Coming soon: arrivederci a mercoledì 20 con i miei appunti dal Salento

Vi avevo promesso di raccontarvi le grandi emozioni della mia splendida intensa recente due giorni salentina trascorsa tra Nardò e Santa Maria al Bagno, (vedi uno scorcio in questa bellissima foto che appare su Wikipedia), con puntatine a Galatina, a Santa Maria di Leuca e Gallipoli, le tante buone cose gustate, i posti magnifici visitati, le splendide persone incontrate, l’esperienza di essere premiato in quel di Nardò nel corso della rassegna Rosalento organizzata dal Comune in collaborazione con la condotta Slow Food Neretum.
Lo faccio ora, ad una buona settimana di distanza, e a mente fredda prendendo congedo per un paio di giorni dal blog e dandovi appuntamento a mercoledì 20 (anche se per domani ho già programmato un post credo interessante). Buona lettura!
f.z.

Salento: un’emozione infinita

Arrivato a Brindisi la mattina di giovedì 7 agosto sono subito stato accolto e idealmente preso in consegna da Francesco Muci, responsabile della condotta Slow Food Neretum (il nome latino della cittadina salentina 32 mila abitanti) a Nardò e punto di riferimento, come vedrò in seguito, di un gruppo di persone attivissime di assoluta simpatia.
Lunga chiacchierata nel tragitto da Brindisi a Santa Maria al Bagno, la messa a punto delle cose da fare l’indomani in occasione di Rosalento, e una volta giunto al confortevolissimo albergo che mi ha ospitato, l’Albergo Piccadilly, recente e simpatica costruzione posta sul lungomare proprio di fronte alle caratteristiche Quattro Colonne (vedi nella foto) sono stato rapidamente preso in consegna da una vecchia conoscenza.
Parlo di Ezio Minoia enologo presso la valida cantina
Valle dell’Asso, i cui vini conoscevo bene da anni, ma dove non ero mai stato.
Visita ai vigneti, 80 ettari tutti a cordone speronato e non ad alberello dislocati in diverse zone e condotti con il sistema della aridocoltura caro a Minoia, vigneti dove accanto alle varietà tradizionali salentine come Negroamaro e Primitivo sono presenti anche cultivar come Montepulciano, Primitivo, prove di, Aleatico, Fiano (Minutolo e d’Avellino) viene fatta una cauta sperimentazione anche con altre uve meno tradizionali e convenzionali qui in terra di Puglia.
Una volta in azienda l’incontro con il proprietario e punto di riferimento dell’azienda, Gino Vallone, e con Marina Saponari, bravissima addetta alla comunicazione e una dettagliata e interessantissima – ne scriverò presto dettagliatamente degustazione di tutti i vini (forse un po’ troppi…) trovati tutti di un ottimo livello qualitativo, con una mia preferenza netta per il Galatina Negroamaro, i Galatina Rosso e Rosato, per il particolarissimo vino dolce Macaro, realizzato con il metodo Solera e per l’elegante Fiano Salento, dotato di una finissima e intrigante gamma di profumi.
Nel corso della degustazione e prima di un gustoso spuntino in cantina l’incontro, arrivato anche lui in visita all’azienda, con Roberto Faccani, responsabile degli acquisti di vino presso il Restaurant – Cave italienne L’Enoteca nientemeno che a Parigi, dove i vini italianil, soprattutto quelli da vitigni autoctoni sembrano incontrare, a detta di Faccani, un crescente successo.
Bella visita in azienda e la conferma della centralità di Valle dell’Asso nel panorama produttivo salentino e una volta riportato in albergo, mentre intorno alle 16 per strada il termometro segnava 38 gradi, giusto il tempo di un riposino e una doccia prima del prossimo appuntamento.
“Andremo un po’ in giro e poi a cena insieme e potremo fare una lunga chiacchierata”, mi aveva detto al telefono Alessandro (Sandro per gli amici) Candido, titolare dell’omonima celebre azienda di San Donaci nel brindisino cui si devono autentici classici della produzione vinicola salentina come il Negroamaro Cappello di Prete, il Salice Salentino rosato Le Pozzelle (in assoluto uno dei miei rosati preferiti), l’elegante uvaggio Negroamaro – Montepulciano Duca d’Aragona, per citare solo alcuni vini di una gamma importante e qualificata.
Conosco Sandro dai primi anni Novanta e apprezzo tantissimo il suo stile, la sua eleganza, la sua ironia, il suo modo davvero garbato e signorile di mettere a proprio agio gli amici e una serata con lui rappresenta sempre una grande occasione non solo di stare bene, ma di imparare qualcosa e di stimolare la materia grigia discutendo di temi vinicoli e non.
In effetti la serata, disturbata solo dal caldo appiccicoso e da uno scirocco che quando spira in questo angolo di Puglia è davvero pesante, è stata divertente e piacevolissima.
Prima un blitz alla splendida, emozionante Santa Maria di Leuca e alle sue incredibili circa 50 ville ottocentesche, un posto dove se non siate mai stati vi consiglio di andare al più presto, quindi, in viale Bovio al 14 a Gallipoli, per una cena in uno dei posti più classici e sicuri, per la cucina di pesce, di tutto il Salento, il Ristorante Capriccio (tel. 0833/261545 e-mail).
Ero già stato altre volte, la prima nel 1994, ancora con Sandro, Severino Garofano e la sua famiglia, mia moglie e mia figlia, al Capriccio e ci mancavo dal 1998.
Ogni volta però e pure stavolta non posso che restare ammirato per una cucina di pesce che è all’insegna di un’assoluta semplicità, pulizia, digeribilità. Una cucina che non vuole essere creativa, d’invenzione, sorprendente, ma che bada soprattutto a rispettare ed esaltare la freschezza del pesce (e che magnifico assortimento!) acquistato secondo la disponibilità di mercato e stuzzicare l’appetito, ma che dico, la gola, il gusto del mangiare e bene, dei clienti.
Al Capriccio a Gallipoli quando si dice antipasto di mare si parla di una ricchissima serie di piccole portate, che vanno dal pesce crudo ai frutti di mare (imperdibili i ricci, che non ho mai mangiato così buoni e freschi come in questo locale), al fritto, agli umidi, e vanno dal pesce azzurro sino ai crostacei ai molluschi.
Le polpettine di pesce, le cozze ripiene e gratinate, l’insalata di mare, i crostini con i ricci, i calamari ripieni in umido sono talmente invitanti che ogni volta finisco per farne una scorpacciata.
Inutile elencare i tanti piatti compresi nel menu, talmente ricco e variegato nelle proposte da soddisfare anche il cliente più esigente o incontentabile.
Saltando i primi, che pure erano tutti accattivanti e stuzzicanti, e con un rimpianto alla mancata scelta di uno dei miei pesci preferiti, il sarago (sarà per la prossima volta) non abbiamo potuto evitare la proposta della zuppa di pesce, ricca, variegata nella sua composizione e saporita al punto giusto, piatto che da solo, quando disponibile, vale una visita al locale.
Solo buona e non selezionatissima la proposta dei vini, dove un pizzico di originalità e di personalità in più sicuramente non stonerebbero, e dove si tende praticamente ad ordinare tutto di una serie di aziende e bruttina la carta dei vini “sponsorizzata” dove compaiono le foto delle bottiglie dei vini di qualche azienda.
Per il resto, con un servizio dove spiccano la professionalità ed il savoir faire del bravissimo ed esperto patron, questo Capriccio è una sicurezza, per tutti coloro che, come me, adorano la cucina di pesce senza ghirigori, inutili equilibrismi e arrampicamenti sui vetri. Questa, in breve, la cronaca della prima giornata.
Venerdì, in attesa di spostarmi a sera inoltrata a Nardò per Rosalento, disponevo di una giornata libera da impegni vinicoli. Il “problema” di scegliere dove andare e quale bel posto scegliere per qualche ora tra sole e mare me l’aveva risolto, il giorno prima un altro amico, Donato Lazzari, direttore e deus ex machina di un’altra prestigiosa e a me carissima azienda salentina, Agricole Vallone (alias Graticciaia, Brindisi Vigna Flaminio, Passo delle Viscarde, ecc. ecc.) che telefonandomi giovedì sera mi aveva detto “domattina ti passo a prendere a andiamo a farci un bagno in un posto speciale”.
E così è stato. Accompagnato dal giovane Francesco Vallone, ovvero la nuova generazione ed il futuro di questa azienda di cui amo spesso dire che se fossi un imprenditore con tanti soldi e volessi investire nella Puglia del vino sarebbe questa l’azienda che vorrei acquistare, Donato mi ha portato, ad una decina di minuti da Santa Maria al Bagno, non nel solito stabilimento balneare, ma in un insediamento super, ovvero Litos Il Parco sul Mare a Porto Selvaggio.
Le foto danno solo una pallida idea di cosa sia questa “area balneare sospesa sulla costa rocciosa del Parco naturale di Porto Selvaggio”, un vero e proprio palco dove la gente arriva, prende il sole, sente musica, partecipa ad eventi, e soprattutto si gode un mare magnifico in un paesaggio incantevole. Fosse stato per me che, accidenti, il mare lo vedo una volta ogni tanto, ma nel quale mi sento magnificamente a mio agio, in quell’acqua azzurra e liscia come l’olio, ci sarei rimasto tutta la giornata, incurante di pranzo e appuntamenti conviviali. Riuscito a convincere Donato che di scendere a Gallipoli, anche se tirava un piacevole grecale e non più l’antipatico scirocco, non se ne parlava, ottenendo di stare a mare il più a lungo possibile, una volta raggiunti da un nipote di Lazzari abbiamo accolto il suo consiglio di andare a provare un ristorante ospitato in una splendida palazzina di gusto liberty che avevo notato la mattina prima percorrendo la piazzetta centrale di Santa Maria al Bagno.
E così, arrivati più verso le 14 che le 13.30, eccoci approdati, in tenuta da spiaggia con braghe corte e sandali e non con l’eleganza che il posto avrebbe richiesto al Ristorante Art Nouveau, sito in via Puccini 6 a Santa Maria al Bagno di Nardò (tel. 0833 573671). Posto veramente molto bello (vedi la facciata esterna nella foto, sotto, di Anna De Razza) , un insieme di salette arredate con gusto e garbo con ispirazione liberty, una verandina esterna dove cenare guardando il mare in lontananza, un servizio simpatico, assicurato da una giovane e cordiale ragazza molto elegante e solo un po’ inesperta in materia di vini, una carta dei vini piuttosto fornita, non solo di vini locali (con una scelta che potrebbe essere ancora più puntuale e rigorosa) di cose importanti, bianchi, rossi e bollicine, provenienti anche da altre zone vinicole d’Italia.
La cucina è una versione più raffinata ed elegante di quella proposta dall’altro noto ristorante di Santa Maria al Bagno, La Pergola, (identica proprietà per i due locali), basata ovviamente sul pesce, sulla freschezza del pescato e su una grande attenzione alla qualità delle materie prime. A giudicare dal nostro antipasto misto, curato, ben fatto, ricco di proposte, tra cui un’insalata di mare tiepida di straordinaria morbidezza e dei frutti di mare squisiti (comprese delle ostriche locali raccolte a 30-40 metri di profondità, dal gusto ineffabile e intenso) e da un bel primo, uno spaghettino, doverosamente al dente con frutti di mare, la cucina mi è sembrata ispirata, di grande equilibrio, saporita il giusto senza essere salata, gustosa e profumata come dev’essere una buona cucina di pesce.
Posto molto piacevole, dove mi piacerebbe molto ritornare, magari cenando in veranda in buona compagnia in una serata di tramontana, alla prossima occasione (spero proprio non lontana) di un ritorno a Nardò e dintorni.
Dopo un doveroso riposo pomeridiano, quel pizzico di pennica che dopo il sole, il mare di Porto Selvaggio, il vino gustato a tavola (una simpatica Falanghina pugliese, di Lucera, di Alberto Longo, Le Fossette, curata da Graziana Grassini, da un anno l’enologa consulente delle Agricole Vallone, ed un ottimo Rosato, l’elegantissimo Girofle di Masseria Monaci, alias Severino Garofano e famiglia), ci vuole, è finalmente arrivato il momento di Rosalento.
L’appuntamento era verso le 21 a Nardò nella ben ristrutturata, e con bella pavimentazione in pietra Piazza Cesare Battisti davanti allo splendido Palazzo municipale, ospitato in una sorta di castello fortezza. A portarmi a Nardò, che come avrei scoperto merita una lunga passeggiata, alla scoperta di scorci bellissimi e di testimonianze del Barocco leccese, palazzi, chiese, colonne, tempietti che hanno poco da invidiare al celebrato splendore della divina Lecce, un amico in vacanza, lui originario del Salento, proprio da quelle parti, Antonio Martina, ovvero il deus ex machina di quella nuova realtà produttiva, Segmento Salento, dei cui vini ho più volte scritto (e ne trovate testimonianza anche nel sito dell’azienda) in questo blog. Arrivato a Nardò, oltre ad un Francesco Muci impegnatissimo a curare tutti i dettagli dell’organizzazione della serata, il corretto funzionamento del servizio dei vini affidato ai sommelier A.I.S., gli stand con i prodotti alimentari, lo spazio dove si sarebbe esibito l’ottimo gruppo jazz Canto General