Montalcino: prime dimissioni dal Consorzio

L’intricata, assurda vicenda che il Brunello di Montalcino sta vivendo sulla propria pelle, sta provocando le prime reazioni, tra cui, prevedibile, una fuga da un Consorzio che non é mai apparso, in questi mesi, avere le idee chiare su come comportarsi di fronte a quanto stava accadendo. L’amico Francesco Leanza, del Podere Salicutti, produttore d’indiscussa serietà e grande passione, attaccato alla terra di Montalcino (lui che é nativo della Sicilia) forse più degli stessi ilcinesi, mi comunica di aver rassegnato le dimissioni da socio del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, con lettera raccomandata del 7 giugno, trasmessa per conoscenza, in data 11 giugno, a tutti i soci.
So quanto possa essere costata a Francesco, come pure a Stefano Cinelli Colombini, che si era dimesso dal collegio sindacale, questa decisione, quanto sia stata lungamente meditata e sofferta. Dal suo punto di vista non esistevano alternative, e la permanenza in questo Consorzio, alle attuali condizioni, non aveva più senso. Viene da chiedersi se continui ad avere senso per tutti gli altri 249 produttori associati…

0 pensieri su “Montalcino: prime dimissioni dal Consorzio

  1. Caro Franco,
    non so perché ma non credo affatto che si stia andando incontro ad una soluzione migliorativa. Purtroppo i poteri forti stanno facendo le regole e questo consorzio, per quanto falloso (ma forse fortemente condizionato), sarà progressivamente rinnovato, ormai ne sono certo, con persone dalle idee e, soprattutto, dagli obiettivi assai diversi. La questione finanziaria schiaccia, annulla qualsiasi buon intento.
    http://esalazionietiliche.spazioblog.it/136518/

  2. Aggiungo che da più parti, ascoltando numerosi piccoli produttori, mi è arrivato chiaro il segnale di una compressione dall’alto che ha impedito qualsiasi forma di reazione e difesa. Le regole sono altri a farle, anche nel mondo del vino, almeno da quando questo è diventato un business internazionale.

  3. Gentile Roberto, non sono d’accordo. Oggi esistono mezzi come questo per far sentire la propria voce in tutto il mondo in tempo reale a costo 0. I “poveri” piccoli produttori schiacciati dai poteri forti (?) dovevano prendere i famosi poteri forti e mandarli dove sappiamo. Invece tante balde chiacchere, tanto fumo e poi in consiglio tutti zitti…………..

  4. Caro ag,
    non è che io appoggi l’operato (anzi il non operato) dei tanti piccoli produttori che non hanno fatto la voce grossa, riporto semplicemente il fatto che in un contesto dove i più forti controllano gli altri (che è poi quello che succede ovunque, a meno che non si creda ancora alla democrazia reale), rimane difficile reagire, tanto più se non si è coesi. Ci sono alcuni che ci hanno provato, anche nelle varie assemblee, ma non sono stati sostenuti dagli altri, il che dimostra che delle colpe ci sono, che l’omertà non è solo un problema legato alla mafia siciliana, ma si manifesta ogni qual volta è richiesto uno sforzo collettivo a proprio rischio.

  5. La mia esperienza dice che quando i piccoli produttori tentano di far valere le proprie ragioni, nessuno li ascolta perché in fondo contano poco, fanno muovere solo piccoli soldi. Allora succede che la rassegnazione abbia il sopravvento e nessuno più tra i “giovani piccoli” partecipa alle assemblee… ma partecipano solo i “vecchi grandi” a garantire e legittimare il loro status.

  6. E’ per questo, caro Paolo Cianferoni, che non mi sento di addossare tutte le colpe ai “piccoli”. La possibilità di “mandare dove sappiamo” i poteri forti è molto teorica, se fosse così semplice oggi l’Italia non sarebbe nelle condizioni di difficoltà e scarsa credibilità in cui si trova.

  7. Gentili Paolo e Roberto, ma per poteri forti cosa si intende? Se si intendono certe aziende, secondo me questo era il momento di prendere in coraggio a 4 mani e attaccare e cercare di stabilire nuovi equilibri in autonomia all’interno del Consorzio. Se si intendono invece pressioni politiche, visti i danni che avevano provocato finora, era questo il momento per svincolarsi da certe figure che, ripeto, hanno fatto più danni della grandine di giugno. E la gestione del bubbone ne è ulteriore conferma.

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