Grandi vini tradizionali della Rioja in degustazione a Napoli

Era stato proprio il capitolo “Rioja Loses its Spanish accent”, dove stigmatizzava quello che era avvenuto negli ultimi 10-15 anni nella regione spagnola e raccontava di un incontro con Maria José Lopez de Heredia, uno di quelli che mi aveva più colpito ed appassionato nella lettura, che consiglio a tutti, del formidabile libro della collega wine blogger e wine writer Alice Feiring, The Battle for Wine and Love or How I saved the world from Parkerization (vedi qui e poi qui e ancora qui).
Il racconto di quei vini bianchi d’antan, secchi, diretti, decisi, affinati in botti di legno ormai esauste, alieni da furbeschi residui zuccherini, il ritratto di quell’idea nobile e antica dei vini spagnoli, tanto diversa da quella impostazione commerciale che caratterizza, soprattutto in rosso, tanti vini di oggi, che sembrano voler recuperare il “tempo perduto” sui vini di stile moderno di altri Paesi ed enfatizzare i loro eccessi, concentrazione mostruosa, quantità di legno pauroso, muscolarità, mi aveva conquistato. A tall punto che mi ero imposto di informarmi se in Italia, come auspicava quattro anni fa Fabio Cimmino (oggi wine blogger) in un suo bel ritratto dell’azienda pubblicato (leggi qui) dal mio WineReport, qualcuno si sarebbe deciso ad importare dei vini tanto “borderline”.
Quel qualcuno si é materializzato, e si chiama Teatro del Vino a Firenze (vedi sito), e grazie a questa scelta coraggiosa di proporre, come altri vini speciali che questo piccolo distributore ha selezionato, vini tanto “anti-moderni” e classici è stato possibile compiere un’altra scelta altrettanto coraggiosa e un po’ folle, quella che ha portato l’Enoteca Di Vino in Vigna (sito), la cui collocazione in via Sigmund Freud a Napoli fa capire di quale “caso psicologico” si tratti, a programmare, in collaborazione con l’A.I.S. di Napoli (vedi), una degustazione (leggi) di questi vini per la serata di giovedi 5 Giugno alle 20,30.
Niente vini “parkeriani” o “parkerizzati”, come direbbe Alice, di scena quella sera, ma conformemente allo spirito di quello che definiscono Eno-Laboratorio, ovvero “un luogo di discussione e di confronto dove sperimentare la degustazione di vini “diversi” e, tra una chiacchiera e l’altra, percorrere nuovi virtuosi sentieri di conoscenza “etilica“, come ha scritto con ogni probabilità Mauro Erro, anche lui wine blogger, nientemeno che tre annate di un rosado di 10 – 12 anni Viña Tondonia Rosado Gran Reserva: 1995 – 1997 e una serie di annate di un bianco, che immagino strepitoso, di oltre vent’anni, Viña Tondonia Blanco Gran Reserva: 1981 – 1988, di quella che viene unanimemente considerata una delle bodegas più tradizionaliste della Spagna.
Una bodega (sito) dove il visitatore può trovare, come racconta l’annuncio dell’A.I.S. Napoli, “secolari tini di fermentazione, grandi botti di rovere che vengono prodotte ancora oggi direttamente in azienda, cantine scavate nella roccia che si snodano attraverso ben quattro chilometri di gallerie”.
Questa bella degustazione sarà condotta da una coppia singolarissima, un produttore di grande qualità (sito), e anche wine blogger (leggi) ovvero Bruno De Conciliis e nientemeno che il buon Fabio Cimmino che i vini di Lopez de Heredia ha fatto conoscere al pubblico napoletano.
Per informazioni e prenotazioni: 081.3722670 e-mail
Mannaggia a muorte
, perché Napoli è lontana e non posso partecipare con gli amici dell’A.I.S. e con Fabio a questa magnifica serata?

0 pensieri su “Grandi vini tradizionali della Rioja in degustazione a Napoli

  1. A conferma di quale “caso psicologico” siamo, un mio piccolo errore di comunicazione (mea culpa): i rosati saranno 1993 e 1995, il 1997 doveva essere una sorpresa in corso d’opera. Può darsi compaiano anche i rossi…chissà. Insomma la serata sarà in tema con il produttore: matta!

    Grazie, e scusatemi ancora.

  2. Caro Franco,
    scusami se approfitto oltremodo della tua cortese ospitalità ma colgo l’occasione pubblica per ringraziare Mauro Erro, coraggioso enotecaro napoletano(sono certo che saresti colpito dalla sua selezione), e Tommaso Luongo, giovane brillante delegato Ais Napoli, per aver continuato, tra l’altro, a credere in me, nelle mia passione sincera per il vino ma soprattutto nella capacità e la curiosità del pubblico, smaliziato o meno, di apprezzare la “diversità” e l'”originalità” di certe bottiglie.

    Abbiamo portato a Napoli per la prima volta:

    La magica Valtellina di Ar.Pe.Pe
    Un’indimenticabile miniverticale di Kurni
    Il Pinot Noir dei piccoli grandi produttori di Borgogna
    Nemo profeta in patria: il Taurasi di Struzziero
    Un emozionante revival di vecchie annate di Borgogno
    I Vini in Anfora

    E adesso Lopez !

    E non è finita qui.

    Grazie per lo spazio che hai voluto dedicarci.
    Fabio

  3. Forse la mia mente era annebbiata quella sera, ma se un po’ di lucidità mi rimase, credo che Mauro fece dono a Vincenzo Ippolito di un rosato di Lopez con qualche annetto sul groppone, in occasione di una mini verticale del buonissimo Ripe del Falco (appuntamento, Fabio, che hai dimenticato di riportare tra quelli già avutisi a Divino In Vigna… argh argh).

  4. Hai ragione la memoria mi sta lentamente abbandonando.

    Certo che ne abbiamo fatte tante veramente quest’anno.

    Per la prima volta a Napoli siamo riusciti ad organizzare una serie importante di degustazioni di qualità fuori dai soliti circuiti.

    E, come tu ben sai, l’anno prossimo riserverà ancor più belle ed emozionanti sorprese.

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