Quintett di Pino e Livio Minafra, ho avuto la bella sorpresa di trovare diversi amici. Innanzitutto Pino Carrozzo e la sua famiglia, ovvero i piccoli produttori dell’ottimo Negroamaro Carminio e del Primitivo Krasì, venuti da Magliano a salutarmi, quindi alcuni collaboratori delle Agricole Vallone, e impossibilitato ad esserci direttamente lui, che sarebbe stato premiato come il grande enologo principe della vicenda produttiva salentina, non Severino Garofano, ma i suoi bravissimi figli, Renata e Stefano, che non incontravo da tempo e che conobbi nel lontano 1994, quando scesi in Puglia (e Calabria) proprio per scrivere un ampio articolo per una rivista che credo non esista più, il Codice della Cucina Italiana, dedicato a Severino e alle svariate aziende di cui era all’epoca consulente.
E poi, infine, conosciuto il simpatico assessore (Lavori Pubblici ma anche Agricoltura) Cosimo Caputo, organizzatore, insieme alla dirigente
Andretta Borsatti, il via alla serata, con la musica, un saluto e la recita di una poesia di Kipling, If, da parte di Enzo Pascal Pezzuto, autore di un mediometraggio, Vino amaro, ispirato ad un articolo del noto scrittore e poeta Vittorio Bodini, che verrà presentato a settembre e di cui spero di poter prendere visione e raccontare qui.
Infine, le premiazioni, a Severino Garofano, a Michele Peragine giornalista della Rai di Bari, al non proprio simpaticissimo Piernicola Leone De Castris, premiato come attuale responsabile della prima azienda produttrice di un vino rosato, in Salento e in Italia, nel lontano 1943, e al sottoscritto, premiato (leggi motivazione Premio Rosalento) dalla simpatica giornalista del TG 2 Lucia Buffo, a sua volta premiata, tutti omaggiati da un bellissimo dipinto di un bravo artista locale, Angelo Lupi Tarantino, il mio giocato su tutte le sfumature di rubino, cerasuolo, rosa intenso che un grande rosato salentino presenta nel bicchiere.
Culmine di tutto, prima dell’assalto ai banchi d’assaggio dei rosati in degustazione,  il premio al rosato vincitore del Premio Rosalento 2008, risultato vincitore tra un lotto di una trentina di rosati salentini 2007 giudicati (alla cieca) da una giuria di espressione Slow Food guidata da Duccio Armenio,
coordinatore Puglia della Guida al Vino Quotidiano edita dalla golosa associazione di Bra.
A vincere il Rosato 2007 di una cantina neretina, la Schola Sarmenti, alle sue prime prove con questa particolare tipologia di vini.
La festa però non era finita ed il meglio, dopo alcuni simpatici incontri, quello con Ernesto Malorgio, entusiasta responsabile di quel Cenacolo del rosato di cui conto di tornare a parlare presto, e poi con il proprietario della Cantina Palamà di Cutrofiano, il cui rosato Metiusco avevamo premiato come miglior vino in giugno nell’ambito della rassegna Vini di Radici, nottetempo un gruppo ristretto, Lucia Buffo e suo marito, Francesco Muci, i figli di Garofano, Antonio Del Vecchio Governatore Slow Food di Puglia e membro della Segreteria Nazionale di S.F., Duccio Armenio, un gruppo di amici slowfoodisti brindisini, (come ho già scritto qui, mi sono trovato perfettamente a mio agio con tanti appassionati associati di Slow Food: con loro dialogare è naturale e le mie critiche vanno ai vertici nazionali, non all’idea né tantomeno ad una base che rispetto) Antonio Martina, qualche altro ancora ed io, ci siamo diretti, aggirandoci per un’incantata e incantevole Nardò notturna verso piazzetta delle Erbe (dove ha sede, tra l’altro la Libreria I Volatori di Angelo Lezzi, che svolge un’intensa attività culturale a Nardò e dove è possibile trovare tutte le opere che magnificano il Salento nelle sue diverse espressioni, tra cui anche i magnifici volumi fotografici Salento e Salento lungomare, opera del grande fotografo ed editore Marcello Moscara, che mi erano stati gentilmente donati dal Comune di Nardò e dalla Condotta Neretum).
