Gran Feudo Blanco dulce de moscatel 2003 Bodegas Chivite

Sto bevendo, e con gran soddisfazione, molti vini spagnoli in questo periodo. Se i rossi, salvo rare eccezioni, non mi entusiasmano, causa un’adesione generalizzata di tante zone di produzione e di tante aziende alla cosiddetta modernità (leggi vini potenti e concentrati, gran protagonismo delle note di legno, spesso di roble, rovere americano, poca finezza, poca eleganza, scarsa capacità di beva), mi mandano spesso letteralmente in brodo di giuggiole i bianchi.
Rimando ad un altro post l’espressione del mio entusiasmo per due Rias Baixas entrambi di annata 2005, entrambi affinati solo in acciaio, che abbiamo stappato a casa e allegramente  bevuto e hanno confermato la mia totale adesione alla causa dell’Albari
ño (un vitigno fantastico che nel nord della Spagna, in Galizia, fa letteralmente miracoli…), per raccontarvi invece la positiva esperienza avuta con un vino dolce, anzi dulce, iberico, proveniente ancora dal nord, dalla zona della Navarra.
Un vino, il Gran Feudo Blanco Dulce de Moscatel, annata 2003, prodotto dalle Bodegas Julian Chivite, “
producido a partir de nuestras propias uvas de “Moscatel de grano menudo” vendimiadas y seleccionadas a mano a finales de Septiembre”, ovvero prodotto da uve di proprietà di Moscatel a grano piccolo.
Un vino della categoria “dulce natural”, ovvero dolce naturale, che non prevede l’aggiunta di alcol nella sua preparazione, ma nemmeno fa ricorso alla pratica dell’appassimento delle uve. Unica concessione alla tecnica enologica l’elaborazione, ovvero affinamento ”en barricas nuevas de roble de Allier nuevas donde fermenta hasta los 12º y se mantiene unos meses”, ovvero in barrique di rovere di Allier dove il vino fermenta sino a raggiungere i 12 gradi e sosta un mese.
Naturalmente, se ne scrivo, vuol dire che esto roble é stato usato correttamente e non é diventato protagonista ed il vino riesce ad esprimere tutto il carattere e la finezza del Moscato, acquisendo quel pizzico di complessità, aromatica e di struttura, dovuta al passaggio calibrato in legno e ad una vendemmia dove i tempi di raccolta delle uve sono attentamente studiati.
Perché mi é piaciuto questo Gran Feudo Blanco dulce, che ho abbinato a delle paste di mandorla e biscotti con confettura di mela cotogna (cotognata) che ho portato dal Salento?
Per l’equilibrio in tutte le sue componenti, perché é un vino di buona ricchezza, ma senza il calore a volte eccessivo, l’untuosità e la grassezza, anche appiccicosa e debordante, la concentrazione di molti passiti del nostro Sud, perché abbina una dolcezza calibrata ad una notevole freschezza e sapidità.
Un vino, che gli spagnoli descrivono al colore come “amarillo dorado con algún reflejo verde”, che per me diventa paglierino oro squillante e multiriflesso, con ottima complessità ed intensità aromatica, con note di fico d’india, albicocca, miele, biancospino, rosa, nocciola e mandorla, accenni di mela cotogna, di spezie, zafferano ed in evoluzione persino liquirizia e tabacco dolce, a formare un bouquet caldo e solare, intenso, ben rilevato, ma di grande freschezza e di una fragranza quasi floreale.
In bocca, dopo un attacco ampio e carezzevole, una buona consistenza iniziale, un alcol molto calibrato, come del resto il rapporto tra acidità e zuccheri, emerge una personalità fresca, viva, sapida, nervosa, una bella articolazione del gusto, un piacevole gioco tra il dolce ed il salato, una bella persistenza con un finale che riprendendo in retrogusto tutte le note fruttate e floreali apparse all’esame olfattivo chiude su una nota di mandorla e una notevole piacevolezza che rende gradevolissima la beva. Da provare anche su formaggi di capra ed erborinati.
Accipicchia quanto stanno diventando bravi questi produttori di vino spagnoli!

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