Ecco il testo del decreto “salva Brunello”

Su questo blog, Montalcino Report, sul sito Internet del Ministero delle Politiche Agricole, troverete i commenti, le interpretazioni, i comunicati ufficiali relativi all’incontro che c’è stato oggi a Montalcino, con la presentazione, da parte del ministro Zaia, del decreto che “chiude il caso Brunello”, e poi la spiegazione del ruolo dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità, o ICQ. Qui di seguito, invece, potete trovare, leggere attentamente e soppesare, il testo del decreto, ed il testo della dichiarazione di conformità del Governo Italiano per la Docg Brunello di Montalcino. Leggetela, leggiamola e poi via con i commenti…

Il testo del decreto

Visto il regolamento (Ce) n. 1493/1999 del Consiglio del 17 maggio 1999, relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo;

Vista la legge 10 febbraio 1992, n. 164 recante “Nuova disciplina delle denominazioni di origine dei vini”;

Visto il regolamento n. 884/2001 della Commissione del 24 aprile 2001, che stabilisce modalità di applicazione relative ai documenti che scortano il trasporto dei prodotti vitivinicoli e alla tenuta dei registri nel settore vitivinicolo e, in particolare, l’articolo 5;

Visto il decreto del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali del 4 agosto 2006, recante “Vigilanza sul controllo della produzione dei vini di qualità prodotti in regioni determinate (Vqprd)”;

Vista la legge n. 296 del 27 dicembre 2006 che all’art. 1, comma 1047, stabilisce che le funzioni di vigilanza sull’attività di controllo degli organismi pubblici e privati nell’ambito dei regimi di produzioni agroalimentari di qualità registrata sono demandate all’Ispettorato centrale repressione frodi che assume la denominazione di “Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari” e costituisce struttura dipartimentale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

Visto il D.P.R. 9 gennaio 2008, n. 18 recante il regolamento di riordino del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a norma dell’art. 1, comma 404, della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

Visto il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 9 giugno 2008 recante “Interventi intesi a rafforzare il sistema di gestione del vino Doc ”Brunello di Montalcino”;

Vista la Circolare n. 2008-2 del Department of the Treasury Alchool and Tobacco Tax and Trade Bureau, con la quale viene, tra l’altro, stabilito che tutti gli importatori di vino a Docg Brunello di Montalcino, a partire dal 23 giugno 2008, debbono dotarsi di un’apposita dichiarazione del Governo italiano che attesti che l’annata ed il marchio del vino a Docg Brunello di Montalcino siano conformi ai requisiti del disciplinare di produzione e che il prodotto sia commerciabile come tale in Italia;

Considerata l’opportunità di evitare che le esportazioni del vino a Docg Brunello di Montalcino negli Stati Uniti d’America siano indistintamente oggetto di provvedimenti di fermo del prodotto da parte delle competenti autorità statunitensi;

Ritenuto necessario – al fine di salvaguardare a livello nazionale ed internazionale l’immagine del vino Brunello di Montalcino e consolidare il rapporto di fiducia con il consumatore – di adottare interventi volti al rafforzamento del sistema dei controlli;

Ritenuto di affidare temporaneamente all’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari, ferma restando la competenza dei diversi attori coinvolti nel processo di certificazione, l’incarico di attestare ufficialmente le partite di vino a Docg Brunello di Montalcino destinate all’esportazione verso gli Stati Uniti d’America;

decreta

Articolo 1

(Dichiarazione di conformità per l’esportazione negli Stati Uniti d’America)

1. L’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari – Ufficio periferico di Firenze – (di seguito Icq – Ufficio di Firenze) è l’organo ufficiale di controllo preposto al rilascio di una dichiarazione di conformità del vino a Docg Brunello di Montalcino (di seguito dichiarazione).

2. La dichiarazione viene rilasciata dall’Icq – Ufficio di Firenze a seguito di richiesta da parte delle ditte che esportano vino a Docg Brunello di Montalcino negli Stati Uniti d’America.

3. La dichiarazione, redatta conformemente allo schema allegato al presente decreto, è costituita da un originale e due copie, recanti il medesimo numero di protocollo e data.

Articolo 2

(Procedimento per il rilascio della dichiarazione) 

1. Gli esportatori presentano la richiesta di rilascio della dichiarazione all’Icq – Ufficio di Firenze, con istanza scritta in bollo.

2. L’istanza deve contenere:

1. il nome e/o la ragione sociale del soggetto richiedente, il numero di partita IVA o il codice fiscale e l’indicazione della sede legale;

2. l’indicazione dei numeri di lotto, della serie e del numero delle fascette sostitutive dei contrassegni di Stato recati dalle partite di prodotto che si intende esportare negli Stati Uniti d’America;

3. l’indicazione esatta del luogo ove sono detenute le partite di prodotto;

4. nel caso di imbottigliatore, la dichiarazione di aver proceduto all’imbottigliamento delle partite per le quali viene chiesto il rilascio della “dichiarazione”.

3. L’istanza di cui al comma 2 è corredata delle copie dei certificati di idoneità delle partite di cui all’art. 13, comma 1, della legge n. 164/92 o, nel caso di commerciante di prodotto imbottigliato da terzi, da copia delle fatture e dei documenti di accompagnamento relativi alle operazioni di acquisto.

4. L’Icq – Ufficio di Firenze verifica la tracciabilità di ciascuna delle partite di vino oggetto di esportazione, anche avvalendosi della consultazione di sistemi informativi automatizzati predisposti ai fini dell’applicazione del Piano dei controlli, e, tenuto conto degli atti eventualmente prodotti dal Comitato di Garanzia di cui al Decreto Ministeriale 9 giugno 2008, citato in premessa, rilascia la dichiarazione di conformità.

5. Il procedimento si conclude nel termine di 15 giorni dal momento della ricezione dell’istanza.

6. Il termine di cui al comma è elevato a trenta giorni nel caso di operatori diversi dagli imbottigliatori e di operatori sottoposti alle misure adottate in applicazione dell’art. 5 del regolamento della Commissione n. 884/01 del 24 aprile 2001.

Articolo 3

(Entrata in vigore ed efficacia) 

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e si applica fino al 31 dicembre 2008.

Il presente decreto sarà inviato agli organi di controllo per la registrazione e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Roma, 3 luglio 2008


Ecco il testo della Dichiarazione di Conformità del Governo Italiano per la Denominazione d’Origine Controllata e Garantita “Brunello di Montalcino”

Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali

– Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità dei Prodotti Agroalimentari

Ufficio di Firenze

Dichiarazione di Conformità del Governo Italiano per la Denominazione d’Origine Controllata e Garantita “Brunello di Montalcino”

Protocollo n.

Io, … in qualità di Direttore dell’Ufficio di Firenze dell’ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari,

visto il D.M. 9 giugno 2008 recante “interventi intesi a rafforzare il sistema di gestione del vino Docg Brunello di Montalcino”, che ha istituito il Comitato di Garanzia con il compito di coordinamento e supervisione dell’attività di controllo sulla produzione del vino Docg “Brunello di Montalcino”;

visto il D.M. 3 luglio 2008 recante “Dichiarazione ufficiale dei vini a denominazione d’origine controllata e garantita “Brunello di Montalcino” destinati all’esportazione negli Stati Uniti d’America”;

vista l’istanza di rilascio della dichiarazione di conformità prot. n. … del … e la relativa documentazione prodotta;

dichiaro che:

la partita di vino a Denominazione d’origine Controllata e Garantita (Docg) “Brunello di Montalcino” contraddistinta dalle seguenti indicazioni:

numero di lotto: …

annata: …

marchio/i: … distribuita da (nome/ragione sociale, sede):

imbottigliata da (nome/ragione sociale, sede):

è conforme ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (Docg) “Brunello di Montalcino” ed è commerciabile così come in Italia.

(data/firma/timbro)

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  1. Be’, qui mi sembra che di nuovo sia valido il vecchio detto napoletano (già riportato da Fabio Cimmino in un’occasione su questo blog):

    cliente: “acquaiuolo, l’acqua è fresca?”
    venditore: “manc’ ‘a neve!”

  2. Caro Franco,
    con tanti altri colleghi oggi ero presente alla conferenza stampa.
    Sotto il profilo mediatico, l’operazione è riuscita benissimo per il ministro, che ha ottenuto quello che voleva:
    – apparire efficiente, credibile, operativo, impegnato nella difesa del made in Italy agroalimentare
    – ribadire che il caso Brunello non era un caso di adulterazione, quindi senza rischi per la salute
    – sottolineare che la fiducia degli USA è nel ministero e non nel consorzio e che anzi questo cambio di interlocutore è alla base dell’avocazione a sè da parte del Mipaf dei poteri di certificazione verso il governo americano
    – far credere il più possibile che il blocco delle importazioni non era un effetto del problema, ma il problema da risolvere.
    Quindi Zaia è stato molto bravo. Da parte sua, il consorzio (così come il sindaco e gli altri pubblici amministratori) si trovava in una posizione di tale difficoltà da un lato (esautorazione parziale dai poteri) e di sollievo dall’altro (riapertura dei mercati USA) che non ha potuto che farsi piccolo piccolo e fare buon viso a cattivo gioco.
    Non è mancata tuttavia la circolazione di dati surreali e fuorvianti sulle produzioni e sulle vendite, che non ho mancato di contestare tramite l’ufficio stampa del consorzio stesso.
    La sensazione è che non si sia riusciti ad arrestare l’azione della magistratura, la quale quindi va avanti, e che saggiamente si sia preferito trovare correttivi di breve periodo in attesa che la questione giudiziaria si schiarisca.
    Mi pare che la mossa di Antinori da un lato agevoli e dalla’ltro complichi il quadro.
    Stiamo a vedere. Certamente, aldilà delle apparenze, l’atmosfera non era del tutto serena, ma è comprensibile.
    Ciao,

    Stefano

  3. Fammi capire Franco,
    l’ICQ deve controllare e validare, e fin qui siamo d’accordo. Ma, fatta esclusione per Antinori, gli altri produttori che hanno visto sequestrate le loro bottiglie di Brunello, devono aspettare la firma del direttore dell’ufficio di Firenze che attesti la conformità al disciplinare? Inoltre, da come è scritto il decreto, sembra chiaro che tutte le aziende che voglio esportare il loro vino in America devono presentare domanda per le analisi. E in Italia, invece, chissenefrega di cosa c’è dentro? Dobbiamo accontentarci della firma di Zaia?

  4. E i famosi controlli a tappeto che stavano facendo vanno a farsi benedire? A me sembra che in questo modo hanno favorito ancora una volta gli interessi economici dei gruppi forti. E’ davvero sconfortante…

  5. Tra l’altro si legge tra le righe che la domanda all’ICQ dovrà essere corredata dal numero di serie delle fascette di stato per la tracciabilità tramite i sistemi informatici. Forse controlleranno nel sito del Consorzio del Brunello se il vino era stato approvato dalla Camera di Commercio? A questo punto non bastava avere una copia dell’autorizzazione della camera di commercio per la concessione delle fascette di stato? Oppure si voleva semplicemente, come dichiarato al tg3 toscana, corredare la certificazione con i timbri del Ministero???

  6. THINK DIFFERENT
    Dicesi tradizionale qualcosa di secolare.Il Brunello in purezza risale al 1980 ( DPR 24/03/1980 ), mentre
    non c`e` traccia di purezza nel primo disciplinare di produzione del 1966 ( DPR 24/03/1966 ).
    Carta Canta.
    Le DOC e DOCG come dicono le parole ( scripta manent )tutelano o dovrebbero tutelare l` ORIGINE Montalcino , per tutelare la tipicita`, serve molto meno, basta scendere alle IGT :indicazioni geografiche tipiche.
    Cosi` come dice a chiare lettere il VS. nume prof. Fregoni.”Benvenuto Brunello blog… Storico… intervento ” che condivido pienamente.
    Esimi maestri supponete solo per un attimo di non conoscere bene i fatti.
    E` una sindrome nota ;si immagina , senza conoscerla molto,una realta`che alla fine pur inesistente , sembra non solo reale,ma addirittura vera.
    E se invece le cose fossero andate cosi`:
    Il Sangiovese in purezza e` stata una grande trovata di marketing con nessuna consolidata tradizione, di conseguenza con vini quasi impossibili che solo pochissimi erano e sono in grado di domare, vini che trovano comunque uno sparuto numero di appassionati sebbene radical chic e di elevato rango.
    Certo che una campagna mondiale d` educazione ai consumatori , come spesso ricorre nelle argute VS. riflessioni , qualcosa per intenderci , come nella Cina maoista, qualche risultato avrebbe portato.Invece in attesa dell` avvento di Mao per pagare le spese , per vivere, ed addirittura per arricchirsi ,la stragrande maggioranza dei produttori, furbescamente e italianamente ha fatto ottimi vini , taroccati come voi dite , ma cosi` come piacciono, alla gran massa seppur ignorante,dei consumatori paganti,nostrani e stranieri.
    Mi domando : chi ignora queste banali verita` e` anch` esso ignorante?
    “Chi ha sbagliato paghi ! Di qua e di la` risuona “, ma aggiungo : piu` per pavidita` che per furbizia , sia per TUTTI la giusta pena .Se il disciplinare non si e` modificato prima e` perche` pur potendo e dovendo il vostro saccente saper ha intimorito il loro fare.
    Difendere il Brunello , sempre come continuate a ripetere voi 4 gatti servirebbe a far ripiombare Montalcino ed il suo vino agli anni 70 , con poche bottiglie vendute , pochi soldi e nessuno che possa ridiventare bello giovane e forte nell` ilcino borgo.A chi se ne frega dei 3000 addetti a rischio ricordo quello che diceva mio nonno : ” I parassiti che fanno
    morire la pianta o l` animale su cui vivono muoiono con essa”.
    Che pensate di fare quando la fonte delle vostre lacrime sara` disseccata ?????

  7. QUel che è abbacinante è il pensare comunemente che le leggi di mercato siano valide, fruttuose, responsabili, oneste per tutti. Senza vedere invece che restano e valgono per una sparuta minoranza di super-ricchi, quella sì, vera elite intoccabile (come sottolinea sopra Giuliani)!
    E poi ci si chiama maoisti! Questa poi!
    Come se poi educare il palato volesse dire inculcare false informazioni e far propaganda! Bah! A vantaggio di chi, poi?
    E va bene, uniformiamoci tutti ai ricatti dei grandi.
    Continuiamo così…

    A parte ciò, e cambiando discorso, i controlli dell’ICQ saranno condotti tramite analisi chimica del vino o cosa?
    A me sembra tanto che ci sia un semplice e pacifico passaggio di mano dal consorzio al ministero.

  8. Stavolta proprio non posso stare zitto…

    Barrini: l’unica cosa che ha senso nel suo scritto e’ che “il Sangiovese grosso… pochissimi sono in grado di domarlo”. Ed e’ questo ci si aspetta dal Brunello di Montalcino, pochi vini puri di alto livello, alta complessita’ non troiai e miscugli di uve che si possono piantare ovunque e che possono coltivare anche le scimmie (con tutto rispetto per le scimmie).
    Ma se proprio dovete farlo non chiamatelo Brunello di Montalcino. Propongo, come trovata di marketing, il nome di Merdot Ilciniese… o semmai qualche nome in -aia che fa tanto toscano… che so “trombaia” “cazzaia” ci stanno a puntino.

    Seriamente parlando il futuro del brunello sara’ nei crus e nelle cantine come in borgogna, non c’e’ altra via purtroppo per proteggere il consumatore attento.

    Riguardo a quella panzanata di soluzione di decreto; e’ chiaro che l’unica cosa che ci sara’ e’ un timbro ministeriale al di sopra del timbro del consorzio… e nessun controllo del vino (solo carte). Che dire da un lato non ho parole dall’altro me lo aspettavo comunque.

    Pero’ scusate non buttate la colpa sugli USA come qualcuno ha scritto dicendo che business is business… le colpe stanno in Italia, a Montalcino.

    L’ambasciatore (professionalmente cresciuto come uomo di finanza) ed il ministro (professionalmente cresciuto come animatore di discoteca) hanno risolto le cose “diplomaticamente”. Non significa poi che se le regole sono state violate nulla capitera’… dato che il US ATTB ha detto che comunque l’importatore e’ ultimo responsabile della merce che importa anche con questa dichiarazione. Il TTB chiudera’ gli occhi? Non ne sono sicuro al 100%.

    Per quanto mi riguarda da addetto del settore negli USA, dato che e’ chiaro che il timbro e le sopraddette procedure hanno il valore di un rotolo di scottex usato, non portero’ brunello negli USA quest’anno e comunque richiedero’ le analisi prima della importazione ed a merce arrivata.

  9. Caro Franco, da non toscano ma da frequentatore della Toscana saprai certamente che, in vernacolo, “barrino” è il diminutivo di “barre”, che a sua volta è il toscanismo per “bar”, più specificamente di un bar piccolo, di periferia o di paese. Facile dunque ipotizzare che il nomignolo “barrini” possa derivare dal fatto che chi lo porta è un accanito frequentatore di bar, nel senso delle chiaccihere da bar e dei “rasi” di rosso che tradizionalmente vi si consumano. Cosa che, mi dicono, faciliti anche l’eloquio pseudoforbito e ultramaccheronico di cui il nostro si ammanta. Ciò premesso, il Barrini qualcosa di giusto lo dice. Ma lo colloca nel contesto sbagliato, facendo niccolaiamente autogol. Che ci vuoi fare, è il limite dei blog aperti come il tuo: se qualcuno vuole aprire bocca la apre. Finchè lo fa confutando e argomentando, merita forse rispetto. Ma se ringhia sotto pseudonimo, merita le più mordenti sfottiture…Ciao,Stefano

  10. Forse sarebbe il caso di ricordare al signor Barrini che nel 1865 Clemente Santi fu premiato per un “Vino rosso Brunello”, il primo vino vinificato con sangiovese grosso in purezza, molto molto prima che nascesse il primo disciplinare italiano.

  11. Non me la prendo, caro Franco, né ho la superbia di ritenermi a tutti i costi nel giusto, in modo manicheo, però delle volte ho l’impressione che alcune filastrocche le si ripeta meccanicamente e fuori luogo, quasi sotto ipnosi, allora qualche sospetto comincia a venirmi 🙂

  12. Fin quando non ci sarà data possibilità conoscere i dettagli delle indagini in corso, e ho paura che questo limite permanga ancora a lungo, continueremo a discutere, senza poter porre fondamenta alle nostre discussioni su cose certe. Mi sembra, abbastanza certo invece che il collegamento tra Brunelli rinocerontici o comunque dal profilo anomalo e una supposta non conformità sia un ipotesi non fondata mentre questa sarebbe da ascrivere unicamente a una base ampelografica errata in vigneti iscritti all’Albo. D’altro canto il dover davvero dimostrare che i Brunelli effettivamente debbano dimostrare con analisi la purezza varietale e di origine, porrebbe dei limiti,quelli delle analisi stesse, alla credibilità di qualunque vino a denominazione di origine, italiano e non solo e quindi indicherebbe una strada non percorribile. Il nuovo decreto indubbiamente risolve, almeno momentaneamente, la situazione contingente, ma temo che, a meno di rivelazioni clamorose la situazione pian piano si sgonfierà,come vuole la stragrande maggioranza delle parti in causa rimanendo viva solo nella mente di pochi paranoici fastidiosi. Non potrebbe essere diversamente, a vedere bene: il vino è il fiore all’occhiello del made in italy e dover far compiere un suicidio collettivo al comparto, solo in nome magari di verità scomode non gioverebbe evidentemente a nessuno. Molti sono gli elementi che dimostrano che la tracciabilità della filiera, esiste solo virtualmente sulla carta non nella realtà e dover creare un sistema credibile e sostenibile, apportando modifiche ai disciplinari, equivarrebbe ad un’ ammissione di un fallimento, quindi è meglio aggiungere un sigillo ulteriore, certificare carta con altra carta, mettendoci una pezza, e facendo finta che tutto si è aggiustato, almeno per un po’.

  13. quanta cattiveria ed invidia c’è in tutti i vostri interventi, mi fate schifo, tutti!!!!dalle parole del ministro durante la conferenza stampa a Montalcino: “cari signori (riferito ad i giornalisti) se sono qui oggi, è grazie anche ad un problema mediatico, oggi siete numerosi, siamo tutti Italiani, evitiamo di sputarci addosso l’un con l’altro, avete il potere per fare del bene!
    credete, non vorrei nemmeno dedicare del tempo per scrivere, ma a volte la rabbia supera il buon senso.
    prendete a cuore le parole del ministro, e FATELA FINITA

  14. a tale “Francesco” che commenta scrivendo, tra l’altro, “quanta cattiveria ed invidia c’è in tutti i vostri interventi, mi fate schifo, tutti!!!!” sarebbe troppo facile rispondere a tono. Meglio ignorare i carneadi ed i cerchiobottisti come lui: di lettori come lui non so che farmene

  15. di gente che scrive e commenta queste cose il mondo non sa che farsene, come se usare termini come cerchiobottisti potesse elevare la risposta a tono aulico. l’ignoranza (nel senso di ignorare la verità) è cattiva consigliera!!!a volte è meglio evitare di scrivere che aver lettori!!!
    leggete le parole che il ministro ha detto!!!!

  16. a tale Egr. sig. “Ziliani” oltre alla Sua poca eticità giornalistica nel rispondere “no comment” ad un lettore, faccio notare la Sua poca apparente formazione letteraria, a mio parere, nell’ usare termini quali “cerchiobottisti”, termini tanto sgargianti e di effetto quanto inappropriati al contesto (http://it.wikipedia.org/wiki/Cerchiobottismo).
    Distinti saluti.
    tale “Lorenzo A.”

  17. Lorenzo A.
    A parte l’uso della parola eticita’ al posto di etica… Mi scusi ma fa ridere che si dica a Ziliani che manca di etica… a meno che non intenda etica come “ethos” radice greca che se non erro significa costume comportamento atteggiamento, seguire quello che i piu’ fanno… e qui credo che abbia sbagliato posto. Rispondera’ Ziliani su questa affermazione senza dubbio come sull’uso della parola cerchiobottismo (che nel campo vinicolo e’ piu’ che appropriata).

    Sulla rabbia indicata dal signor Franceso… io non ne vedo poi tanta, magari ci fosse! Vedo piu’ ironia, delusione, amarezza; le grida le vedo dall’altra parte da parte di chi starnazza (io li chiamo i donabbondisti) che tutto dovrebbe essere lasciato stare e che di frode non ne esiste nessuna.

    Se, per esempio, andasse in gioielleria e comprasse un diamante da un carato per la sua bella e questo le fosse stato garantito come autentico e poi scoprisse che invece di diamante si tratta di zirconia sarebbe contento? Se poi le venissero a dire che le controcertificano il gioiello e che poi suvvia tra diamante e zirconia non c’e’ poi questa differenza il valore e’ quello… come reagirebbe?

  18. Gentile Sig.Paolo
    trovo le sue parole di così estrema gentilezza che non mi rimane altro che rispondere con altrettante gentili parole.
    apprezzo la metafora finale, credo che sia estremamente appropriata, quello che le dico, ed è quello che ho sempre ribadito su questo blog, sentendomi dare del “bischero”, è che è stata fatta di tutt’erba un fascio. secondo il sig. Ziliani, per il quale – attenzione – nutro rispetto, le aziende che lavorano bene sarebbero pochissime. io dico che non è vero, e se lo dico vuol dire che lo posso affermare.
    come ho già detto, sono sicuro che il decreto sia stato fatto per salvare la situazione, ma non vedo la cosa poi tanto tragica, visto che in questo paese , siamo abituati, prima a darci la zappa nei piedi, e poi dover rimediare.
    se un giorno vi capiterà di conoscere la realtà di montalcino, scoprirete che, negli anni è stato creato un indotto enorme – e qui mi riferisco a chi ha detto che nominare i lavoratori è patetico – non ci sono lavoratori e basta, ci sono banche, uffici postali, fabbriche e strutture al pari di una città da 20000 abitanti!
    mi scuso per essermi dilungato, rivolgo un parola a chi usa il termine “bischero”, mi fa tanta rabbia che un toscano sputi sulla propria terra, quando siamo la regione invidiata da tutto il mondo.
    impariamo ad rispettarci.
    la magistratura sta ancora lavrando, quando sarà messa la parola FINE, potremo puntare le dita, nella sperana che chi ha sbagliato paghi.

  19. Gentile Paolo Bernardi,
    la ringrazio per l’intervento e anche per non avermi scritto tra virgolette e magari con un tale davanti al mio nome. Quel “tale” davanti sminuiva l’importanza che, in questo blog, vedo essere soliti conferirsi.
    Rimane il nodo del cerchiobottista che, sempre in questo blog è usato quasi in forma compulsiva e, le ripeto, nel caso in esempio senza nessuna attinenza. Se poi lei mi vuol dire che cerchiobottista è un termine che ha una qualche assonanza al campo vinicolo siamo d’accordo (suppongo per via del cerchio, botte, vino ecc.). Ricordo di molti esempi simili sui libri delle scuole elementari. Su eticità, riconoscendo la sua ottima cultura, mi rimane da dirle che il termine esiste, è in uso, e, pensi, è anche corretto.
    Mi permetta però di aggiungere altre cose, forse più concrete di queste disquisizioni sostanzialmente inutili. Anzi, mi permetta di dirle che sui principi siamo d’accordo. Molto d’accordo. Se non fosse per il fatto che ha omesso un particolare, spero casualmente. Ha omesso che il danno “da contraffazione” è stato SUBITO, e lo è tutt’ora, soprattutto da chi onestamente non ha mai contraffatto, ovvero la maggiorparte dei produttori. Produttori, medi e piccoli, che oggi affrontano le conseguenze di questo fatto e, soprattutto, della scempio mediatico che ne ha fatto seguito. Ma capisco che parlare di quanto accaduto in termini diversi, e, suppongo, più imparziali, non avrebbe avuto lo stesso impatto mediatico e forse sarebbe stato decisamente più noioso (e qualche giornalista sarebbe rimasto nell’oblio dell’indifferenza). In fondo perchè fregarsene della gente perbene?
    Per quanto se ne possa parlare, pochi degli scriventi (compreso il sottoscritto) patiscono queste ingiuste ripercussioni. Per loro, come cantava qualcuno, tutto il resto è noia. O quasi.

  20. @ Lorenzo A.: di fronte alle sue “argomentazioni”, se così le si può definire, so bene che la cosa giusta sarebbe ignorarle, ma voglio replicare solo ad una sua frase. Bene, “qualche giornalista sarebbe rimasto nell’oblio dell’indifferenza” se lo tenga per sé o lo usi per i suoi simili e sodali. Io non avevo bisogno, con 25 anni di esperienza e di storia professionale alle spalle, dello scandalo del Brunello per farmi “notare”. Quel tono lo usi pertanto con qualche carneade, non certo con me. Ci siamo capiti?

  21. Egr. sig. Ziliani,
    mi dispiace per la rabbia che emerge dal suo ultimo commento. E’ strano se ci pensa, perchè quando ho scritto quella frase proprio non avevo pensato a Lei (quanto piuttosto ad una verosimile realtà dei fatti) e niente del mio scritto fa riferimento alla sua persona. Certamente mi fa riflettere che sia proprio Lei a sentirsi offeso; per quale motivo dovrebbe tirarsi in causa se, come dice e come posso credere, non si sente questa “colpa”? Mi sarei aspettato una qualche considerazione in più sulla vicenda Brunello, non un riassunto del suo curriculum. Io penso che sia dovere morale di tutti, in particolare della categoria giornalisti, scindere il “bianco dal nero” per rispetto di chi questa situazione la sta subendo. Questo la invito a fare.
    Chi meglio di Lei, con i suoi “25 anni di esperienza e storia professionale alle spalle”, potrebbe conoscere i sacrifici e le fatiche delle vittime di questo scandalo? Di personalismi, egregio sig. Ziliani, non credo ne abbia bisogno nessuno.
    Quindi, mio malgrado, suppongo proprio che non ci siamo capiti.
    LA

  22. Lorenzo, lei non ha nemmeno il coraggio (in verità mi verrebbe un’espressione molto più forte) per ammettere che si riferiva a me, perché nessuno più di me ha seguito con pari intensità e assiduità e passione questa brutta storia, al punto che qualche imbecille é arrivato a dire che “mi sono fatto pubblicità” con lo scandalo del Brunello. Qualche considerazione in più sulla vicenda? Ne ho già fatte a iosa, ho espresso in tutte le salse il mio punto di vista, che é ben chiaro a tutti e potrà esserlo anche a lei se si prenderà la briga di rileggere (o leggere per la prima volta) quanto ho scritto. Quanto alle vittime di questo scandalo sono innanzitutto i produttori seri di Brunello, che sono indispettiti perché quanto accaduto rischia di rovinare il loro business e non capiscono che con il Consorzio praticamente fuori gioco finché non faranno cartello e non si uniranno sarà vita facilissima per chi sul Brunello vuole libertà assoluta di manovra e nessuna regola.

  23. A Francesco e Lorenzo A.:

    la zappa sui piedi ce la diamo (e mi ci metto anch’io italiano all’estero) per il continuo comportamento feudale italiota del piegarsi al piu’ furbo…
    Se il consorzio avesse fatto il consorzio (doc G = garantita!!!) non sarebbe mai partita un’inchiesta.

    E la situazione e’ tale che chi lavora da onesto e’ pavido e chi invece non lo e’ strilla. Sarebbe dovuta succedere una rivolta a Montalcino per quello che e’ successo, ma se nessuno si muove allora vuol dire che o di puliti sono pochi o son tutte pecore/struzzi scegliete voi l’animale il risultato e’ quello… Niente di nuovo sotto il fronte il concetto e’ sempre quello: “Spagna o Franza purche’ se magna”

    Quanto al signor Ziliani ha tutto il mio rispetto ed onore, e’ uno dei pochi giornalisti che non sia un pennivendolo e ne son rimasti pochi per cui non me lo toccate. A Montalcino dovrebbero fargli un monumento invece se potessero gli farebbero un patibolo.

    Ultima nota e cortesia e per il futuro… sono forse di vecchia scuola ma vi prego non scrivetemi mai dandomi del Gentile; veramente… a meno che non sia beffardo o spregiativo. Nel perduto buon italiano si dice che si dovrebbe dare dell’Egregio agli uomini e del Gentile alle signore… So che ormai si usa cosi’ (mi sono beccato anche dello Spettabile per cui…) ma non avete idea di quanto mi girino ogni volta che lo scrivono…

  24. Premetto che, come Franco sa benissimo, sono dell’idea che su questo blog (o meglio, sempre ed ovunque) tutti gli interventi dovrebbero essere firmati con nome e cognome, perchè nascondersi dietro un “Gigi”, “Gianni”, “Pinco Pallino” o “A.Z.” è troppo comodo quando invece si hanno di fronte interlocutori con identità certa. Mentre credo che i post anonimi andrebbero cestinati senza esitazioni. Ci verrebbero risparmiate così le tante sciocchezze a cui chiunque si lascia andare, quando parla in eccessiva libertà e senza essere responsabile di quello che dice.
    Venendo agli interventi poco felici, per tono e argomenti, di Francesco e di Lorenzo A., dico solo che essi sono la dimostrazione del profondo disagio, della scarsa lucidità e del clima di assoluto smarrimento che si respira in questi mesi a Montalcino. Luogo e contesto che conosco benissimo, da trent’anni, da vicino e con numerosi rapporti personali in loco.
    Non posso dare torto, naturalmente, a chi si preoccupa di un futuro che l’inchiesta in corso – assai più dei provvedimenti del governo Usa e dei temporanei controprovvedimenti di Zaia – rischia di mettere seriamente in pericolo. E posso anche capire il fastidio un po’ cieco e dal mio punto di vista poco condivisibile anche verso chi, come molti giornalisti, non ha che preso atto e riferito quello che stava accadendo.
    Mi pare invece davvero strano come nessuno si sia mai accorto che il business del Brunello stava diventando una pericolosa forma di monocoltura, vagamente parassitaria, fonte di uno sviluppo a senso unico e ipertrofico, capace di strangolarsi da solo. Un business onnivoro con il quale, prima o poi, si sarebbe dovuto fare comunque i conti. Forse questa brutta avventura (che, sia chiaro, mi auguro finisca bene per i molti che non c’entrano niente!) potrà servire a qualcuno per “ripensare” in modo più sostenibile (economicamente, ampelograficamente, umanamente, culturalmente, agronomicamente…) il Brunello e il suo mondo.
    Anche se, su tutto, in me domina lo sconcerto per un’altra questione. Il caso del Brunello al Merlot è nato perchè qualcuno è stato pizzicato coi vigneti irregolari. Magari tutto verrà archiviato e chiarito e meglio così. Ma da qui a dare la colpa di quello che succede alla cattiveria (?) e all’invidia (?!?) dei giornalisti, mi sembra di una stupidità colossale.
    I montalcinesi, produttori e “indotti”, se la prendano casomai con chi i problemi li crea, non con chi li solleva (e li riferisce come è tenuto a fare!). Perchè invece si sono fatti indurre a fare un muro unico? Perchè non hanno preteso che si prendessero delle distanze, delle cautele, dei distinguo? Non vi sembra, Francesco e Lorenzo A.?
    Saluti,

    Stefano Tesi

  25. Buonasera.
    Caro Franco, ma che tutti i produttori di Montalcino hanno improvvisamente iniziato a scrivere su questo blog negli ultimi due giorni? E, casualmente, ora, solo ora, tutti “con la coda ritta”?
    Gentile Francesco, per la precisione l’ho detto io che le aziende serie di Montalcino sono pochissime. E lo confermo. Forse lei è uno di questi, non dubito. Ma lei non dubiti che sono pochissime (le aziende serie).

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