Misteri di Montalcino: sempre molto misteriosi, ma forse un po’ meno…

E’ un po’ meno misterioso il discorso, volutamente criptico, (fatto ieri qui) sul caso di un’azienda di Montalcino che qualche giorno fa avrebbe avuto qualche problema, tipo vedersi applicare i sigilli, che di fatto bloccano l’attività, dalle autorità inquirenti.
Ora ho appreso, ma me lo tengo per me, di quale azienda si tratti e posso solo dire che trattasi di azienda che ha piccole-medie dimensioni e che a fronte di 9 ettari scarsi dichiarati iscritti a Brunello di Montalcino dichiara una produzione media dello stesso vino intorno alle 150 mila bottiglie. Più altre centomila bottiglie di IGT, anche se gli ettari ad Igt sarebbero una decina…
Discorso sull’azienda “sigillata” o “posta sotto sequestro”, ovviamente per qualche irregolarità riscontrata, a parte, voglio dire che a quanto mi risulta la Procura di Siena intende proseguire nel suo lavoro e mi sono fatto l’idea che voglia chiudere l’inchiesta almeno con un paio di rinvii a giudizio e con una non disponibilità ad accettare forme di patteggiamento nel caso di un paio di aziende in particolare.
A Montalcino frattanto, alla facciaccia di quelli che sostengono che “l’è tutto finito, l’è tutto a posto” (un bel par de ciufoli…), circolano  in continuazione chiacchiere, voci, boatos, rumori su un’ipotetica riforma delle denominazioni relative ai due vini base Sangiovese che in questo villaggio invero un po’ troppo provinciale, nonostante la sua notorietà planetaria, vengono (o verrebbero prodotti).
Si dice che Sindaco, CIA, ovvero Confederazione Italiana Agricoltori e parecchi piccoli produttori (fate mente locale a questa notizia riferita qualche giorno fa) sarebbero propensi o chiederebbero addirittura il cambi del disciplinare. Mentre l’Unione Agricoltori, che si è riunita ieri, è risolutamente contraria, anche nel caso di una revisione del Rosso e diverse aziende dell’Unione chiedono cambiamenti sostanziali nell’ambito del Consorzio…
A Montalcino si vocifera insistentemente della possibile creazione addirittura di tre denominazioni diverse, restando ferma quella del Sant’Antimo, che tanto “se la filano” in pochini e che grande successo non sta proprio incontrando.
Addirittura tre? E qui parte la ridda delle ipotesi. Una potrebbe essere riservata, magari con un nome prestigioso e significativo (e qui mi taccio) al Brunello vero, quello fatto con il Sangiovese, di Montalcino, ça va sans dire, in purezza, quello che solo i bischeri, che a Montalcino e dintorni abbondano, dicono sia prodotto da “integralisti” e “talebani”. E che invece è prodotto – temo da una minoranza – che le leggi vigenti ed il disciplinare di produzione che parla di Sangiovese in purezza le rispettano e le hanno sempre rispettate. Facendo magari la figura dei babbei, che è sempre meglio di quella degli spudorati taroccatori che le leggi, loro, le frodano.
La seconda denominazione potrebbe poi essere quella dove potrebbero confluire tutti quelli e poi vedremo quanti saranno, che il Brunello lo vogliono più “moderno”, aperto ai mercati internazionali, duttile, riveduto e corretto e rivedibile, ovvero una sorta di Super Tuscan brunelleggiante dove accanto al Sangiovese, che si spera sia sempre quello di Montalcino (visto che la Maremma non è lontana…), ci sia una quota, vogliamo dire intorno al 10-15%?, di altre uve.
Le solite, quelle che si potrebbero usare in futuro, recuperandole magari dalle superfici iscritte a Sant’Antimo, e quelle che magari – surrettiziamente, nel segreto e nel buio delle cantine – sono state usate in questi anni: Merlot, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Syrah. E chi più ne ha più ne metta, in serbatoi e botti.
E la terza Doc? Misteriosa la soluzione possibile. Una ipotetica destinazione potrebbe essere per i Brunello fatti con il Sangiovese, anche se non interamente Sangiovese di Montalcino, magari proveniente dai dintorni, ma mi sembra lunare e fumosa.
