Cirò, un mare di vigneti e all’orizzonte… il Mare…

Ho fatto un vero pieno di emozioni nei quattro – bellissimi – giorni che ho trascorso nell’incanto mediterraneo, pieno di luci ma non senza qualche ombra e contraddizione, di Cirò marina, nel crotonese, nella caliente bellissima e selvaggia e misteriosa Calabria.
Rendere conto di tutte, tante e tali sono state, sarebbe impossibile e mi accorgo di aver bisogno in qualche modo di lasciar decantare i ricordi, di fare in modo che sedimentino e si depositino, restando tesoro vivo, nella mia memoria e nel mio cuore.
Giorni bellissimi trascorsi tra vigneti e mare, sentendo costantemente la presenza del mare, là in lontananza, anche tra i vigneti collinari più lontani, dove il mare sembrerebbe lontanissimo eppure c’è in filigrana, cogliendo quel legame strettissimo e inscindibile, antico e sacro, che c’è tra il territorio di Cirò e la coltura (e cultura) della vite, con vigneti splendidi, quando ben curati, ma dotati di un loro indubbio fascino, anche quando potrebbero essere condotti meglio, che determinano, caratterizzano, segnano la struttura ed il profilo del paesaggio.
Prendendomi un attimo di tempo per fissare in parole le tante belle esperienze fatte, i grandi vini degustati e bevuti golosamente abbinati alla cucina locale, i colori, i profumi, i sapori, il conforto di un’amicizia ritrovata più salda che mai, gli incontri fatti, le tante belle persone incontrate, voglio provare ad affidare, io che non sono un fotografo e che sto tentando di diventarne uno un po’ meno mediocre grazie ad una nuova fotocamera digitale di cui devo ancora prendere le misure, ad un serie di immagini qualche ricordo.
Quello di quel mare calmo, azzurro intenso, dolcissimo quanto ti affidi a lui, ritrovando una dimensione misteriosa e ancestrale dell’esistere, che cogli in lontananza, come una certezza, in un vigneto collinare bellissimo a Crucoli, il lavoro paziente, faticoso, metodico degli innestatori in una mattina caldissima dove tutto vorresti fare tranne che cuocere per ore in vigna.

E poi la dimensione bucolica, campestre, agreste di pecore al pascolo in Val di Neto, di una “ficoscultura” fatta da un intrico di fichi d’india colta al tramonto a Casabona, e poi vigneti bellissimi, verdeggianti, pieni di energia, di forza, colti qua e là, tra Cirò marina (nel cuore vinicolo del Feudo), Strongoli e Rosaneti.
Spero che anche voi, tramite queste fotografie, possiate cogliere un barlume della dolcezza, della poesia, della stregante e consolante intensità di queste giornate di cui, appena tornato a Bergamo, ho già nostalgia…

 

0 pensieri su “Cirò, un mare di vigneti e all’orizzonte… il Mare…

  1. Le foto sono bellissime, i posti, ognuno li può vedere.
    Sesto di impianto stretto, certo non ci sono i sassi del Chianti da quelle parti, ma si vede al piede la stessa gramigna verdeggiante e la stessa chioma fluente.
    Ma lì, il sole picchia, non scherza e l’ombra sull’uva ne evita la cottura.

  2. Si sa la cultura del vino soprattutto in Calabria è latitante, cosi come in Italia.Purtroppo tutti parlano di vino senza conoscere bene i luoghi di produzione, i metodi di trasformazione e soprattutto le uve. Il Cirò ha potenzialità enormi, purtroppo manca da parte dei produttori( non per tutti)l’accortezza di rispettare determinate procedure di raccolta delle uve e di trasformazione delle stesse.Alla zona del Cirò il creatore ha regalato condizioni climatiche uniche per produrre dei grandi vini,ma purtroppo l’assenza di scuole di formazione,di sperimentazione, di supporto istituzionale e di marketing relegano la zona del Cirò a fanalino di coda nel panorama enologico nazionale.Nonostante tutto esistono giovani produttori che producono vini eccellenti.Un esempio per tutti è l’azienda Du Cropio, che per filosofia aziendale produce solo vini rossi,con vitigni tutti autoctoni, Il Don Giuvà doc superiore, e il Serra Sanguigna IGT.Durante il Vinitaly ho avuto modo di testare la possenza di questi vini,cosi autentici e tipici, di certo non omologati.Vini che lasciano il segno,cosi come la terra di Calabria.Altro che DECIROTIZZARE il Cirò, al contrario una oculata e attenta cura agronomica delle uve tutte di provenienza collinare,l’esatto periodo di raccolta,un protocollo di trasformazione rispettoso della materia prima,fanno di questi due vini un esempio vincente delle potenzialità del comparto enologico calabrese.

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