Vino al vino chiama ed il cavalier Rivella puntualmente risponde

Non avevo dubbi che avendolo invitato, più che “sfidato” ad un confronto pubblico sul tema Brunello, ad un dibattito tra sostenitori della necessità di non toccare il disciplinare di produzione e fautori di un’apertura ad altre uve oltre al Sangiovese, il cavaliere del lavoro Ezio Rivella avrebbe risposto.
Lo conosco troppo bene e da tanti anni, dai tempi in cui lui da presidente dell’Unione Italiana Vini incredibilmente difendeva, dai potenti produttori toscano-veneto-piemontesi che volevano giubilarmi, la mia collaborazione al Corriere Vinicolo, e dialogavamo, con toni accesi, sul Barolo, che già all’epoca, lui piemontese di Castagnole Lanze, voleva rendere più moderno, suscitando le ire del carissimo Bartolo Mascarello, per pensare che potesse sottrarsi al confronto.
E così, come mi aspettavo, come mi sentivo sarebbe avvenuto , questo pomeriggio Rivella si è manifestato con una telefonata dalla sua tenuta Pian di Rota di Castiglione d’Orcia, dicendosi divertito dalla “sfida” lanciatagli e manifestando la sua piena disponibilità (e pregandomi di renderla nota ai lettori di questo blog) a parteciparvi. Per affermare la forza delle sue ragioni, quel cambiamento che ritiene inevitabile, anche in questo particolare momento, e contribuire, con la lunga esperienza maturata in quel di Montalcino alla testa del Castello Banfi e poi testimoniata in un libro, Io e Brunello, che vi suggerisco comunque di leggere, a dare una mano al Brunello e a Montalcino a superare le difficoltà che entrambe, indiscindibilmente legati e sinonimo l’uno dell’altro, come del Sangiovese, stanno vivendo.
E’ stata una telefonata molto divertente la nostra, dove come vecchi “nemici” che si conoscono da anni e in fondo si “stimano” anche se hanno idee lontane anni luce, ci siamo rinfacciati, con battute ironiche, gli eccessi attribuiti all’altro, il mio “fanatismo” nel difendere la causa del Brunello e dei vini italiani, così come li “sento” secondo Rivella, ed il mio, secondo lui, “farmi pubblicità” con questa battaglia del Brunello, anche se in verità io non ho vini o vinacci da vendere e magari ero abbastanza noto e conosciuto nell’ambiente vino, con quasi 25 anni di esperienza, anche prima di questa “crociata”…
La smania del cavaliere, a mio avviso, di liberarsi da quei lacci e laccioli rappresentati, a suo dire, da disciplinari di produzione troppo rigidi e superati.
Quello che abbiamo entrambi convenuto, per il momento, è che questo confronto dovrebbe avere un arbitro super partes e svolgersi, a Montalcino ovviamente, in un momento meno congestionato di questo, dove forse, convengo con lui, una discussione pubblica del genere potrebbe avere risvolti da tifo sulle gradinate…
Con il Consorzio in altre faccende molto affaccendato e impossibilitato a fare da organizzatore a questo confronto, abbiamo pensato di tenere buono il progetto e di aggiornarci per tirarlo fuori dal cassetto e realizzarlo non appena sarà possibile.
In ogni caso, come ci ho tenuto a dirgli al telefono e come ho più volte scritto, chapeau al cavaliere del Brunello, per la sua disponibilità e la sua franchezza.
Mille volte meglio lui che afferma pubblicamente, a mio modesto avviso sbagliando di grosso, che il Brunello così come siamo abituati a conoscerlo e ad apprezzarlo, a trazione Sangiovese, non va più bene e va cambiato, consentendo, a chi vuole, di utilizzare anche altre uve, di tanti altri sepolcri imbiancati ed ipocriti e falsi che esclamano “il disciplinare non si tocca e solo Sangiovese per il Brunello!”, e poi, nel segreto delle cantine, tagliano il grande vino di Montalcino e lo taroccano disinvoltamente e spudoratamente con chissà quali uve e quali vini.
E’ proprio per la sua chiarezza, per il suo non nascondersi dietro ad un dito e dire pubblicamente come la pensa, che credo che un confronto pubblico con Ezio Rivella s’ha da fare e che sarebbe stimolante sostenerlo. Prossimamente su questi “schermi” dunque?

0 pensieri su “Vino al vino chiama ed il cavalier Rivella puntualmente risponde

  1. Ottima notizia. In un momento come questo nel quale l’ipocrisia regna sovrana, ben venga qualcuno che ha gli attributi di accettare un confronto.
    Meglio un “nemico” dichiarato che un amico stile Bruto…

    Laura Rangoni

  2. @ Laura guardi che quei personaggi,non hanno dei nemici,condividono il pensiero
    con l’interesse, che non è quello della Terra, Lei forse è molto giovane, ma
    quel Signore aveva creato con la Sanpellegrino,un prodotto base vino, chiamato
    Nano,che il contenuto di detto prodotto è meglio non dire,per non fa ridere i
    sassi. La loro potenza la dimostrano nel pensiero,e nelle loro parcelle, di persone
    del genere il nostro Paese ne potrebbe benissimo fare a meno,perché mettono
    la loro capacità,al servizio di chi paga di più (mercenari)è il loro vero nome. Lino

  3. Viva il confronto, viva la libertà di espressione e di informazione! Il mio pensiero sulle DOC e DOCG è che non sono sinonimo di qualità, ma non legano nessun produttore, perché possono chiamare IGT i loro vini moderni ed essere apprezzati comunque, come succede nel Salento e, soprattutto, nella stessa Toscana.

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