La più probabile credo sia una revisione del Rosso di Montalcino, denominazione che amo molto (continuo a consigliarvi di provare, bere, acquistare i 2006: e poi i coglioni dicano pure che ce l’ho con Montalcino, anche se ce l’ho con loro e con chi infanga il nome e l’immagine di questa grande capitale del vino italiano…), una revisione che potrebbe portare ad un Rosso non solo a base Sangiovese, anche se a mio avviso il Rosso è bello, buono pulito e giusto, come direbbe qualcuno, quando profuma di Sangiovese. E non certo di altro. Queste le voci ed i rumors più importanti.
Ce ne sarebbero altre, su alcuni personaggi, situazioni, malcontenti e riflessioni in corso, nel mondo produttivo e politico di Montalcino e dintorni, ma per il momento le tengo in sospeso.
Ma la fotografia di apertura, che ritrae, anche se un po’ sfuocata e sbiadita, l’etichetta del Brunello di Montalcino 2003 della Castello Banfi, che c’azzecca con quanto ho detto sinora? Poco, o forse qualcosa…
E’ difatti una foto, scattata con il cellulare, che mi è stata inviata da un amico di Boston, United States of America, che ritrae una bottiglia del Brunello Castello Banfi 2003 in vendita a prezzo variante da 68.99 a 80 dollari. Domanda che mi fa anche l’amico di Boston: “Is this the wine you said was embargoed?”, ovvero era uno dei Brunello posti sotto sequestro? Se non mi sono perso qualche cosa, ma in tal caso gli organi di informazione vicini e funzionali al potere l’avrebbero strombazzato ai quattro venti, e non l’hanno fatto, dovrebbe essere ancora sotto sequestro, anche se ci sono modi (chiederò all’amico di verificare cosa risulti scritto in retroetichetta riguardo al registro d’imbottigliamento e poi di verificare la capsula) di bypassare questo problema.
Si può sempre, cosa che magari la Banfi potrebbe avere fatto a norma di legge, acquistare un quantitativo di Brunello 2003 da aziende che hanno le carte in regola, imbottigliarlo e proporre questo Brunello, che ha tutti i crismi, come Brunello aziendale e non perdere l’occasione, commerciale e d’immagine, di essere sul mercato americano.
Ad ogni modo se quel Brunello in vendita a Boston fosse il Brunello originale, quello che era stato messo sotto sequestro, anche se quel quantitativo di bottiglie fosse stato spedito negli States prima del provvedimento di sequestro si porrebbe lo stesso un problema, molto formale ma a mio avviso sostanziale, di correttezza.
E’ giusto che per il semplice fatto di essere stato spedito e commercializzato prima del provvedimento che lo sequestra e ne blocca le vendite un vino sia regolarmente in commercio in Italia (a me è capitato un mese fa di avvistare un Brunello 2003 di Argiano in una grande enoteca di una città del Sud) e all’estero?
A me sembra di no, e sembra anche al Chicago Tribune, che in un articolo del 28 giugno intitolato “Italy to stand behind wine Government OK will clear popular brunello for sale in U.S.” scritto dalla corrispondente Christine Polar, osserva: “But Argiano, by happenstance, also shipped 50,000 bottles of its 2003 vintage before any wine was impounded, said Stephane Schaeffer, Argiano’s marketing director, and no one has balked. That wine currently can be found in some U.S. stores, labelled Brunello. U.S. trade bureau spokesman Arthur Resnick was surprised to hear of the Argiano brunellos now on the market. But there is nothing the trade bureau could do if the wines went to market before questions were raised about the wine’s authenticity, he said”.
Qui si parla del Brunello 2003 di Argiano, parlo del Brunello e non dell’IGT “declassata” a Il Duemilatre di Argiano, ma il discorso credo valga anche per il Brunello 2003 di Banfi. Va bene che le bottiglie sono state shipped before any wine was impounded, ma correttezza e buon gusto, anche se il TTB non può farci niente, imporrebbe che di quei vini, che alla luce della situazione attuale non dovrebbero essere sul mercato, venisse auto-sospesa la commercializzazione.
Questo non per causare, come qualche imbecille ha detto riferendosi a quanto ho scritto, danno alle aziende incriminate e mettere in difficoltà i loro dipendenti, ma per puro rispetto della legge. Che va rispettata e applicata e non elegantemente o furbescamente bypassata, anche se, come dicono negli States, business is business…

