Sovversivi del gusto: tutto perfetto, mancavano solo bagoss e risotto

Che dire, mancavano solo il mitico bagoss e magari un bel risotto, fatto ovviamente con un riso “corsaro”, un supremo Carnaroli che resta eccellente e straordinario anche se il suo produttore è umanamente un po’ complicato, per rendere perfetto al 100% anche se lo è stato al 99, il terzo raduno dei Sovversivi del gusto, che si è svolto ieri, con grande successo, presso quel bellissimo posto che è l’agriturismo Trevisani in quel di Soprazocco di Gavardo, un balcone naturale (vedi foto di apertura: accontentatevi, non sono mica quelli di quel fenomeno di Marco Salzotto,  supremo fotografo ufficiale dei Sdg) dove si gode una vista sul lago mozzafiato.
Giornata bellissima, con un caldo giusto, ma non soffocante (e una simpatica pioggerellina rinfrescante di breve durata) sotto il tendone vagamente circense che accoglieva le postazioni dei gustosi sovversivi accorsi all’appello: artigiani alimentari (virtuosi del formaggio, delle norcinerie, delle confetture, dei mieli), sopraffini oliandoli, cultori dell’aceto balsamico, ma anche fior di piccoli produttori, di quelli talmente piccoli che a cercarli sulle varie guide (che questi piccoli solitamente ignorano, troppo impegnate a blandire i soliti potenti) non ne trovereste traccia, ma che invece costituiscano un’altra bella idea del vino. Una ricchezza d’espressione, una purezza, una genuinità e un entusiasmo che in tante aziende collaudate non esiste più.
Cosa ha abbondantemente giustificato il fatto che ieri sia stato, come tanti altri, al raduno? Una qualità umana, innanzitutto, dell’evento, una dimensione, colloquiale, simpatica, autoironica, divertente e divertita, dove si degustava, si assaggiava, si mangiava, si provavano cose ma sempre non dimenticandosi mai che si trattava di vino, di oli, di salumi e formaggi, non della formula magica che salverà l’umanità, e che eravamo lì per il piacere, di pancia e non solo di testa, di mangiare, bere e poi parlarne in allegria.
Detto questo, valeva già la pena arrivare in quel di Gavardo e ritrovare vecchi amici che non vedevo da tempo come il giornalista, scrittore e blogger Michele Marziani, alias Appunti di viaggio, Lino Cantaluppi da Como, grand gourmet e un cuore grande così, Emilia e Giorgio del Segreto di Milia a Savigliano, Giovanni Arcari, intelligente promoter di piccole cantine brescian-franciacortine come Colline della Stella e Cantrina e appassionato di vini gardesani. Poi ho potuto conoscere di persona (sinora ci eravamo parlati solo al telefono) Tommaso Farina, che non chiamerò più, è impossibile, Farina jr, al quale ho simpaticamente intimato di levarsi la cravatta quand’è arrivato azzimato e elegante come se fossimo ad un matrimonio, e sigillata pubblicamente la pax, dopo le nostre beghe di qualche mese fa, con Adriano Liloni, tornato saldamente, se mai qualche minus habens avesse mai pensato di scalzarlo da questo ruolo che tutti quelli che hanno buon senso e buon gusto gli riconoscono, ho potuto dedicarmi all’incontro, spontaneo, festoso, con Sovversivi del gusto di cui conoscevo già la bravura e altri scoperti nell’occasione.
Come sempre all’altezza, chiantigiano e schietto quanto basta, il Salvino 2005 di un Filippo Cintolesi trovato in gran forma e sereno, e assolutamente rivelatorio il suo olio extravergine, con un 2004 (oh yes, un olio di quattro anni) incredibile per freschezza, rotondità e dolcezza, avvicinato da un altro olio, stupendo per solarità ed equilibrio, come quello proposto da un vecchio amico, Giulio Cantatore dell’Enoteca L’Angolo di Vino di Ruvo di Puglia. Buono come sempre e senza nulla da invidiare ad un Soave togato la Garganega Camporengo proposta da quella bravissima produttrice e donna di classe che è Matilde Poggi delle Fraghe, con tanto di moderno e ragionato tappo a vite, intrigante, beverino, sapido, nervoso, molto articolato al gusto il Franciacorta Brut, secco e deciso, delle Cantine Donna Lucia di Clusane, sorprendente per essenzialità, sapido, elegante, con un bel tannino ben rilevato il Nero d’Avola della Masseria del Feudo, più che piacevoli, direi molto ben fatti e intriganti, schietti, assolutamente beverini l’Altea bianco della cantina sarda Altea Illotto ed il Morellino di Scansano (Cabernet free!) dei Botri di Ghiaccioforte, entrambi proposti da quella particolare selezione di piccole aziende di qualità che è la Sorgente del Vino.
Una sorpresa assoluta, beccato ad un banco d’assaggio, dove era presente Filippo Filippi con la complicità di un’amica, Paola Giagulli, addetta comunicazione del Monte Veronese, ma grande appassionata di vini veronesi e non, il Colli Scaligeri Vigna della Brà 2006 della Cantina Filippi di Castelcerino (uno dei grandi cru del Soave), di cui credo che parlerò presto, dopo aver regolarmente visitato – nonché assaggiato gli altri vini – l’azienda. Un vino di grande personalità, mineralità, nerbo, uve provenienti da vigneti posti su terreni calcarei e vulcanici, pieno, compatto, pieno di sapore, eppure di grande equilibrio e piacevolezza. Il tempo non mi ha consentito di assaggiare i vini di Elena Parona, alias La Basia, di Puegnago sul Garda, ma parlare con lei e con i suoi figli dà sempre l’idea di trovarsi di fronte a persone perbene e solo en passant ho ritrovato buono, come l’avevo già giudicato, e quanto mai adatto alla cucina bresciana (spiedo e grigliate), il Marzemino gardesano di Emilio Di Martino.
Altri incontri mi hanno poi entusiasmato sotto il tendone, quello con Daniele Segala, animatore della Fucina dei Sapori, enoteca, formaggeria, salumeria di Prevalle nell’entroterra di Salò, barbetta bionda occhi chiari come il mare, e una filosofia, quello dello scopritore, dell’affinatore di formaggi (da urlo una sua cremosissima gorgonzola novarese che ha stupito anche Marziani, che del novarese e dintorni sa tutto) dell’ambasciatore di cose buone, del divulgatore, non pedante, ma appassionato, attento, dalla parte del cliente, considerato come un amico da non tradire, che mi ha colpito. E mi indurrà ad andarlo presto a trovare, per una lunga chiacchierata e tanti assaggi. Infine, anche se di tanti altri personaggi incontrati o solo sfiorati, Francesco Travaglini, ovvero supremo olio e pecorino molisano raccontati, insieme a tante altre cose, sul blog Parco dei buoi, Flavio Calabria, grande norcino della Valtenesi in quel di Muscoline, con salumi come sempre all’altezza, saporiti ma non salati, Lionello Esti dell’Acetaia Terre del Tuono vicino a Reggio Emilia, i padroni di casa, i fratelli Trevisani, posso solo accennare per sommi capi, non posso che concludere con l’incontro che più mi ha emozionato.
Emozionato per i vini, che hanno una purezza, una verità, una forza che mi hanno lasciato senza parole, soprattutto lo splendente, gioioso, succoso Montepulciano Cerasuolo 2007, corallo cerasuolo salmone splendido, naso compatto e fragrante profumato di piccoli frutti rossi, polputo, vivo, rotondo, croccante, goloso, e poi il Montepulciano d’Abruzzo 2005, ovvero tutto quello che vorreste chiedere – e vi verrà dato – ad un Montepulciano, ed il Lama bianca 2007, e ancora quel Trebbiano 2005 cui ho già accennato qui.

Tutti vini che chiunque abbia assaggiato e confesso di essermi adoperato perché fossero in molti ad assaggiarli, ha trovato di un nitore, di una piacevolezza, di una personalità rara. Ma emozionato, soprattutto, per l’incontro con quella vignaiola autentica e ragazza dolcissima, timida e schiva che è Cristiana Galasso, alias Feudo d’Ugni, una di quelle persone che con le sue poche parole, i suoi silenzi, la sua tenerezza (e sono complimenti di cui sono stato felice di rendere partecipe la mamma di Cristiana ed un amico abruzzese che l’accompagnava, aiutante in vigna e cantina), il suo testardo rigore e la voglia di fare bene, anche se i numeri sono piccolissimi e l’avventura nel mondo del vino è solo all’inizio, riconciliano con il vivere e non solo con questo strano mestiere di cronista. Guardare questa giovane ragazza, quasi confusa dalle attenzioni e dai complimenti dei tanti che le dicevano brava e manifestavano pieno consenso e sorpresa per il suo operare enoico, e poi assaggiarne contestualmente i vini, è stata la riprova che c’è ancora salvezza in questo mondo del vino furbetto, taroccatore, opportunista, se le idee cardine sono ancora il lavoro, il rispetto della terra e della vigna, l’umanità ed un pizzico di poesia e di sogno in chi vi opera. Meravigliosa esperienza, di quelle che ti fanno bene dentro, al cuore e ti fanno tornare a casa, a sera, felice e più leggero, persuaso, una volta di più, che gli assenti, chi non ha voluto, per motivi vari, più o meno reali o capziosi, partecipare a questa festa, che festa vera è stata, abbia sbagliato, perché non è assolutamente vero che “ gli assenti hann sempre ragione”. Hanno torto e non sanno cosa si sono persi…

0 pensieri su “Sovversivi del gusto: tutto perfetto, mancavano solo bagoss e risotto

  1. Cristiana Galasso, non era la giovane produttrice che aveva avuto i problemi con la terra, nel senso che il proprietario gliela voleva portare via cancellando così il suo sogno di produrre vino? Mi pare di aver letto qualcosa tempo fa.
    Se così fosse, allora sono doppiamente contento che poi sia riuscita a perseguire il suo sogno ed a produrre il vino che sognava! Sarà dolce e schiva, ma ha grande tenacia e forza di volontà, valori forti! Di questi tempi un riferimento ed un esempio. Complimenti!

  2. Grazie1…grazie…..per l’apprezzamento ai piccoli produttori…vedo che il mio sogno sta diventando realta’…nonostante il mio carattere da limare!…ho gia’ sentito molti partecipanti…e’ piaciuta pure a loro la giornata…. repetita iuvant.
    adriano liloni

  3. C’e’ poco da aggiungere a quanto detto dal padrone di casa, mi permetto umilmente di segnalare anche io che i vini di D’Ugni sono stati veramente un bella scoperta; molto buoni anche i formaggi dell’azienda Ruche. Peccato che Ziliani sia arrivato ad inizio pomeriggio perche’ cosi’ si e’ perso l’ottimo culatello dei sig.ri Ghezzi di Colorno (molto cordiali), che sono i fornitori della Trattoria Pegaso.

  4. maledetto bagoss!!
    pero’ le bottiglia la tavolo erano quelle che portavano a lei (ne ricordo anche i commenti) e no certo quelle ‘scolate’ dal Farina

  5. se non il cronista attento come questo caso,oppure critico del Vino come
    professione, cosa avrebbe potuto fare di meglio?
    Dico e non è un azzardo, il(Trifolau)ricercatore di Tartufi anche senza
    l’amico fedele dell’uomo, complimenti, da testimone! Caro Ziliani.

    Lino

  6. ciao a tutti,

    è stata davvero una bella giornata e sono molto contenta che siano piaciuti i vini dei produttori che partecipano a http://www.sorgentedelvino.it, mi rendo sempre più conto di quanto sia importante far conoscere vini fatti bene di piccoli produttori che si impegnano giorno per giorno nel proprio lavoro…

    di solito sto dall’altra parte, cioè dalla parte di chi assaggia, ma devo dire che anche da questa parte del banchetto, cioè dalla parte del produttore la giornata è stata davvero piacevole e ricca di incontri interessanti, di idee in movimento… anche grazie al foodcamp che si svolgeva in contemporanea al “raduno sovversivo”.

    a presto,
    barbara

  7. Pingback: TommasoFarina.com - Un diario di gusto e piacere » Blog Archive » Giornata Sovversiva? Da mettere in cornice

  8. la statura di Liloni,(intesa come altezza)è quella che è,diciamo mezzo toscano,
    ma a parte la battuta,che l’amico Adriano sicuramente mi perdonerà,domenica ha
    avuto se della conferma, c’e ne fosse stato bisogno, consacrato non un grande
    ma un Gigante, perchè avere organizzato tale evento,l’aggettivo è solo quello.
    Adriano continua così, perchè come il grande Vino, il tempo plasma, ed evolve.

    Lino

  9. Appena rientrati da Gavardo,1900 km sulle spalle in due giorni,ma ne valeva veramente la pena esserci a quella manifestazione.
    Sono oramai tanti anni che giro l’Italia sempre alla ricerca di prodotti di qualità per il nostro piccolo locale in Puglia,ed anche Domenica nonostante il viaggio di notte senza riposare per niente,hò avuto modo di assaggiare dei grandi prodotti,con i produttori in prima linea a spiegare la loro filosofia.
    Cito solo un nome,Cristina Pellegrini,Signora dolcissima con le sue mani di chi lavora tanto ma tanto in campagna.
    Grazie a tutti i presenti,ed un grazie particolare ad Adriano.

  10. Pingback: I sovversivi del gusto » Blog Archive » Il terzo raduno SDG. Secondo me.

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