Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana: cui prodest?

Ho ricevuto da un simpatico collega bolognese, Andrea Dal Cero, editore della vivace rivista capitaALvino, la comunicazione della nascita e della prossima presentazione, in quel di Montepulciano, della “Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana”, che secondo i suoi ideatori porterà a “riunioni periodiche di giornalisti specializzati per analizzare l’informazione, studiarne i meccanismi e valorizzare tradizioni e qualità”. L’obiettivo, dicono, “è creare occasioni di confronto, di analisi e di elaborazione delle idee per comprendere i meccanismi di questo settore dell’informazione e per proporre modelli condivisi e riconosciuti”.
Come racconta il comunicato, “il progetto, assolutamente innovativo ed inedito per l’Italia, è nato dalla proposta formulata al Comune di Montepulciano da un gruppo di giornalisti specializzati che avvertono la necessità di conoscere più a fondo le regole della comunicazione sul cibo e sull’alimentazione, auspicando un’informazione sempre più corretta e trasparente.
Gli uomini dei media hanno visto in Montepulciano la sede ideale di dibattito grazie alla sue caratteristiche di territorio legato a prodotti tipici di alta qualità che ne esprimono cultura e tradizione. L’Amministrazione Comunale ha accolto la proposta, valutandola in linea con i propri obiettivi, in particolare con quello che prevede uno sviluppo coerente con la tutela del territorio e dei suoi prodotti, l’ha finanziata e due volte all’anno accoglierà i giornalisti per le giornate di studio”.
Leggo anche, nel comunicato, che “i giornalisti partecipanti alla “Tavola” riconosceranno al Comune il ruolo di “garante” del lavoro di analisi e, laddove necessario, di riscrittura delle regole di una corretta informazione”.
La Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana sempre secondo i promotori del progetto, “interpreta la necessità e l’urgenza di dare regole riconosciute ed autogestite alla comunicazione e all’informazione alimentare, rivendicando la deontologia professionale del giornalismo e l’etica della libera circolazione delle idee. Il tutto tenendo in primo piano la funzione dell’importanza sociale del cibo e la rilevanza dei costanti e ripetuti pericoli di inquinamento, sofisticazione e di frode connessi all’attività produttiva e commerciale, rivendicando la necessità di un positivo coinvolgimento dei comunicatori di settore a fianco delle produzioni alimentari italiane”.
E ancora: “la “Tavola” sarà un laboratorio permanente sulla comunicazione alimentare e gestirà un osservatorio su quanto viene comunicato in materia di alimentazione, di stili alimentari, di tradizioni gastronomiche, di pubblicità sul cibo, di produzione delle materie prime agro-alimentari e di formazione dei prezzi dei cibi”. Il tutto puntando a diventare “un riferimento per tutti i comunicatori professionali del settore alimentare.
Un raccordo costante tra i centri di ricerca universitari, consortili e imprenditoriali, in funzione della massima circolazione della informazione indipendente, responsabile e firmata. Uno stimolo al confronto e all’approfondimento delle tematiche istituzionali, soprattutto al fine di indurre maggior responsabilizzazione nell’informazione di settore e di impegnare le istituzioni a orientare i consumatori verso una alimentazione consapevole e informata”.
Sono grato al simpatico Andrea Dal Cero, che per “il primo biennio sarà il coordinatore della Tavola”, di avermi invitato alla prima riunione della Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana che si terrà a Montepulciano da venerdì 4 a domenica 6 luglio.
Con tutta la simpatia, però, dubito profondamente che accoglierò il suo invito e sarò con lui e con gli altri comunicatori della Tavola, rotonda o quadrata che sia.
Questo anche se Montepulciano, definita “la sede ideale di dibattito grazie alla sue caratteristiche di territorio legato a prodotti tipici di alta qualità che ne esprimono cultura e tradizione” (ma quante altre località in giro per l’Italia non corrispondono a questa descrizione?) è un posto bellissimo, dove è piacevole tornare per un week end.
Ho qualche cara amica lì (produttrici di Vino Nobile, ma nobile davvero, come Susanna Crociani e Caterina Dei e una delle più brave comunicatrici del vino in attività, Maddalena Mazzeschi) e Montalcino è li poco distante, però non basta.
Io sarò solo un cronista di provincia, ma credo che “dare regole riconosciute ed autogestite alla comunicazione e all’informazione alimentare, rivendicando la deontologia professionale del giornalismo e l’etica della libera circolazione delle idee” sia un impegno superiore alle mie possibilità e che sia meglio che ognuno di noi giornalisti dedichi il proprio tempo e le proprie energie a scrivere bene, in maniera onesta e informata, dalla parte del lettore.
Con coraggio, indipendenza di giudizio, autonomia da poteri più o meno forti e dai consueti condizionamenti pubblicitari che soprattutto per chi lavora su riviste cartacee sono pesanti. Una cosa, altre a non capire cui prodest, a chi serva questa Tavola, e la creazione di un’ennesima associazione di giornalisti, visto che esistono già associazioni della stampa agroalimentare italiana, dall’utilità e dall’autorevolezza tutta da dimostrare, mi sfugge totalmente, anzi mi sembra oscura e misteriosa.
Parlo del passo del comunicato dove leggo che “i giornalisti partecipanti alla “Tavola” riconosceranno al Comune il ruolo di “garante” del lavoro di analisi e, laddove necessario, di riscrittura delle regole di una corretta informazione”.
A Milano, dove sono nato, dicono offellee (o ufelee) fa elmestee”, che tradotto letteralmente vuol dire “pasticcere fai il tuo mestiere”, indicando che ciascuno deve fare il proprio mestiere, senza avventurarsi nei terreni che non conosce.
Io non voglio insegnare agli amministratori pubblici di Montepulciano a fare quello che compete loro, ovvero amministrare la cosa pubblica nella bella località senese e fare gli interessi dei cittadini. Ma penso anche che il Comune non possa di certo insegnare a me giornalista e ai colleghi che la pensano come me, a dettare o riscrivere le regole di una corretta informazione.
Se la Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana nasce con questi presupposti, un po’ misteriosi e forse un po’ pasticciati, io, che tra l’altro mi occupo di vino più che di cibo e alimentazione, penso proprio che non potrò né sedervi, né esserne, anche se il mito di Re Artù mi affascina, un suo cavaliere…

