Montalcino, li perdi di vista due giorni e guarda cosa ti combinano!

Mi assento per due giorni per andare nel profondo nord est per due giorni di degustazioni e dimenticare letteralmente Internet non collegandomi nemmeno un minuto e guarda a Montalcino cosa ti succede!
E’ accaduto quello che avevo anticipato, tra le righe, venerdì 6 in questo post sul ministro Zaia e in questo post – fantasticheria E se domani, ovvero che il consiglio del Consorzio del Brunello ha indotto il presidente Marone Cinzano, per la serie non è mai troppo tardi, a rassegnare le dimissioni dalla carica di presidente e da consigliere del Consorzio (e gli altri cosa aspettano a fare altrettanto???) mentre il ministro delle Politiche Agricole Zaia ha deciso “
di azzerare tutto e avocare al ministero la tutela” del Brunello di Montalcino mediante “un Comitato di Garanzia” atto a “coordinare e provvedere alle attività di controllo sulla produzione del vino Brunello da Montalcino”.
Il tutto contenuto in un decreto (leggi qui il testo
Decreto Brunello ) che nomina membri del Comitato di Garanzia il dottor Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, la Federazione che associa tutti i Consorzi di tutela del vino, il professor Vasco Boatto, docente di Economia agraria all’Università di Padova e direttore del corso di Enologia presso lo stesso ateneo, nella sede di Conegliano Veneto e il dottor Fulvio Mattivi, , responsabile del laboratorio di analisi dell’Istituto di San Michele all’Adige, in provincia di Trento. A questi tre esperti, il Ministro Zaia ha affidato il compito di verificare la piena rispondenza tra Piano dei Controlli e immissione del prodotto al consumo.
Queste, in pillole, le novità salienti, oltre alla naturale delega ad interim ad uno dei tre vice presidenti vicari, l’ottimo Patrizio Cencioni dell’azienda Capanna.
Circolano voci che il consiglio di amministrazione del Consorzio potrebbe riunirsi il 12 giugno per nominare un nuovo presidente, che potrebbe essere Ferruccio Ricci dell’azienda agricola Tenimenti Ricci di Sant’Angelo in Colle (uno dei tre vice presidenti con Cencioni e Riccardo Talenti).
Con tutto il rispetto per il signor Ricci, che è sicuramente una brava persona, anche se poco nota, e sul cui sito Internet si legge che “
i vigneti hanno una superficie di circa 12 ettari prevalentemente a Sangiovese” anche se sempre dal sito risulta produrre solo Brunello e Rosso di Montalcino credo che in questa fase il Consorzio avrebbe bisogno, come presidente, di una persona di maggiore notorietà non solo a Montalcino e dintorni, ma nel resto del mondo, e di riconosciuto prestigio e autorevolezza (come si pensava potesse essere il conte Cinzano) e pertanto credo quell’interventista del ministro Zaia, pur rispettando l’autonomia del Consiglio del Consorzio, potrebbe anche intervenire in questa delicata e cruciale fase della nomina del nuovo presidente e invitare anche il resto del Consiglio (dove continuano inopinatamente ad esserci rappresentanti di aziende indagate) a dare le dimissioni.
Perché non si può ripartire, nell’ottica di chiarezza, di nuove regole e controlli e di garanzie nei confronti dei consumatori di tutto il mondo che acquistano Brunello di Montalcino, con un nuovo Presidente del Consorzio eletto da questo Consiglio.
Si azzeri tutto e si rifacciano le elezioni per un nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio e poi si pensi ad eleggere il presidente più adatto!
Facendo invece come intendono fare, a Montalcino, sarebbe solo un grande pasticcio. Ministro Zaia mi raccomando, si faccia sentire dai simpatici produttori di Montalcino!

0 pensieri su “Montalcino, li perdi di vista due giorni e guarda cosa ti combinano!

  1. smacco davvero, ma ora un Consiglio di Amministrazione che dovrebbe avere il buon gusto di non prendere alcuna decisione e di dimettersi, vorrebbe riparare eleggendo un ilcinese, noto solo a Montalcino e dintorni, come nuovo presidente. Scommettiamo che questa nomina sarebbe molto ma di molto gradita a Sant’Angelo Scalo e dintorni? E che non dispiacerebbe anche a qualche altra azienda che magari dopo essere finita sotto inchiesta ora proclama ad alta voce la centralità del Sangiovese? Lo ripeto: che tutti i produttori di Montalcino siano chiamati a nuove elezioni del Consiglio di amministrazione, magari con un occhio attento da parte del ministro e del comitato di garanzia, e che poi eleggano un presidente che siano espressione di tutto il tessuto produttivo di Montalcino, che é fatto soprattutto da piccole e medie aziende e non da 4-5 grandi case i cui interessi sono distanti da quelli delle aziende agricole e che hanno dimostrato di avere un’altra idea del Brunello!
    p.s. intanto delle dimissioni del presidente del Consorzio parla anche l’ottimo Eric Asimov sul New York Times
    http://thepour.blogs.nytimes.com/2008/06/10/brunello-groups-authority-usurped/

  2. Ferruccio Ricci è più conosciuto nei “dintorni” che a Montalcino, proveniendo dal contiguo comune di Cinigiano (GR) dove continua ad essere il cuore dell’azienda. Non so se sia gradito a Sant’Angelo Scalo, ma temo proprio il suo non essere radicato sul territorio. Spero, spero, spero… spero in una riforma profonda di parte del Consiglio, ma anche e soprattutto del direttore! BASTA CON CAMPATELLI! Dico, ma chi si doveva occupare operativamente dei controlli? Superman? Mazinga? L’ispettore Clouseau? E l’Erga Omnes… come immaginarsi Pacciani che si presenta alla stazione dei Carabinieri di Mercatale e dice “scusi sa maresciallo, ho controllato… il mostro di Scandicci risulterei io!”
    P.S.: se volete farvi due risate andate a vedere l’organo di partito. Titolo di un articolo di oggi: “Il decreto sul Brunello rafforza il sistema di gestione e controllo di Montalcino. OK dal Consorzio”. Io lo trovo geniale… Regoli for president!!!

  3. Spero di sbagliarmi, ma qua verrà fuori il solito inciucio all’italiana. E nominare Presidente uno che non c’entra nulla? Che ne dite di Franco Ziliani?
    Scherzo, ma non troppo. Castigat ridendo mores…

  4. Un Paese che porta al Governo 3 ministri di un “partito”che rappresenta 2 regioni del Paese è un Paese che non ha più niente da dire , come se in Francia avessero fatto ministri del partito di Le Pen. Andate all’estero stiamo diventando la barzelletta del mondo

  5. Fatico a capire il plauso del CdA nei confronti del decreto Zaia. Io al loro posto mi sentirei umiliato, tanto più visto che le spese che dovrà affrontare la commissione di garanzia saranno a carico loro. E’ come dire “vi siete mostrati incapaci, adesso ci pensiamo noi”. Il plauso lo possiamo fare noi, non certo loro.

