Corrispondenza pubblica con Gaetano Manti direttore de Il mio vino

Ricordate il trattamento riservatomi ad inizio giugno dal direttore della rivista Il mio vino (leggi qui) che dopo alcune mie circostanziate critiche (leggi qui) al suo editoriale sulla triste vicenda dei Brunello di Montalcino “taroccati”, aveva pensato bene di liquidare le mie considerazioni e me dandomi in sostanza del “signor nessuno” bellamente ignorato, proprio perché nessuno, dal mondo del vino? Ricordo bene – e mi confortarono – le reazioni di alcuni di voi a questo procedimento sbrigativamente liquidatorio reazioni che, forse, fecero pensare al signor Gaetano Manti, questo il nome dell’editore e direttore della rivista in oggetto, di aver sbagliato. Nella forma sicuramente e con ogni probabilità nella sostanza.
Bene, questo modesto e privato affaire si sarebbe chiuso se lo stesso direttore de Il mio vino che nel precedente editoriale aveva, a mio avviso sbagliando, caldeggiato la necessità di “svecchiare” e modernizzare il disciplinare del Brunello, di fatto, rompendo la formula aurea e l’elemento di distinzione da tanti altri vini che prevede l’uso del Sangiovese in purezza, non avesse in seguito pubblicato un altro editoriale, dal titolo “L’affare si complica”, dove correggendo notevolmente il tiro ha proposto una serie di considerazioni, di assoluta intelligenza, tali da indurmi a dichiarare pubblicamente che questo articolo, che pubblico in allegato ringraziando Manti per avermene dato facoltà, non solo lo condivido in toto, ma la sottoscriverei apponendovi la mia firma.
Ho pertanto indirizzato, come da tempo mi ripromettevo di fare dopo il poco signorile e assurdo trattamento che mi era stato riservato, una mail al direttore del Il mio vino, manifestandogli la mia perplessità sul fatto che sulla vicenda Brunello il suo potente giornale e questo piccolo, ma piuttosto seguito (dicono) blog non fossero stati oggettivamente, senza per questo voler pensare a forme di sinergia che non hanno alcun motivo d’essere, “alleati”.
Questa la mia mail e di seguito, un po’ meno sgarbata e irridente della volta precedente, anche se sempre un po’ “spocchiosetta”, e della serie “a regazzì spostate e lassame lavorà…”, la sua risposta. Ai lettori di questo blog (tra i quali figurano anche svariati della “influente” rivista) le riflessioni del caso.
Una sola cosa voglio sottolineare, che di “incidere sul mercato del vino” e di poter affermare “sono i produttori stessi che ci riconoscono un ruolo molto importante in un mercato che si va facendo sempre più competitivo e difficile”, al sottoscritto, che si rivolge soprattutto ai consumatori, e a chi nella riflessione sul vino italiano non ha ancora consegnato il cervello all’ammasso, come amava dire mio padre, e conserva un sano spirito critico e la capacità di ragionare con la propria testa ed il proprio palato, non può interessare di meno.
Non voglio assolutamente essere, come giornalista indipendente, in qualche modo funzionale o “parallelo” o di supporto ad un panorama produttivo del vino italiano del quale, lo dimostra a sufficienza la vicenda del Brunello, considero salutare diffidare visti gli errori e le ingenuità che compie e la mancanza di trasparenza e correttezza che spesso dimostra. Ecco perché questo blog e Il mio vino non potranno mai, salvo episodiche concordanze come il mio pubblico plauso all’editoriale di Manti, trovarsi dalla stessa parte o essere concretamente “alleati”…
f.z.

Mail di Ziliani a Gaetano Manti
“Signor Manti, leggo il suo nuovo editoriale dedicato alla vicenda del Brunello di Montalcino e condividendolo in toto mi chiedo perché mai invece di essere oggettivamente “alleati”, lei lei abbia pensato bene, si fa per dire, di attaccarmi come ha fatto nel suo editoriale di giugno, cercando di farmi passare per uno sconosciuto. La mia onestà intellettuale mi impone, cosa che farò anche da Vino al Vino, di plaudire a quanto lei ha scritto, la stessa cosa penso avrebbe potuto fare anche lei, con ben altro stile…”

