Parentesi a Cirò marina, per dire ancora con più purezza sì al mondo…

Basterebbero cartina e foto per dirvi che da questo pomeriggio e sino alla mattina del 28 luglio saranno questi lo scenario ed i panorami che mi godrò per alcuni giorni.
La zona, vinicola ovviamente, di Cirò marina, Strongoli e della splendida Val di Neto, lo Jonio limpido e cristallino di Punta Alice, e poi la boscosa e verde Sila, dove ho gustato alcuni dei funghi porcini più buoni e profumati che ricordi.
Scenderò nell’amatissima terra di Calabria per lavoro, per fare visita a carissimi amici come i Librandi, il cui invito, lo scorso maggio a partecipare alla presentazione del fantastico volume “Il Gaglioppo e i suoi fratelli. I vitigni autoctoni calabresi”, frutto di un complesso lavoro di studio, ricerca e sperimentazione viticola intrapreso ben 15 anni fa, e al convegno che venne organizzato in quella occasione, non potei accogliere, perché impegnato ad Alba nella degustazione delle nuove annate di Barolo e Barbaresco.
Sarà una bella occasione, oltre che per vedere com’è cresciuta la magnifica tenuta Rosaneti, oggi un centinaio di ettari vitati, che ricordo di aver visitato con Nicodemo Librandi molti anni fa, subito dopo l’acquisto, quando di vigneti non ce n’era nemmeno l’ombra, ma sì, ricordo bene, colture di pomodori, angurie e meloni, e per degustare le nuove annate dei vini di questa azienda leader della viticoltura e dell’enologia calabrese e tra le più importanti di tutto il Sud, per staccare per qualche giorno la spina e dimenticare, se ci riuscirò, ma mi impegnerò sicuramente a farlo, Internet, la rete di e-mail e contatti quotidiani e questo blog, che pertanto potrebbe essere non aggiornato, con buona pace di tutti, sino al mio ritorno, il 29 luglio.
Magari non resisterò a non postare e finirò per raccontarvi, con parole e immagini, come vadano le cose, quali belle esperienze, umane, di tranquillità, silenzio, stia facendo, ma la mia intenzione è quella di occuparmi un po’ di me e di ascoltarmi dentro lasciando da parte per un po’ quel ruolo di cronista del vino “provocatore” per natura e un po’ Don Chisciotte che un po’ ho voluto e mi sono “cucito addosso” e un po’ mi viene attribuito, forse anche come forma di elogio alla diversità di quel che scrivo, dai miei lettori.
Prendendo lo spunto da questo magnifico articolo scritto da uno dei più acuti intellettuali e pensatori di oggi, il francese Alain de Benoist (che in passato ho avuto il piacere di conoscere e per cui, in un’altra vita, scrissi qualche articolo, che non trattava di vino ma di musica e di cultura, per le sue riviste Eléments e Nouvelle Ecole) e pubblicato, nella limpida traduzione dell’amico Maurizio Cabona, su Il Giornale, trovandomi nel cuore della Calabria, in quel profondo sud croce e delizia, magia e disperazione voglio riflettere sul fatto che, come scrive Alain, “è grazie al sud che si potrebbe resistere meglio a ciò che la modernità ha prodotto di più contestabile. Far del Mediterraneo un tema di pensiero sarebbe innanzitutto pensare il sud alla luce della modernità, di cui troppo spesso il nord è stato vettore. Significherebbe partire dallo spirito mediterraneo per ritrovare un margine d’autonomia dalla megamacchina senza pilota che trascina il pianeta in una folle corsa”.
In questa mia breve parentesi calabrese – ma al Sud tornerò, più brevemente, anche in agosto, il 7-8 nell’amatissimo Salento, per fare cosa ve lo dirò più oltre – cercherò di fare tesoro dell’invito di de Benoist a trovare “nel sud il modo di ”pensar camminando”, cioè prendendosi il tempo necessario.
”Andar piano significa rispettare i cani, dar un nome agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, trovare una panchina, portar con sé i pensieri, lasciando che affiorino come càpita, bolle emergenti che, quando scoppiano, si confondono col cielo. Significa vivere a un’altra velocità, più vicino agli inizi e alle fini, per il maggior esperimento del mondo. Andar piano è ringraziare il mondo, farsene colmare”.
Questo ricordandomi, da milanese trapiantato a Bergamo che si sente piemontese, anzi, langhetto, nell’anima, che “il Mediterraneo è dove si è potuto dire con più purezza sì al mondo”.
E’ proprio quello che cercherò di fare, stando in compagnia di qualche vecchio fidato amico, conversando, ma soprattutto riposando, stando in silenzio, osservando il mare, affidandomi e facendomi accogliere dal mare, trovando nel mare, nel contatto con l’elemento liquido, una sorta di balsamo che lenisca le malinconie e le ferite che ognuno di noi, e quindi anch’io, si porta dentro o che scopre essersi procurato nella dura lotta con la quotidianità, con un presente che non sempre è quello che avremmo desiderato…

0 pensieri su “Parentesi a Cirò marina, per dire ancora con più purezza sì al mondo…

  1. Bellissimo e verissimo l’articolo di Benoist.
    Anche per due come te e me che sono nati dove il mare non si vede, il mediterraneo e’ sempre la al centro con il suo sole i suoi porticcioli; e’ la calamita dell’anima.