0 pensieri su “Tavola della Comunicazione Alimentare Italiana: cui prodest?

  1. Questa è bella: un comune – quale che sia – che si fa in un certo senso garante della corretta informazione giornalistica… un comune che insegna a noi, giornalisti (o pseudotali) “le regole di una corretta informazione”…
    Perdonami Franco se sono acida come un vinello andato a male, ma, nel nostro mestiere si fa corretta informazione se sei una persona corretta. E chi, se non la nostra coscienza, può essere garante della nostra correttezza?

    Auguri alla Tavola. Quanto a me, di tavole preferisco quella imbandita, a casa mia, con le lasagne fatte dalle mie mani sante e un buon vino consigliato da un amico sincero.

  2. Caro Franco,
    come sai (credo) ho una lunghissima e non sempre felice militanza nell’associazionismo giornalistico istituzionale e non, fonte di infinite speranze e di infinite delusioni. Nonostante il mio innato scetticismo, resto comunque convinto che la componente associativa e condivisa della nostra professione sia importantissima per chi fa un mestiere che, fatalmente, tende a “isolare” i suoi adepti e a fare quindi dei giornalisti persone spesso professionalmente sole. Il che di solito non giova al buon esercizio del giornalismo stesso.
    Con queste premesse, non posso che vedere con favore ogni aggregazione sociale, purchè sia in grado di garantire la serietà e l’affidabilità del progetto: qualità purtroppo rarissime nella nostra categoria.
    Nel caso specifico – di cui ho appreso da questo blog e al quale, ho saputo, il Consorzio del Nobile non ha voluto partecipare – mi pare che sulla carta le intenzioni siano buone e non condannerei a priori l’iniziativa. Al posto tuo andrei a Montepulciano tra il 4 e il 6/7, vedrei che aria tira, mi chiarirei bene le idee sul chi/come/quando/perchè e poi tirerei le somme.
    Sì, le “ingerenze” reclamate dal comune mi paiono un po’ ingombranti, ma voglio pensare siano una concessione formale fatta dai promotori per avere ospitalità e legittimazione in un luogo del vino prestigioso e baricentrico: dopodichè ognuno farà il suo mestiere e pretenderà che gli altri facciano il proprio. Altrimenti ciao.
    Questa è la mia opinione, espressa con tutto il cinismo a cui il vissuto associativo giornalistico mi spinge. Ma giudicare a priori non mi piace: verifichiamo e poi, se necessario, colpiamo senza pieta.
    Ma perchè non dare neanche una chance?
    Ciao e a presto,

    Stefano

  3. Caro Franco, che bello se questi problemi si potessero risolvere attorno a un tavolo, rotondo o quadrato come dici tu! Io penso che nel fare il mestiere di giornalista non smetti mai di fare esperienze sulla tua pelle, e ho forti dubbi che un’associazione o un’osservatorio possa fare qualcosa per divulgare “deontologia e professionalità”. Quella o ce l’hai o non ce l’hai. Quello che potrebbe servire, tuttalpiù, è tentare di costruire una qualche rete di solidarietà e collaborazione tra noi giornalisti di settore, molti dei quali ormai lavorano fuori dalle redazioni, e non si sentono dunque rappresentati più da nessuno, se non da sè stessi. L’etica e la deontologia, però, sono tutt’altra cosa davvero…

  4. Caro Franco, non so che cosa dirti, le perplessità sono tante. Io ad esempio non sapevo niente della cosa e chissà, probabilmente non ne avrei mai saputo niente se non avessi letto il tuo commento. Sarà mica che ancora prima di cominciare siamo già al tu si, tu no, io leggo, tu scrivi, ecc. ecc.? Penso comunque, che in Italia, paese ormai allo sfascio totale dove viene detto tutto e il contrario di tutto, dove chiunque si dichiara in grado di poter fare tutto, dove siamo tutti giornalisti ed esperti del settore, ci siano un po’ troppi “garanti” che spesso e volentieri sono quelli che poi ti trombano per primi. Penso che nessuno fa niente per niente e che quindi le cose, così come sono state prospettate non sono assolutamente chiare. Non credo abbia un senso avere un comune al quale giurare fedeltà, che faccia da garante ad un gruppo di giornalisti del settore e poi mi piacerebbe conoscere tutti quelli che sono dietro a questa idea per capire meglio quali intenti “nobili” stanno dando vita a tutto ciò.
    Ci sarebbe invece tanto bisogno di un organismo importante che tuteli certe professionalità come quella del giornalista specializzato e non di un ennesima organizzazione o associazione, con garante Montepulciano…..lì ci viene bono il vino, ma i giornalisti non credo proprio!!

  5. Sono d’accordo con Claudio. Intanto sul fatto dei garanti, che spesso ti trombano per primi. è la solita storia: chi controlla il controllore? Poi, sinceramente, invitare i giornalisti del settore (quali?) proprio a Montepulciano, proprio in questo momento, mi sa tanto di tentativo di rifarsi una verginità. Chi è che diceva che a pensare male si fa sempre bene??

  6. Da quanto mi è sembrato di capire, siamo di fronte ad un tentativo di definizione della metafisica della comunicazione agroalimentare.
    A questo proposito consiglio la lettura del romanzo filosofico “Lila”, di Robert Pirsig, incentrato sul tentativo di creare una metafisica della qualità.
    Saluti

  7. Caro Franco,

    dalle risposte dei colleghi, che conosco tutti personalmente, mi sembra di capire che il progetto di Andrea Dal Cero,amico anche lui, non sia destinato a un grande successo. L’idea di costituire AGENDA,un’associazione di giornalisti enogastronomi, fortemente voluta da Andrea parecchi anni fa, era già abortita sul nascere allora. Non mi sembra che siano mutate le condizioni che ne avevano decretato la prematura disfatta. Anzi. La presenza poi di un organismo squisitamente amministrativo cui dovrebbe essere riconosciuto un ruolo di “garante”, mi sembra addirittura aberrante.
    A proposito: io, di padre brianzolo, la frase la ricordo così ” prestiné (panettiere) fa el tò mestee”

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