La risposta di Gaetano Manti

“Caro Ziliani, io credo lei abbia mal interpretato ciò che io ho scritto in reazione ad un suo pezzo pubblicato sul suo blog. Io non ho mai detto che lei è un illustre sconosciuto. Se così fosse non avrei certamente dato seguito a ciò che lei ha scritto. Io ho detto che la sua opinione è assolutamente ininfluente nel mercato del vino e questo credo sia nella natura delle cose che lei scrive e nei mezzi che usa per farlo.
Io faccio un mestiere molto diverso dal suo e la mia azienda funziona e paga gli stipendi ai dipendenti solo se il nostro lavoro riesce ad incidere significativamente, come di fatto incide, sul mercato del vino sia in Italia che nei paesi di lingua tedesca e presto anche negli Stati Uniti. Dopo otto anni di presenza in questo settore sono i produttori stessi che ci riconoscono un ruolo molto importante in un mercato che si va facendo sempre più competitivo e difficile.
La ringrazio per l’apprezzamento espresso in merito a quanto scritto nel mio ultimo editoriale e la ringrazio anche di voler rendere questo apprezzamento pubblico. Io, in tutta franchezza e in piena coscienza, non mi sento di plaudire chi come lei irride al lavoro di aziende serie come Mezzacorona e chi insinua, come lei ha fatto, che il nostro supporto ai loro prodotti  sia il frutto dei soldi che Mezzacorona investe per fare pubblicità sulle nostre riviste.
Noi da sempre siamo noti, e non solo nel mercato del vino, per fare il mestiere di editore perseguendo una rigorosa separazione fra i contenuti redazionali e gli investimenti degli inserzionisti. In un mondo fatto di prostitute del più basso livello questa separazione è per noi un bene sacro.
Chiunque la mette in discussione non può meritare né il nostro plauso né la nostra alleanza. Le auguro di continuare a trovare la forza e la dedizione  necessarie per portare avanti il suo blog. Sono certo che continuerà ad attirare un certo tipo di interesse a prescindere da una alleanza con noi. Buon lavoro e cordiali saluti Gaetano Manti”.

Editoriale di luglio de Il mio vino
L’affare si complica
”Dopo che gli americani avevano minacciato di bloccare le importazioni di Brunello di Montalcino in mancanza di una certificazione attendibile che ne garantisse la conformità con il disciplinare (leggi uso esclusivo di uva sangiovese grosso), il ministro dell’agricoltura Luca Zaia ha preso il toro per le corna e in un sol colpo ha esautorato il consorzio di tutela e ha avocato al suo ministero l’autorità di emettere la certificazione richiesta dagli americani.
Quindi oggi chi vuole esportare negli Stati Uniti deve richiedere un certificato di conformità all’ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari – ufficio periferico di Firenze. Il certificato viene rilasciato in base alla documentazione presentata dalla azienda produttrice sulla provenienza delle uve o del vino in caso di imbottigliatori. Insomma si tratta di una indagine fatta tutta sulle carte (fatture, bolle di consegna, registri di cantina eccetera) fornite dal produttore.
Il decreto del ministro precisa che la procedura di certificazione si applica solo alle bottiglie che devono essere esportate negli Stati Uniti e l’ufficio di Firenze verifica la tracciabilità di ciascuna delle partite di vino oggetto di esportazione. Questo è già un bel passo avanti visto che il Consorzio di tutela aveva chiaramente dimostrato di non essere capace o di non voler provvedere ad una seria certificazione. Un plauso quindi al ministro che ha saputo intervenire con decisione e velocità encomiabile.
Restano però un paio di dubbi non trascurabili. Il primo riguarda la propensione a delinquere delle aziende che hanno già dimostrato con i fatti di essere capaci di aggirare le norme e commettere una frode (così va definito il comportamento di chi non ha rispettato il disciplinare tagliando il vino con altre uve e mettendolo in commercio come Brunello di Montalcino).
I controlli del ministero avverranno solo sulle carte che non potranno mai indicare davvero se il vino è stato tagliato o meno. Vini da taglio in Italia ne girano a tonnellate e non tutte queste tonnellate sono fornite con tanto di fattura e bolla di consegna. Va detto che la tecnologia per misurare in laboratorio se un Brunello è puro o tagliato con altre uve esiste e dà risultati molto attendibili. È una tecnologia sviluppata in Italia ed è alla portata di tutti. Basta usare i laboratori giusti.
Viene da chiedersi cosa potrebbe accadere se un Brunello di Montalcino che ha ottenuto la dichiarazione di conformità da parte del ministero dovesse poi invece risultare tagliato in base ad analisi fatte in laboratorio. Credo ne deriverebbe un disastro davvero serio per tutta l’industria vitivinicola italiana. L’ipotesi non è poi così peregrina perché credo sia facile pronosticare che prima o poi qualcuno si vorrà togliere lo sfizio di far controllare in laboratorio i Brunello più chiacchierati e dotati del certificato del ministero per l’esportazione negli USA.
Il secondo dubbio riguarda la produzione di Brunello delle aziende che hanno messo in commercio l’annata 2003 taroccata. Vi sembra mai immaginabile che cinque anni fa queste aziende si siano di colpo ravvedute e abbiano per le annate successive mutato rotta rispettando fedelmente il disciplinare? A me non piace pensar male della gente ma francamente credo sia ragionevole immaginare che un tal ravvedimento non sia avvenuto e comunque non abbia coinvolto tutte le aziende che avevano commesso la frode nella annata 2003.
Se questo è il caso, allora l’affare si complicherebbe davvero molto perché vorrebbe dire che nelle cantine di Montalcino ci sono già enormi quantitativi di Brunello prodotto e imbottigliato nelle annate successive al 2003 in frode al disciplinare. Fidarsi solo delle carte per giurare che quei Brunello sono veri e puri appare esercizio davvero pericoloso.
Ne deriva quindi che forse il ministro Zaia farebbe bene a dare ulteriore dimostrazione del suo encomiabile decisionismo chiedendo che qualcuno, magari il consorzio di tutela, sottoponga ad analisi di laboratorio campioni di tutte le partite di Brunello di Montalcino giacenti nelle cantine. Solo così ci si può mettere al sicuro da ulteriori gravi disastri e solo così forse si capirà che l’affare Brunello è molto più complesso di quanto ci hanno sino ad ora raccontato. Gaetano Manti”

0 pensieri su “Corrispondenza pubblica con Gaetano Manti direttore de Il mio vino

  1. “propensione a delinquere”, scrive Manti sul suo giornale. Ci eravamo tutti un po’ assopiti e questo inciso ci ha fatto sobbalzare, o no?
    Quindi non era un incubo,evocato da qualche testa matta.
    Accidenti. Certo io sono un’ingenua, ma nessuno vuol capire che o si salva la capra o si salvano i cavoli?
    Penso che questo sia il momento di guardare un po’ più in là del proprio naso; penso che questa battuta (inevitabile) d’arresto, a Montalcino, deve aiutare a modificare la rotta.
    Ciò che è urgente non è cambiare il disciplinare (tutti negano di volerlo fare, ma amici montalcinesi mi dicono che non si fa altro che cercare strade alternative a uno smaccato svaccamento, ma nella direzione del cambio di disciplinare), ciò che è urgente è cambiare i comportamenti e farlo sapere (le strade e i modi, ci sono).
    Su questo tema si dovrebbe lavorare: non è solo interesse di Montalcino, ciò che il Brunello rappresenta va al di là di quell’area e tocca tutto il made in Italy. Anni fa alcuni parlavano di una sanatoria transitoria, ora non si può pensare di mandare a gambe all’aria tutto, ma forse quanto è stato scoperto richiede che chi ha mostrato – come scrive “Il Mio Vino” – “propensione a delinquere”, dovrebbe mostrare ora PROPENSIONE A RAVVEDERSI.
    Sarebbe un inizio. Un nuovo inizio, a meno che a Montalcino non vogliano tornare a fare i carbonai.

  2. Gentile Signor Ziliani,
    spiace vedere questa contrapposizione tra blog e cartaceo…
    Tutti i canali sono buoni se servono all’arricchimento professionale.
    Il direttore Manti non può non tener presente dell’avanzata impetuosa dei blog e dei social network che non possono essere considerati come una linea “Maginot” perchè ti scavalcheranno sempre, comunque e dovunque…

    E’ anche desolante vedere che gli editori nostrani non guardano neanche di striscio a quello che succede in altri paesi.
    Se il direttore Manti avesse letto qualche pillola professionale, come le profezie dello staff del New York Times sul crollo della diffusione del cartaceo, dovrebbe cominciare a preoccuparsi, a pensare e ad imporre – almeno provarci – un nuovo rapporto con gli inserzionisti.

