Tarallucci, vino e pizza in vista a Montalcino?

In arrivo una soluzione “a tarallucci e vino”, magari un “Brunello” di quelli “chiacchierati” finiti nell’inchiesta della Procura di Siena, per quello che ancora in pochi continuiamo a chiamare Brunellopoli?
E’ quel che viene da pensare leggendo il comunicato stampa apparso sul sito Internet del ministero delle Politiche agricole (leggi qui) che annuncia l’incontro, previsto per domattina, 3 luglio, alle 11.45 a Montalcino, tra
il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, l’ambasciatore americano Ronald Spogli e la stampa, presso un’azienda produttrice e, chissà perché, non nella sede istituzionale del Consorzio del Brunello. Sul cui sito Internet non c’é, come al solito, traccia e notizia di questo evento…
Dice il testo, molto significativo, del comunicato stampa: “Il Brunello non è solo un vino, ma un importantissimo biglietto da visita per il Made in Italy nel mondo, che va tutelato e valorizzato: giovedì a Montalcino presenterò il decreto che ci consentirà di superare una volta per tutte il problema del paventato blocco delle importazioni negli Stati Uniti e di rilanciare l’immagine di questo straordinario prodotto del nostro territorio.
Si tratterà di soluzioni assolutamente innovative, che probabilmente saranno assunte come format per il futuro”.
E ancora: “Avevo promesso che non sarei rimasto chiuso negli uffici del Ministero, ma che avrei affrontato sul campo i problemi dell’agricoltura e dell’agroalimentare del nostro Paese. Anche la visita a Montalcino – ha detto Zaia – fa parte di questo nuovo approccio e dimostra una volta di più che il Ministro è pronto, in caso di necessità, a lasciare Roma per essere al fianco dei produttori e per risolvere i loro problemi”.
Benvenuto dunque a Montalcino al ministro Zaia, evviva il suo attivismo decisionista e mannaggia a me che domattina non potrò essere nel borgo toscano per ascoltarlo.
Mi viene solo una domanda da fare. Ma Ronald Spogli, l’ambasciatore americano in Italia, è lo stesso “Ron Spogli, the U.S. Ambassador to Italy”, di cui parla James Suckling in un post di qualche giorno sul suo blog sul sito di Wine Spectator, titolo emblematico: Pizza Diplomacy, raccontandoci che “Spogli is also a serious wine lover, and admits to having an extensive collection of Italian wines back home in Southern California.
He is building a showcase 5,000-bottle wine cellar at the Ambassador’s residence, with contributions from a handful of wineries in Italy and in California”.
E’ lo stesso Ron Spogli che qualche tempo fa, in pieno Brunello scandal, riceveva nella sede dell’Ambasciata Americana a Roma, Villa Taverna, per una sorta di Pizza Party organizzato all’insegna di “In Vino Veritas, In Pizza Amicitia.” Translated: “In Wine There is Truth, In Pizza there is Friendship.”, tre produttori toscani notoriamente molto amici di Suckling, e del suo editore Marvin Shanken, ovvero Luca Sanjust di Petrolo, Antonio Moretti di Sette Ponti e Lamberto Frescobaldi della Marchesi Frescobaldi il cui Brunello 2003 era ed è tuttora sotto sequestro?
Beh, se allora quel Ron Spogli è lo stesso Spogli che domani il ministro Zaia incontrerà a Montalcino e che ha miracolosamente trovato la quadra, settimana scorsa, per impedire che le importazioni negli Usa di Brunello di Montalcino, quelli veri e quelli meno, venissero bloccate, allora molte cose si spiegano e tout se tient.
Contro i poteri forti, le influenze politiche ed economiche, c’è poco da fare, si finisce sempre, come temo tanto si finirà in questo caso, a tarallucci e vino, alla Pizza (and Brunello) Diplomacy…   

0 pensieri su “Tarallucci, vino e pizza in vista a Montalcino?

  1. Caro Franco,
    alla luce dei fatti, dei numerosi fatti che si sono avvicendati da tre mesi a questa parte, credo che la questione Brunello non meriti davvero tutta l’attenzione e l’impegno che gli abbiamo dato. Mi sembra evidente che l’Italia è gravemente malata, non c’è più nessuno capace di fare le cose in modo onesto e senza sfruttare conoscenze, amicizie, opportunità per risolvere i propri affari.
    Sapevo già che non sarebbe stato certo un politico a risolvere la questione di Montalcino in modo serio e senza alcuna posizione di parte. Erano i produttori che avrebbero dovuto unirsi e opporsi a coloro che non fanno le cose pulite. Purtroppo, temo, sono molto meno di quanti noi ci aspetteremmo, e quando si tratta di prendere posizione ferma, di unirsi e magari dare una voce collettiva, perché no richiamando anche l’attenzione della stampa, per difendere un prodotto che dovrebbe essere motivo di grande orgoglio, invece è il silenzio a prendere il sopravvento. Un silenzio che la dice lunga su quanto è poco pulito e onesto questo mondo. Esagero? No, assolutamente. Se davvero, come noi avevamo creduto la grande maggioranza dei produttori ilcinesi facesse un Brunello secondo le regole del disciplinare, le reazioni ci sarebbero state, e anche forti. E invece vanno avanti solo coloro che questi problemi li hanno creati, sicuri che non avranno nessun ostacolo sul loro cammino. Tutto si risolverà e poi cadrà nel dimenticatoio. Il Brunello, o meglio, la sua patetica controfigura continuerà ad essere venduto e a vincere premi, senza che ce ne sia una ragionevole motivazione.