    …fra me e te… preso dalle mie prosaiche attivita’ commerciali stavo considerando… ma che lavoro di m… che ha il caro Franco!!

    Scherzi a parte riposati.

    PS. Fammi sapere se ti e’ arrivato il libro.

  2. Caro Ziliani,
    è un po’ che non passavo dal suo blog.

    Alain de Benoist è il teorico della Nuova Destra, se ricordo bene. Leggerò con curiosità l’articolo da lei suggerito.

  3. Splendido articolo. Molti studiosi di scienze sociali (specialmente francesi) stanno concentrando le loro riflessioni intorno al concetto di “Mediterraneo”, più che come luogo fisico, geografico, proprio come un’entità, un “modo di pensare” appunto che assume singolare valenze sociologiche, dacché il modo di intendere e vivere la vita del suo popolo è una strada terza, un’alternativa al dilagante neoliberismo dell’Occidente, senza diventare, dall’altro estremo, primitivismo. QUesto in virtù di un’idea più contemplativa della vita, improntata sulla “lentezza” e su un atteggiamento piuttosto tollerante, ma estremamanete vitale, e che regge ancora all’urto della disarticolazione relazionale (notoriamente e proverbialmente è il luogo di scambio, di mediazione, di incontro tra le diversità). Oltre ad Alain de Benoist, si può leggere in questa direzione Latouche, o prendere le mosse da Castoriadis (che francese non era, bensì greco)…

  4. Caro Franco, le cose che riporti nel post le ha già scritte una decina di anni anni fa (era il ’96, se non vado errato) in un ottimo libro un docente dell’Università di Bari, Franco Cassano. Il volume, a mio avviso imperdibile, si intitola “Il pensiero meridiano”, l’editore è Laterza.

  5. l’articolo di Alain de Benoist che riporta Franco, non è che la recensione del giustamente imperdibile “pensiero meridiano” di Cassano, che sto rileggendo in questi giorni, mi sembra “a misura” per la realtà vitivinicola calabrese e più precisamente quella cirotana. qui come in altre piccole realtà in cui il legame terra-uomo è millenario, sono tentati in nome della modernità a sacrificare la propria identità (non solo vitivinicola). ma come dice Cassano non è l’unica possibilità, si può ri-guardare il territorio: averne riguardo e tornare a guardarlo. Riallacciare con il presente saperi e risorse del passato, senza nostalgie, permettendo una continuità con il futuro. Così quando la vita rallenta, quando si rispetta il tempo, alla monocromia della velocità si sostituisce un’identità di mille colori più ricca e più vera.

  6. Altro bellissimo libro di Cassano è “Modernizzare stanca”…..molti nuovisti nel campo enologico dovrebbero leggerlo !!
    So che è una forzatura ma il libro è veramente interessante e tenta di smitizzare la modernizzazione a tutti i costi.

    Ah, Cassano è di sinistra, anzi, molto a sinistra.

    Ciao

  7. è sorprendente la convergenza di pensieri che nascono in ambiti opposti (la corrente del Mauss è sinistrorsa, quella di Benoist non lo è). Ma del resto esempi nel mondo del giornalismo enologico confermano: su molti vini capita che Ziliani e Sangiorgi la pensano allo stesso modo… 🙂

  8. grazie dell’imbeccata vignadelmar lo leggerò sicuramente, comunque non son d’accordo che Cassano sia di sinistra, secondo me è un uomo pensante, anzi, molto pensante.
    e a proposito di uomini pensanti, di velocità e lentezza e di Cirò, mi viene in mente Ilio Adorisio, Ingegnere, prof. all’università di Roma, (economia dei trasporti), originario di Cirò scomparso nel ’91, che all’efficientismo dell’economia imperante, contrappone l’idea dell’ozio.
    “Ozio – spiegava ai suoi allievi – inteso come tempo dell’uomo, come abbondanza di tempo in cui creare opere estetiche, inutili dal punto di vista utilitaristico”.

  9. Beh, se non è di sinistra uno che partecipava attivamente alle iniziative elettorali per il luminosissimo Nichi Vendola a Presidente della Regione Puglia……. 🙂
    Riguardo al Prof. Ilio Adorisio bisogna far notare che come lui abbiano teorizzato questo sia gli Antichi Romani ed un certo Bertrand Russell con il suo “Elogio dell’Ozio”.

    Ciao

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