    Altrimenti il futuro sarà quello di chi si vedrà confinato a fare house-organ aziendali ma per quello c’è già un esercito di pr e gazzettieri ( come diceva Carmelo Bene )che ci prova giorno e notte…

    Piu’ coraggio in circolo…

    Gianni “Morgan” Usai

  3. Lento ma sicuro il signor Manti ha afferrato (o non ha potuto piu’ fingere di non afferrare) il problema nella sua complessita’.
    Sbagliero’, ma se adesso viene fuori un articolo dal pontefice di quella rivista – che Ti ha considerato e trattato come un moscerino sul parabrezza, ma un moscerino che gli dava grosso fastidio – per me significa che nuovoloni neri di un grosso temporale si stanno avvicinando ad ilcilandia… vedremo…

  4. Anch’io mi chiedevo come Gianni Usai se non fosse ormai antiquato e infruttuoso guardare dall’alto in basso i blog. Se a gestirlo c’è una persona che riesce a rendersi autorevole (per comprovata esperienza, oltre che per capacità) o addirittura è collaboratore di prestigiose riviste di settore, allora occorre temerli semmai…
    E poi, non son tanto convinto che dal blog non si riesca a fare opinione. Questo blog è molto letto, ormai non solo dagli Italiani, visto che è affiancato da vinowire. Pian piano quello che è visto come un’ecceZione e un’eccentricità, riuscirà ad essere ottimo strumento di informazione.

  5. “Le auguro di continuare a trovare la forza e la dedizione necessarie per portare avanti il suo blog. Sono certo che continuerà ad attirare un certo tipo di interesse a prescindere da una alleanza con noi.”

    Allora io sono un “certo tipo” e anche il NewYork Times (che ha intervistato Ziliani per avere informazioni chiare e imparziali sullo scandalo Brunello) è un “certo tipo” di pubblico, di persone, di redazioni che vengono attratte dal tuo blog e dal tuo essere giornalista di comprovata onestà intelettuale? Beh, caro Franco io sono orgogliosa di fare parte di quelle persone attratte da quel “certo tipo” d’interesse che ci spinge a cliccare ogni giorno sul tuo link e poter leggere GRATUITAMENTE notizie sul mondo del vino sapendo di poter contare su di un giornalismo serio fatto di verità e con la verità di chi ha il coraggio di dire le cose come stanno senza la paura di perdere degli sponsors…

    Ps: credo anche di essere in ottima compagnia qui, tra i lettori di Vino al Vino!

    Un saluto,
    Barbara

  6. “Il mio vino”, a parer mio, si è sempre distinto per una cifra stilistica un po’ polemica e un po’ rissosa, questo inutile sottolinearlo, crea audience.Urlando si riescono a far passare per vere “menzogne” terribili; figuriamoci quale è la tentazione di urlare cose che si ritengono vere e sacrosante. In genere non condanno questo atteggiamento, il rischio però è diventare schiavi del proprio personaggio. In quest’ottica leggerei la risposta alla sua mail. Ben più gratificante e complicato è fare ascolto (concetto che ritengo ben diverso da audience) con garbo e modestia senza rinunciare alla ricerca della verità
    Per quanto riguarda la questione Brunello non posso che aggiungere una sconosciutissima sottoscrizione all’editoriale di Luglio

  7. Sottoscrivo completamente quello che, intelligentemente, ha espresso Barbara. Vai avanti, Franco, “puro e duro” come sempre. Siamo in molti ad apprezzare il tuo blog, e solo per questo non ti puoi permettere d’invecchiare e di perdere la “forza e dedizione” necessarie a portarlo avanti.
    Ad majora!

  8. L’insultante polemica che si legge nelle parole di Gaetano Manti sembrano i lamenti della volpe presa in trappola ed affamata. Oserei dire poco elegante ed un tantino supponente, scarsamente professionale. Comunque eloquente di una situazione nero fumo di certa carta stampata.
    Condivido pienamente l’opinione di Barbara e Vocativo.
    Aggiungo che, come L’Espresso, ora anche Il Mio Vino ora farà parte delle testate che non leggerò più a causa di atteggiamenti che ritengo non corretti.
    Franco prosegui per la tua strada, non cambiare la tua correttezza di opinioni libere: tutti noi abbiamo bisogno sempre più di verità e professionalità.
    Il consumatore lo vuole, il produttore serio ne ha bisogno.

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