Diliberto dichiara guerra al Lambrusco: per lui, che preferisce il Sassicaia, “fa schifo”…

Me la potrei cavare, io che comunista non sono, non sono mai stato, non sarò mai, dicendo semplicemente e con il corredo di questa fotografia che secondo me dice già tutto (siamo nel 2008 non nel 1958…) é roba da comunisti e quindi non mi riguarda.
Ma poiché ho amici, anche lettori di questo blog, che misteriosamente, dal mio punto di vista, “comunisti” continuano a considerarsi ancora oggi, a quasi vent’anni dal crollo del muro di Berlino, e poiché so che tra i comunisti ci sono persone assolutamente serie e perbene e poiché sono consapevole che nella storia del movimento comunista, accanto a pagine tragiche e fosche e orribili, figurano anche pagine serie e importanti che meritano il rispetto anche di comunista non è, voglio dire la mia su questa storiella, che ho letto qui e che non penso si possa liquidare come l’ennesimo episodio di quella tendenza alla divisione e al frazionamento che caratterizza l’universo comunista italiano.
Cosa è successo? Semplicemente che in occasione del recente congresso del micropartito dei comunisti italiani o Pdci che lo ha confermato all’unanimità segretario, il compagno Oliviero Diliberto (nella foto con tanto di falce e martello), già (buon) ministro di Grazia e Giustizia nel governo D’Alema, ha scatenato una sua personalissima “guerra al rosso”.
Attenzione, non sto parlando di un avversario politico, del rappresentante di una componente di minoranza del Pdci, né tantomeno dell’attuale primo ministro, a proposito del quale Diliberto ebbe a pronunciare un celebre, “elegantissimo” giudizio – “
È indispensabile andare in tv anche se personalmente non ho una particolare predilezione ad apparire, per fare vedere che siamo diversi. Io sono diverso da Berlusconi, bisogna far vedere che ci fa schifo”, doppiando un’altra celeberrima uscita, quella su come andare, se proprio costretti, al Billionaire di Briatore, ma sto parlando, se mi è consentito, di un rosso antico e popolare, caro a milioni di militanti comunisti.
Quelli che affollavano e rendevano possibili, con il loro orgoglioso impegno di volontari, le feste dell’Unità di una volta, tutte “Bandiera rossa”, “Bella ciao”, cotechini, piadine, ballo liscio, dibattito un po’ palloso con il compagno parlamentare o con il delegato di fabbrica e soprattutto tanto vino rosso, di quello ruspante, magari leggermente frizzante e abboccato.
Un vino per tutti i gusti e per tutti i portafogli, il generoso, emilianissimo e quanto mai ortodosso, visto che viene in larga parte prodotto dalle cooperative rosse, quelle che (leggete qui) magari si fondono, nel nome del business, a formare “il maggiore polo vitivinicolo europeo, uno dei più significativi a livello internazionale”, Lambrusco.
E’ così successo che a sorpresa il Lambrusco venisse bandito dalle tavole dei delegati del congresso del Pdci, suscitando ovviamente il disappunto di tutti i commensali, sorpresi dell’assenza di questo vino simbolo.
I delegati hanno pensato di risolvere in proprio la questione, andando ad acquistare bottiglie di Lambrusco in un bar adiacente alla zona dove si svolgeva il congresso, ma la cosa è durata poco perché “gli ordini di partito”, ai quali notoriamente non si può disobbedire, hanno intimato al barista di interrompere la vendita del vino “proibito”.
Portato a conoscenza della querelle enoica, cosa ha fatto il segretario Diliberto (notoriamente un appassionato di Bacco e di bottiglie importanti, dai conterranei Turriga e Terre Brune al sempiterno Sassicaia) ? Ai giornalisti che gli chiedevano cosa fosse accaduto, il segretario del Pdci ha risposto con una battuta di uno snobismo e di una superficialità devastanti: “Hanno fatto bene. Il Lambrusco fa schifo“.
 
Dunque, non si chiede al compagno Diliberto – che poi ha corretto il tiro dichiarando “Il Lambrusco e’ un ottimo vino, ma il Cannonau e’ decisamente migliore” – di rinunciare alle sue legittime predilezioni per vini che buona parte dei militanti del suo partito e dei vari partitini comunisti non si possono permettere, per celebrare il proletarismo e la popolarità del Lambrusco (che sa essere anche un piccolo grande vino in talune interpretazioni, anche di grandi aziende).
Gli si chiede, molto più semplicemente, di riconoscere e portare rispetto per i gusti di tanti compagni che hanno formato e formano il tessuto connettivo del movimento comunista italiano, gente che di Super Tuscan e di vini di Bolgheri, Capalbio e dintorni magari sa poco, e di avere un pizzico di memoria e riconoscenza per i tempi, non lontani, quando le Cantine Riunite (importate negli USA da Banfi) versavano ingenti contributi nelle casse dell’allora PCI attraverso il loro presidente sen. Walter Sacchetti.
Tempi in cui, come racconta il cavalier Ezio Rivella nel suo imperdibile, interessantissimo libro Io e Brunello il Partito prendeva una bella commissione per ogni bottiglia esportata nella terra degli yankee e degli imperialisti, con i quali fare affari non faceva schifo, visto che pecunia non olet e business is business…
Altro che atteggiarsi a radical chic che preferisce il Sassicaia ed i vini da 50 euro e sputa sul Lambrusco caro al proletariato rosso emiliano! compagno Diliberto!
Ma questi, detto da uno che comunista non sarà mai, sono i comunisti di oggi, quelli capaci di dire “apriamo un dibattito compagni”, anche sul tema “quale vino ai congressi del Pdci” e che pure se si tratta di Lambrusco e Cannonau e non dell’opposizione al governo delle destre, riescono comunque a dividersi…
Quale malinconico declino per la sinistra: come stupirsi se, così facendo, riescono a fare stravincere persino un Berlusconi?

0 pensieri su “Diliberto dichiara guerra al Lambrusco: per lui, che preferisce il Sassicaia, “fa schifo”…

  1. Bravo Nicola !!!

    Ziliani è dei nostri ma ancora non se ne è reso conto.
    Inconsciamente rifiuta questa bellissima novità della sua vita ma prima o poi farà outing !!! 🙂

    Compagno Ziliani…..si legge e suona benissimo !!!

    Ciao

  2. be’ ma scusa franco hai uno stalinista che beve il giove tonante…..ti scandalizzi per diliberto?….
    tornando sul discorso russo, anche se ot, ma quel mega vigneto nel caucaso che fine ha fatto?

  3. Detto da uno come me, che di destra non sono (anche se posso condividere alcune posizioni…), proporrei che il “vecchio” simbolo falce-e-martello venga sostituito da uno più moderno e più ecologista, visto che nelle coalizioni di centro-sinistra sono confluiti più volte i Verdi.
    Che ne direste di Felce-e-Mirtillo…?
    Vabbè, oggi passatemi questa stupidaggine…

  4. Da uomo di sinistra dico che, semmai, a fare schifo è proprio gente come Diliberto, gente che con un’ottuso attaccamento a falsi e ridicoli miti ha sfasciato la sinistra italiana ostacolando la costruzione di una sinistra moderna e non ideologica. Questi signori (ci metto dentro anche Bertinotti) non si sono ancora resi conto che i contadini e gli operai votano in massa per Berlusconi e, al nord, per Bossi e che i loro voti arrivano dai salotti bene delle borghesie milanesi, romane, torinesi eccetera. Hanno completamente perso il contatto con la realtà permettendo così al venditore di pentole (con tutto il rispetto per la categoria) di prendere e riprendere facilmente il potere. E parlano ancora di lotta di classe. Come direbbe Totò, ma mi faccia(no) il piacere…

  5. compagno Vignadelmar va bé che mi sei simpatico, ma non posso consentirti di affermare bellamente che “Ziliani è dei nostri ma ancora non se ne è reso conto. Inconsciamente rifiuta questa bellissima novità della sua vita ma prima o poi farà outing !!! 🙂 Compagno Ziliani…..si legge e suona benissimo !!!”. Per cui quando ad agosto scenderò in Puglia e magari riuscirò a venirti a trovare, vedrò di portare una boccettina per te, un olio speciale che ti farà tanto bene…
    @ Nicola che mi dice MAI DIRE MAI io dico con assoluta sicurezza MAI, escluso!

  6. Signor Ziliani,
    è lampante che Diliberto non ha studiato ed ha la memoria corta…
    Come sardo e sassarese, aggiungo con una punta di perfidia nei suoi confronti…, negli anni ’70 dicevamo : nostra patria è il vino intero… ( prima che si conoscesse il Vermentino di Cherchi…)

    Neanche il mitico Comunardo Niccolai avrebbe fatto un simile autogoal…

    O tempora, o Mores, o Alghero…!

    Gianni Usai

  7. Questa del Segretario dei CI che schifa il Lambrusco per correre appresso ai supertuscans, chissà perché, a me pare una metafora efficace…

    Si trastulli pure con il Sassicaia, l’ex guardasigilli, ché tanto adesso di tempo libero ne ha parecchio. Magari, se non gli costa troppo sacrificio, eviti però di catalogare a quel modo il frutto del lavoro di tante persone.

  8. Duimenticavo: per cortesia lasciatemi in pace Franco, che già si è dovuto sorbire l’accusa di essere un “no global del Barolo” perché figura tra i primi firmatari dell’Appello…

  9. Caro Franco, ti aspetto fronte al “nemico”, schiena dritta e……bottiglie da stappare !!!
    Va bene così ?? 🙂

    Ciao

  10. Ma di cosa vi stupite? l’è andato a scuola dal compagno cachemire il Diliberto, fa parte di quella generazione che di comunismo ne ha sentito parlare, ma mica sa che cosa sia effettivamente.
    E poi non date addosso a vignadelmar, è notorio che ai comunisti piacciano il buon vino, le belle barche, la buona cucina e le belle donne sin dai tempi della Federazione Giovanile e l’ideologia è un modo per fare carriera politica e permettersele senza andare a lavorare, mentre i bauscia di destra prima pensano a fa i danè (tipo Berlusca) e poi, passati i sessanta, ed in un modo alquanto patetico, iniziano a godersi le cose belle del mondo.
    Caro Franco, mi sa che c’hanno ragione loro a far la bella vita con i soldi dei fessi.

  11. @enyo: se non ti metti in politica sbagli.
    E se passi nel raggio di 50 km. da Civitanova Marche fai uno squillo che ci si beve una bella bolla – perdona la paronimia – insieme (offro io).
    p.s. Ma Diliberto l’avrà mai bevuto il Concerto, o qualche Lambrusco di Corte Manzini?

  12. Ah, dimenticavo, un buontempone sul forum del Gambero faceva notare come Diliberto ti assomigliasse…..lo sai che un po’ è vero !!! 🙂

    Ciao

  13. Buonasera.
    Con il massimo rispetto per il lavoro di chi lo fa, di chi lo vende, di chi lo apprezza ma il Lambrusco è proprio cattivo……… e mi tocca anche essere d’accordo con un comunista…………

  14. Grazie Francesco… ho appena dato un’occhiata al tuo sito e al commento del Torre della Sirena, vino che all’ultimo Vinitaly mi ha fatto assaggiare la mia amica Gloria Ceresa e che mi ha piuttosto colpito… mi sa che se passo in zona Civitanova (sono stato da quelle parti due mesi fa, mannaggia…) una boccia con te me la faccio volentieri… 😉

  15. “Il Lambrusco è proletario, fa l’operaio da una vita, crede ancora negli scioperi e si illude che l’Emilia sia rimasta ai tempi del Novecento di Bertolucci (e che D’Alema, prima o poi, dirà qualcosa di sinistra)”.

    Lo dice Andrea Scanzi, ribadendo che il lambrusco è la base del partito, quella che si è fatta il mazzo durante le feste dell’unità. Ma visto che il PD non ha una base (e neanche una testa), che il PDCI e PRC credono di essere la base, ma non lo sono, il povero lambrusco deve adeguarsi a questo turbolento periodo storico per la sinistra.

    Ecco, il fatto è che il Lambrusco è molto più a sinistra dei vari PDCI e PRC. Ha cominciato a diffidare dei vari cambiamenti, delle divisioni e ha pensato di far politica per conto proprio 🙂 La vecchia democrazia proletaria di Capanna a confronto è capitalista!

  16. Alla faccia di Diliberto proprio questa sera ho stappato 2 bottiglie di Nero di Lambrusco Otello delle cantine Ceci. Un rosolio…….

  17. @ Beniamino D’Agostino- Certo che a noi comunisti piacciono il buon vino, le belle donne e tutte le cose buone della vita. Mica siamo scemi. E’ solo che a noi piacerebbe che quante più persone possibile potessero avere accesso a quelle cose.

  18. Vedo un commento di Marco Arturi proprio adesso, e sulla sua lista non ho proprio nulla da eccepire.
    Aggiungo anche il campione di Paltrinieri, i due citati da Annibali e alcune bottiglie di Casali, di Bertolani, di Ca’ de Medici (il Renzo rifermentato in bottiglia), e magari il Pjcol Ross sempre del medesimo Rinaldini che citava Arturi.

  19. @arturi..peccato che coi sistemi comunisti siano aumentati i poveri, altro che aumentare il numero di chi si gode barche, cachemire e sassicaia… A fare questo è sempre la solita truppa oli-intelletual – chic -, che magari ha lavorato pochino…
    Nero Otello.??..c’è di meglio, magari evitando la marmellata…

  20. ma come si fà a giudicar generalizzando un vino, che sia Lambrusco o altro vino
    nobile o più nobile, ogni vino a tavola ha la sua funzione,non per niente prima si sceglie il piatto, ed in seguito il vino, e poi un doveroso rispetto per chi
    la Terra lavora. Se una cosa mi fa (….)sono certi giudizi trancianti,io posso
    anche capire che a vent’anni,uno vede solo bianco o solo nero, ma all’età della
    della ragione, un pò di amore per un territorio,per una tradizione,e una storia.
    Il vino vuole essere amato, allora ti ricambia con generosità, è il reale che
    dona inreale.(parola del Maestro di noi tutti il nostro Ginettaccio)

    Lino

  21. @ Farina – Vero, avevo dimenticato Paltrinieri, buona scelta.
    @ Patrizia – Tralascio il riferimento ai sitemi comunisti, quello era capitalismo di stato. So prefettamente che la nostra è un’utopia, ma ho già avuto modo di spiegare come l’utopia sia comunque utile per i progressi dell’umanità. A me piace fare l’esempio di uno che sta su una spiaggia e cammina verso l’orizzonte per avvicinarcisi; fa due, tre passi e niente, il filo dell’orizzonte rimane lì. Ne fa altri due e nulla cambia. Si scoraggia, ma quando si volta vede le orme che ha lasciato sulla spiaggia e si rende conto di aver fatto dei passi in avanti. Questo per me è il significato di essere comunista oggi.

  22. @ marco arturi, e chi ha mai nemmeno pensato che i comunisti siano scemi? mio nonno lo era e di quelli duri e puri.
    Io invece mi riferisco ai finti comunisti, appunto quelli con il maglioncino di cachemire che da giovani facevano i comunisti xchè avevano capito che durante le occupazioni si trombava ed oggi fanno i dirigenti di partito e si permettono barche, belle donne, sassicaia e abiti su misura fregandosene che a certe cose non abbiano accesso i più.

  23. E’ piuttosto idiota paragonare il Sassicaia al Lambrusco, è come confrontare la Lamborghini Diablo con la 500. Due ottime macchine ma a due fasce di prezzo distanti anni luce. Una non esclude l’altra, sono i nostri portafogli e la nostra visione del mondo a fare la differenza.
    Peccato che questo mondo sia ormai talmente impoverito da andare avanti a frasi squallide, che offendono persino gli osti, enunciate da personaggi di pessimo gusto, tanto pieni di sé e narcisisti da non avere neanche la consapevolezza della loro piccolezza. E non mi riferisco certo solo a Diliberto o Berlusconi, ne abbiamo a centinaia, nella politica, nel giornalismo, nello spettacolo (ma in fondo non è la stessa cosa?).

  24. ..otima idea..”IL VINO E LA POLITICA…”speriamo bene per il risultato..(in teoria ne dovrebbe uscire ”qualcosa di perfido”.. tanto ne hanno”insudiciato”in questi anni..)

  25. Beh, il Lambrusco è davvero imbevibile, anche quello più buono. Se ne sono accorti finalmente anche alcuni ristoratori che servono dei discreti Sangiovesi romagnoli e alcuni viticoltori emiliani, che hanno iniziato a impiantare altri vigneti da quelle parti.

  26. Che peccato che Casanova parli di ciò che non conosce. Inoltre infanga il nome di tanti piccoli produttori che lavorano con onestà. Il fatto che il lambrusco sia associato a prodotti di bassa qualità dipende in gran parte dall’industria e da produttori di basso livello. Ma qual’è la qualità dei chianti DOCG da 2,8 Euro al supermercato o all’hard discount?
    Lo stesso vale per tanti altri vini.
    Diliberto non merita commenti.

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