Non ci sono certezze nelle analisi sostiene l’Isvea… Un provvidenziale articolo di Winenews…

Nel pieno della discussione sul favoleggiato, annunciato e poi ministerialmente smentito Board di garanzia, il sistema di analisi e controlli a favore del Brunello, di un Brunello al di sopra di ogni sospetto, profumato di Sangiovese dei suoi vigneti, cosa ti pubblica (leggi) il sito Internet che piace alla gente che piace ed è vicina al Potere, il sito vicino al Consorzio anche senza essere il sito ufficiale consortile, quello che valuta attentamente cosa pubblicare ed eventualmente come sulla vicenda dello scandalo del Brunello?
Il buon Winenews di Alessandro Regoli, oggetto di nomination come “miglior giornalista” al Premio Internazionale del Vino 2008 – premio poi andato alla giornalista del TG 1
Anna Scafuri, curatrice della rubrica Terra e Sapori (invece nell’ambito del Concorso per il miglior sommelier del mondo W.S.A il premio per il migliore Comunicatore del Vino e del Cibo è andato al suo collega del TG2, direttore editoriale di Eat Parade, Marcello Masi… – ha pubblicato, ovviamente in omaggio alla completezza dell’informazione e rendendo un pubblico servizio a tutti coloro che si stanno interessando, con passione, alle vicende di Montalcino e dintorni, il testo di una “una circolare indirizzata ai suoi clienti, dal Laboratorio Isvea (Istituto per lo Sviluppo Viticolo Enologico ed Agroindustriale), uno dei più utilizzati dai produttori di vino di Montalcino e della Toscana, anche in merito alla certificazione del Brunello di Montalcino 2003 destinato all’esportazione negli Usa”.
La frase chiave del Laboratorio sito a Poggibonsi, quella che piacerà sicuramente ai teorici del teorema “non c’è analisi che possa funzionare da prova”, è che “certezze assolute non ci sono e non esistono. Sono tutte da conquistare: sulle analisi di profilo antocianidinico, al momento, non c’è una letteratura scientifica sufficiente da permettere una risposta certa, inconfutabile; servono studi molto approfonditi”.
Pertanto, “il valore di riferimento proposto scaturisce esclusivamente da una base di conoscenze in possesso al laboratorio e, per quanto esso possa senz’altro costituire un valido orientamento finalizzato alla produzione immediata della documentazione di accompagnamento richiesta dagli importatori, non è tuttavia avvalorato da precisi riferimenti normativi né da evidenze scientifiche certe”.
Scommettiamo che saranno in molti a Montalcino e dintorni (anche a Siena, in certi Palazzi potenti e importanti la pensano allo stesso modo…) a portare questo pronunciamento del titolatissimo laboratorio Isvea come prova a discolpa o discarico di eventuali responsabilità di “taroccamento” di Brunello di Montalcino con altre uve che non siano il Sangiovese? Domanda: ma non era stato lo stesso sito di riferimento a Montalcino, qualche tempo fa (leggi qui), a riportare l’opinione di un luminare dell’enologia come il dottor Donato Lanati, il quale affermava papale papale “l’origine di un vino? Certo che è possibile tracciarla dal contenuto di una bottiglia! L’analisi riesce a sapere se quel vino, dove la denominazione d’origine controllata e garantita prevede un solo vitigno, è in purezza oppure no. “Azzardare” quali altri vitigni ci sono dentro è possibile, attraverso l’analisi dei rapporti non tanto degli antociani, quanto degli aromi e dei precursori degli aromi”.
Insomma, i taroccatori ed i loro amici potranno essere inchiodati alle loro responsabilità e pagare, oppure, al solito modo, all’italiana, potranno farla franca facendosi gioco di chi le leggi e le regole le ha sempre seguite?

0 pensieri su “Non ci sono certezze nelle analisi sostiene l’Isvea… Un provvidenziale articolo di Winenews…

  1. la seconda che hai detto….caro ziliani e affezionati forumisti mi sa che alla fine della fiera tutto finirà all’italiana, a tarallucci e vino (taroccato). c’è poco da fare, qui da noi siamo sempre i più furbi e non rispettiamo neppure le regole che ci siamo autoimposti (il disciplinare)
    prosit!

  2. Mi dovete scusare. Divago due righe. L’altra settimana giungevano sulle tv di tutti meravigliose immagini provenienti da Marte (non Poggibonsi) girate da un robot spedito qualche anno fa da nostra Madre Terra, costruito con il meglio dei materiali e delle intelligenze di 5.000 (cinquemila!!!!) anni di Storia e oggi mi vogliono raccontare che non si hanno le conoscenze tecniche per sapere cosa c’è dentro uno dei non molti alimenti presenti 5.000 anni fa come oggi?

  3. Al laboratorio Isvea ho visto con i miei occhi un marchingegno capace di riconoscere le varietà delle uve grazie alla quantità degli antociani che ogni vitigno ha in numero ben definito.
    Viene utilizzata da aziende che comprano partite di vino per sapere la purezza o la monovarialità del vino che andranno a comprare e come mi disse il tecnico di laboratorio, possono anche riconoscere in quel determinato vino, altre varietà presenti.
    Quindi i mezzi ci sono

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