Ceri Smith, ambasciatrice della Nosiola e del Timorasso in California

Dite la verità, se fosse lei, la bella signora ritratta nella foto, l’enotecara della porta accanto e non magari degni personaggi per di più wine blogger, come Fiorenzo Sartore, o seri presidenti Vinarius come il buon Francesco Bonfio dell’Enoteca San Domenico di Siena, bravissimi, ma  con il grande difetto di essere degli uomini, non avreste molti  ma molti più incentivi per andare regolarmente in enoteca?
Invece, dovendoci noi accontentare di quel che passano le italiche enoteche , questa fortuna, di avere un’enotecara very charming, giovane, simpatica e appassionata, l’hanno indubbiamente a San Francisco, California, West Coast, dove la nostra, al secolo Ceri Smith, un bisnonno di origini italiane, anzi toscane, ha creato nel novembre del 2006 l’enoteca, pardon, il wine shop Biondivino.
Personaggio incredibile Ceri, talmente appassionata dei vini italiani da creare una “italian wine boutique” cult di gran successo che comprende nella sua wine list qualcosa come 490 vini di venti regioni italiane, e ben 150 con un costo, sullo scaffale, inferiore ai venti dollari.
Scoperta grazie ad un post dell’ottimo blog Good Wine under 20$, di cui avevo dato conto nell’uscita del 17 luglio della rassegna stampa WineWebNews, Ceri Smith racconta la sua love story con gli Italian wines e propone riflessioni estremamente interessanti sul mercato del vino italiano negli States, sui wine enthusiasts statunitensi ed i loro gusti, sui vini italiani che vogliono fare… gli americani, in una lunga intervista che mi ha concesso, pubblicata (leggi qui) sul sito Internet dell’A.I.S.

0 pensieri su “Ceri Smith, ambasciatrice della Nosiola e del Timorasso in California

  1. carina…l’enoteca!
    e comunque non fare torto alle enotecare italiane ne ho trova di molto simpatiche e carine non occorre attraversare l’oceano!
    Lode per l’iniziativa sui vini esclusivamente italiani, pero’ non vorrei vedermi un enoteca in Italia di soli vini californiani per par condicio! :-O)

  2. Vista a Vini veri, impossibile dimenticare il suo “bottom”…ma non è facile neanche incontrare una signora col suo palato, ho ascoltato i suoi commenti.
    Certo che il mercato americano non è il nostro…le sue parole devono farci riflettere, anche sui prezzi.

  3. Bellissima l’intervista, molto interessante il pensiero (ce ne fossero di più…!), eccezionale e stupendo tutto il resto…:-))

  4. franco ziliani deve fare anche cupido ora?…io fossi in lei cercherei un contatto e.mail con la signora in questione(io le scrivero’ proponendole l’assaggio di un vino da garage italiano, inizierei a discutere sul processo al brunello, magari infilandoci cosi’ casualmente la possibilita’ di finire proprio in zona per trovare un carissimo amico(se vuoi ti passo un paio di nomi) e invitarla in un grande ristorante italiano credo la god’s bottom lady sarebbe veramente incuriosita…eh eh eh

  5. Proposta indecente: perchè gli enotecari non assumono qualche velina da piazzare nei loro locali? Magari quelle scartate dal concorso, che costano meno… Potrebbe essere una buona mossa di marketing. E il costo lo si potrebbe ripartire sui produttori.
    Siamo o non siamo la società dell’immagine?
    Se c’è un’enoteca che ha bottiglie polverose, vini iperinvecchiati, anche archeologici, mi candido!!

  6. La proposta della signora Rangoni sarà inserita al punto n° 7 dell’odg relativo alla prossima riunione del CdA di VInarius.
    Grazie pre il suggerimento.
    Con viva cordialità,
    Francesco Bonfio
    presidente Vinarius Associazione delle Enoteche Italiane

  7. Concordo con Laura Rangoni,
    aspiranti veline per tutti i wine-bar le enoteche, i vari alberghi luxury, le enoteche regionali + assessorati…

    Però vi avviso, sto per tornare alle mie radici, in Sardegna, non vorrei essere nei panni delle ignoranti in storia enologica dell’isola, che dovessero appalesàrsi…

    Gianni “Morgan” Usai

  8. Avevo l’idea, poi rimossa, di aprirmi un’enoteca… Bè, con una tipa del genere in negozio, penso che l’idea non era così male.

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