  6. dai Roberto, non infierire! E’ ovvio che debbano mostrarsi ufficialmente soddisfatti mentre in realtà girano loro vorticosamente i corbelli…
    Un amico toscano, molto ben informato, mi ha offerto questo contributo, che vi giro, per capire meglio la situazione in atto, anche in merito alla ipotetica elezione di un nuovo presidente del Consorzio da parte di un Consiglio che deve invece fare una sola cosa: andare a casa. Mi scrive l’amico:” Montalcino. Tu sai che storicamente le cariche al Consorzio sono suddivise in 7 consiglieri alla Confagricoltura, 4 alla Coldirettii e 4 alla CIA. Il Presidente è sempre stato espressione della Confacgricoltura tranne Costanti nel triennio 1995/1998. Marone Cinzano è Confagricoltura, Ricci anche, Banfi, Castelgiocondo e altri anche. Capanna è Coldiretti. Da qualche anno la storica alleanza Confagricoltura e Coldiretti si è spezzata e Confagricoltura ha fatto asse con la CIA. Negli ultimi due anni, a livello provinciale la Coldiretti sta facendo tutto da sola e dove ha i numeri entra e porta via tutte le cariche senza tavoli di concertazione o accordi con grande scorno delle altre due organizzazioni che stanno pertanto perdendo incarichi uno dietro l’altro.Escludendo, per decenza, i nomi di coloro che sono legati alle aziende indagate o addirittura loro dipendenti, credo che la Confagri abbia in mano una buona carta da giocare”. E qui mi taccio, perché l’amico fa a questo punto i nomi di possibili papabili e di personaggi che avrebbero le carte in regola, ma non voglio fare i loro nomi, essendo in alcuni casi delle persone molto per bene, per non bruciarli. Il fatto stesso che in queste ore circoli e venga reso noto il nome di qualcuno fa pensare che, in realtà, lo si voglia bruciare…
    Personalmente ho in testa alcuni nomi di possibili ottimi presidenti di un rinnovato Consorzio, ma non tocca e me farli, bensì ad un nuovo Consiglio di amministrazione che sia voce di tutti i produttori e non solo di qualche grossa azienda…

  7. Mi dicono che Golìa sia tornato ad alzare la testa, ad usare, in consiglio e fuori, toni arroganti, battere i pugni sul tavolo (immagino pugni metaforici, of course), affermare il primato dell’azienda che rappresenta, che sarebbe(secondo Golìa)il timone del consorzio e dell’intero sistema imprenditoriale dei luoghi.
    Tutto ciò sarebbe avvenuto appena Marone Cinzano aveva chiuso alle proprie spalle (senza sbatterla) la porta del consiglio.
    Dimesso, cioè incantonato, costretto dai congiurati inquisiti (e dagli innocenti che possiamo definire..indotti).
    Ma cari amici, era proprio quello che il consiglio – direttore incluso – voleva. Marone Cinzano – a pensarci bene – era un presidente ben scomodo; uno che non solo sa leggere e scrivere (rara avis), ma che lo sa fare pure in alcune lingue, parlate fluentemente (mica broccolino, neh!); anche per questo (certo non solo) totalmente autonomo rispetto al ‘sistema’ locale.
    Un presidente – ricordarselo – che ha sempre dichiarato ad alta voce che
    IL DISCLIPLINARE NON SI TOCCA.
    “Cambiare il presidente perché niente cambi”: ma quali dimissioni del consiglio, siamo matti?
    “Cambiare il presidente perchè possa cambiare il disciplinare” questo era l’obiettivo, raggiunto al 50%.
    Ora si apre un nuovo capitolo: sarà il Ministro (certo anche lui un po’ troppo competente per i gusti dei nostri), opportunamente ruzzolato, a ‘scoprire’ che il cambiamento del disciplinare è I N E L U T T A B I L E, sì ineluttabile signori miei, perché altrimenti egli diverrà il responsabile dello sfascio (?) di una o due “importanti aziende agricole, che danno lavoro a centinaia di persone” (e i suoi non glielo perdoneranno, politicamente parlando).
    Ora tocca a quelli che hanno capito in che trappola finiranno, se non agiscono con intelligenza e tempestività.
    Quando l’ettaro a brunello non sarà più il sinonimo di un vino unico al mondo, le barriere psicologiche del mercato cadranno; subito dopo cadranno le valutazioni dei valori fondiari.
    E allora chi lavora con numeri grandi succhierà fino in fondo i vantaggi competitivi dati da una denominazione che giorno dopo giorno verrà spompata.
    E i piccoli…le medie aziende…avranno ciò per cui avranno votato: il resto di niente.

