Brut Sulle Langhe 2005 Fratelli Barale

E’ bello tornare dopo qualche tempo in un’azienda agricola che si conosce e si apprezza e scoprire che se pure la qualità dei vini è sempre elevata e lo stile è rimasto senza tentennamenti quello che apprezzavi, ci sono state delle piccole novità che testimoniano il divenire di un’attività produttiva.
Tornando dopo qualche tempo in quella via Roma che a Barolo é sede di diverse cantine di valore, a partire da quella di Bartolo Mascarello e oggi di sua figlia Maria Teresa, e varcato il portone della bella casa dalle insegne azzurre posta al numero civico 6, è stata una vera sorpresa rilevare che nell’azienda fondata da Francesco Barale e oggi condotta da Sergio, la Barale Fratelli, si erano verificate una serie di cose molto interessanti.
Un nuovo enologo e cantiniere, Stefano Dellapiana, un paio di ottimi nuovi vini, di cui dopo parleremo, la consueta eccellenza di prodotti come la Barbera d’Alba Preda, il Dolcetto d’Alba Bussia, il Langhe Chardonnay, il Langhe Nebbiolo, per tacere di autentici classici come il Barolo Castellero, il Barolo riserva Bussia, il Barbaresco Serraboella (lo stesso grande cru onorato da Renato Cigliuti) e soprattutto l’arrivo in cantina di un’altra Barale, la figlia maggiore di Sergio, Eleonora, che dopo gli studi universitari e pur con la prospettiva di proseguire l’attività di ricerca, ha pensato bene di affiancare il padre.
Aria nuova in cantina dunque (e bisognerà che prima o poi accenni al tema del ricambio generazionale nelle cantine del Barolo e a quanto di positivo ha portato) e proprio come è avvenuto nella cantina di Bartolo e come sta progressivamente avvenendo nella cantina di Beppe Rinaldi, dove Marta, classe 1985 come la seconda figlia di Barale, promette di introdurre stimolanti germi d’innovazione, una volontà rinnovata di proporre ancora con più tenacia e di valorizzare i classici che hanno reso questo marchio una garanzia presso legioni di appassionati e di affiancare, senza uscire dalla traiettoria base, qualche novità.
E’ proprio da un’idea di Eleonora, ragazza elegante, riflessiva, molto curiosa e determinata, è nata la decisione di produrre un altro Barolo, che affianca il Castellero ed il Bussia, una speciale selezione provenienti da una porzione di Cannubi, con vigne di oltre quarant’anni che presentano una speciale selezione policlonale di Nebbiolo, com’era sano uso fare un tempo, quando non si puntava su un singolo clone, selezionatissimo, ma su una famiglia allargata di Nebbioli che davano complessità al vino che se ne otteneva.

Già degustato e apprezzato nell’ambito di Alba Wines Exhibition, questo Cannubi 2004 dalla seriosa etichetta nera si è confermato un bel vino dal grande potenziale d’evoluzione, ma già ottimo ora, al momento del confronto con i cibi, come verificato a tavola alla simpatica Osteria del Vignaiolo della frazione Santa Maria di La Morra dove Sergio ed io, chiacchierando allegramente, ce lo siamo gustato con un coniglio in insalata e una tagliatella con funghi. Salda struttura tannica, bella fragranza aromatica, vino compatto, pieno, godibile, che si va ad aggiungere alla famiglia dei migliori Cannubi oggi in circolazione.
Ma non è finita, perché se produrre un Barolo in più, anche se solo in un ristretto numero di esemplari, poco più di 2000, non è difficile, per chi come i Barale dispone di grandi vigneti, di savoir faire tecnico-enologico e di una clientela affezionata, provare a tirare fuori dal cappello del mago 5500 bottiglie di uno spumante metodo classico o “champenois”, come si diceva una volta, lavorando non sul Nebbiolo, oppure, come altri hanno fatto, sullo Chardonnay (ed i Barale dispongono di uno Chardonnay di grande qualità, piantato addirittura nella Bussia, sorprendente nella sua evoluzione nel tempo e molto minerale, che giustificherebbe il lavorarci in chiave bollicine…), bensì sul Pinot nero, è un virtuosismo non da tutti.
Eppure i Barale, Sergio (sopra in una bella foto di Tom Hyland), che si è attrezzato di regolari pupitres, il cantiniere che si dedica al paziente remuage, Eleonora che ha visto bene, come un segno beneaugurante e relativo al suo arrivo in azienda, questa svolta spumeggiante, si sono messi d’impegno, potendo contare su un Pinot nero di qualità, da basi spumante, piantato all’inizio degli anni Ottanta nella zona del Castellero, e lasciando 24 mesi in affinamento il vino, un Blanc de noirs, sui propri lieviti e puntando su una tipologia, molto langhetta come carattere, quale l’Extra Brut.
Il risultato è un metodo classico, non mi va di chiamarlo spumante come un prodotto generico, denominato Sulle Langhe, di annata 2005, che si presenta con un perlage sottile e continuo, un bel paglierino leggermente dorato brillante, un naso molto nitido, salato, citrino, ben secco, dove si colgono le note di agrumi e di ananas, di fiori bianchi e fieno e un bell’accento minerale ed in bocca, dopo un attacco diretto, asciutto, incisivo, direi moderatamente “maschio”, perché la struttura del Pinot nero non è quella di un Blanc de Blancs, si propone cremoso, ricco, dotato di una consistente vinosità, molto lungo e soprattutto equilibrato e piacevole.
Perfetto, con il suo corpo, la sua eleganza, la sua polpa, per aprire simpaticamente ed in maniera stuzzicante, un’occasione conviviale. Ancora più allegramente se si considera che il prezzo del Sulle Langhe è sui 10 euro, prezzo per ristoratori ed enoteche.

 

0 pensieri su “Brut Sulle Langhe 2005 Fratelli Barale

  1. Grande uomo delle Langhe Sergio Barale, le conosce e le coltiva come pochi, sembra timido prima di cominciare a parlare di vino.
    Sono sicuro che qualsiasi vino faccia gli venga bene, altrimenti non comincerebbe neanche.

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