Radici cronaca di una “due giorni” intensa di degustazioni

Ricevo e volentieri pubblico questa simpatica cronaca della due giorni di degustazioni in occasione della rassegna Radici 2008, di cui ho già parlato qui, inviata da uno dei componenti della giuria di appassionati, Paolo Bargelloni, collaboratore del sito Internet Wine Surf.
L’ennesima conferma che le cose erano state organizzate bene e che ci siamo parecchio divertiti, degustando, ma in un clima sereno e divertito. f.z.

“22 giugno 2008, il giorno per me atteso è giunto: per la prima volta faccio parte di una commissione d’assaggio, seppur nella categoria “appassionati”, di una “vera” manifestazione dedicata ai vini di Puglia e Basilicata, Radici 2008 – terza edizione dedicata ai vitigni autoctoni. Categoria di “appassionati” ma intenditori, visto col senno di poi, in quanto l’altra giuria, quella formata da “giornalisti esperti”, con a capo nientemeno che l’esimio Ziliani, il temutissimo critico che scrive di vino da più di 25 anni, si è trovata concorde quasi in tutti i giudizi finali.
Una manifestazione “vera”, in quanto vi erano ben cento produttori che hanno i loro “campioni” in degustazione e questo per la Puglia è già un evento. E’ domenica, l’autostrada sembra un deserto, non solo perché è quasi sgombra, ma perché il caldo torrido ricorda la fascia equatoriale e il condizionatore dell’auto deve girare a mille per darmi sollievo.
Mentre sono alla guida ascolto i “Beach boys”, gli inventori della surf music, e la tentazione di prendere la strada per il mare è tanta. Ma non sogno la California, perché la Puglia non ha nulla da invidiare: non solo mare, sole e spiagge, ma anche donne e… vino (lo Zinfandel è pura imitazione del Primitivo?).
Ma non posso bidonare l’invito del sig. Carlo Macchi, inventore di Wine Surf, e neanche la mia passione per il vino. Da Taranto ci vorrebbero circa 2 ore per arrivare a Montegrosso, piccolo borgo collinare del comune di Andria, ma nonostante il GPS, sul quale ho impostato le coordinate, copiate dal sito Web della biomasseria Lama di Luna, location per la degustazione, mi sono ritrovato in un punto indefinito della Murgia barese, dove forse neanche gli abitanti della vicina Minervino hanno mai messo piede.
Reimpostato il GPS, finalmente arrivo, appena in tempo, alla splendida biomasseria dove ad accogliermi per primo è il famoso Eustachio Cazzorla, con quel nome non lo dimentichi, giornalista della radio e della stampa pugliesi. Sarà questi ad indirizzarmi dall’organizzatore Nicola Campanile, il quale senza troppi convenevoli, mi piomba all’arrembaggio. L’emozione per me è forte, faccio trapelare un certo imbarazzo, “tipico” del principiante, ma l’atmosfera è rilassata e i miei compagni d’avventura, che sono Peppino Colamonaco (Presidente giuria, Guida dell’Espresso, Repubblica), Francesco Zompì (Slow-Food, Espresso), Luciano Lombardi (Ristorante Vigna del Mar – Monopoli), Antonello Magistà (Ristoratore – Il Pashà, Conversano), Franco Ricatti (Ristorante Bacco – Bari), Giuseppe Misuriello (Ristorante Osteria Marconi – Potenza) Paolo Costantini (Relatore ONAV), con la loro umiltà e simpatia mi mettono subito a mio agio.
Tra gli esperti erano presenti Ian D’Agata, Luciano Pignataro (Guida Vini Buoni d’Italia, Il Mattino), Giampaolo Gravina (Guida I Vini dell’Espresso), Carlo Macchi (Assaggiatore Vino, Wine-Surf, Enotime), Vito Intini (Consigliere Nazionale O.N.A.V), Teodosio Buongiorno (Selezionatore vini pugliesi per Gambero Rosso, Ristoratore – Già Sotto l’Arco),  Enzo Scivetti (Relatore, Assaggiatore Vino).
Tipico è la parola d’ordine che mi sono imposto, nella locandina il motto era “festival dei vitigni identitari di Puglia e Basilicata”. E tipico è la sensazione che ho cercato in ogni sorso, in ogni bicchiere, e che sarà la sensazione a cui maggiormente darò peso nelle schede di votazione. Giù subito, i bicchieri sono tanti, un susseguirsi di mescite e assaggi, profumi da esplorare, sensazioni gustative, sputi, schede da compilare,  calcoli, punteggi, discussioni con i colleghi.
Via con i rosati, poi il Negroamaro, il Nero di Troia, per un totale di circa 60 etichette degustate. Il mattino dopo sarà la volta dell’ Aglianico del Vulture, del Primitivo e dulcis in fundo… dei vini dolci nelle versioni chiare e scure. Alla fine si conteranno ben 146 assaggi in meno di 24 ore, mica roba da niente! Per fortuna erano disponibili le sputacchiere, altrimenti il tasso alcolemico nel sangue non avrebbe permesso neanche di arrivare a piedi al parcheggio senza perdere qualche punto sulla patente.
I miei giudizi sono stati quasi sempre in linea con i compagni d’avventura, tranne quando qualcuno ricercava maggiore eleganza, a torto o a ragione, in quei vini che io ritenevo, a torto o a ragione, che erano giusti rimanessero rustici, autentici, in una parola “tipici”.
Forse avrò preso la sindrome di Ziliani, il quale odia l’omologazione dettata dal mercato. Alla fine i vini che ho ritenuto migliori sono quelli che sono stati premiati, e questo per un principiante è davvero una bella soddisfazione. Il corso A.I.S. mi è davvero servito, ma anche la grande passione che ho coltivato negli anni. Tutto si è proceduto alla cieca, le bottiglie erano rigorosamente coperte, per cui si dava voti a dei numeri, rimasti tali fino al momento della premiazione.
Quindi nessun pregiudizio, nessun taroccamento. Di taroccamento del Brunello di Montalcino non si poteva fare a meno di parlarne, visto la presenza di Ziliani, definito da qualcuno il “talebano” del disciplinare. Basta cliccare sul suo blog per rendersene conto.
Ma Ziliani qui ha ragione: il disciplinare esiste e va rispettato. Se la Montalcini, Rita Levi Montalcini, mandasse la sorella gemella in parlamento a votare un emandamento, per poi farsi scoprire, il voto varrebbe ugualmente? Tra una batteria di bicchieri e l’altra, ci si è ritagliato dei momenti di gogliardia, tra la “due giorni” c’è stata la delusione della sconfitta ai rigori degli Azzurri contro le furie rosse.
Ma “rosso” è stato anche il colore delle vittorie di questa domenica: Ferrari e Ducati. A deludere un po’ le aspettative sono stati i rosati, fiore all’occhiello della enologia pugliese, tranne in alcuni lodevoli eccezioni, causa il clima arido della primavera-estate 2007; i primitivi hanno avuto un consenso maggiore, bene anche i negroamaro, meno bene i nero di Troia e gli aglianico, anche questi ultimi penalizzati dalle ultime annate, spesso troppo calde.
Nel complesso una più che soddisfacente sequenza di vini, con poche eccellenze ma con nessuna bocciatura. Una sequenza infinita, ma piacevole, godibile. A detta degli esperti, l’enologia pugliese sta facendo progressi e le “puzzette” degli anni passati sono pressoché scomparse. Lo ha ammesso in pubblica conferenza persino il “perfido” Ziliani. Che dice di non amare il Primitivo, scommette sul Negroamaro e difende la categoria dei rosati. Io amo il primitivo, lo consco da troppo tempo, lo bevo da sempre, da tempi non sospetti, quando ancora non si parlava neanche di riconoscimenti DOC, IGT o quant’altro. Mio padre se lo faceva portare da un vecchio cantiniere di Carosino.
Questi veniva a Taranto con l’ape car, trasportando una grossa e pesantissima  damigiana di vetro, da cui si riempivano le nostre bottiglie. In quei giorni la casa si inebriava di quel profumo vinoso, intenso, sincero. A gran sorpresa, sarà un rosato il vincitore assoluto della manifestazione, grazie al criterio, per me discutibile, di premiare l’unico vino che è stato ritenuto da entrambe le giurie, il primo nella propria categoria anziché il vino che in assoluto ha preso il voto più alto. Comunque, lode al Metiusco 2007 di Palamà, rosato dai profumi intigranti che ha saputo emergere contro etichette più blasonate.
Per il Primitivo ex-equo tra Masseria Ludovico Primitivo 2006 e Masseria Pepe Dunico 2005, due bei stili di fare Primitivo. Non erano previsti assaggi supplementari per lo spareggio. Nella versione dolce dello stesso vino, grandi consensi, anche dal pubblico, per Attanasio Primitivo di Manduria Dolce Naturale. Un grande plauso anche ai due Negro Amaro che hanno convinto le due giurie: il Duca d’Aragona 2001 della Vitivinicola Candido e l’Orfeo 2005 di Paolo Leo.
Sul sito dell’Eustachio di Puglia, l’elenco completo dei vincitori e dei partecipanti. La conferenza e la premiazione dei prodotti si sono tenuti presso una splendida struttura a pochi chilometri dal centro di Minervino Murge, la masseria Barbera, con l’accento sulla prima A, guai a sbagliare.
Qui, sotto l’ombra del giardino, il pubblico giunto numeroso ha potuto apprezzare i vini in concorso tra una portata di antipasti e di piatti sfiziosi. Qualcuno si è lasciato scappare dei commenti sull’esito delle giurie, sui vini in degustazione e suggerimenti sugli abbinamenti più appropriati con gli stessi vini. Neanche una parola, un commento di delusione per la nazionale.
Non è che da un popolo formato da cinquanta milioni di Commissari Tecnici stiamo per diventare  un popolo formato da cinquanta milioni di Commissari d’assaggio? Minervino, che fa rima con Montalcino, per una sera capitale del vino. Paolo Bargelloni”.

0 pensieri su “Radici cronaca di una “due giorni” intensa di degustazioni

  1. Bravo Paolo, un bel racconto. Speriamo di poter condividere presto nuovi e numerosi assaggi.
    Fra i Primitivi, per me, il Dunico ha sbaragliato tutta la concorrenza….con il 2005 non c’è storia, troppo grande, troppo buono !!

    Ciao

  2. ES 06 di Gianfranco Fino secondo me è la quadratura del cerchio.
    Morbidezza ,tannini ben levigati,piacevole da bere ora,ma consiglio di tenere un pò di bottiglie da parte in cantina,e da riassaggiare fra almeno 10 anni.
    Premetto che non sono veggente,ma conoscendo bene il lavoro in vigna e la la grande passione del produttore in questione sento di trasmettervi le mie sensazioni su questa annata.
    Poi potete metterlo in degustazione alla cieca con i grandi Shiraz Australiani oppure con i vari Zinfandel Californiani, e perchè no anche con il mitico Vega Sicilia Unico prodotto con il Tempranillo, secondo me avremo delle inaspettate sorprese.
    Chi vivrà vedrà e magari ci potrà raccontare qualcosa.

  3. @vignadelmar
    fra un po’ sarò in vacanza in Sicilia. A settembre conto di venirti a trovare, con la famiglia, nel tuo locale. Arrivedeci. Con simpatia, Paolo B.
    @f.z.
    GRAZIE.

  4. Dai miei punteggi di quelle giornate l’ES di Fino fece un figurone. Un filino sotto al Dunico ma pur sempre un grandissimo punteggio. E dire che altre volte, in altre annate, mi era piaciuto meno. Invece quello bevuto a Radici era veramente splendido.
    L’optimum sarebbe berli entrambi e spesso !!! 🙂
    Inoltre Gianfranco Fino e Signora sono persone molto vere, dirette e sincere, come piacciono a me….e questo non guasta mai….ah, bevono anche con piacere !!!

    Ciao

  5. Che fai, mi fai concorrenza?
    Hai scritto come un giornalista!
    Ti perdono quell’errore grammaticale, a volte ne faccio anch’io ed il correttore automatico non se ne accorge…
    Ricordo bene la storia di quel cantiniere di Carosino, mi pare si chiamasse Fiore. Non rircordo i suoi viaggi in Ape, ricordo le damigiane e i nostri viaggi a Carosino alla sua cantina con la nostra 500.
    Continua così!
    Buonsanguenonmente

  6. Ciao Paolo, bel commento sulla due giorni eno-gastronomica, anche se di persona mi avevi raccontato quasi tutto quello che è accaduto alla rassegna Radici 2008. Divertente l’episodio con il GPS… Che queste prime esperienze da sommelier ti siano di buon auspicio per il futuro.

    Ciao da Fabrizio

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