  8. dici benissimo Giorgia e per sventare questa manovra, che appare chiarissima, a tutto vantaggio di chi abbiamo ben capito, i produttori di Montalcino seri si decidano finalmente, anche se dovevano pensarci da tempo, a tirare fuori gli attributi (con rispetto per le signore produttrici, che gli attributi li potranno mostrare ugualmente, metaforicamente parlando) e a prendere, rapidamente, oggi stesso, domani sarebbe troppo tardi, un’iniziativa pubblica che faccia capire come tanti di loro non siano disposti a subire senza colpo ferire a) che venga nominato ad opera di un Consiglio che, lo ripeto, é delegittimato e deve dimettersi, un nuovo presidente; b) che venga toccato, come ineluttabile scelta a difesa dei posti di lavoro di qualche gigante, il disciplinare di produzione del Brunello.
    Bene, se i potenti vogliono la prova di forza, la spallata, che si accorgano che dall’altra parte ci sono persone che hanno deciso di unirsi, di farsi sentire (anche con il nostro aiuto, noi siamo A DISPOSIZIONE), e di minacciare anche l’uscita dal Consorzio come estrema ratio.
    Ma muovetevi ilcinesi cari, produttori seri e di buona volontà, tessuto connettivo del mondo produttivo di Montalcino, e impedite che qualcuno, nel nome di interessi economici di qualcuno e di una improbabile “ragion di Stato”, vi imponga una misura che decreterebbe la fine del Brunello. Quello che il mondo ama e vuole, non quello che piace a qualche furbetto del vigneto e della cantina!
    E che la politica, non il ministro che sinora ha dimostrato di voler e saper operare bene, rimanga fuori da questa vicenda. Non vorrei che in coincidenza con la visita di Bush in Italia avvenisse qualche pasticcio… Si può ipotizzare che qualche grossa azienda, magari a proprietà Usa, abbia contatti con l’inquilino della Casa Bianca e abbia chiesto un aiuto e che George W. jr chieda all’amico Silvio una prova di amicizia. E no, siano i produttori di Montalcino a decidere il loro destino non le lobby di Washington o di Roma…

  9. Mia cara Giorgia, ancora una volta mi trovo a discordare. Chiacchiere di piazza, “il Gazzettino del bar” (o del barre, come diciamo dalle mie parti) non dipingono Cinzano Marone come l’eroe senza macchia e senza paura. Mi complimento con lui se sa parlare fluentemente varie lingue, ma se è vero quello che si dice, e cioè che anche attorno alle sue orecchie fischiano avvisi di garanzia, la glottologia mi pare la cosa meno importante, al momento. Spiace vedere come dall’esterno si prenda tanto alla leggera il problema del sistema economico montalcinese, perché se centinaia o migliaia di lavoratori (non una o due aziende) dovessero pagare il prezzo di tutto questo qui torneremmo all’emigrazione in massa degli anni ’60. Ancora – ma pare di urlare nel deserto – la vogliamo capire che se anche vogliamo difendere il purismo del Brunello il vigente disciplinare è APPOSITAMENTE inadeguato?

  10. complimenti gb, miglior difensore la nota grande azienda di Sant’Angelo in Scalo non poteva schierare! Siamo al ricatto dei licenziamenti, della cassa integrazione, dell’emigrazione in massa anni Sessanta, della miseria in cui Montalcino cadrebbe se non venissero tutelati gli interessi di quella azienda, se non venisse trovata una soluzione ad personam stile amnistia o colpo di spugna. Allucinante!!! Se si tocca il disciplinare del Brunello, come appare chiaro si voglia fare ora che é stato rimosso “l’ostacolo” Marone Cinzano si decreta la morte del Brunello e questo, prima che sia troppo tardi, mi auguro l’abbiano capito i produttori di Montalcino. Anche a costo di dimettersi da questo Consorzio, come mi risulta abbia già fatto un produttore che ha la mia comprensione e stima. E che altri seguano il suo esempio se si vuole colpire al cuore il Brunello e seguire la “ricetta” Rivella (leggete e rabbrividite:
    http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=13076&dc=15 )

  11. ma deve fare di più: diffidare questo Consiglio di amministrazione dal nominare un nuovo presidente del Consorzio e chiedere le sue dimissioni in toto. Non é più legittimato a fare alcunché. E inoltre Zaia deve resistere alle pressioni politiche e ai ricatti che gli arriveranno per una soluzione salva interessi di qualche potente che porti alla modifica del disciplinare. Se ne freghi se qualcuno cercherà di presentarlo come l’affossatore di Montalcino e della sua economia e se proprio le pressioni saranno tali da essere inconciliabili con la linea, chiara e pragmatica, che ha tenuto sino ad oggi, si dimetta e renda pubbliche le motivazioni della sua scelta. Altrimenti, se accetterà una soluzione politica-colpo di spugna, un cambio del disciplinare nell’interesse di qualche furbetto della vigna e della cantina, mostrerà di non essere diverso, lui che dovrebbe proporre una politica nuova del fare, concreta, nell’interesse di tutti, dai tanti ministri delle Politiche Agricole che l’hanno preceduto. E la presunta “diversità” leghista o di politico del nord, andrebbe a farsi benedire… Una cosa deve essere chiara a tutti: questa battaglia, a difesa del Brunello, é la madre di tutte le battaglie in difesa del vino. Se si calano le brache qui, se si accettano compromessi e soluzioni pasticciate, se si colpisce il Brunello di Montalcino, i soliti noti non esiteranno ad applicare lo stesso metodo agli altri vini italiani, Barolo e Barbaresco compresi.

  12. Caro Ziliani, lei sa benissimo cosa intendo dire, l’ho già chiarito in un mio intervento passato. Non sto qui a difendere Golia, ma a dire che gli interventi “distruttivi” magari vanno fatti, ma prevedendo sistemi che facciano pagare il fio a chi lo merita, non ad altri. Sto qui a dire che vedo troppa allegra spensieratezza nel dire che il Brunello deve avere una produzione limitata, il che equivale a dire “a casa, lavoratori montalcinesi! E c…i vostri!” E sa anche come la penso sul tema disciplinare, l’ho chiarito e strachiarito. Perciò rimando al mittente i complimenti.

  13. oggettivamente, signor gb, le finisce con il difendere la nota azienda e ad utilizzare “argomentazioni” che posso “capire” se così si può dire, che vengano utilizzate da questa, non certo da lei! Nessuno si é mai azzardato a dire, su questo blog o altrove “a casa lavoratori montalcinesi e cavoli vostri!”. Ma nessuno si é mai sognato, come invece ha fatto lei, di agitare lo spettro della miseria in cui cadrebbe Montalcino se la nota azienda non venisse in qualche modo salvata. Questi sono mezzucci, colpi bassi, che mi stupisco arrivino da una persona di cultura come lei é.

  14. caro franco ha proprio ragione, questa è non solo una battaglia ma un vero e proprio turning point della lunga guerra dei disciplinari. Se qui cede la diga l’onda di piena travolgerà l’intero sistema dei monovitigno. scommetto che rispunterà anche il barolo al syrah! c’è da tenere duro, vediamo questo leghista com si comporterà, ma la battaglia si annuncia durissima.

  15. Gentile Ziliani, se mi permette anche io mi stupisco dei suoi colpi bassi. Perché lei si permette di farmi dire cose che non ho mai detto, tipo sostenere la necessità di leggi ad personam o peggio colpi di spugna. Si rilegga i miei interventi passati, e non troverà mai una giustificazione per chi ha commesso frodi o irregolarità. Due cose contesto, fin dal mio primo intervento: che l’azione “distruttiva” di molti interventi non sia accompagnata da una “propositiva”, e la totale indisponibilità ad un dibattito sul disciplinare. E questo, lo ribadisco, tanto che lo si voglia rendere più morbido quanto che lo si voglia rendere più rigido. Perché quello di adesso permette di impiantare vigneti a Brunello anche nel letto dell’Orcia! Perché così si spendono tante belle parole su questo blog, ma non si capisce dove si voglia andare! O almeno non lo capisco io, ma sa, ognuno ha i propri limiti…

  16. Guardacaso il comitato dei “saggi” nominato da Zaia è tutto del nord est!
    Ah ah ah. La solita Italietta che non cambierà mai!

    Zaia tra l’altro sembrerebbe spingere per un cambio di disciplinare. Quindi di male in peggio.

  17. Buongiorno.
    Bella la discussione……… Cara Giorgia, sulla purezza del conte, scelto come presidente dai suoi ingombranti vicini castellani, ci andrei davvero piano.
    E poi una domanda: ma i diavoli del Castello, il Brunello a modo non possono farlo? Che io sappia possiedono ca 1000 ha di vigneto, un po’ di Sangiovese ci sarà, no? Quello che manca per le loro esigenze lo compreranno, lo hanno sempre fatto. Tanto l’uva destinata a Brunello quanto costerà a ottobre? 20 – 30 €? Con due eur(i) si toglieranno il pensiero e manterranno la forza lavoro. Facciano ammenda e si ricomincia tutti daccapo seriamente che in due anni la bufera passa.

  18. Alcune perle del recente rivella-pensiero:
    “Ora il Sangiovese viene coltivato in mezza Italia, e significativamente in Toscana, dove fornisce tutta una serie di Doc – Docg, che, guarda caso, hanno richiesto tutte, la possibilità di interventi miglioratori, con altre uve.”
    E sono miseramente crollate (ndr)!
    Saluti

  19. @ag
    Non è possibile fare un Brunello di qualità quando gli ettari sono vicini al migliaio! Non è mai stato nell’obiettivo del “Castello”, il problema è che il “loro” Brunello è quello che ha girato il mondo e fa in qualche modo da riferimento, ecco perché è molto più comodo modificare il disciplinare piuttosto che “ricominciare da capo”.
    L’errore, che ormai non è più recuperabile, è aver creduto possibile fare entrare nella docg intere zone che non avevano neanche lontanamente le carte per poter generare un grande sangiovese. Quando si allargano a dismisura i confini aumentano fortemente le probabilità di abbassare la qualità del prodotto. E’ quanto è successo, non solo con il Castello, che ha sbancato intere colline per creare il “suo” Brunello, ma con altre importanti aziende ilcinesi. Se si facesse uno studio serio (come è stato fatto nelle grandi zone vinicole francesi) sui terreni realmente vocati alla produzione di Brunello di Montalcino, si ridurrebbero di molto gli attuali ettari vitati, a scapito di non poche aziende che, in una zona dove non c’è molto di cui vivere, hanno puntato tutto su questo prodotto quando hanno visto che stava diventando un eccellente investimento.
    La verità è che per mantenere o migliorare l’attuale disciplinare, eliminando la possibilità di utilizzare mosti concentrati e rettificati e di rinfrescare il vino con altre annate, diventa estremamente difficile. Bisognava porre un confine prima, evitando che si arrivasse a così tanti ettari vitati e produttori, senza avere chiaro se la qualità con il solo sangiovese sarebbe stata possibile.
    Quando si deve correre ai ripari, pressati dalla crisi economica, dagli out-out nelle esportazioni, dalle indagini della magistratura, è ovvio che il ministro Zaia parla di “modificare il disciplinare” e presto.

  20. mi limito semplicemente a dire che quello che è successo è stato un attacco alla tipicità del Brunello il quale è tale perchè è costituito da Sangiovese in purezza.
    Vogliamo cambiare il disciplinare? Facciamolo ma allora veramente è la fine del Brunello.
    Facciamo il Brunello Cabernet o il Brunello Merlot o tutti insieme.
    E allineiamoci a tutti i comuni vini.
    Sono avvilito da tutto ciò, si è rotto un meccanismo che univa prestigio, benessere e orgoglio.
    Solo noi potevamo riuscirci perchè non dimentichiamo che il consorzio sono i produttori. E’ facile sparare a zero su Cinzano o Campatelli ma mai nessuno li ha criticati apertamente prima che succedesse la bufera, a tutti andava bene la situazione così come era.
    Ed ora siamo tutti qui a cercare un colpevole quando in realtà forse tutti sapevano e stavano zitti per mantenere il loro consolidato benessere.
    Complimenti il giocattolo si è rotto e se il disciplinare verrà cambiato non ce ne sarà un altro.

