La penserete mica come Rivella? Ottimi argomenti per firmare questo appello

Se non vi siete ancora decisi a firmare questo sacrosanto appelloIn difesa dell’identità del vino italiano”, bene, leggetevi questa lunga intervista rilasciata a Winenews.it da uno massimi esponenti “del liberismo selvaggio applicato al settore vitivinicolo, di quella malintesa modernità che vorrebbe qualsiasi prodotto enologico conforme ai canoni della richiesta di mercato”, il cavalier del lavoro Ezio Rivella.
Se di fronte alle reiterate uscite contro “i famigerati disciplinari rigidissimi”, contro il baluardo del Sangiovese 100% per il Brunello di Montalcino, a suo dire “sostenuta e rafforzata da una mistica letteraria e da contributi filosofici, tanto da attribuire tutto il merito del successo del vino al Sangiovese”, fatte agitando lo spauracchio dell’estensione delle indagini anche ad altre denominazioni “se la legge è sbagliata, bisogna cambiarla, perché applicando lo stesso metodo di indagine in altre aree di produzione, buona parte delle Doc finirebbero negli stessi guai”, e proponendo, ma guarda te!, come soluzione per il futuro un “disciplinare con percentuali indicative. Se il Sangiovese, a Montalcino conferisce al vino particolare struttura e longevità, una percentuale dell’85-90% è più che sufficiente a fornire questo carattere. Se uno poi vuole distinguere il proprio prodotto usando il 100% Sangiovese, deve poterlo fare”, non correte a firmare l’appello vuol dire che, sotto sotto, siete più rivelliani di Rivella!
Suvvia, lettori di Vino al Vino, cari amici produttori di Montalcino, cosa aspettate a firmare?

0 pensieri su “La penserete mica come Rivella? Ottimi argomenti per firmare questo appello

  1. Ma, da che c’è, perchè Rivella non chiede qualche variante alla Bibbia??? Va da se’ che è datata, e magari il suo illuminato liberismo svecchierebbe principi secolari, come quello della fedeltà, della verità, dell’impegno…Scherzi a parte, certo i disciplinari non sono verità divine, ma rappresentano il senso storico di un vino; codificano l’identità di una terra, indicano la norma fondamentale cui si sono ispirati in tempi non ancora viziati dal business planetario tutti coloro che credevano nella loro terra, nella materia che avevano davanti, cioè il Sangiovese nel caso di Montalcino. La Tradizione è il futuro, altro che vecchiume!! Si abbia l’onore di difendere una singolarità irripetibile come quella del Brunello; non ci sono a Montalcino numeri tali da giustificare una produzione massiva a colpi di iniezioni di merlot; esiste invece l’impegno di tutti i produttori a conoscere e migliorare il modo di trattare il Sangiovese dalla vigna alla bottiglia: questa sì’ che è una scommessa da imporre a tutti da parte del Consorzio, perchè non basta avere i milioni per comperare terra, cantina e enologo per diventare produttori di Brunello. Solo questa ferrea disciplina etica e professionale manterrà nel mondo la luce di Montalcino.

  2. l’hanno detto anche gli americani: vogliamo solo sapere “se il brunello è 100% sangiovese come dice l’etichetta”. corollario: se non è 100% sangiovese lo possiamo paragonare a tutti gli altri vini toscani, italiani, australiani…

  3. Se tutti i disciplinari possono essere cambiati, allora perchè non mettiamo un po’ di lambrusco nel chianti? giusto così, per renderlo un po’ più allegro! magari ai cinesi piace!!
    Ma dai, siamo seri!
    Il brunello E’ TALE se è sangiovese 100%.
    qualsiasi altra cosa, pur di ottima qualità, non è brunello. Chiamatelo come volete, Brunelleschi, Montalcino, Ciccio, ma non brunello.

  4. Vorrei anch’io, se mi è consentito, esprimere un mio personale punto di vista su quest’argomento che, ormai da qualche mese, sta quasi monopolizzando le discussioni su molti siti e blog. D’altra parte, sono convinto anch’io che la posta in gioco meriti l’attenzione di tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle nostre tradizioni.
    Preciso di aver già firmato la petizione da diversi giorni, poiché condivido in pieno le ragioni che hanno portato il sig. Ziliani e tutti gli altri che sono intervenuti nel suo blog a difendere la tipicità del Brunello.
    Voglio comunque fare una considerazione: siamo, o dovremmo essere, in un Paese che si definisce democratico, e in democrazia è un diritto di tutti esprimere liberamente la propria opinione, a favore o contro una determinata questione. Dovendo però prendere una decisione finale, che dovrà valere per tutti, è anche giusto e altrettanto democratico che questa decisione venga stabilita almeno da una maggioranza, né più né meno per ciò che accade in un governo o in un semplice condominio.
    E’ quindi sbagliato l’atteggiamento di forzatura adottato da qualcuno (pochi, credo) per decidere anche per gli altri (la maggioranza) il cambiamento delle regole.
    Sono dell’idea, però, che nel momento in cui la maggioranza dei produttori di Montalcino dovesse consapevolmente dichiararsi favorevole al cambiamento delle regole, democrazia vuole che tale volontà debba essere accettata, pur continuando a non condividerla come il sottoscritto.
    Certo, la democrazia non impedisce a nessuno di “suicidarsi”, seppure a maggioranza…

  5. Gentile signor Boldrini, eccellente intervento. Il problema è che a Montalcino 5 aziende controllano il 60% per cento dei voti e delle estensioni nonchè il 95% del mercato dell’uva e, guarda caso, 4 si queste 5 hanno le cantine sigillate……… gli altri 245 si dividono il restante 40% dei voti e delle estensioni………….

  6. La ringrazio per i complimenti, ag.
    Ho volutamente eluso il problema da lei evidenziato, aspettandomi qualche intervento a proposito, e sono contento che ciò sia avvenuto prontamente.
    Da semplice spettatore, non “addetto ai lavori” e per di più non di Montalcino né toscano, mi viene allora da fare qualche considerazione ulteriore.
    La situazione da lei evidenziata mi sembra paradossale. Mi viene facile, per l’attività che svolgo, fare un paragone-parallelo con ciò che potrebbe avvenire in un condominio quando si devono prendere delle decisioni riguardanti spese, lavori e modalità di gestione del condominio stesso.
    Anche in questo ambito le decisioni vengono prese a maggioranza ma, se ci fossero due condòmini che, da soli, rappresentassero il 51% dei millesimi totali, anche se il condominio fosse costituito da 50 proprietari, questi due da soli potrebbero prendere qualsiasi decisione “a maggioranza”, senza che i restanti condòmini potessero opporsi!
    Per fortuna di noi tutti non è così. La legge ha voluto tutelare la vera democrazia in questo ambito, prevedendo la necessità della doppia maggioranza, sia come millesimi che come numero di persone.
    Nel caso del Consorzio di Montalcino, però, mi sembra di capire che neppure con un meccanismo del genere si avrebbe una vera democrazia, a tutela dei piccoli e piccolissimi produttori.
    Scusatemi se mi sfugge qualcosa che ignoro ma, come diceva qualcuno tempo fa, “la domanda nasce spontanea”: perché, allora, prima ancora di pensare ad eventuali modifiche al disciplinare del Brunello, non si pensa a modificare le regole di partecipazione al Consorzio, a maggior garanzia per tutti, grandi e soprattutto piccoli? Oppure, con questa struttura e regolamentazione in vigore, che vantaggi ci sono per i piccoli produttori di far parte del Consorzio, se non possono avere in nessun caso voce in capitolo?
    Cordiali saluti a tutti.

  7. Buonasera.
    Gentile Paolo, potrebbe essere una soluzione valida. Ovviamente andrebbe imposta dall’alto, non credo che le 5 sorelle sarebbero molto d’accordo……..
    Per le altre giuste osservazioni che lei fa, basterebbe che lei conoscesse un po’ certe “brillanti” realtà per capire.
    La saluto, per ora,
    buon pomeriggio

  8. mi spiace non essere d’accordo con il vecchio amico Marco Mancini che pubblica sul Corriere Vinicolo e sul sito Focuswine.it l’editoriale intitolato Fanatismo per eccesso d’amore. Questo non é fanatismo é amore del vino, volontà di difendere il vino italiano dai tentativi, sempre più chiari e aggressivi, di standardizzazione, di omologazione, di livellamento di quelle differenze che fanno la grandezza, ed il fascino del vino italiano…
    Ecco il testo integrale dell’articolo di Mancini:
    “La vicenda Brunello, con il suo lungo strascico, non solo sta causando danni economici e d’immagine ma ha generato un livore da barricate tra comunicatori ammantando l’intero comparto di un’atmosfera cupa. Nei momenti di difficoltà si dovrebbero innescare solidarietà, coesione, riflessione costruttiva, ma così non è. Ancora una volta si rischia di gettare al vento l’opportunità, sia pure sofferta per come si è determinata, di un ampio confronto tra addetti ai lavori per giungere a un chiarimento onesto che spinga il settore fuori dalle sabbie mobili nelle quali sta sprofondando. Ma i puristi, lancia in resta, tornano all’assalto armati fino ai denti di micidiali autoctoni.
    Bisognerebbe fare uno studio socio-antropologico per capire perché nel nostro Paese arda costantemente il fuoco del vitigno e a ogni flebile vibrazione si riaccenda violentemente il duello alloctono-tradizionale. Anche dinnanzi a fatti oggettivi gravidi di conseguenze si persevera a inneggiare istericamente alla tradizione dall’alto della propria torre d’avorio, con un atteggiamento intriso di snobismo drammaticamente distante da ciò che realmente chiede il consumatore. Cioè un vino buono e dal prezzo accessibile al di là della purezza di razza vegetale.
    A proposito dei fatti, tra i più eclatanti, spicca come noto – se verrà provato, poiché l’inchiesta è ancora in corso – il taglio di Sangiovese con percentuali di altri vitigni e a essere coinvolte sono proprio quelle aziende che riscuotono grande successo sui mercati internazionali. Un dato questo che non può essere trascurato, anche perché è indubbio che proprio queste aziende abbiano contribuito al successo e alla fama internazionale di questo straordinario vino e del suo magico territorio. Parliamone!
    Altro elemento pesante come un macigno, continuamente rimosso e sempre rotolato a valle, come la pena eterna di Sisifo, è quello dei controlli. Così come congegnati evidentemente non funzionano, ne abbiamo già le prove ma certamente altre ne arriveranno. Parliamone!
    Certi disciplinari di produzione galleggiano sospesi in galassie poste a distanza siderale dal mercato, quindi dai consumatori; senza addentrarci in filosofiche acrobazie attorno al concetto di tipicità e tradizione, forse è il caso di intervenire con qualche ritocco. E il problema non riguarda soltanto il Brunello. Parliamone!
    L’immobilismo al pari del puro discettare sono molto pericolosi come sta dimostrando l’esperienza. Ecco perché faccio molta fatica a comprendere l’appello dei colleghi di Porthos dai toni così esasperati, estremi rivolto contro un mostruoso nemico: l’establishment, “fatto dai migliori clienti delle industrie chimiche e biotecnologiche in nome di un riscontro economico immediato e seguendo i capricci del mercato”. Ma il riscontro economico non è alla base di qualsiasi attività imprenditoriale? E saper interpretare la domanda del mercato non è una sana quanto necessaria abilità? Ma di cosa stiamo parlando, di un’attività economica, sia pure dalla straordinaria ricchezza storico-culturale, oppure di un gingillo da vetrina per feticisti?
    Su questo tema provo un naturale feeling per molti colleghi, mentre altri, pur stimandoli come professionisti, non riesco a comprenderli e tra questi proprio i firmatari dell’appello. Forse, riconoscendone l’onestà intellettuale, il loro peccato è l’eccesso d’amore. E troppo amore può anche soffocare, essere fatale e scatenare fanatismi. Il vino ha bisogno sì di passione ma soprattutto di lucidità e visioni strategiche di mercato, altrimenti gli amici di Porthos non potranno più godere del loro “Nutrimento dello spirito”.

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