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	<title>Commenti a: WineWebNews: sette giorni di notizie sul vino pescate su Internet (siti e blog)</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Di: Franco Ziliani</title>
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		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 14:27:03 +0000</pubDate>
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		<description>bella proposta Paglia, molto meglio delle discussioni e degli incontri tra wine (&amp; food) blog che sinora, mi sembra, non abbiano fornito grandi risultati... (troppo individualisti e diversi tra loro e gelosi delle loro &quot;diversità&quot; i vari personaggi, me per primo...)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bella proposta Paglia, molto meglio delle discussioni e degli incontri tra wine (&amp; food) blog che sinora, mi sembra, non abbiano fornito grandi risultati&#8230; (troppo individualisti e diversi tra loro e gelosi delle loro &#8220;diversità&#8221; i vari personaggi, me per primo&#8230;)</p>
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		<title>Di: gianpaolo</title>
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		<dc:creator>gianpaolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 14:13:30 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; effettivamente una bella discussione quella che si è creata in questo spazio di Ziliani. E sopratutto direi, civile, il ché non è una notazione formale, ma sostanziale, poiché solo argomentando civilmente, pur nella dialettica a volte anche diametralmente contrapposta, che si possono avere delle discussioni interessanti e non futili.
Sarebbe bello, un giorno, trovarsi insieme a parlare di queste cose in pubblico, in una sorta di tavola rotonda, perché il blog non ha tra le sue virtù quella di poter contenere una discussione troppo a lungo su un argomento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; effettivamente una bella discussione quella che si è creata in questo spazio di Ziliani. E sopratutto direi, civile, il ché non è una notazione formale, ma sostanziale, poiché solo argomentando civilmente, pur nella dialettica a volte anche diametralmente contrapposta, che si possono avere delle discussioni interessanti e non futili.<br />
Sarebbe bello, un giorno, trovarsi insieme a parlare di queste cose in pubblico, in una sorta di tavola rotonda, perché il blog non ha tra le sue virtù quella di poter contenere una discussione troppo a lungo su un argomento.</p>
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		<title>Di: Franco Ziliani</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/07/winewebnews-sette-giorni-di-notizie-sul-vino-pescate-su-internet-siti-e-blog.html#comment-10014</link>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 11:29:34 +0000</pubDate>
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		<description>mi limito a leggere, con grande interesse, i vostri commenti, compiaciuto che anche a fine luglio trovate tempo, voglia ed energie per dibattere di massimi sistemi. A me, dopo un po&#039; di giorni di sano ozio cirotano, la voglia deve ancora tornare. Comunque grazie per i vostri contributi, appassionati e puntuali</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi limito a leggere, con grande interesse, i vostri commenti, compiaciuto che anche a fine luglio trovate tempo, voglia ed energie per dibattere di massimi sistemi. A me, dopo un po&#8217; di giorni di sano ozio cirotano, la voglia deve ancora tornare. Comunque grazie per i vostri contributi, appassionati e puntuali</p>
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		<title>Di: Corrado Dottori</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/07/winewebnews-sette-giorni-di-notizie-sul-vino-pescate-su-internet-siti-e-blog.html#comment-10013</link>
		<dc:creator>Corrado Dottori</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 11:20:40 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che questo dibattito non possa andare da nessuna parte. Come sempre sarebbe molto meglio discuterne a tavola davanti ad un buon bicchiere di vino, magari del Morellino di Giampaolo che mi dicono fantastico. 
Ma il punto è proprio quanto ha scritto Giampaolo: &quot;...secondo me la logica commerciale oggi, più che mai, dice: Brunello di Montalcino = Sangiovese 100%&quot;. Questo è il punto del mio discorso (e credo di quanto sostenuto da Roberto): l&#039;equazione Brunello=sangiovese non deve essere tale perché lo dice la logica commerciale! E se domani la logica commerciale dicesse un&#039;altra cosa? Il mercato non siamo noi, non sono i consumatori, non sono gli &quot;individui liberi&quot; ma è un insieme multiforme di istituzioni, di gruppi di pressione, di aziende, di regole, di individui, di operatori, ecc. Per loro definizione, e giustamente, le logiche commerciali non sono controllabili e si evolvono continuamente. Il mercato, con le sue complessità, muta. Qui sta la differenza quando dico &quot;non faccio vini per il mercato&quot;: anche a me piace vendere e valorizzare ciò che faccio. Ma nel farlo non seguo il mercato, non seguo i gusti, non seguo il consumatore, fosse anche il mio più caro amico. Faccio il vino che voglio fare io, che mi dà gusto fare, che ho in mente e che credo rispetti al massimo la storia e la tradizione del mio territorio. Ma il mio non è un hobby. Ci devo campare e mantenere una famiglia. Esporto in tutto il mondo. Ma ciò non toglie che se volessi fare vini &quot;per&quot; il mercato dovrei fare una Lacrima di Morro d&#039;Alba, dovrei fare un Montepulciano in purezza, dovrei fare un Verdicchio addomesticato, dovrei fare un passito dolce. Questo mi hanno chiesto e mi chiedono molti di coloro ai quali ho venduto e vendo i miei vini. Se avessi voluto comprarmi il Cayenne magari l&#039;avrei fatto. Invece mi ostino a fare del Sangiovese, a fare macerazioni sui bianchi, a fare i vini che voglio fare. E giro con un pick up del 1988. Si chiama passione, forse. O per altri è solo stupidità. Ma questo è il senso, credo, di quanto diceva Roberto Giuliani. Il mercato non dovrebbe decidere le nostre vite. Chi siamo o chi vorremmo essere. E soprattutto non dovrebbe decidere la qualità della nostra agricoltura. 
Aggiungo un&#039;ultima considerazione a quanto scritto da Giampaolo. Non è vero che l&#039;agricoltura storicamente è sempre stata basata sul commercio. E&#039; vero esattamente il contrario. Per la grandissima parte della storia dell&#039;uomo, l&#039;agricoltura è stata essenzialmente autoconsumo, produzione famigliare per il consumo in loco. Una minima parte veniva destinata al commercio. Se fosse una cosa positiva in assoluto, non lo so. Ma certamente quel tipo di sistema, che prescindeva dal Mercato, è un sistema che aveva due grossi punti a suo favore: sovranità alimentare e bio-diversità. Per quanto mi riguarda il fatto, citato sopra, che il Tavernello abbia un mercato, lo considero una sconfitta per la nostra civiltà. E non è un fatto accaduto per caso o per l&#039;infallibilità del mercato: è un fatto voluto, pianificato e costruito da un sistema economico che ha portato la gran parte degli italiani che un tempo acquistavano direttamente dai contadini ottimi e sani vini sfusi a prezzi bassi a comprare al supermercato a prezzi altrettanto bassi simil-vino in bric. Poiché ciò sta accadendo in ogni settore agricolo mi pare evidente come sotto attacco ci siano esattamente quella sovranità alimentare e quella bio-diversità di cui sopra. Con molto rispetto per il Mercato fatto di liberi individui.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che questo dibattito non possa andare da nessuna parte. Come sempre sarebbe molto meglio discuterne a tavola davanti ad un buon bicchiere di vino, magari del Morellino di Giampaolo che mi dicono fantastico.<br />
Ma il punto è proprio quanto ha scritto Giampaolo: &#8220;&#8230;secondo me la logica commerciale oggi, più che mai, dice: Brunello di Montalcino = Sangiovese 100%&#8221;. Questo è il punto del mio discorso (e credo di quanto sostenuto da Roberto): l&#8217;equazione Brunello=sangiovese non deve essere tale perché lo dice la logica commerciale! E se domani la logica commerciale dicesse un&#8217;altra cosa? Il mercato non siamo noi, non sono i consumatori, non sono gli &#8220;individui liberi&#8221; ma è un insieme multiforme di istituzioni, di gruppi di pressione, di aziende, di regole, di individui, di operatori, ecc. Per loro definizione, e giustamente, le logiche commerciali non sono controllabili e si evolvono continuamente. Il mercato, con le sue complessità, muta. Qui sta la differenza quando dico &#8220;non faccio vini per il mercato&#8221;: anche a me piace vendere e valorizzare ciò che faccio. Ma nel farlo non seguo il mercato, non seguo i gusti, non seguo il consumatore, fosse anche il mio più caro amico. Faccio il vino che voglio fare io, che mi dà gusto fare, che ho in mente e che credo rispetti al massimo la storia e la tradizione del mio territorio. Ma il mio non è un hobby. Ci devo campare e mantenere una famiglia. Esporto in tutto il mondo. Ma ciò non toglie che se volessi fare vini &#8220;per&#8221; il mercato dovrei fare una Lacrima di Morro d&#8217;Alba, dovrei fare un Montepulciano in purezza, dovrei fare un Verdicchio addomesticato, dovrei fare un passito dolce. Questo mi hanno chiesto e mi chiedono molti di coloro ai quali ho venduto e vendo i miei vini. Se avessi voluto comprarmi il Cayenne magari l&#8217;avrei fatto. Invece mi ostino a fare del Sangiovese, a fare macerazioni sui bianchi, a fare i vini che voglio fare. E giro con un pick up del 1988. Si chiama passione, forse. O per altri è solo stupidità. Ma questo è il senso, credo, di quanto diceva Roberto Giuliani. Il mercato non dovrebbe decidere le nostre vite. Chi siamo o chi vorremmo essere. E soprattutto non dovrebbe decidere la qualità della nostra agricoltura.<br />
Aggiungo un&#8217;ultima considerazione a quanto scritto da Giampaolo. Non è vero che l&#8217;agricoltura storicamente è sempre stata basata sul commercio. E&#8217; vero esattamente il contrario. Per la grandissima parte della storia dell&#8217;uomo, l&#8217;agricoltura è stata essenzialmente autoconsumo, produzione famigliare per il consumo in loco. Una minima parte veniva destinata al commercio. Se fosse una cosa positiva in assoluto, non lo so. Ma certamente quel tipo di sistema, che prescindeva dal Mercato, è un sistema che aveva due grossi punti a suo favore: sovranità alimentare e bio-diversità. Per quanto mi riguarda il fatto, citato sopra, che il Tavernello abbia un mercato, lo considero una sconfitta per la nostra civiltà. E non è un fatto accaduto per caso o per l&#8217;infallibilità del mercato: è un fatto voluto, pianificato e costruito da un sistema economico che ha portato la gran parte degli italiani che un tempo acquistavano direttamente dai contadini ottimi e sani vini sfusi a prezzi bassi a comprare al supermercato a prezzi altrettanto bassi simil-vino in bric. Poiché ciò sta accadendo in ogni settore agricolo mi pare evidente come sotto attacco ci siano esattamente quella sovranità alimentare e quella bio-diversità di cui sopra. Con molto rispetto per il Mercato fatto di liberi individui.</p>
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		<title>Di: marco arturi</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/07/winewebnews-sette-giorni-di-notizie-sul-vino-pescate-su-internet-siti-e-blog.html#comment-10012</link>
		<dc:creator>marco arturi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 10:58:18 +0000</pubDate>
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		<description>@ Gianpaolo
L&#039;arbitro imparziale sicuramente non è, non può essere, il mercato. Almeno non questo mercato.

Credo di essere abbastanza chiaro, ma se vuoi possiamo aprire l&#039;ennesimo (a questo punto però forse un po&#039; noioso) dibattito sulle guide, sulla stampa asservita, su trucchi e trucchetti, sull&#039;establishment, sui critici che abitano a casa dei produttori, sulle riviste che pubblicano le pubblicità dei produttori e poi giudicano i loro vini, sul modo in cui si cerca di condizionare gusti e scelte dei consumatori, sulle regole e le consuetudini della distribuzione, sull&#039;effettiva possibilità lasciata &quot;agli individui e non alla massa informa&quot; di decidere di acquistare o meno un prodotto...

Il mercato, questo mercato, è realmente libero? E quindi: può essere davvero arbitro imparziale?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gianpaolo<br />
L&#8217;arbitro imparziale sicuramente non è, non può essere, il mercato. Almeno non questo mercato.</p>
<p>Credo di essere abbastanza chiaro, ma se vuoi possiamo aprire l&#8217;ennesimo (a questo punto però forse un po&#8217; noioso) dibattito sulle guide, sulla stampa asservita, su trucchi e trucchetti, sull&#8217;establishment, sui critici che abitano a casa dei produttori, sulle riviste che pubblicano le pubblicità dei produttori e poi giudicano i loro vini, sul modo in cui si cerca di condizionare gusti e scelte dei consumatori, sulle regole e le consuetudini della distribuzione, sull&#8217;effettiva possibilità lasciata &#8220;agli individui e non alla massa informa&#8221; di decidere di acquistare o meno un prodotto&#8230;</p>
<p>Il mercato, questo mercato, è realmente libero? E quindi: può essere davvero arbitro imparziale?</p>
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		<title>Di: vincenzo ciaceri</title>
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		<dc:creator>vincenzo ciaceri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 10:18:08 +0000</pubDate>
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		<description>vorrei tornare un istante sul discorso “scelta dei vitigni”.

quando nel ’98 ho impiantato il mio vigneto in maremma, personalmente non ne ho fatto una questione di appartenenza. iniziando un’attività e una passione che fino ad allora non avevo mai toccato con mano ho voluto sperimentare sul campo il comportamento dei diversi vitigni in un determinato territorio scoprendone direttamente (e toccando con mano) i punti di forza e quelli critici.

ho potuto constatare così per es. come syrah e cabernet fossero soggetti a forti attacchi di ragnetto rosso, ma molto resistenti alla peronospora e oidio. viceversa il sangiovese, più delicato verso i funghi, si è rilevato completamente “indigesto” al ragnetto. e ancora il sangiovese pure troppo vigoroso (ma questo dipende soprattutto dal portinnesto) rispetto agli alloctoni che non richiedono grosse cure in fase di sfeminellamento e diradamento. fino a qui in vigna poi in cantina le altre sorprese che sicuramente conoscete.

in sostanza è con la voglia di sperimentare (come ha detto qualcuno, a proprie spese) che oggi arrivo a conoscere con una certa familiarità il mio territorio e quindi il mio vino. se fossi partito da una scelta “ideologica” probabilmente non avrei avuto gli stessi elementi conoscitivi per poter migliorare ed evolvere il mio prodotto.

che poi questo vada a soddisfare più l’aspetto passionale o esigenze di mercato poco cambia. chi fa questo lavoro, come altri, lo deve amare ma rimane cmq un “artigiano” che deve trovare un proprio equilibrio tra il mercato e la propria etica. va da se che trattandosi di piccoli produttori non finiremo di certo noi a inquinare le regole di un mercato gestito da giganti.

un saluto, vincenzo ciaceri</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>vorrei tornare un istante sul discorso “scelta dei vitigni”.</p>
<p>quando nel ’98 ho impiantato il mio vigneto in maremma, personalmente non ne ho fatto una questione di appartenenza. iniziando un’attività e una passione che fino ad allora non avevo mai toccato con mano ho voluto sperimentare sul campo il comportamento dei diversi vitigni in un determinato territorio scoprendone direttamente (e toccando con mano) i punti di forza e quelli critici.</p>
<p>ho potuto constatare così per es. come syrah e cabernet fossero soggetti a forti attacchi di ragnetto rosso, ma molto resistenti alla peronospora e oidio. viceversa il sangiovese, più delicato verso i funghi, si è rilevato completamente “indigesto” al ragnetto. e ancora il sangiovese pure troppo vigoroso (ma questo dipende soprattutto dal portinnesto) rispetto agli alloctoni che non richiedono grosse cure in fase di sfeminellamento e diradamento. fino a qui in vigna poi in cantina le altre sorprese che sicuramente conoscete.</p>
<p>in sostanza è con la voglia di sperimentare (come ha detto qualcuno, a proprie spese) che oggi arrivo a conoscere con una certa familiarità il mio territorio e quindi il mio vino. se fossi partito da una scelta “ideologica” probabilmente non avrei avuto gli stessi elementi conoscitivi per poter migliorare ed evolvere il mio prodotto.</p>
<p>che poi questo vada a soddisfare più l’aspetto passionale o esigenze di mercato poco cambia. chi fa questo lavoro, come altri, lo deve amare ma rimane cmq un “artigiano” che deve trovare un proprio equilibrio tra il mercato e la propria etica. va da se che trattandosi di piccoli produttori non finiremo di certo noi a inquinare le regole di un mercato gestito da giganti.</p>
<p>un saluto, vincenzo ciaceri</p>
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		<title>Di: Luca Risso</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/07/winewebnews-sette-giorni-di-notizie-sul-vino-pescate-su-internet-siti-e-blog.html#comment-10010</link>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 08:58:11 +0000</pubDate>
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		<description>@Corrado

&quot;.. avremo sempre chi sarà tentato di mischiare le carte mettendo un pò di Merlot nel Brunello perché così piace agli americani&quot;

A me pare che agli &quot;Amerikani&quot; (aggiungiamoci pure brutti sporchi e cattivi) siano girate abbastanza le pelotas per questo scherzetto.
Forse a Montalcino (e non solo lì) non hanno capito nulla sugli Americani e le regole (perché il mercato HA regole) del mercato!

Luk</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Corrado</p>
<p>&#8220;.. avremo sempre chi sarà tentato di mischiare le carte mettendo un pò di Merlot nel Brunello perché così piace agli americani&#8221;</p>
<p>A me pare che agli &#8220;Amerikani&#8221; (aggiungiamoci pure brutti sporchi e cattivi) siano girate abbastanza le pelotas per questo scherzetto.<br />
Forse a Montalcino (e non solo lì) non hanno capito nulla sugli Americani e le regole (perché il mercato HA regole) del mercato!</p>
<p>Luk</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianpaolo</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/07/winewebnews-sette-giorni-di-notizie-sul-vino-pescate-su-internet-siti-e-blog.html#comment-10009</link>
		<dc:creator>gianpaolo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 19:59:15 +0000</pubDate>
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		<description>@Corrado. E&#039; questione di intendersi con le parole. A me pare piuttosto evidente che tu faccia i vini per un mercato. Che non sara&#039; il mio, necessariamente, o quello di altri vini, ma il tuo, quello di chi vede il vino e lo interpreta come te. Veramente non vedo come mai sia cosi&#039; difficile accettare questa realta&#039; cosi&#039; semplice e naturale. Nessuno fa dei vini, o altri prodotti se per questo, sperando di non venderli, mi pare chiaro.
Il mercato, il tuo mercato, non e&#039; un soggetto astratto. Sono persone come te, e come me, che pensano, ragionano, scelgono. Mi interdice il fatto che ci siano produttori o giornalisti che abbiano una visione cosi&#039; bassa del mecato, perche&#039; il mercato sono i loro clienti, i loro lettori.
Fare un prodotto per il &quot;mercato&quot; significa sopratutto rispetto. Rispetto per le persone che, nella loro liberta di indvidui, e non di massa informa, possono decidere o non decidere di acquistare un prodotto.
Il che non vuol affatto dire che si puo&#039; mettere il merlot nel sangiovese.
Mi saro&#039; spiegato?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Corrado. E&#8217; questione di intendersi con le parole. A me pare piuttosto evidente che tu faccia i vini per un mercato. Che non sara&#8217; il mio, necessariamente, o quello di altri vini, ma il tuo, quello di chi vede il vino e lo interpreta come te. Veramente non vedo come mai sia cosi&#8217; difficile accettare questa realta&#8217; cosi&#8217; semplice e naturale. Nessuno fa dei vini, o altri prodotti se per questo, sperando di non venderli, mi pare chiaro.<br />
Il mercato, il tuo mercato, non e&#8217; un soggetto astratto. Sono persone come te, e come me, che pensano, ragionano, scelgono. Mi interdice il fatto che ci siano produttori o giornalisti che abbiano una visione cosi&#8217; bassa del mecato, perche&#8217; il mercato sono i loro clienti, i loro lettori.<br />
Fare un prodotto per il &#8220;mercato&#8221; significa sopratutto rispetto. Rispetto per le persone che, nella loro liberta di indvidui, e non di massa informa, possono decidere o non decidere di acquistare un prodotto.<br />
Il che non vuol affatto dire che si puo&#8217; mettere il merlot nel sangiovese.<br />
Mi saro&#8217; spiegato?</p>
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		<title>Di: gianpaolo</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/07/winewebnews-sette-giorni-di-notizie-sul-vino-pescate-su-internet-siti-e-blog.html#comment-10008</link>
		<dc:creator>gianpaolo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 19:43:01 +0000</pubDate>
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		<description>@Marco Arturi. E chi e&#039; l&#039;arbitro giusto e imparziale secondo te? Questo mi interessa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Marco Arturi. E chi e&#8217; l&#8217;arbitro giusto e imparziale secondo te? Questo mi interessa.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo Cianferoni</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/07/winewebnews-sette-giorni-di-notizie-sul-vino-pescate-su-internet-siti-e-blog.html#comment-10007</link>
		<dc:creator>Paolo Cianferoni</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 18:38:45 +0000</pubDate>
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		<description>Il mercato non è giusto nè imparziale, altrimenti  non ci sarebbero 2/3 della popolazione del mondo che soffre la fame.
Il mercato lo fanno poche nazioni in un&#039;ottica strettamente di profitto.
L&#039;etica di una produzione, in particolare quella vitivinicola, non può seguire il mercato, altrimenti tutti farebbero la stessa cosa, come la cocacola, il Philadelfia, ecc..
Un saluto,</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato non è giusto nè imparziale, altrimenti  non ci sarebbero 2/3 della popolazione del mondo che soffre la fame.<br />
Il mercato lo fanno poche nazioni in un&#8217;ottica strettamente di profitto.<br />
L&#8217;etica di una produzione, in particolare quella vitivinicola, non può seguire il mercato, altrimenti tutti farebbero la stessa cosa, come la cocacola, il Philadelfia, ecc..<br />
Un saluto,</p>
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