0 pensieri su “Misteri di Montalcino: sempre molto misteriosi, ma forse un po’ meno…

  1. Io il Banfi 2003 l’ho visto fino a un mese fa sugli scaffali di 3 Esselunga. Chissà.
    saluti – 100% Sangiovese Grosso on Facebook

  2. Tanto tuono’ che piovve, vedi che arrivera’ pure il cambio di disciplinare e la nuova denominazione: magari potrebbero fare come per il Petit Chablis – ma Petit Brunellò sarebbe un francesismo incomprensibile. Magari useranno, che so, Brunellino.

  3. un amico mi ha telefonato di aver avvistato Brunello 2003 di Banfi e di Castelgiocondo in un bar sulla Siena – Grosseto che si chiama Il Doccio (o il Goccio?)… bisognerebbe andare a darci un’occhiata…

  4. Franco, il tuo “accanimento” sul Brunello mi pare perfettamente giustificato e difendibile. Una cosa sono gli scandali alimentari dove qualche furbetto precedentemente ignoto riesce a taroccare qualche grossa partita di prodotti alimentari di qualità inferiore, un’altra quando a farlo sono ditte di prestigio su prodotti che all’estero sono percepiti come i migliori vini d’Italia. Nessuno sembra capire che questo è molto ma molto più grave dello scandalo del metanolo anni fa!

    Come in Francia, le denominazioni si sentono obbligate a lasciarsi gestire in maniera detta democratica, di conseguenza le voci che contano di più sono quelle dei grossi produttori. Se la maggioranza vuole il cabernet, si fa così, al diavolo i principi nobili che risultarono nella creazione delle DOC “in the first place”.

    Tentativi di creare una superdenominazione di prestigio, come la AOCE, sono falliti perchè i grandi non la volevano. Anche da voi prima o poi si arriverà alla situazione assurda dove la DOC viene esibita non da quella piccola percentuale della produzione che rappresenta la migliore qualità, ma dalla maggioranza delle bottiglie. La storia si ripete, solo che in Italia le denominazioni hanno 30 anni di storia in meno che la Francia, ma il risultato sara’ identico.

    Opinione personale, i vini di Banfi mi sono sempre sembrati di scarso interesse, e i prezzi totalmente assurdi.

  5. ….ma una bella scarica di calci nel sedere a sti cialtroni a Montalcino…non gliela dà nessuno?????
    noi toscani siam proprio bottegai……si guarda al nostro orticello al nostro interesse……e se le cose continuano malgrado tutto a andarci bene…..c’importa una sega…..degli altri, del mercato, dell’opinione pubblica…..la dimostrazione e’ proprio a Montalcino quei pochi che hanno deciso di non essere piu’ bottegai……son considerati dei piantagrane….,

  6. Una domanda: tu che della Langa ti intendi, non trovi che alcuni Barolo abbiano colore un po’ carico per un nebbiolo, per intenderci più vicino a un cabernet sauvignon che a un pinot noir?

  7. Insomma, questi 2003 “sequestrati” sono in viaggio turistico per il mondo. Mettiamola così 🙂 a questo punto per curiosità aspetto che venga cambiato il disciplinare. E… la questione del nome non è di poco conto. Certo non potranno chiamare quello con il 10-15% di altre uve Brunellino e l’altro Brunellone. Perciò son curioso, come son curioso di vedere che effetto commerciale produrrà e quali le aziende che s’indirizzeranno all’una o all’altra. Certo, a questo punto c’è anche da chiedersi se e quale sarà una denominazione di ricaduta (ma temo che non avrebbe più senso).
    Poi, ai “consumatori” l’ardua sentenza (sempre che non ci penseranno prima le guide…)

  8. Caro Adriano, il paragone è perfetto: anche Berlusconi, con tutti i suoi lifting e trapianti di capelli, è taroccato come molti Brunello. 🙂

  9. Battuta di Berlusconi oggi all’assemblea nazionale di Coldiretti: “Per me che sono vecchietto è una grande gioia vedere i ministri giovani che lavorano, ma io sono come il Brunello di Montalcino: con gli anni miglioro”. Come mai Berlusconi, che non parla mai a caso – spesso parla invece a vanvera… – ha fatto questo riferimento al Brunello? Ma lo sa il Berlusca che oggi ci sono un sacco di Brunello, soprattutto quelli più moderni e soprattutto quelli taroccati, che con gli anni non migliorano ma sprofondano e non hanno più niente da dire e da dare?

  10. Ho da poco aperto una bottiglia di Brunello Banfi 1993 comprata anni e anni fa al supermercato a 30mila lire… completamente andato, morto e sepolto. Se questo è il paragone che ha in mente Berlusconi, allora lo prendo come un augurio! 🙂

  11. Ma una volta non vigeva la presunta innocenza finchè non si dimostrava il contrario? Perchè le aziende dovrebbero ritirare dal mercato un prodotto che ancora è da giudicare se colpevole o meno, quando ovviamente loro lo ritengono (a ragione o torto) OK?

  12. Lucia, venga giù dalle piante e provi a rileggere (e capire) quello che ho scritto! Nessuno ha detto che le aziende indagate siano colpevoli, ma ho semplicemente fatto notare che se un vino é sottoposto al decreto di sequestro non dovrebbe trovarsi in commercio, come sta avvenendo con due, tre Brunello di Montalcino 2003 che erano stati sequestrati dalla Procura. A rigor di legge dei quattro solo il Brunello di Montalcino Pian delle Vigne Antinori ha tutto il diritto di essere commercializzato. Capito?

  13. Silvio è sempre il solito adorabile gaffeur, nella goffaggine vanagloriosa con lo batte nessuno, e dire che a settanta anni suonati si dovrebbero avere infine risolti i problemi con lo specchio e con i proprio ego.
    a parte i soliti discorsi a vanvera del piccoletto non posso che notare come le associazioni siano, come al solito, come sempre e per sempre, nient’altro che il solito megafono stonato…la cia risolvesse i suoi di problemi sarebbe già cosa buona, vedi quel che è successo a pisa

  14. In fatto di vino,in Toscana, non solo a Montalcino quindi “ci sà la faccia come ‘i culo”.
    Condivido in pieno il commento di Michele, e resto convinto che le persone oneste sono prese e viste solo come piantagrane.
    Ma non crederai che i cialtroni abitano solo a Montalcino?

  15. insomma il consorzio si fara’ garante di avere il Brunello DOCG (quello vero) e si aggiungera’ a questo la nuova denominazione di Berluschello DOC (rigorosamente da uve non solo sangiovese)…

  16. grazie per l’informazione,andando al mare da firenze, mi sono fermata al doccio ed ho comprato la bottiglia di brunello banfi 2003 che stava diventando introvabile,ma che io adoro.
    PS per ENYO: il vino oltre a giudicarlo bisogna saperlo conservare, ho bevuto una bottiglia di brunello banfi ’93 con amici per festeggiare il nostro patrono(s.giovanni)ed era eccellente.

