Ciao Gianni! Giovanni Arcari ricorda un grande uomo del vino abruzzese

Giovanni Arcari, rappresentante di vini e appassionato ambasciatore della brescianità vinicola franciacortina, bresciana e gardesana, era un grande amico di Gianni Masciarelli ed è stato presente, come tantissimi, all’ultimo saluto a Gianni a San Martino sulla Marrucina. Questo il suo ricordo, scritto a oltre venti giorni di distanza, quando la piena delle emozioni e del dolore si è un po’ stemperata, che Giovanni mi ha mandato e che sono lieto di pubblicare.
f.z.

“Sono partito alle 16 e 30 di un afoso sabato pomeriggio. Avevo deciso di arrivare a Pescara in aereo, ma poi, visto che in Abruzzo ci sono stato quasi sempre in moto, ho optato per la stessa. Un caldo tremendo, scandito dal traffico del grande esodo di inizio agosto.
Un passo dopo l’uscita di San Benedetto del Tronto comincia l’Abruzzo. Quante emozioni e quanti ricordi nei viaggi che facevo per andare a trovarlo. Da quel punto in poi, tutta la mia concentrazione era rivolta esclusivamente a quella serie di domande che dovevo porgli, in maniera chiara, senza fargli perdere troppo tempo.
A Gianni le perdite di tempo non piacevano. Lui era per la concretezza delle cose. Se lui ti parlava della terra, ti portava a vederla camminandoci sopra. Se parlava di mare, si scendeva fino a toccare l’acqua,per poi rifugiarsi in un ristorante ad assaporarne i frutti. Se parlava di grandi vini, stappava bottiglie di grandi vini.
Da lui ho capito che la concretezza delle cose dà forza alle idee, che credere in una passione significa a volte dover andare contro tutti e tutto, ma senza il terrore di sentirsi soli.
Da lui ho imparato che devo difendere a tutti i costi ciò in cui credo, ma con la corporeità delle mie convinzioni. Così, spesso, le mie domande trovavano risposta ancor prima di essere poste.
Adesso mi trovavo li, ad un’ora di strada da San Martino sulla Marrucina e per la prima volta non avevo nulla a cui pensare. Il sole ormai era scomparso quasi del tutto, lasciando posto ad una sorta di “malinconia cattiva”.
Per la prima volta mi è parso che all’Abruzzo mancasse qualcosa. La mattina dopo, scendendo dalla strada che collega Guardiagrele a San Martino, mi accorsi subito dell’importanza dell’ennesimo “evento” organizzato da quel caparbio abruzzese. Le autovetture erano parcheggiate su entrambe i lati della strada, almeno due chilometri prima della cantina.
Erano tutti lì. Dal giornalista affermato al famoso produttore umbro, al sindaco e tutte le autorità di San Martino. C’era il rappresentante pugliese, diligente nel suo abito scuro con moglie al seguito. E il “Barone” di Milano (chiamo così, con simpatia, i rappresentanti di lungo corso) nel suo maglione giallo poggiato sulle spalle.
Per non parlare del signore venuto dal Giappone, preciso e composto nel suo “giacca- pantalone- cravatta” nonostante la calura del sole abruzzese di una domenica d’agosto.
Non ho mai visto così tanta gente ad un funerale. Ad ognuno è stata data una rosa rossa e il signore giapponese se l’è affissa all’occhiello della giacca con straordinaria sobrietà. Tutta San Martino era li, come i tanti veri amici che Gianni ha potuto apprezzare nel corso della sua vita.
Nella piazza di fronte alla chiesa una tensostruttura allestita per “l’occasione”, con centinaia di seggiole. Il fragore degli applausi ha accompagnato Gianni all’uscita dalla chiesa.
Nel percorso verso il cimitero, passando attraverso il paese, non c’era una finestra aperta e il silenzio composto delle persone,faceva da cornice alle colline abruzzesi e ad un cielo incredibilmente azzurro.  Se n’è andato così, con il suo famoso cappello bianco, con il quale è stato ritratto in moltissime fotografie, poggiato sulla bara, un uomo che ha saputo dare prima ancora di prendere.
Per quanto mi riguarda, una persona con un cuore davvero grande,che ha saputo trasmettermi la capacità di amare la mia passione,con sentimento,per poi farne un lavoro che oggi è la mia vita. Ma come direbbe lui; “Giovà…ma questa è un’altra storia!”.
Addio piccolo grande uomo abruzzese, lasci in me,un vuoto grande quanto la passione che hai sempre mostrato per la tua terra. Ciao Gianni…”
Giovanni Arcari

0 pensieri su “Ciao Gianni! Giovanni Arcari ricorda un grande uomo del vino abruzzese

  1. Ho incontrato Gianni Masciarelli appena tre mesi fa, non riuscivamo mai a vedersi a causa dei difficili incastri dei nostri impegni.
    Per ricevermi a San Martino quella volta lui si fece in quattro. Arrivò di corsa da non so dove. E invece di concedersi distrattamente in ufficio, tra una telefonata e l’altra come fanno in tanti, insistette per uscire e andare in campagna a rilassarsi. Infatti la chiacchierata-intervista (più chiacchierata a tutto campo che intervista, a essere sinceri) si svolse sotto un ciliegio selvatico disperso a fondovalle tra i vigneti, da cui ambedue piluccavamo avidamente i piccoli frutti, ridendo e divagando.
    Lo trovai, ora che ci penso, un po’ malinconico. Lì per lì mi parve solo disteso e contento di vedermi. C’era un’aura di vaga serenità intorno a lui, che ora è facile interpretare come presentimento. O forse sono solo suggestioni.
    Anche a Semivicoli, un’avventura che ai primordi avevo condiviso con lui dandogli alcuni suggerimenti e alcuni contatti per il restauro e la valorizzazione, Gianni si profuse in spiegazioni e dettagli. Gli piaceva condividere la passione per certe cose con chi sapeva che ne era capace. Coccolava quel palazzo come un figlio. Notai – mi parve di notare – che aveva voglia di parlare proprio di tutto fuorchè di vino. Furono vani, per fortuna, i miei tentativi di riportarlo al solco professionale. E ben volentieri quindi lo assecondai nel suo discettare di libri, letture, progetti, stili di vita. Lo faceva spesso. Ma ancora una volta, in quella circostanza, non potei fare a meno di notare in lui quella che oggi mi appare un’intensità particolare. Non richiesto, cominciò a parlare del futuro, del suo desiderio di ritirarsi dal lavoro a sessant’anni perchè nella vita aveva speso molto e desiderava “accompagnare” (disse proprio così) con lentezza e saggezza la sua vecchiaia. Parlò del suo desiderio che da un lato il suo patrimonio, la sua azienda, il suo messaggio non andassero perduti e restassero in famiglia, nonchè delle iniziative che aveva già messo in atto per garantire la continuità; dall’altro sottolineò che per i suoi figli desiderava comunque una vita che assecondasse i loro desideri, senza gabbie. Sprizzava gioia da ogni poro per quel maschio tanto atteso e che era arrivato da poco.
    Fu insomma un Gianni Masciarelli che, sebbene lo conoscessi bene da tempo, non mi aspettavo. Non per quello che disse, ma per come lo disse, soprattutto. Ci lasciammo con la promessa che mi estorse di essere presente all’inaugurazione del Castello di Semivicoli, il suo “balocco”, come do definì.
    Ci lasciammo così, con la cordilità di sempre.
    Ho saputo della morte tardi, ad esequie avvenute. Lo so, averlo saputo subito ovviamente non avrebbe cambiato niente. Ma per chi, come noi, vive di notizie in diretta, sul filo dei minuti, venire a conoscenza della scomparsa di un amico con troppi giorni di ritardo fa male, sembra un tradimento, una mancanza di sollecitudine verso chi non c’è più.
    A un mese di distanza, scriverò un biglietto a Marina. La conoscevo meno di Gianni, ma in quell’incantato pomeriggio di maggio facemmo in tempo a incrociarci per un breve saluto. Giusto un ciao: Gianni aveva fretta di portare me e mia moglie a chiacchierare sotto i ciliegi per parlare del futuro, il suo.

    Stefano Tesi

  2. Pingback: Quando meno te l’aspetti… « TerraUomoCielo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *