Sommelier sotto accusa: ma l’articolo non è una cosa seria…

Sommelier sotto accusa in un singolare e un po’ forzato articolo del giornalista e polemista inglese Christopher Eric Hitchens, columnist per il Wall Street Journal ed esperto di affari americani per il quotidiano britannico Daily Mirror pubblicato (leggete qui il testo originale e qui invece la traduzione apparsa sul Corriere della Sera) sul sito Internet Slate.
Hitchens arriva a dare dei barbari e degli zoticoni ai wine waiter che fanno il loro onesto lavoro prendendo la bottiglia che si trova sul tavolo o sul tavolino di servizio a fianco e provvedendo a versare il vino nei bicchieri vuoti o semivuoti dei commensali.
Lui invece è stupito e infastidito che questo accada, e definisce “una vile pratica” e “rude” il normalissimo gesto di provvedere a che il bicchiere non resti vuoto, affermando che il gesto abbia in sé un “significato mercenario”, ovvero l’invitare il cliente a “sbrigarsi ad ordinare un’altra bottiglia”.
Domanda, ma che razza di ristoranti frequenta, negli States, l’Englishman in New York e da quale tipo di sommelier o wine waiters sono popolati? Ne parlo, contestando la liceità dell’uscita di Hitchens, su cui si discute anche in questo post (vedi) e prendendo le difese dell’onestissima categoria dei sommeliers, che sono dei professionisti seri, checché ne dica qualcuno che li definisce, a sproposito, invadenti, in questo articolo (leggete qui) pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S.
Scritto non per difesa corporativa dell’Associazione con la quale ho il grande piacere di collaborare, ma perché i sommelier non possono essere impunemente trattati come dei commercianti privi di garbo e di savoir faire con il cliente…

0 pensieri su “Sommelier sotto accusa: ma l’articolo non è una cosa seria…

  1. Quando lessi quell’articolo mi resi conto che era esageratoe forzato, sebbene in alcuni ristoranti dove la sommellerie abbonda, mi è effettivamente capitato di essere “guardato a vista”, cosa che in effetti non è piacevole, soprattutto quando sei con la tua donna. I bicchieri venivano rabbocati automaticamente anche se non erano vuoti ma solo con un minor contenuto. Il punto è che, a mio avviso, il sommelier dovrebbe gentilmente chiedere, nel caso si accorga che il tuo bicchiere ha “esaurito la dose”, se ne desideri ancora, invece di versartelo e basta.
    Mia moglie, ad esempio, ne beve poco perché non lo regge, però se se lo trova ogni volta rabbocato, prova imbarazzo e si sente obbligata a bere ancora.
    Insomma Christopher Eric Hitchens avrà pure esagerato, ma io questo tipo di ristoranti l’ho trovato e non è poi così raro, fra l’altro sono ristoranti di qualità alta, con prezzi ovviamente adeguati.

  2. A suo tempo ho manifestato il mio disappunto per questo ridicolo articolo su decanter.com, sottolineando, completamente d’accordo con te, Franco, che le esperienze negative di Hitchens non possono svilire la nostra categoria (dove cavolo andrà costui a cena?). Per tutto il resto credo che troppo spesso si dia per scontato che il sommelier sia lì impalato ad aspettare di “fregare” il cliente. Nel mio piccolo, amo parlare con la gente, amo farli stare a proprio agio e se mi trovo di fronte ospiti impegnati in loro discussioni, so aspettare, se sono poco avvezze alla discussione, so rispettarle, se bevono poco è mia competenza non metterli in imbarazzo; Insomma non dimentichiamo che siamo Sommeliers e non “wine waiter”, noi il vino lo comunichiamo, non solo lo serviamo.
    Angelo Di Costanzo

  3. @Angelo Di Costanzo,
    Hitchens è giunto sicuramente a conclusioni estreme, tutte da dimostrare e comunque non generalizzabili. Ribadisco però che, per quanto mi riguarda, ho avuto a che fare con questo tipo di comportamento (il versarti vino ripetutamente senza che sia stato chiesto) in ristoranti di qualità e dai prezzi piuttosto “forti”. Però non generalizzo, ritengo che come in tutti i mestieri ci siano quelli più bravi e capaci e quelli meno. Ci sono sommelier che meritano assoluto rispetto, in grado di individuare la tipologia di cliente e assecondarne al meglio le esigenze, e quelli che seguono i dictat del datore di lavoro o non sono sufficientemente preparati.
    Da qui a scriverne un articolo denigratorio della categoria, ovviamente, ce ne corre.

  4. Con tutto il rispetto per tutti, mi pare una questione bazzecolare. Se il sommelier, a prescindere dai motivi per i quali lo è, è particolarmente insistente o zelante, basta dirgli “grazie, faccio da solo”, oppure “se ho bisogno la chiamo”. Non mi sembra difficile. Comunque generalizzare è sempre sbagliato. E poi, sinceramente: cosa volete che capisca di galateo, di vino e di buone maniere un esperto di affari americani che scrive per il Daily Mirror? Al massimo capirà, appunto, di affari americani. E che di quelli competentemente si occupi, oppure si esponga al dileggio se maldestramente come in questo caso si occupa d’altro.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  5. Stavolta sono in disaccordo con il dott. Ziliani. Quella dei sommeliers che stanno lì a guardarti a vista trovo che una cosa sia quantomeno imbarazzante. Spero che la critica sia stata costruttiva e non fatta tanto per scrivere qualcosa di scontato e sicuro applomb mediatico.

  6. @ Paolo B: credo che non abbia capito la fonte, la critica non è di Franco Ziliani ma di un noto giornalista d’economia americano. Ciao, Angelo.

  7. Ci mancava anche questa! Adesso se la prendono con i nostri sommelier! D’accordo, può capitare di trovarne qualcuno, particolarmente zelante, che ti rabbocca il bicchiere tutte le volte che bevi un sorso. Ma parliamo comunque di persone di cultura, di persone che si presume sappiano quello che fanno e sono lì per aiutarti a gustare meglio la tua serata speciale, non di entreneuses che ti fanno bere perchè hanno la percentuale su quel che paghi!
    Eddai, che squallore!!ma sti americani non hanno di meglio da fare che guardare ai c****i nostri?
    laura rangoni

  8. @R.Giuliani: Come ogni categoria, esistono “mezzisommelier”, nulla da eccepire, affrontare l’argomento della capacità e della professionalità richiede certamente una lunga discussione ma credo che ci sia sintonia su cosa sia accaduto, un fatto è certo, Hitchens da adesso in poi sarà un pò più noto e certamente un pò più odiato, e non solo dai risparmiatori che hanno investito in america…

  9. Ma qui non stiamo a criticare la categoria dei sommelier, della quale associazione faccio parte con orgoglio, anche se non da professionista, ma di alcuni personaggi. Tuttavia ha ragione il sig. Tesi: basta usare tatto e buon senso.
    Cordiali saluti.

  10. Lo scriverò in “chiaro”: il cliente è l’Associazione Italiana Sommelier o siamo noi consumatori al ristorante, che paghiamo il conto e abbiamo il diritto di esprimere opinioni sulla qualità dell’esperienza? Anche una sola critica dovrebbe bastare a fare riflettere su cosa non possa avere funzionato a dovere. Del resto, oltre al pezzo di Hitchens e al mio post che lo riprende, basta leggersi i commenti su “Aristide” per avere la percezione che queste critiche sono condivise da diversi consumatori. E invece no, tutti a suonare la grancassa corporativa.

  11. forse il signor Aristide sarà abituato a ragionare in termini di committenza e di “clienti” e pensa che si possa scrivere qualcosa solo su incarico di qualcuno o a comando di qualcuno e non semplicemente perché lo si pensi. Nel mio caso si sbaglia e di grosso, perché ho scritto quel che ho scritto sull’articolo di Hitchens, perché lo reputo eccessivo e tendente a fare di ogni erba un fascio e non perché il sottoscritto, tra le sue diverse attività, annovera anche una organica collaborazione con l’Associazione Italiana Sommeliers. Che non era di certo oggetto dell’attacco di Hitchens, che parlava, da inglese, dei wine waiter e della sommellerie negli Stati Uniti. Quindi la “grancassa corporativa” se la canti e se la suoni lui, se vuole, che la cosa non mi tocca e non mi riguarda

  12. aristide, di fronte alla volgarità e alla banalità di quanto insinua taccio, i miei lettori giudicheranno il suo “stile” e le sue “argomentazioni”. Io ho già perso abbastanza tempo con la sua persona…

  13. I sommelier sono come i produttori di vino, ce ne sono di buoni, di ottimi e di scarsi, e magari anche di truffaldini. Spero sia possibile criticare gli uni e gli altri, e magari anche i giornalisti o siamo tutti magistrati.
    saluti

  14. Ciao a tutti,
    scusate ragazzi, ma dove siamo finiti?
    Questi anglosassoni non capiscono veramente niente del bon ton!
    Nel caso del servizio a tavola (e parliamo comunque di un ottimo servizio!!!) è ovvio che il fatto di rabboccare i bicchieri non è una mera pratica per spingere il malcapitato a consumare di più.
    Nel galateo del bon ton, è proprio dovere del sommelier (e anche dei camerieri!) di provvedere a non lasciare mai i bicchieri vuoti.
    Caso mai, siccome bisogna precisare tutto, il bicchiere non va mai svuotato in un colpo solo. Però, chi lo vuota, “da” il segnale al sommelier/cameriere di procedere al rabbocco. Se non si vuole andare oltre nel consumo, niente di più semplice: lo si lascia almeno mezzo pieno, e questo è il segnale che se ne ha abbastanza!
    Quindi, sempre per precisare tutto: se il sommelier/cameriere viene a rabboccare quando il bicchiere non è vuoto: infrange chiaramente la regola qui sopra ricordata. In questo caso possiamo parlare di comportamento molesto!!!
    Buone feste e, quindi, buone degustazioni!!!

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