Perché nelle cene di gala internazionali non vengono serviti vini italiani?

Domanda: com’è che nella fastosa cena di gala che ha chiuso il recente vertice del G8 in Giappone, accanto ai “soliti” Champagne, Bordeaux e Bourgogne, ad un vino californiano e ad un Tokaji Essencia ungherese non è stato servito nemmeno un vino italiano?
Colpa dei politici italiani che non sanno promuovere convenientemente, magari mediante un “ambasciatore del gusto” (ossignur, che cosa ho detto, sto forse tirando la volata all’onninpresente Carlin Petrini?) le loro eccellenze in campo agroalimentare o è piuttosto colpa di una insufficiente e non ben focalizzata “idea d’importanza, di classicità, di “must”, che i nostri vini più importanti non riescono a trasmettere in quell’immaginario collettivo secondo il quale in occasione del pranzo che conclude un grande vertice politico internazionale è ovvio che non possano mancare Champagne, Bordeaux e Bourgogne, e che ci possano essere anche un Tokaji Essencia e persino un taglio bordolese californiano, ma dove possono tranquillamente mancare un Barolo, un Fiano d’Avellino, un Brunello di Montalcino, un grande Vin Santo toscano?
Questi interrogativi, credo non oziosi, li pongo in un commento (leggete qui) che trovate nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S..
E voi, a proposito, cosa ne pensate?

28 pensieri su “Perché nelle cene di gala internazionali non vengono serviti vini italiani?

  1. …tanto quei Signori ”MANGIANO”qualsiasi cosa…,poi,secondo me,bisogna smettere di pensare che ”è buono ”tutto ciò viene dato ”ai potenti”(sono ”altri potenti” che in un ”certo modo”lo consigliano o meglio lo impongono).Certo un menù con mozzarella,brunello ”merlottiano”,olio”toscano”(oltremare)e fiorentina,magari del ” Macellaio” potevano servirgliela..

  2. Premetto che reputo alcuni vini rossi Italiani a livello mondiale e che non sfigurerebbero sulla tavola dei potenti.
    Hanno perfettamente ragione sia il Signore Chiantigiano che il Sig.Andrea Pagliantini; il fatto che decidano il destino di milioni di persone (????? Purtroppo per noi!!!!!!)non significa assolutamente che capiscano quanto stanno ingurgitamdo, anzi. Mi accontenterei che sapessero che fare…
    Mi chiedo però se non si debba pensare ad un ‘immagine nostra, dei nostri cibi e dei nostri vini, non perfettamente consolidata…

  3. Beh, almeno in questo caso mi preoccuperei più dei contenuti del vertice piuttosto di cosa bevono e mangiano, anche perché, per quanto mi riguarda, non vedo perché dovremmo offrirgli pure i nostri migliori vini. Non se li meritano di certo.

  4. amici, i vostri commenti hanno preso una piega ideologica che non é a mio avviso in linea con il problema che ho posto. Lasciamo stare se i 9 (con il commissario europeo) potenti del mondo meritino o no di bere grandi vini, se siano persone per bene oppure no, il discorso é: perché in un’occasione del genere scelgono vini francesi e persino californiani e ignorano i vini italiani? Cosa manca ai vini italiani perché venga riconosciuto loro quello status di grandi, di classici, di irrinunciabili? Questo é il discorso che torno a proporvi

  5. Eh…ma che argomento intrigante mi tira in ballo, egregio Ziliani, e come resistere alla tentazione di intervenire?!
    Sono ovviamente d’accordo con chi ha scritto qui sopra, almeno per ciò che riguarda quello che i ‘grandi’ decidono e sulla pelle di chi ciò accade. (Basti pensare che nei paesi che discettano sui destini del mondo c’è l’Italia – non sono disfattista! – ma sono assenti la Spagna e soprattutto Cina e India!!!). Ma a proposito dell’immagine dei prodotti italiani – e non intendo qualcosa di vacuo, ma proprio di ciò che discende puntualmente dai ‘comportamenti nel tempo’, ossia dalla reputazione dei nostri prodotti – c’è molto da dire; soprattutto c’è molto DA FARE. Perché è perfettamente inutile apparecchiare su tavole famose e potenti, vini, formaggi, conserve, e tutto il meglio che avremmo da offrire, se prima non facciamo un bell’esame di coscienza e cerchiamo di capire di quanti e quali prodotti stiamo parlando. Insomma bisogna cercare di sapere quanta qualità (eccellente) corrisponde a ciò che ci raccontiamo e raccontiamo al mondo, e quanta qualità è SOLO RACCONTATA e descritta, un po’ per celia e un po’ per non morire. A casa mia si è molto ben consapevoli di alcune realtà. Una di queste è che non c’è niente che tolga credibilità a un prodotto mediocre quanto un’ottima attività di comunicazione che lo gabelli come eccellente. Prima o poi passa uno con le carte in regola e l’animuccia a posto che dichiara: ma il re è nudo. E allora si salvi chi può, perché il famoso ‘effetto domino’ rovinerà sul fatturato di quell’etichetta o di quella doc, eccetera.
    E se questo era un fenomeno che – in tempi di ‘crescita’ o pseudo tale – poteva essere liquidato facendo spallucce, oggi non più. Ciò che cresce – oggi – è il mercato del lusso. Il lusso vero, di quelli che vogliono il meglio e che non amano essere presi per i fondelli; quelli (per intenderci)che dopo essere passati sulla pancia del mondo intero, guadagnando – non amerebbero che qualche amico invitato a cena, un amico ‘shabby-chic'(uno di quelli che razzolando per i posti giusti, sa le cose giuste), si mettesse a ridacchiare osservando che quel formaggio però forse…, quel vino però…, quella bottarga o quei capperi…, eccetera eccetera. Questo mi angustia, nonostante sia giusto che le varie puttanate, i finti prodotti eccelsi, le false ‘rarità’ e i top quality dei lor stivali sgombrino il campo; mi angustia perché nel processo di ‘pulizia’ del campo, il madeinitaly (dei miei stivali) potrebbe infliggere una batosta a quei non pochi che, onestamente e quotidianamente, tirano il carretto per passione (anche per camparci, ovviamente, ma senza largheggiare)con dignità, con orgoglio; taglieggiati dalle istituzioni che – negli ultimi decenni – hanno imparato molto bene a campare alle spalle di chi lavora DAVVERO, inducendo i più deboli, i più ignoranti, i più corruttibili, i meno lungimiranti, i più fessi, i più furbi (lascio a chi legge la scelta) a fare le cose per finta, tanto ‘la politica mi copre’ e il sistema vuole questo. Questo mi veniva in mente, leggendo il suo blog stamane, caro Ziliani: c’è molto da fare, prima di pensare a mettere i vini nostri sulle tavole dei potenti (veri o finti) del mondo; c’è da rifare quasi tutto. C’è da buttare all’aria la mentalità che sta seppellendo questo nostro paese, nonostante tutto il bendidio che potremmo offrire all’universo mondo. Amen.

  6. E dopo aver letto la sua precisazione, mi vien da ribadire: ma ai nostri vini manca una reputazione che somigli a quella che i francesi hanno saputo costruire nel tempo.
    Perché per diventare dei “classici” (senza le virgolette) occorre LAVORARE giorno dopo giorno, per decenni e costruirsi una fama che regga le temperie, mantanendo nervi saldi, patendo (quando tocca), facendo pulizia (quando occorre), facendo sacrifici. Vecchiume, per noi italiani, abituati a risolvere con una strizzata d’occhio le grane più spinose. Ma non è più (di nuovo) tempo.
    Oddio come farò a comprarmi il suv?!

  7. se legge la mia ultima frase ho scritto di un’ immagine per niente consolidata; ammettendo che ci sia mai stata…
    Come in tutte le cose italiote bisognerebbe mettere al posto giusto le persone giuste e non solo i soliti politici burocrati il cui unico sforzo che fanno è quello di badare alla propria poltrona e alle proprie tasche senza interessarsi minimamente a chi fatica proponendo prodotti di nicchia.
    Mi sembra che anche a propostito di consorzi Lei abbia detto giustamente che ci vorrebbero le persone giuste e non figure che tutelano grandi gruppi…
    Quellie che dovrebbero essere gli ambasciatori del made in Italy, quello serio, sono in grado creare un’ immagine tangibile? Ne hanno la voglia?

    Poi , magari, ci mettiamo anche del nostro facendio i furbetti; sarà una minima parte ma da quanto vedo non esiste una presa di posizione così unita è così forte da parte di quelli che lavorano molto seriamente; almeno non da parte di tutti…

  8. Francamente me ne infischio. Come disse il grande Rhett Butler. Il G8 fra qualche anno non esisterà più e l’Italia, invece, continuerà a essere leader mondiale nelle esportazioni di vino. Questo è quel che conta. Il marketing del lusso lasciamolo pure confinato alle auto ed agli orologi.

  9. Scusa Franco,
    ma secondo te i “soliti” Champagne, Bordeaux e Buorgogne, come hai giustamente ricordato, dovrebbero essere affiancati da altrettanto ovvi Franciacorta, Barolo e Brunello?
    Io credo che la banalità regni in ogni ambiente altolocato e il fatto che non ne faccia parte se non in rare occasioni un nostro vino davvero meritevole mi sembra del tutto normale.
    Sai io cosa proporrei a lor signori? Un bello spumante Tufaio Brut della Cantina del Tufaio di Zagarolo, ovvero un vino di cui pochi, pochissimi sanno, proveniente da una zona sconosciuta ai più, anche agli esperti, eppure in grado di stupire non poco di fronte a tanti osannati franciacortini.
    Ma questa è un’altra storia…

  10. …avevo scritto e non inviato questra mattina!
    Giorgia ha scritto il succo di quello che intendevo….
    SOLO che per i Francesi non sono decenni ma…. CENTENNI (purttroppo per noi)!
    I nostri prodotti non hanno NIENTE da invidiare a quelli Francesi,ANZI,ma non è detto che codeste persone debbano essere così COLTE (???) enogastronomicamente!
    Ziliani avrebbe proposto Langhe,ma solo di stampo classico,o al limite Brunelo…ma solo ALCUNI…
    Io (che apprezzo il BUON bere di Ziliani) avrei spaziato tra nord,sud e isole…
    FORSE chi ha deciso cosa servire da bere non è che abbia così sbagliato…. o NO????
    P.S.
    LEGGI se non altro l’etichetta è stata apprezzata!

  11. @Renzo
    Nei POSTI da ambasciatore del made in Italy ci stanno gli uomini messi dalla politica che si gioca a dadi il suv (dovrebbe vedere quello di alcuni beniamini di politici potenti!).
    A Bruxelles, per anni ci sono andati i nostri rappresentanti politici.
    A giocare a tennis, senza conoscere mezza lingua (l’italiano), senza sapere che cos’era il made in Italy, quali i prodotti dell’agricoltura italiana da tutelare e da valorizzare, cosa fare per tenere ‘alta la bandiera’. E senza conoscere la nostra storia (ché senza quella non si comincia nemmeno a parlare del made in Italy!)
    Siamo furbetti fino all’alluce, ahimé, e quelli lì li abbiamo scelti noi.
    Per cambiare ci vuole pazienza e determinazione, perché la strada è lunga.
    Ci vogliono più SAMURAI come lo Ziliani qui presente in blog; ci vuole coraggio e costanza. E dobbiamo capire tutti che non è più tempo per diventare ricchi velocemente. Neanche facendo i furbetti, perché ce ne sono sempre di più furbetti di noi.
    Ri-amen

  12. Egr. Ziliani,a mio modestissimo modo di vedere, ritengo che l’unico problema di noi italiani, sia quello di non spendere(e non mi riferisco solo all’aspetto economico) troppo per pubblicizzare nel mondo i nostri eccelsi vini, mentre in altri paesi, compresa la Francia, anche se fanno un prodotto mediocre, lo pompano così tanto a livello di marketing, che poi viene indotto ad essere accettato…ma la qualità è ben altra cosa!!

