze, prima che sia troppo tardi. A me le “logiche” del “tutti colpevoli, nessun colpevole” o del “muoia Sansone con tutti i filistei!” fanno orrore, ma sembrano le “logiche” dominanti in questo momento estremamente confuso e triste, a Montalcino…
    ricordo un appello, che molte persone hanno già firmato, per la difesa del Brunello di Montalcino:
    http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?brozzi&1

  18. @gentile gb.
    Mi pare che se il Brunello che avete raccontato al mondo è così difficile da produrre, è ancora più giusto che sia un mito, perciò vissuto e consumato come tale (e pagato come tale).
    Se questa rarità è rara, perché renderla banale e accessibile?
    Forse chi ha tradito il disciplinare per aumentare il fatturato l’ha fatto perché i costi di produzione stavano diventando insostenibili?
    Forse qualcuno ha speculato sul mito.
    Del resto se ci si guarda intorno non c’è più molto di vero; delle nostre decantate meraviglie resteranno i nomi (registrati, nel frattempo, dai giapponesi).

  19. Gentile gb,
    non per rivendicare ridicole primogeniture o farmi risucchiare in gare di copyright, ma su questo blog e anche altrove il sottoscritto le domande 2) e 3) che lei formula le ha poste da un pezzo. Perfino all’ufficio stampa del consorzio, che ovviamente è rimasto muto come un pesce.
    Alla prima domanda si è invece risposto da solo. C’è una norma, quella del 100% Sangiovese, che funge da garanzia e da vetrina del Brunello. Disattenderla, oltretutto nei modi goffi e grossolani come è accaduto, è suicida. Mutarla dopo che il bubbone è scoppiato, peggio ancora. Il fatto che altri abbiano commesso lo stesso errore (e adesso cerchino di correre, sebbene senza far rumore per non contraddirsi troppo, precipitosamente ai ripari) non lo giustifica affatto, anzi: dopo che per decenni si è costruita la propria credibilità su una cosa non si può dire “scusate, ho sbagliato”.
    Quanto all’affermazioone che il taglio debba essere ammesso perchè altrimenti c’è chi ha chilometri di vigne nel posto sbagliato e non potrebbe avere uve mature, spero si tratti di una battuta. Secondo questo criterio, per rendere l’acqua potabile basterebbe abbassare per legge le soglie massime di inquinamento tollerato, per consentire a chiunque di produrre Chianti Classico basterebbe portare i confini della denominazione da Livorno a Fano (perchè sennò quelli di Urbino come farebbero a produrlo?), per fare olio extravergine di oliva basterebbe fare un decreto che battezza “olive” il girasole e il colza…
    Guardi, come ho plurimamente scritto, credo che alla base di questo pandemonio ci sia una cosa semplice: troppi anni di cointeressati lassismo, complicità, tolleranza, avidità e stupida illusione che tutto possa essere espanso, dilatato e annacquato a dismisura senza che i nodi vengano mai al pettine.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  20. A gb vorrei chiedere: se una azienda non riesce a portare l’uva sangiovese a maturazione a causa dei vigneti “bassi ed umidi” in Montalcino, mica in Romagna, come è possibile farlo in terreni a oltre 500 metri?
    Ridurre le rese, no? Evitare le concimazioni chimiche, no? Imparare un pò di agricoltura vera, no?
    Eppoi, ammesso anche che non si riesca proprio a produrre dei Brunello all’altezza con quei vigneti a solo sangiovese, nessuno obbliga quelle aziende a produrre Brunello: possono declassare l’annata. Cosa impossibile? Certo, visto che siamo il paese dei furbi è più facile chiedere di cambiare un disciplinare, tanto chissenefrega della tradizione… Lei gb sa che se un produttore a Vosne-romaneé ha i terreni in pianura può produrre solo Borgogna base o, al limite village? E che nessuno, finora, si è mai sognato di chiedere di poter immettere vitigni migliorativi al Pinot Noir che, le assicuro, è pure più difficile del Sangiovese?
    Insomma, un pò di serietà!

  21. Gentile Stefano, condivido pienamente la sua conclusione. Chi non potrebbe condividerla? Ma innanzitutto che (cito) “il taglio debba essere ammesso” sono parole che lei – arbitrariamente – mi mette in bocca: io ho detto altro. Ho detto che forse è il caso di dibattere sull’argomento in modo più equilibrato, evitando barricate. Poi, in linea di principio posso benissimo essere d’accordo con lei. Bisogna però assumersi la responsabilità dell’ortodossia del disciplinare: questo significherà che l’attuale domanda di Brunello del mercato non potrà essere soddisfatta. Non ne faccio un problema personale (io non sono un produttore), può andare benissimo, ma dobbiamo sapere a cosa andiamo incontro.
    Ancora, lei sa che il disciplinare non definisce in modo chiaro in quali zone del territorio montalcinese si può produrre Brunello? Sa che parla genericamente di “terreno collinare” senza spiegare ciò che questo significhi? Sa che non ci sono criteri di altitudine minima, tipologia di terreno, esposizione, umidità media eccetera? Voglio dire con questo che il problema non è di così semplice risoluzione, e c’è un groviglio di responsabilità pregresse non facilmente districabile. I principi sono quanto di più nobile e condivisibile, ma vanno applicati alla realtà con la dovuta cautela, perché il terreno su cui si vanno a poggiare è inevitabilmente cedevole.
    Saluti a lei.

  22. Appunto, caro gb, appunto. Approfittando della mancanza di norme – e ignorando quelle dettate dal buon senso, l’esperienza, l’agronomia, le buone pratiche di viticoltura – nonchè approfittando della liceità formale di piantare vigneti ovunque, purchè all’interno del comune di Montalcino (grazie anche alle “wild card” politicamente concesse anni fa, che hanno di fatto raddoppiato il potenziale produttivo), si sono in sostanza messe viti ovunque, comprese le bandierine dei corner al campo sportivo. Dopodichè ci si è posti il problema di dove piazzare tanta esuberante produzione. Pensare di venderla all’interno della fatale nicchia commerciale a cui il Brunello, per prezzo e per stile vinicolo, era riservato, era impensabile. Cosa di meglio allora che copiare le strategie messe in campo già da anni dall’industria della moda: un prodotto di massa venduto però a prezzi e con le apparenze di uno di nicchia? E così via alle strategie di marketing e di comunicazione.
    Il responso è stato esplicito: esiste un vastissimo mercato (quello americano e americanoide, ovviamente) che richiede un prodotto che abbia la “forma” del Brunello e la sostanza di un vino internazionale (vabbene, diciamolo: sempliciotto). Ed ecco arrivare le spinte per la riduzione del periodo di invecchiamento, quelle per un vino più “facile”, “bevibile”, coerente ai gusti interazionali.
    Il guasto è cominciato qui. Poco conta – paradossalmente! – che il Brunello merlotizzato sia nato con uve di merlot, cisterne di merlot o magie di cantina: resta il fatto che quel vino è diventato un business, troppo un business. Un business a cui tutto, disciplinare coompreso, deve piegarsi. Per dare “soddisfazione” a produttori che prima erano 30, poi 60, poi 100, oggi oltre 250.
    E’ normale, questo? Non lo è nella comune agricoltura, ma lo è nell’industria. Peccato che al consumatore internazionale di questa industria non si sia mai parlato e che egli sia ancora convinto che il Brunello degli anni 2000 sia un prodotto magico, esclusivo, per pochi. Prodotto però, peccato, in svariati milioni di pezzi.
    Cosa vuole dunque che ci sia da dibattere sul disciplinare? Lo si può fare in teoria, ideologicamente forse. Ma la realtà è ben più avanti. Al Consorzio (melius: alla maggioranza dei produttori) ha fatto più comodo che il disciplinare dicesse 100% sangiovese ma che poi il vino “sapesse” (lascio al lettore immaginare perchè e percome) anche di altro, come richiesto dal mercato e da certa stampa preposta a pomparlo.
    Il resto sono chiacchiere.
    Così si è tirata la corda sempre più, finchè la corda si è rotta. Che si sia rotta per una spiata, per un caso, per l’intuizione di un magistrato, per un autogol del consorzio, è assolutamente secondario. Si è abusato troppo e la grana è venuta a galla. Ora è tardi anche per chiedersi dove si è sbagliato. E molti produttori adesso non sanno chi ringraziare.
    In questa impasse surreale, il Consorzio e i suoi stralunati dirigenti annaspa, aggravando la propria posizione.
    Poi arriveranno i processi, le sentenze e spero le assoluzioni. Ma nessuno potrà cancellare il pasticcio.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  23. gb si preoccupa se la produzione (eventualmente) ridotta non soddisferà le richieste del mercato. Ma NON deve soddisfarle, non deve obbedire alle regole del mercato di massa; cercate di ricordarvelo, non è un’invenzione del marketing è un gioiello dell’agricoltura italiana.
    Corrado Dottori ha citato molto appropriatamente, in un suo intervento qui sopra, alcuni punti che non sembrano passare nemmeno lontanamente nella testa di chi pensa al Brunello SOLO come a un affarone.
    Non è un business, non è mai stato così per chi lo fa come dev’essere fatto.
    Magari può essere chic produrre questo vino, ma è soprattutto FATICA.
    Una parola un po’ dimenticata da quelli che si sono abituati a vivere alle spalle degli altri.
    Purtroppo intorno al Brunello ci sono interessi, di cui si sentono il peso e la morsa, che rendono difficile e complicato, molto complicato, un ritorno alla normalità.
    Bisogna che i produttori che credono nel loro lavoro si muovano per difenderlo, al più presto.

  24. Temo che alcuni di quelli che hanno commentato i miei interventi si siano fatti l’idea che io intenda difendere il “sistema” così com’è. Assolutamente no, ho detto e ribadisco che condivido appieno i principi di Stefano Tesi, e anche quelli di Giorgia. Avete – seppur con qualche piccola esagerazione – colto perfettamente nel segno circa le cause che hanno ci hanno portato al punto in cui siamo oggi. Ma al di là dei “perché”, c’è il problema del “cosa fare” adesso. Spero che Franco Ziliani abbia ragione e che i produttori onesti inizino a farsi sentire, ma al momento vedo solo timidi accenni. In ogni caso credo che in un senso o nell’altro si debba intervenire sul disciplinare, sia che lo si voglia rendere più elastico, sia che si voglia irrigidirlo. Purtroppo intravedo una volontà di lasciarlo così com’è: inadeguato, perché lascia ampie zone d’ombra dove è possibile fare di tutto, ragione per la quale a suo tempo Biondi Santi non aderì al consorzio. Corrado Dottori può anche aver ragione, ma come si può fare quello che suggerisce senza intervenire sul disciplinare? Ironizza sulla mia definizione (corretta) di terreni bassi ed umidi perché probabilmente non conosce la realtà geografica del comune di Montalcino. Non si tratta di sola collina, ci sono anche valli. I vigneti di Banfi occupano in gran parte la valle del torrente Orcia, e quel Sangiovese non arriva a perfetta maturazione perché deve essere vendemmiato prima dell’arrivo delle brume di ottobre, altrimenti ammuffirebbe. In area collinare invece, ventilata, il rischio muffe è ridotto e si può attendere una maturazione completa. Vogliamo dare un giro di vite al disciplinare? MI VA BENISSIMO. Stabiliamo allora con precisione quali sono quelle – poche – porzioni di territorio dove il vino prodotto ha diritto alla denominazione Brunello e declassiamo le altre. Ma inquadriamo tutto questo in un più ampio progetto di ricollocazione dell’economia montalcinese, o assisteremo ad un impoverimento catastrofico della popolazione la quale, direttamente o indirettamente, ad oggi vive di quell’economia.

  25. @gb, non ho affatto esagerato. semmai hanno esagerato quelli che hanno aggiunto – non il 2 o il 5, ma nemmeno il 10% – o anzi hanno praticamente stravolto il vino facendolo in modo lunarmente lontano da ciò che il consumatore ha pensato di acquistare.
    complici certi giornalisti, ovviamente enologi spegiudicati, e personaggi a libro paga nei presidi più disparati.
    questa questione delle analisi che non certificano mi sembra la prova regina che è mancata a cogne…
    e fa certamente comodo a chi ha ricevuto un avviso di garanzia e sa che si sta indagando sulle sue azioni.
    ma insomma, avete mai assaggiato i vini?; sull’impossibilità di trovare il – diciamo – 5% di uve estranee posso capire, ma quando si beve un bicchiere che già dal colore nerastro dice che ha conosciuto intimamente uve illecite, non è questione di analisi!
    ora le analisi non servono; tra qualche giorno scopriremo che il procuratore ha un’amante che produce brunello e si è inventato tutto, per vendicarsi dei tradimenti di questa; poi verrà sfiduciato il presidente e al suo posto arriverà qualche uomo di paglia.
    intanto gli inquisiti continueranno a TUTELARE gli altri produttori?
    l’unica cosa che mi consola, in tanto degrado, è che il passaparola (questo a montalcino non lo hanno ancora imparato) è più forte di tutto.
    questo blog insegna.

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