Italia in rosa a Moniga: bene, ma si può fare meglio

Ci sono state cose decisamente riuscite, innanzitutto un’eccellente selezione dei vini in degustazione, con larga parte dei migliori rosati italiani, e altre invece meno, soprattutto il talk show intitolato “Il Terzo Polo: le scuole italiane del rosato”, pensato non come un momento di approfondimento dedicato al multiforme universo dei rosati, ma come una semplice, non impegnativa, anche simpatica per certi versi, carrellata di 19 personaggi, ognuno dei quali ha avuto cinque minuti a disposizione per… recitare a soggetto e semplicemente raccontare, a dispetto dei titoli, spesso intriganti, degli interventi, la propria esperienza con i rosati, nel corso della rassegna Italia in rosa, che si è svolta sabato e domenica a Moniga del Garda.
Ne parlo diffusamente, in un ampio e circostanziato resoconto che potete leggere qui, pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S., che con una quarantina di sommelier della delegazione di Brescia ha curato in maniera impeccabile il (non facile, visto il caldo torrido) servizio dei 250 rosati provenienti da 20 regioni a disposizione degli appassionati. Bella manifestazione, sostanzialmente riuscita, ma si può fare di più e meglio per fare di Italia in rosa la grande vetrina dei rosé italiani che questa speciale tipologia di vini oggi in corso di definitiva riscoperta merita.
In questa foto due bei personaggi, ottimi produttori e grandi rosatisti, ritratti ad Italia in rosa: Mario “baffo” Pojer e Damiano Calò, figlio dell’indimenticabile Mino, re di Rosa del Golfo

0 pensieri su “Italia in rosa a Moniga: bene, ma si può fare meglio

  1. Purtroppo nella giornata di domenica l’inizio della degustazione era previsto per le ore 11, in realtà l’apertura al pubblico è avvenuta con quasi mezz’ora di ritardo ed i vini sono stati tutti abbondantemente sopra le temperature di servizio ideali almeno fino alle 12.30. Un vero peccato perchè le eccellenze in degustazione erano veramente tante. Credo che eventi come questo meritino un po’ più di cura nell’organizzazione, se non per rispetto del pubblico almeno per rispetto dei produttori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *