Rrubbacore Igt Salento 2007 Segmento Salento

Ammazza che bbuono, ‘uagliò, stu Rrubbacore! Etichetta un po’ naif, che gioca sul rosa non solo come scelta cromatica, ma con quegli angioletti o putti che sembrano ristorarsi con un croccante grappolo d’uva tra una freccia scagliata e un cuore trafitto ed un altro. Eppure anche se sembrerebbe un vino ideale da San Valentino, vino da fidanzatini alla Raymond Peynet, questa nuova variazione sul tema Negroamaro firmata a due mani dal giovane e bravissimo enologo Giacomo Palmisano e da quella azienda, Segmento Salento emanazione joint venture della Cantina Viticoltori Associati di Veglie, di cui abbiamo già elogiato (leggi qui) il None e lo spumante Carlo V, questo Rrubbacore, doppia erre e doppia b, si iscrive d’ufficio, alla sua prima uscita, nel novero dei migliori rosati salentini e quindi italiani, grazie ad una contagiosa piacevolezza, ad una ricchezza d’espressione, ad una sostanziosità, che colpiscono.
Le uve arrivano, come quelle dei due vini di cui già vi ho parlato, da vigneti ad alberello (4500 piante ad ettaro) posti nell’area di Veglie, raccolte a meno nella seconda settimana di settembre, portate in cantina e quindi “
diraspate e pigiate, per poi essere introdotte nel vinificatore in acciaio”. 5/6 ore di contatto con le bucce (tempo necessario alla formazione del colore), quindi la svinatura ed ecco nascere “il tipico e caratteristico rosato salentino, ottenuto con salasso. Tre mesi di permanenza sui lieviti, una severa selezione – solo il 35 % della massa introdotta nel vinificatore – ed ecco nascere il rrubbacore”.
Un vino, i dati analitici parlano di 13 gradi alcol scarsi, un’acidità di 6,80, Ph 3,30, che si propone come ideale abbinamento per tutta quella vastissima gamma di piatti che si possono proporre d’estate, dagli antipasti freddi a base di pesce e di verdure, alla parmigiana di melanzane, alle insalate di risso o di pasta ricche, a zuppe di pesce, moscardini e seppie ripiene, pesci in umido, per tacere di pizze e focacce rustiche, che mi fanno venire l’acquolina in bocca al solo pensarci.
Rosato con i fiocchi il Rrubbacore, colore cerasuolo corallo splendente e multiriflesso, un naso dolce, espansivo, intensamente fruttato (nitide la fragola, il ribes, il lampone più che la ciliegia), con sottili venature floreali, rosellina di bosco, rosmarino, di buona ampiezza e fragranza, una bocca, di grande soddisfazione, piena, succosa, carnosetta, eppure fresca grazie ad un perfetto equilibrio di tutte le componenti, ad un’acidità che riequilibra la materia e calibra l’alcol. Sarà anche un rrubbacore, ma accidenti come si fa bere!

0 pensieri su “Rrubbacore Igt Salento 2007 Segmento Salento

  1. Ormai è consueto: i vini I.G.T. Salento sono spesso migliori di quelli targati D.O.C. nella stessa area.
    Ci sarà un perché oppure è solo un caso?
    Cordiali saluti e arivederci a Radici 2008.

  2. Quelli della “Segmento Salento” stanno davvero innovando il concetto di Negroamaro, il vitigno più reciproco del Salento. Ho avuto l’onore di bere Rrubbacore da una bottiglia con etichetta attaccata con il nastro adesivo. Eravamo al Vinitaly 2008, una “prova” per un importante acquirente russo. Beh se queste son le prove, son sperimentazioni tutte ben riuscite. In primis il “None” niger mavros in purezza, poi il Carlo V, lo spumante charmat dallo stesso vitigno (e c’è già – udite udite- vuol fare metodo classico da negroamaro!) e poi il Rosato che Ti ruba il “core”. Ecco il concetto di purezza che svecchia il Negroamaro. “Segmento” con Antonio Martina e l’estroso quanto bravo enologo Giacomo Palmisano, lo stanno esaltando. E m’immagino quando dopo aver pensato ai grandi passiti secchi del Salento vorranno fare del Salice anche il “ripasso” alla maniera pugliese. Avranno già piantato viti sulla Luna. Quel diavolo d’un Martina!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *