Renzo Cotarella (Marchesi Antinori) parla di Brunello, Sangiovese e approccio etico al vino

Ho già dato puntualmente notizia dell’avvenuta entrata in commercio, a decorrere dal primo luglio, di 120 mila bottiglie del Brunello di Montalcino Pian delle Vigne 2003 della Marchesi Antinori.
Volevo però saperne di più su come siano andate in dettaglio le cose e come si sia passati da una situazione dove per mesi il Brunello 2003 non ha potuto essere commercializzato ad una fase, l’attuale, dove il Brunello della celeberrima secolare dinastia di vinattieri fiorentini, ha potuto essere spedito e destinato a tutti i mercati mondiali.
Per farlo ho pensato che la soluzione migliore consistesse nel parlare con il deus ex machina e grande mente tecnico-organizzativa della Marchesi Antinori, il principale collaboratore del marchese Piero, e grazie alla mediazione dell’efficientissima agenzia che da anni si occupa delle p.r. e della comunicazione della casa toscana, la Grazia Lotti di Milano, ho potuto avere un lungo, cordiale e proficuo colloquio con Renzo Cotarella, direttore generale della Marchesi Antinori, enologo come il celebre fratello Riccardo. Secondo Renzo Cotarella “nessuno di noi, alla Marchesi Antinori, si aspettava potesse crearsi una situazione del genere. Siamo stati letteralmente spiazzati e presi alla sprovvista da perquisizioni, controlli, coinvolgimenti della nostra azienda e del nostro marchio in una vicenda forse gonfiata a dismisura.
La prima preoccupazione, oltre alla salvaguardia del buon nome dell’azienda è stato sostenere il valore fondiario dei vigneti. Prima ancora che la Procura di Siena decidesse il sequestro del nostro Brunello di Montalcino 2003 – prevedevamo di uscire con 200 mila bottiglie – siamo stati noi a decidere un blocco cautelativo, di non uscire in commercio, anche se si trattava di una decisione molto pesante, per cercare di capire cosa stesse accadendo”.
Per Cotarella “sono stati mesi difficili durante i quali l’azienda ha cercato di comportarsi con stile, rispettando il lavoro della Magistratura, non facendo dichiarazioni inutili, aspettando che ci fosse data la possibilità di dimostrare la nostra innocenza, la nostra estraneità ai fatti imputati, il nostro rispetto del disciplinare vigente e delle leggi”.
Per non perdere un ordine “cui tenevamo molto, quello della compagnia aerea Emirates, abbiamo deciso, visto che i tempi si dilatavano e che non eravamo certi di rientrare nei tempi richiesti, di declassare 80 mila bottiglie del Brunello Pian delle Vigne 2003 a IGT Toscana, e poiché la “scelta da parte della compagnia aerea era essenzialmente basata sulla qualità del nostro prodotto, il cambio di denominazione non ha quindi comportato alcuna modifica agli accordi e abbiamo venduto l’Igt allo stesso prezzo concordato per il Brunello”.
Quando, “di comune accordo con la Procura di Siena e seguendo puntualmente le sue indicazioni secondo un modus operandi all’insegna della ragionevolezza, e dell’equilibrio abbiamo potuto sottoporre il nostro Brunello 2003 alle analisi é stato possibile dimostrare la correttezza del nostro modo di lavorare e la piena corrispondenza del vino al disciplinare che prevede Sangiovese di Montalcino in purezza”.
Per quanto riguarda le altre annate, ho chiesto al direttore generale della Marchesi Antinori, il vostro comunicato non è stato chiarissimo laddove dice: “le annate successive (per le quali non è stata ancora “rivendicata” la denominazione Brunello) e per le quali, se necessario, richiederemo le opportune analisi, saranno messe in commercio nei tempi previsti”. Come prevedete di regolarvi con il Brunello di Montalcino 2004?

Renzo Cotarella non si é sottratto alla domanda: “il 2003 era stato imbottigliato, in ragione delle caratteristiche dell’annata, con un anno di anticipo. Con il 2004 vorremmo imbottigliare il vino tra fine luglio e inizio agosto 2008 e lasciargli fare sei-otto mesi di affinamento in bottiglia, prima della commercializzazione la primavera prossima.
Non abbiamo ancora deciso se imbottiglieremo solo dopo che avremo fatto le necessarie analisi o se queste analisi le faremo dopo l’imbottigliamento, concorderemo a breve il da farsi, passo dopo passo, con la Procura di Siena. Abbiamo già la possibilità di lavorare sul prodotto e avendo qualcosa come 1200 ettari di vigneto in Toscana la Marchesi Antinori è totalmente favorevole e disponibile ad analisi di ogni tipo, considerando questa prassi la risposta più corretta per valorizzare i terreni e tenere alta la credibilità e l’immagine aziendale”.
Su quanto accaduto in questi mesi e sulle prospettive future del Brunello di Montalcino Renzo Cotarella sostiene che “quanto accaduto è ancora causa di una grandissima amarezza, non pensavamo che potesse avere un impatto così devastante”. Lo scandalo e l’inchiesta tuttora in corso “ha indubbiamente causato dei danni, anche se il Brunello mantiene una forza incredibile e molti marchi, tra cui il nostro, mantengono una assoluta credibilità – tanto che in pochi giorni, dal semaforo verde alla sua commercializzazione ,le 120 mila bottiglie del nostro Pian delle Vigne 2003 sono state in larga parte vendute.
Credo però che lo “scandalo del Brunello” servirà a ricordare a chi se n’era dimenticato che “un approccio etico al vino, alla sua produzione, alla sua commercializzazione, alla sua comunicazione, è fondamentale. Quando si sa che un prodotto é controllabile, che è analizzabile la provenienza e la tipologia delle uve utilizzate, questo funziona inevitabilmente come un deterrente che spinge a non fare ricorso a scorciatoie”. Cotarella è persuaso che “il Sangiovese sia una varietà bellissima ma difficile che ci crea un sacco di problemi” e che “Montalcino sia uno dei pochi posti, insieme a qualche zona ristretta nell’area del Chianti Classico, dove si debba lavorare sul Sangiovese in purezza”. Entrando in questo ordine di idee del lavorare solo sul Sangiovese di Montalcino per produrre un vino che si chiami Brunello di Montalcino si deve  però “accettare che qualche anno, se le condizioni di maturazioni non sono quelle ottimali, si debba rinunciare a produrre Brunello o che se ne debba produrre di meno”.
E’ fondamentale, in questo senso, anche il ruolo della stampa e dei giornalisti che devono “saper interpretare la realtà di Montalcino e del Sangiovese e mettersi in testa che con un Sangiovese in purezza proveniente da vigneti in Montalcino si possono fare grandissimi vini che non siano per questo motivo da considerare troppo tannici, o acidi o con acidità volatile elevata”.
Se si accetta la regola, condivisa, del Sangiovese in purezza, “occorre accettare e considerare come un plus e non come un limite il fatto che questi vini abbiano una personalità tutta loro e non pretendere invece che presentino caratteristiche che sono loro estranee”.
Discorso sacrosanto quello di Renzo Cotarella, che con il sottoscritto sfonda non una porta aperta, ma un portone spalancato. Non sono certo stato io, bensì determinati “colleghi” che larga parte del mondo del vino ha coccolato e vezzeggiato, elevandoli al rango di “padreterni”, e mantenendo con loro un rapporto, non virtuoso e non sempre chiaro, di sinergia e sostegno reciproco, a chiedere al Brunello di Montalcino di Montalcino di essere simile ad un Super Tuscan o ad un vino californiano o australiano.
Che ora il direttore generale della Marchesi Antinori proponga un Brunello che profumi di Sangiovese di Montalcino e sostenga un “approccio etico al vino” che in questi anni lui stesso riconosce non esserci sempre stato, è sicuramente una piccola soddisfazione e una gran bella notizia…

0 pensieri su “Renzo Cotarella (Marchesi Antinori) parla di Brunello, Sangiovese e approccio etico al vino

  1. Prendo nota che la Marchesi Antinori ha venduto 80 mila bottiglie di Brunello prodotto come dio comanda sotto il nome di IGT Toscana. E che le ha vendute allo stesso prezzo cui le avrebbe vendute sotto la denominazione Brunello.
    Prendo altresi’ nota che, per il suo direttore generale, dei vini sono “analizzabili”, ossia “controllabili”, la provenienza e la tipologia delle uve impiegate.

  2. Belle parole. Evinco, quindi, che io di vino non ci capisco nulla, che sono prevenuto e che non so distinguere un sangiovese grosso in purezza di Montalcino da un super tuscan, così come credo di sentire del vermentino mescolato a sauvignon che, invece, non esiste, ma è tutto frutto di un particolarissimo “terroir”.
    Da domani bevo coca-cola…

  3. Bellissimi i due post di sopra. Aggiungo che, come al solito, ai grandi l’unica cosa che preoccupa è fare soldi. L’aver venduto Igt allo stesso prezzo del Brunello ne è la dimostrazione. Volevo vedere se ne avessero dimezzato il valore cosa avrebbero fatto. Paradossalmente, per esempio, con le sentenze di calciopoli il Milan avrebbero potuto mandarlo anche in c-2. L’importante era preservare la Cianpion Lig che porta tanti soldi(poi puntualmente vinta…).

  4. un caro amico e collega mi ha scritto stamattina dopo aver letto il mio post sul dialogo di ieri con Renzo Cotarella. Tra le altre cose mi ha raccontato, lui vive in Toscana e bazzica spesso Montalcino, che nella patria del Brunello “molti montalcinesi ti hanno dipinto come il “regista” dell'”attacco al Brunello”. Dopo essermi piegato in due dalle risate, ho fatto questo ragionamento semplice semplice. Primo non conosco nessun “attacco al Brunello” se non quello che gli hanno portato i cialtroni che da tempo impunemente producono “Brunello” taroccati. Non essendoci “attacco” non può nemmeno esserci un vero regista, ingordigia e voglia sfrenata di fare soldi a qualunque costo a parte. Quanto al presentare me come il “regista”, più o meno occulto, di questo attacco, bene, aspetto solo che qualcuno di questi imbecilli, esatto imbecilli, metta nero su bianco questa accusa infamante oltre che cretina o che dica queste idiozie in pubblico davanti a testimoni. In tal caso una bella richiesta, cospicua, di danni per diffamazione, a quel cretino o quei cretini, a dire solo metà del loro nome, non gliela leverà nessuno… A buon intenditor, poche parole

  5. Dunque le analisi sono attendibili.
    Questo è rassicurante, dopo aver letto proprio su questo blog molte voci che ne negavano la validità.
    E se Antinori riconosce la rilevanza della tipicità – quanto meno (o addirittura, a seconda del punto di vista) in ragione del business – forse anche i più gnucchi tra i produttori incominceranno a capire che cosa butteranno via (in termini di fatturato) quando approveranno ‘i due brunelli’.

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