  13. Ok Ok, non è detto che i potenti siano buongustai, e va bene.
    Può anche darsi che i cuochi/sommellier/esperti giapponesi abbiano poca conoscenza dei vini italiani (anche se ne dubito fortemente…).
    Ma se IO, che non sono nessuno ed ho un pandino e non un suv, invitassi a cena dei papaveri (qualsiasi, dal parroco al sindaco del paese di fianco) cercherei di offrire il meglio, per far vedere, se non altro, che anche noi sappiamo fare qualcosa.
    Allora, se in Italia c’è gente (e sapete tutti a chi mi riferisco, altrimenti rileggetevi il primo post di Franco) che pasce e si compera supersuv sbandierando al mondo il fatto che i prodotti italiani sono eccezionali e bla e bla, perchè costoro, gli ambasciatori del made in Italy, non sfruttano le occasioni (non solo il G8, ma qualsiasi occasione importante) per parlare dei nostri prodotti?
    In realtà il mio intento, quando ho scritto a Franco chiedendogli di commentare la lista dei vini bevuti al G8 era proprio questa. Perchè noi dobbiamo sempre fare la figura della serva? Che cos’ha un vino californiano più del nostro? Perchè un vino dei paesi dell’est e non un discusso brunello? (o un barolo, o quel che volete)?
    Perchè noi non abbiamo nessuno che dica urbi et orbi “uè guagliò, ma anche noi abbiamo qualcosa da bere che non sia il tavernello!!”.
    Allora, se non ci arrivano i politici (e forse il cavaliere ha altro per la testa in questo momento, e poi non è il suo mestiere) perchè non ci arrivano coloro che si arricchiscono con la balla della tutela dei prodotti tipici? coloro che si vantano di “portare all’estero” il made in Italy?

  14. hai ragione Laura e un certo Luca Cordero di Montezemolo, che mi risulta aver accettato di fare “l’ambasciatore” dell’italianità e del made in Italy nel mondo, mi sa che ha perso una prima occasione per far notare l’efficacia del suo lavoro. E dire che ha dei cugini che producono Barolo a La Morra, su nello splendore del Monfalletto…

  15. Licenza domenicale.
    Mi vesto da maestrina dalla penna verde, per ricordare (a Vignadelmar) che i SAMURAI lottano generosamente – ma anche perché spinti da una molla interiore che li fa un po’ irridenti – per giustizia e verità (da non confondersi, perlamordiddio con giustizia e libertà).
    Qualcosa di raro o quanto meno inconsueto; lottano senza guadagnarci niente, ma per uno slancio tutt’altro che avventurista…(Harahiri lo farà qualche enologo).
    Basta, finisco qui, perché non sono candidata al “lecchino d’oro”. Però ci vorrebbero altri sei SAMURAI per girare il film che è appena incominciato; perché di banditi, assaltatori, arroganti armati fino ai denti ce ne sono in abbondanza, e ancora cavalcano verso le colline.
    Oddio sto diventando paranoica!?

  16. Luca Cordero di Montezemolo ambasciatore dell’ italianità nel mondo? Ci risiamo? 🙂
    Potrebbe essere che cerchi di tirare acqua solo ed esclusivamente al proprio mulino?
    Per poi scoprire che non sà dove vengono prodotti i gadget (che brutta parola, inesistente in lingua anglosasone e di cui ci siamo appropriati indebitamente e ingiustamente) Ferrari ovvero India, Bulgaria, Cina, romania…
    Bell’ ambasciatore del made in Italy nel mondo…
    Replay ci riririririrriririririririsiamo!

  17. Poniamo che qualcuno riesca a far entrare nel banchetto dei potenti (bella la provocazione brechtiana di “un chiantigiano”) un vino italiano.
    Secondo voi davvero la scelta cadrebbe su un barolo o un brunello (o ancora più difficilmente un quasi sconosciuto, sebbene eccellente e leggendario, fiano d’avellino)? Quindi su vini del tutto italici, profondamente radicati nella loro terra, storia, tradizione…?
    Ecco, io credo che per il potere di chi commercia all’estero, i vini papabili siano o i supertuscan o dei vini siciliani che vanno per la maggiore. Al limite se barolo o brunello entrassero nel novero, si rischierebbe di trovare produttori di brunello sotto inchiesta o barolisti poco ortodossi.
    Ecco la mia.

  18. Se ci fosse stato qualche vino italiano a quel tavolo si sarebbe trattato quasi certamente di un supertuscan. Sarebbe cambiato qualcosa? E poi diciamoci la verità, forse siamo più contenti così: non vi farebbe incazzare vedere Bush che tracanna Monfortino o Case Basse come fossero Coca Cola?

  19. Vado un pò fuori tema e me ne scuso, ma dopo aver letto il post di Marco Arturi che mi precede, e pensando allo strazio nel mondo prodotto negli 8 anni alla Casa Bianca di Bush figlio, confesso mi farebbe orrore vederlo brindare anche con il Tavernello o il Vin Santo del Nonno!!

  20. Signor Ziliani,
    in effetti la nota di colore del vino in un summit come il G8 rischia di perdersi affogata dall’ombrello mediatico.

    Però mi irrita comunque il non poter vedere vini italiani.
    Supertuscan o meno poc importa.
    Perchè non il Taurasi o il Vermentino di Sorso?

    Anche le aziende e le associazioni di categoria, sono colpevolmente assenti…
    non è che facciano questa grande auto-promozione…

    Abbiamo ancora molto cammino professionale da fare…

    Gianni “Morgan” Usai

  21. Salute a tutti, penso che gran parte dei commenti siano andati un po’ fuori strada. Purtroppo, com’è giusto di questi tempi, quando si parla di politici il più tenero di noi Italiani è ink…come una iena. Il sasso lanciato dal nostro amico Franco, ovviamente, non riguardava la competenza gastronomica dei vertici politici mondiali, nè se meritino o meno di bere e mangiar bene, piuttosto verteva sulla solita figuraccia da menefreghisti delle italiche cose che i nostri rappresentanti fanno.I nostri politici partecipanti al summit o almeno qualcuno dei pagatissimi (con i nostri soldi) membri del loro entourage, avrebbero dovuto entrare nel merito organizzativo ed IMPORRE, come fanno gli altri, la presenza almeno di un vino italiano di buona rappresentatività, perché, lo si voglia o no, piaccia o no, il mondo guarda quegli eventi.
    Qualche anno fa al Castello di Bari, si tenne un G7 con l’anche allora Presidente del Consiglio, ahimè, il Cavaliere ed il Governatore Fitto, imposero una selezione di vini esclusivamente Pugliesi, senza che nessuno se ne avesse a male.
    Essendo uno dei produttori prescelti, posso garantire che a seguito della pubblicazione del menù di quel summit, ho aver ricevuto più telefonate che se avessi fatto una campagna di 6 mesi a reti unificate. Penso che questo fosse quanto l’amico Franco volesse esporre. Ed io sono d’accordo con lui sull’insipienza, nel perdere certe occasioni, da parte dei nostri rappresentanti fossero essi di dx o di sx.

  22. Sono piuttosto basito… Si fa continuamente un gran parlare di mercato, di libero mercato, di concorrenza… E poi leggo che i vini per essere venduti bene andrebbero inseriti nei banchetti luculliani dei potenti della terra. Con ovvie pressioni di tipo politico-clientelare su chi sceglie i vini da inserire in quei banchetti, immagino… Mah?! Mi ripeto: cerchiamo di produrre bei vini da vendere alla gente normale e lasciamo il mercato del lusso a Luca Cordero and company.

  23. ..bravo VOCATIVO,cominciamo a capire un po’ tutti; se dobbiamo ”per forza”partecipare (con i vini)al”BANCHETTO DEI POTENTI”con i soliti nomi ,forse facciamo più bella figura a non partecipare…, poi secondo me…forse tra potenti(sempre del vino)non si sono ”messi daccordo”..e allora capite bene….

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