  17. Segnalo sul numero 3 del mensile Wine Passion attualmente in edicola, un articolo del suo direttore Carlo Cambi dal titolo “Quel brunello fatto con le vigne di carta”.
    Si parla di vigneti che non esistono, e che la procura di Siena ha iniziato a marciare spedita su un nuovo filone di indagini: il reperimento di sangiovese dai colli vicini a coprire le fallanze di produzione e la questione dei contributi comunitari alle aziende per vigneti non esistenti.
    Roba da fuochi d’artificio e grave quanto e forse più dell’allungamento del Brunello con cabernet, merlot o chissà.
    Questa ce la metto io, sarebbe interessante anche vedere nei vigneti reali toccati da contributo comunitario il colore delle foglie d’autunno, chissà che anche li non ci siano sorprese………

  18. Signor Ziliani,
    condivido pienamente il suo entusiasmo per il Rosso di Montalcino.
    Il nome è splendido, fiero, si sente che viene da lontano…
    Possibile che non ci sia una ” sporca dozzina” di produttori interessata ad un progetto di sviluppo di ampio respiro…?

    Gianni “Morgan” Usai

  19. noto che lei è un po’ allergico alle opinioni differenti dalle sue, sebbene la sua risposta sia stata garbata trasuda snobbismo. comunque, ci tengo a dirle che ero del suo stesso parere e solo con degustazioni alla cieca mi sono umilmente ricreduta…a volte capita a noi comuni mortali…

  20. ma cosa succede?una rivoluzionaria nella corte di Re Ziliani?!ma CAMY, come Si permette!contraddire il sommo conoscitor de’ vini…
    che bello questo blog: se si fanno riverenze al Signor Ziliani(più che riverenze le chiamerei in un altro modo)tutto ok, se invece ci si permette di contraddire il verbo del re, ecco arrivare insulti(vedi Barrino) o risposte all’acqua di rose come quella data a CAMY… ma risposte concrete?eppure Lei è un “giornalista”, argomenti un po’ di più(Lei o un qualunque suo Cavaliere)!

  21. qui Giorgia, se davvero Giorgia é, di “Re” non c’é proprio nessuno, né “cavalieri” che fanno riverenze (le altre cose cui allude sono piacevolissime, ma non riguardano i lettori di questo blog…) al sottoscritto. Basterà che lei vada a leggersi una settimana o più di commenti per vedere come opinioni favorevoli a quanto scrivo e altre meno, o addirittura contrarie, com’é giusto che sia in un blog, si equivalgano. Poi non é colpa mia, anzi, se capita di sovente che i lettori di questo blog dichiarino di essere d’accordo ed in sintonia con quanto scrivo e che trovano leggermente diverso da quello che solitamente si legge sul vino…

  22. dalle mie parti c’è un vecchio detto, ma che calza perfettamente anche oggi.
    Guai, se tutt i passer cugnusan ul mej ( tradotto, vuol dire guai se tutti
    gli uccelli, conoscessero il miglio, perchè non ce ne sarebbe per tutti )
    chi vuol intendere intenda.La fortuna dei pochi sta nell’ignoranza dei tanti.
    Lino

  23. Ancora non riesco a capire perchè le aziende non hanno il coraggio di produrre vini IGT, dove tutto è lecito per il mercato(con la stessa composizione dei brunelli Docg non conformi), e poi il brunello come da disciplinare (e questo vale non solo per il Brunello, ma per il Barolo e altri vini in purezza). In verità lo capisco…
    Da pratico come sono io, però vorrei sottolineare come un disciplinare al 100% (senza quel 1% di tolleranza) sia, in campo, molto difficile. Però mi rendo conto come l’1% può diventare facilmente 5% o 10%… e allora?

  24. Sig.Cianferoni, dire che concordo pienamente con Lei, è dire poco,sia riguardo
    ai vini IGT, sia i vini DOCG, mentre sulla tolleranza concesso 1% diventerebbe
    facilmente il 10% tanto gli zeri non contano nulla,poi in Italia chi controlla?
    Lei dice di essere una persona pratica, a mè più che pratica sembra competente.

    Lino

  25. Grazie Camy, in effetti hai ragione, il vino bisogna saperlo conservare. Evidentemente la mia cantina climatizzata non è all’altezza della tua e ha portato a morte ingloriosa l’eccellente Brunello Banfi del ’93.

  26. …strano però che il Brunello Lisini sempre del ’93 si sia rivelato, quello sì, eccellente… forse la mia cantina stessa è prevenuta e sceglie quali vini conservare bene e quali no?

  27. Pingback: Vino da Burde - » Un giorno in Bellavi(s)ta: Mattia, Gualtiero e il resto della banda

  28. In quanto Giorgia – Giorgia e basta – dissento da Giorgia Capitelli che mi pare voglia suggerire come su questo spettabile blog scriva una congrega di lecchini (o che altro).
    Non mi pare proprio, anche se l’egregio Ziliani ogni tanto lascia trasparire il suo imbestialimento verso chi ha buttato nel cesso una DOCG come quella del Brunello.
    A dire il vero – gentile omonima – in molti (tra i miei conoscenti) si rendevano conto che qualche ‘aggiustamento’ aveva avuto luogo – qua e là – in alcuni reputati vini etichettati Brunello. Ma da un po’ di anni a questa parte, quando si assaggiava il ‘Brunello'(?) di una nota azienda poco agricola, bottiglia dopo bottiglia, ci si accorgeva che quel vino il territorio non l’aveva mai conosciuto. Tuttavia ne portava orgogliosamente il nome, anzi – nella pubblicità americana – la proprietà dichiarava con orgoglio disneyano che LORO portavano avanti un disegno di purezza, di miglioramento continuo, che insegnavano addirittura la fedeltà alla tradizione agli ALTRI produttori. Tutto ciò usando il verbo “to lead” nell’accezione di ‘essere alla testa di’.
    Insomma, la non agricola azienda si era impadronita del ‘brand’ (che vale molto, in quanto legato ad una terra di pregio) e lo usava per i suoi interessi; non solo, ma stava ‘formattando’ il Montalcinese Pensiero acciocché i più piccoli (in gergo cinematografico si chiamerebbero FEGATELLI, in altre parole, le aziende di contorno) non disturbassero il manovratore: un po’ di export a te, un po’ di supporto a quell’altro, e così via…
    Tutto ciò guardato con occhio materno e bonario dalla politica, probabilmente tranquillizzata da facilities e lenitivi.
    E così,day after day Brunello grew grey (come dice la canzone), finché non è successo il patatrac; e non è così interessante sapere CHI ha dato il via, quanto prendere (ancora una volta) coscienza del PERCHE’.
    A questa bazzecola che ho tiepidamente accennato, se ne aggiungono due o tre altre, del tipo che forse c’erano vigneti non conformi? Irregolarità legate ai finanziementi europei? Un consorzio pesantemente partigiano degli uni a scapito di altri (magari più in regola, ma guardati in cagnesco)?
    Forse tutto ciò e anche altro; sappiamo solo che la Procura indaga. E che gente come lo Ziliani e altri (non tantissimi) come lui, che erano sempre più a disagio, quando assaggiavano certi vini (è fastidioso continuare a dire che il re è nudo: si mettesse almeno le mutande!), ora sono imbestialiti, addolorati (uh che parolona), forse umiliati?!, e non sono i soli.
    Perché chi, per anni, ha visto certe frittate passare come soufflè, è diventato straordinariamente irritabile.
    Invece lasciatemi dire che Berlusconi che dichiara che lui è paragonabile al Brunello, sembra intendere proprio quello autentico; la magistratura non c’entra affatto: del resto Berlusconi non voleva comprare una tenuta da quelle parti?

  29. Pingback: acquabblog » Pagine » Dissequestrato il Brunello 2003?

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