Qui, dopo un percorso tra ennesime testimonianze dell’architettura barocca che s’incontra a Nardò, ci aspettava, con assoluta pazienza, vista l’ora tarda Mimino (Cosimo) Calabrese, dell’Osteria Calabrese, conosciuta meglio come “Da Mimino”, pronto a tirare fuori dal cappello del mago, pardon, dell’oste capace e intelligente, una serie di cose buonissime perfette per il nostro appetito di nottambuli. Andiamo a mangiare le polpette in un posto semplice qui vicino, mi aveva detto Francesco Muci (ormai diventati amici come se ci conoscessimo da sempre). E polpette, di carne, morbide, squisite, saporite, ben calde, fritte bene senza eccessi di unto, sono state, e da leggenda, ma precedute da focaccine salate, alici marinate, insalata di mare, e seguite, in un prosieguo di prelibatezze, tra allegri conversari, da un fritto di pesce da leccarsi i baffi, croccante, saporito, e infine da marangiane (melanzane) e fiori di zucchina fritti da standing ovation.
A degustazione, macché, abbondante mangiata, di polpette in corso al gruppo si è unito un altro personaggio, un’assoluta rivelazione, uno di quei tipi che dopo cinque minuti che li conosci li senti già così vicini e simpatici (vedi discorso fatto sopra per Francesco Muci) che la confidenza e l’amicizia sono la naturale conseguenza. Un altro Muci, ma il più maturo (qualche annetto più di me) Antonio Muci, giornalista, caporedattore del Quotidiano di Lecce, goloso di antico cabotaggio e straordinario esperto di tutto quanto fa rima con Salento e cose buone e gente giusta di questa terra.
Come ho avuto modo di dirgli, scrivendogli qualche giorno dopo esserci incontrati Antonio (che ha una figlia, Gaia, enologa, presente anche lei al nostro spuntino notturno), mi ha ricordato, per il timbro della voce, profonda e baritonale, per il modo un po’ guascone di approcciarti (a me, sapendo che venivo da Bergamo, ha esordito dandomi del “lumbard”, non sapendo della mia nonna materna pugliese nativa di Erchie e della mia non particolare simpatia per camicie verdi e patrioti padani…), per la simpatia istintiva ed il modo di raccontare schietto, colorito, ricco di aneddoti, un grande amico salentino scomparso nove anni fa proprio in pieno agosto, Cosimo Taurino, Mimmo, o “il boss” come amava essere chiamato. E con il quale trascorsi, con mia moglie e mia figlia, estati indimenticabili alla fine degli anni Novanta, nella sua casa al mare di Porto Cesareo
E proprio nel ricordo di un grande uomo che ci ha lasciato troppo presto e al quale ho voluto (e voglio ancora, pensando a lui) un gran bene, si è chiusa, rientrato in albergo quando erano già le due del mattino inoltrate, questa giornata da non dimenticare, con un’ideale testimone tra vecchi e nuovi amici che rendono magica, parte di me, fonte di emozioni intense come poche altre questa magnifica terra di Salento.
Dove ci sono i vini, buoni, con i rosati (ai quali, come ho detto ritirando il premio, i produttori dovrebbero credere di più e nei quali impegnarsi ancora di più a farli conoscere) a funzionare da catalizzatore, un mare da perdere la testa, una cucina che è la cucina, leggera, saporita, stuzzicante, che vorrei mangiare tutti i giorni, e poi una terra, sfogliate i libri di Marcello Mascara per averne un’idea, ma soprattutto veniteci, dai colori e dai profumi intensi, dal fascino stregante.
Ma dove, soprattutto, respiro un senso, un calore, un significato della parola amicizia che mi avvolge e mi abbraccia, che suona autentico e palpitante. Ecco perché amo il Salento e serberò la memoria delle due giornate di Rosalento 2008, di Nardò e Santa Maria al Bagno, delle tante belle persone incontrate, delle emozioni vissute, dei nuovi amici incontrati nello scrigno dei tesori più belli. Quelli che danno senso alla vita e al mio strano, bellissimo, fortunato mestiere di cronista del vino itinerante…
  
  

0 pensieri su “Coming soon: arrivederci a mercoledì 20 con i miei appunti dal Salento

  1. Buon giorno Ziliani,mi fà piacere che il Salento con la sua gente ed i suoi Vini sono stati di tuo gradimento.
    Pino e Livio Minafra ,sono della mia città.. Ruvo di Puglia.
    Pino e da più di 20 anni che gira il mondo con la sua tromba ,proponendo musica Jazz a grandi livelli.

  2. In Puglia è e sarà sempre il benvenuto! Il prossimo anno vada al Mercatino del Gusto, organizzato da Slow Food, che si tiene a Maglie nei primi giorni di agosto. Io ci sono stato quest’anno e posso dirLe che oltre ai vini c’è ogni bendiddio! Vale il viaggio…
    Cordiali saluti.

  3. Pingback: Galatina Negroamaro « Prosit

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