    Grazie

  21. Roberto Giuliani puntualizza molto bene. Infatti il progetto iniziale era di fare quantità importanti di Moscadello che solo in epoca più recente sono state innestate a Sangiovese(?).
    Francesco Bonfio

  22. @gb
    non so fino a che punto il suo e il mio ragionamento coincidano, di certo io non sono convinto che tutto il problema si possa risolvere con una modifica del disciplinare che consenta l’aggiunta di altre uve al sangiovese”.
    Ritengo che una soluzione del genere rappresenterebbe davvero la fine di un mito, mito che avrebbe tutte le ragioni per continuare se si facesse un po’ di pulizia e se si lavorasse per riequilibrare la situazione territoriale.
    Non è che modificando il disciplinare è garantito che tutta l’attuale forza lavoro continuerebbe ad operare tranquilla.
    Bisognerebbe vedere come reagirebbe il mercato, non solo americano, di fronte ad una dichiarazione implicita che il Brunello di Montalcino “non si può fare con il solo sangiovese” ma ha bisogno di uve che lo supportino. Certamente così la zappa sui piedi è assicurata.

  23. Roberto, nessun dubbio che in passato si sia perso il senso della misura su quella collina. E quella è colpa solo della politica, non dimentichiamolo. Quella stessa politica che trama e ordisce e tappa fin dall’inizio di questo bubbone perchè non si sappia cosa succede davvero………… Ma quel danno ormai è stato fatto. Ripartiamo dall’ammissione delle colpe, da 2 o 3 anni di vacche un po’ meno grasse (ma cicciotte rimangono) e dal serio proposito (eh eh eh vi garberebbe,eh?….. sotto il controllo per le aziende indagate, ovvio, dei NAS) di fare da oggi in avanti le cose secondo le regole per tutte le annate in cantina. Poi potremmo togliere il mosto concentrato (oggi non credo ce ne sia bisogno), il ringiovanimento è una gran c……ata ma aiuta e potremmo tollerarlo. Magari, cosa che aiuterà commercialmente, potremmo portare l’affinamento in bottiglia ad almeno un anno se non uno e mezzo…. ma queste sono congetture.
    Tornando ai 1000 ha io direi “E’ diificile, costoso ma proviamoci lo stesso”: c’è altro da fare?

  24. Roberto, neanche io penso che basti rendere lecito il taglio del Sangiovese per risolvere tutto. Vorrei che lei o qualcuno mi indicasse in quale parte dei miei interventi l’ho affermato. Dico che il caso va affrontato con calma. L’Innominata non ha solo sbancato colline, le ha addirittura create artificialmente quel tanto che bastava per rispettare un disciplinare – mi ripeto – appositamente vago. Poi è certo encomiabile non cedere a ricatti “cassintegrazionisti” che mi dicono essere già stati posti in atto, ma bisogna che gli organismi politici (nazionali ma anche locali) approntino delle contromisure. Sennò in un senso o nell’altro al ricatto di cede.

  25. Sono d’accordo su tutto con Roberto Giuliani e vorrei precisare che non ho citato Marone C. come il presidente super. Penso che sia stato un presidente scomodo per il consiglio e per il direttore.
    E se confrontiamo il suo (pur confuso, un po’ come quello di un ostaggio!) comportamento con quello ambiguo degli altri inquisiti…
    E Marone C. non l’ha mica nascosto di aver ricevuto un avviso: l’ha anche dichiarato in assemblea…
    Mi torna anche ciò che scrive ag, a proposito di un ‘ritorno alla legalità’, controllato e graduale.

  26. A parte il fatto che la cassa intergrazione per 5-10 dipendenti non é contemplata dalla legge, a me pare solo un semplice spauracchio, il problema semmai sarà capire quanto le aziende siano esposte con le banche e come potranno rientrare con i debiti. Penso che allora la partita si svolgerà sul “campo” con le valutazioni catastali e che il “nuovo disciplinare” partirà da qui.

  27. Gentile gb, “se volete farvi due risate andate a vedere l’organo di partito…..… Regoli for president!!!” non avevo notato prima questa sua meravigliosa espressione. Davvero grande, complimenti.

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