  2. che quella di domni possa essere una manovra politica posso esser d’accordo, ma visto che è stata una manovra sinistramente politica a buttare giù il nome di quel grande vino che fanno a Montalcino direi di non polemizzare altro.
    sai cosa dico: sarebbe il caso, signor Ziliani, che pensasse ad altre cose, e che a Montalcino andasse più spesso, e senza ministro, per spalarlo il fango, non per buttarcelo sopra comodamente seduto dalla sua sedia.
    chi ha sbagliato deve pagare, ma visti i tempi tecnici con i quali lavora la magistratura italiana, meglio un tarallucci e vino, che 3000 persone a casa.
    PERCHE’ NON DIMENTICHIAMO CHE LA MAGGIOR PARTE DELLE AZIENDE HA SEMPRE LAVORATO CORRETTAMENTE!!!!

  3. Gentile Franco Ziliani,
    noto, purtroppo, una grande caduta e mancanza di stile. A cominciare dallo snobbare la sede istituzionale del Consorzio…
    D’ora in avanti ogni consorzio dovrà “dotarsi” di un’ambasciatore..?

    Salutoni

    Gianni “Morgan” Usai

  4. Francesco, il fango di Montalcino, che é tanto, se lo spali lei. Io concordo con l’amico Roberto Giuliani, abbiamo dedicato troppe energie ad un paese e ad una denominazione che i tarallucci e vino, gli inciuci, i colpi di spugna, le soluzioni politiche, più o meno onorevoli, continua a preferirle alla chiarezza e alla correttezza. Lei é un degno rappresentante, con il suo commento cerchiobottista e giustificazionista, anche delle magagne e dei pasticci di questo mondo che mi ha davvero stufato. Anzi, nauseato

  5. mi permetto di contraddirla ancora una volta, non sono un giustificazionista, sono il primo a sostenere che chi sbaglia deve pagare e sicuramente (o almeno lo spero) pagherà, ma, e concordo con il signor Giuliani, è l’ora di smetterla con l’insultare montalcino (o almeno di occuparsene), soprattutto per chi, e ce ne sono tanti, ha sempre lavorato onestamente. non dimentichiamo che, il grande casino USA è nato per gli accostamenti di alcuni giornali ai vini avvelenati, nulla riguardanti il brunello di Montalcino, anche quello che forse non lo è,
    se la ho offesa mi dispiace, non era mia intenzione, nel mio piccolo andrò a spalare il fango, almeno non contribuirò al suo ulteriore accumulo.
    la sua, forse, è una giusta considerazione, e poi siamo in democrazia, ma a me sembra una mitragliata “sulla croce rossa”…..siamo italiani, aiutiamoci….non invidiamo chi è riuscito nel proprio intento!!!

  6. Piuttosto imparino i non pochissimi (pochi) produttori di VERO BRUNELLO della tradizione a mettersi insieme in modo discreto e organizzato e COMUNICARE al mercato il proprio pensiero e la propria storia. Ricordando che per il loro vino il mercato C’E’. Per il brunellicchio non si sa.

  7. preparatevi al peggio, cari amici del vero Brunello! Un produttore di Montalcino difatti questa sera mi ha scritto: “Caro Ziliani senza dubbio si tratta di una soluzione a tarallucci e vino e di una promessa per la modifica del disciplinare. Come è stato deciso dalla riunione congiunta dei dirigenti delle associazioni agricole di lunedì scorso. Un Brunello normale con aggiunta di altre uve e un Brunello super per quelli che lo fanno con solo sangiovese. Altre notizie non vengono fatte trapelare dai vertici, non possiamo essere più precisi. Solo che per il Brunello super o Grand Cru devono esserci dei paletti molto rigidi da sconsigliare i produttori a farlo. E poi oggi è partita la propaganda delle istituzioni tutte che dicono dovete essere contenti voi sangiovese 100% avete qualcosa in più rispetto agli altri. Ma a noi sembra come se due persone uno ruba e uno no, per non mandare in galera il ladro venga dato un premio all’onesto. Aspettiamo domani ma la situazione a Montalcino si commenta da sola”. Se così fosse si tratterebbe, per dirla all’americana, di un vero e proprio Brunello suicide, o per dirla con Dante, una solenne bischerata…
    P.S. E questa, invece, è la circolare 29/08 inviata dal Consorzio del Brunello a tutti i soci imbottigliatori. “A TUTTI I SOCI IMBOTTIGLIATORI LORO SEDI Cari soci, domani 3 luglio il Ministro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali On.le Luca Zaia, annuncerà da Montalcino, insieme all’Ambasciatore americano in Italia, le modalità per risolvere il problema del possibile blocco delle importazioni del Brunello di Montalcino negli Stati Uniti. Per espresso volere del Ministero l’iniziativa è fatta in funzione di annunciare alla stampa la soluzione. Pertanto, per non interferire con le necessità dei giornalisti per una pronta e corretta informazione, la presenza all’iniziativa sarà riservata solo alla stampa accreditata, alle autorità locali (Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio, Prefetto) e al Presidente e Consiglio di Amministrazione del Consorzio. Appena avremo conosciuto e definito le modalità operative del provvedimento, comunicheremo a tutti la prassi da seguire per entrare in possesso della certificazione utile per poter procedere allo sdoganamento dei prodotti. Un cordiale saluto a tutti. IL PRESIDENTE Patrizio Cencioni”

  8. Per quanto amaro, severo e desolante, il commento di Roberto Giuliani è a mio avviso da sottoscrivere dalla prima all’ultima parola. Non posso quindi che unirmi a lui (e a Franco, e a tutti coloro che hanno dimostrato di avere realmente a cuore le sorti del Brunello) nello stigmatizzare l’atteggiamento incomprensibile e ingiustificabile di molti, troppi produttori. Tutto ciò che possiamo fare è richiamare ancora una volta i vignaioli “consapevoli” (gli ilcinesi come quelli di tutto il paese) alle loro responsabilità, ribadendo che un cedimento a Montalcino spianerà con ogni probabilità la strada a molte altre decisioni analoghe, mettendo di fatto in serio pericolo l’identità complessiva del vino italiano. Questa faccenda non riguarda solo Montalcino, è bene ricordarselo.

    @ Francesco – Per favore, ci risparmi la solita panzana delle migliaia di posti di lavoro a rischio: il trucco è vecchio, non funziona più. E certe affermazioni finiscono col galleggiare al confine tra il ridicolo e il patetico.

  9. Sembra quasi che qualcuno avesse bisogno di un po’ di bottiglie per festeggiare l’indipendent day domani a villa Taverna…

  10. @FRANCESCO
    “PERCHE’ NON DIMENTICHIAMO CHE LA MAGGIOR PARTE DELLE AZIENDE HA SEMPRE LAVORATO CORRETTAMENTE!!!!”.
    Bene, è quello che abbiamo creduto anche noi, peccato che questa “maggioranza” ha il grave torto di non essere stata capace di unirsi, di preparare un piano alternativo, di comunicare con la stampa, di mettere in chiaro la propria posizione e la propria distanza da inciuci e porcherie che, ormai appare evidente, affosseranno definitivamente l’immagine di questo vino.
    Questa “maggioranza” non ha fatto nulla, ma proprio nulla per contrapporsi a un sistema che ha come unico obiettivo quello del business, in qualsiasi maniera lo si possa ottenere. Questa “maggioranza” è profondamente responsabile del proprio silenzio e immobilismo.

  11. questa maggioranza, che Roberto ed io abbiamo sempre riconosciuto esistere e cercato di difendere dalla tracotanza dei potenti e che abbiamo pensato rappresentasse la forza, il tessuto connettivo, la grande risorsa del mondo produttivo del Brunello, é purtroppo silente e un po’ codarda, incapace di unirsi e di fare gruppo. Io l’accuso di ignavia, di conformismo, di scarso coraggio, di opportunismo e penso che sarà pienamente corresponsabile di quello che accadrà al Brunello, con la stupida decisione, anticipata ieri da un produttore, di creare una nuova realtà del Brunello, con “un Brunello normale con aggiunta di altre uve e un Brunello super per quelli che lo fanno con solo sangiovese”. Una vera idiozia

  12. @ per francesco “non dimentichiamo che, il grande casino USA è nato per gli accostamenti di alcuni giornali ai vini avvelenati, nulla riguardanti il brunello di Montalcino, anche quello che forse non lo è,”

    io mi chiamo Francesco, ma non sono il Francesco che scrive queste bischerate!

    Ecco,detto questo, faccio notare che un po’ di tempo fa avevo postato un intervento di Zaia un po’ border line,(i vini duri!, parlava di vini duri il leghista veloce) oggi ho la conferma che dovrò rimpiangere i ministri precedenti. Che palle questo “decisionismo” da 4 soldi. Non è che se si decide alla svelta si decide bene, questa compagine di dilettanti mi sa che deve ancora impararlo. o forse siamo noi che dobbiamo imparare che business is business è si va avanti as usual
    saluti a tutti
    Francesco

    PS Con il brunello facciano a questo punto ciò che vogliono, non si meritano più neanche la nostra attenzione di estimatori

  13. Avete ragione voi, Franco, Roberto ed il secondo Francesco.
    Non c’è stata coalizione, collaborazione tra i produttori. Alle riunioni tutti ( la maggior parte zitti) se non pochi ad esternare nei propri interventi delle possibili soluzioni che sono state ascoltate, perchè tutti hanno diritto di parola, ma che non sono state minimamente prese in considerazione. Il Consorzio AVREBBE DOVUTO DARE LE PROPRIE DIMISSIONI ( mi riferisco all’intero consiglio) e non aspettare che venisse esauterato dai propri poteri. Del resto Franco ( mi permetto e mi consenta di chiamarla per nome), con la pubblicazione del pezzo inviato dal Presidente Cencioni ( bravissima persona tra l’altro) a tutti i produttori ha dato dimostrazione di come vengano informati i soci. Mi auguro che nel futuro i consumatori abbiano più memoria prima di comprare un prodotto di una marca piuttosto di un’altra. Che tristezza.

  14. arrivando da un produttore di Montalcino, che però non si qualifica apertamente trincerandosi dietro ad un nickname, queste osservazioni sono ancora più significative. E più amare…

  15. Il problema della poca partecipazione alle attività “pubbliche” della base sociale nei Consorzi, è la chiave della poca rappresentività di questo mondo.
    Chi decide ha poca opposizione, per cui le decisioni sono spesso di chi detiene la “maggioranza” e il tempo per gestirla. Un cantatutore italiano diceva in una sua canzone: la libertà è partecipazione. Quando nelle assemblee, intervengono i soliti e chi è contrario non ci va e dice “tanto nessuno mi ascolta” deve cominciare a fare autocritica. E’ facile criticare, ma difficile decidere ed esporsi. Quindi un’invito alla partecipazione non solo nel Consorzio del Brunello ma anche negli altri consorzi.
    Oggi poi il mezzo internet offre una velocità di divulgazione, scambio di idee che fin’ora è sottovalutato dai “grandi” e poco usato dai “piccoli”.
    In proposito, un commento sul blog:
    http://caparsa00it.blog.dada.net/post/1206962666/Cambio+disciplinare+Chianti+Classico#commentil

  16. Anche se non fa assolutamente piacere constatarlo, bisogna ammettere che lo scenario ipotizzato e temuto dal sig. Ziliani e diversi altri frequentatori di questo blog si sta pian piano avverando…
    Purtroppo, ad oggi ancora non riesco a rendermi bene conto delle ragioni che possono aver indotto i molti (sia pure piccoli) ad aver paura dei pochi (sia pure grandi o grandissimi), se non quella del gregge che segue a testa bassa il capobranco, chiunque esso sia, senza guardare e senza chiedersi il perché di una strada anziché un’altra.
    Complimenti, allora, a questo (o questi) capobranco, e condoglianze al resto del gregge. Forse qualcuno pensa ancora che andando appresso al più forte, o al più grande, quest’ultimo poi si preoccupi di fare gli interessi del “codazzo”, magari in segno di riconoscenza….?!?!
    Quanto tempo ancora ci vorrà per toglierci questa mentalità da vassalli…altri centocinquanta anni?
    Purtroppo non è lontano neanche l’altro timore più volte ventilato, che cioè questa telenovela possa essere il prologo per una successiva ridiscussione di altre denominazioni basate sul monovitigno, a partire dal Grande Barolo in giù.
    In genere sono per natura ottimista, ma con queste premesse…altro che 3000 posti di lavoro in bilico: guarda caso, mi ricordo come lo stesso spauracchio venisse sventolato già dalle concerie toscane ai tempi dell’attuazione della famosa Legge Merli sugli scarichi inquinanti, e sto parlando della fine degli anni Settanta!!!
    Nel frattempo, sto pensando a come rimpinguare la mia piccola cantina domestica con vini a base sangiovese, senza dovermi svenare per uno pseudo-brunello con un vago accento bordolese.
    Per fortuna la scelta non manca, e per di più con uve sicuramente più radicate nel nostro territorio. Personalmente apprezzo molto il binomio sangiovese-montepulciano, di cui si trovano molte grandi interpretazioni nelle Marche, e non solo.
    Che tristezza, dover essere obbligati a seguire le mode anche coi vini…

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