Invito di Angelo Gaja ai lettori di Vino al Vino e altri wine blog

Che fenomeno Angelo Gaja, non solo sta facendo discutere l’Internet e wine blogosfera da ieri, da quando ha reso note le sue proposte sul “caso Brunello di Montalcino”, dimostrando una grinta incredibile ed una prontezza di spirito straordinaria, ma oggi rilancia e rincara addirittura la dose.
Ecco di seguito la e-mail che mi ha inviato, con una geniale proposta, rivolta ai lettori di questo e altri blog. Un’iniziativa da cogliere al volo e davanti alla quale mi tolgo anche se la proposta taglia fuori “
Franco Ziliani, giornalisti aspiranti o già in attività” tanto di cappello. In queste cose Angelo è davvero… le roi!
f.z.

Gentile signor Franco, di seguito troverà una lettera del signor Angelo Gaja indirizzata ai forumisti del suo blog. Cordialmente, Sonia Franco”

Oggetto: Appello di Angelo Gaja ai lettori dei  blog (non solamente quello di Ziliani)

“Considero un privilegio aver visto pubblicato per intero su alcuni blog il mio articolo su “il caso Brunello di Montalcino”. Penso che il privilegio che mi è stato concesso escluda la mia facoltà di replicare: sarebbe troppo, occorre pur lasciare spazio alle critiche delle quali serberò memoria. Poiché non si conoscono ancora le conclusioni della Magistratura relative all’indagine in corso a Montalcino e la vendemmia incombe, proporrei di lasciar decantare la questione e, per quei pochi che lo vorranno, riprenderla in mano domenica 18 Gennaio 2009, alle ore 10:00 presso la cantina Gaja a Barbaresco.
L’incontro mi offrirà la possibilità di rispondere alle domande che mi verranno poste e fornire i chiarimenti che mi verranno richiesti. Gradirei incontrare in particolar modo soltanto i più arrabbiati. Sui blog si rincorrono abbastanza spesso gli stessi nomi.
Mi andrebbe di incontrarne una ventina, di quelli pronti a dare battaglia su tutto: ce ne sono sicuramente di più, ma per l’incontro di 18 Gennaio 2009, il numero di 20 mi pare quello più adatto per creare una discussione proficua.
Per questioni organizzative la partecipazione andrà gentilmente comunicata, con anticipo, alla seguente e-mail: sonia.franco@gajawines.com. Non ci sarà nessuna visita alla cantina Gaja e tantomeno degustazione di vini Gaja.
Sarò lieto di offrire ai partecipanti un bicchiere di ottimo vino (di più ovviamente per chi vorrà) che provvederò a scegliere tra: Barbaresco Riserva 2004 della Cantina Produttori di Barbaresco, oppure Barolo di Beppe Rinaldi dell’annata che lui mi vorrà vendere.
Chi gradisse potrà trattenersi a colazione, i vini saranno rigorosamente gli stessi. Tale invito non è rivolto a Franco Ziliani, giornalisti aspiranti o già in attività. Si parlerà a ruota libera e sarò grato a tutti coloro che vorranno tenere l’esperienza per sé senza volerla girare sui blog”.
Angelo Gaja  Mercoledì 27 Agosto 2008

0 pensieri su “Invito di Angelo Gaja ai lettori di Vino al Vino e altri wine blog

  1. Bene. Non è certo il tipo che butta il sasso e poi ritrae la mano. Ma lo si riconosce per il fatto che è LUI a dettare le regole, non ultima quella di non poter parlare del futuro confronto sui rispettivi blog o siti. Ci sa fare…

  2. caro Roberto, questo vincolo a non raccontare quello a cui si é partecipato é l’unica cosa che non mi piace di questa geniale iniziativa di Gaja. Quanto il non invitare i giornalisti mi sembra giusto che lui voglia dialogare, senza mediazioni, con i suoi potenziali clienti e con gli appassionati che leggono e animano i nostri blog. Ma un analogo incontro con noi che scriviamo perché non lo propone? Anzi, visto che ci legge e non gli sfugge niente (é il Grande Fratello del Vino Italiano), gli lancio la proposta, vediamo che dice

  3. Chiedo scusa, non vi sembra che Le Roy usi in questa occasione delle maniere un tantinello autoritarie?

    Davvero non vi ricorda per niente il “megadirettore galattico” di Fantozzi, quello dell’acquario con i dipendenti e le poltrone in pelle umana? Andiamo, non ci credo…

  4. “oppure Barolo di Beppe Rinaldi dell’annata che lui mi vorrà vendere”…

    Già, starò a vedere quale annata il mio amico Beppe, che ho appena informato di questa simpatica iniziativa e delle simpatiche modalità con le quali è stata comunicata alla plebe, vorrà vendergli per parlare dall’alto del suo trono di modifiche del disciplinare e dinamiche di mercato.

    Vedremo poi anche se Angelo Gaja di degnerà di accettare un confronto costruttivo, pubblico e democratico con quella parte del mondo del vino italiano che non la pensa assolutamente come lui, che ama e ritiene necessario discutere e confrontarsi e che non gradisce le feste a invito perché ritiene che tutti debbano avere voce in capitolo.

  5. Sarò presente, senza se e senza ma !!!!!!!
    Quando il Giove Tonante dell’Enologia Italiana chiama, Vignadelmar risponde !!!!!

    Ciao

  6. Non c’è che dire, l’uomo è abile: sia dialetticamente che soprattutto nel far parlare di sè. La sua mi pare infatti – soprattutto – un’elegante, arguta, ben congegnata, fenomenale trovata pubblicitaria. Uno spot ideato in modo tale che tutti ne parlino prima ma non possano, per ovvie ragioni (mancanza di testimoni e consegna del silenzio), parlarne dopo. Tanto di cappello.
    Trattandosi di un evento a tutti gli effetti e deliberatamente “privato”, è questa quindi la prima e l’ultima volta che me ne occupo.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  7. Pingback: Proposta di Angelo Gaja « Divino Scrivere

  8. Per risposta propongo di invitare a turno Angelo Gaja nelle case dei bloggers e forumisti, così sarà occupato per 365 giorni all’anno a conoscere i più “arrabbiati”. Comunque questi giovani arrabbiati fanno tanto “Young Angry Men”. Chissà cosa n’avrebbe pensato John Osborne 🙂

  9. Sono arrabbiata ma forse non abbastanza. Meno male che anni fa ho trovato la tessera da giornalista nelle patatine e… opps… non posso proprio andarci… non saprei cosa mettermi!!
    Come dice Jessica Rabbit (grande filosofa del 900) “Non sono stronza… mi disegnano così…”.

  10. Lui è sempre stato un passo avanti. Capisce bene il gioco e, quando può, cioè tutte le volte, trova un modo intelligente per parteciparvi, possibilmente lasciando intatta -se non arricchita – la sua geniale libertà. E’ “più” che primus inter pares.
    A viso aperto e con la mente ben preparata, come si può non desiderare di dialogare con tale magistrale interprete della creazione del vino e del suo mito? In fondo, Angelo Gaja ha semplicemente insegnato a tutti come fare “Darmagi” non sia peccato, quindi trovo più che mai stimolante parlare di Brunello al Merlot in casa di chi ha portato il Cabernet in Piemonte.
    Posso prenotarmi?

  11. Gran furbacchione il sig. Angelo Gaja, e perchè non divulgare i temi e quanto scaturito dall’incontro ? Paura forse di essere messo alle corde da qualche forumista ” arrabbiato “! ?
    E perchè non offre ai convenuti i suoi vini ?
    E perchè non i giornalisti ?
    E perchè non i giornalai ?
    E perchè ???
    Mi sembra proprio che l’uomo sia un gran furbacchione, per non dirla in un modo piu’ brusco.
    Nicola G.

  12. prendono sempre più piede i sostenitori dell’illegalità legalizzata, coloro che dicono che poiché in commercio ormai ci sono parecchi “Brunello” creativi, che interpretano liberamente il disciplinare, allora occorre cambiarlo e ufficializzare una politica, assurda, di doppio registro”. L’ultimo esempio di questa mentalità che oggettivamente sostiene l’opera di furbetti e disonesti, é di un wine blogger italiano, che nel suo post sul pronunciamento di Gaja scrive tra l’altro: “Occorrerà prendere atto della realtà, ovvero che esistono due tipologie di Brunello di Montalcino vendute sotto la stessa etichetta. Quello “tradizionale”, coerente con il disciplinare, prodotto da poche aziende. Quello “moderno” (o come vi pare chiamarlo), prodotto ovunque e comunque grazie al supporto di altri vitigni”. Certo, poi scrive anche che “Questo non é Brunello di Montalcino, è una truffa commerciale ai danni dei consumatori, ma il successo economico al quale ha contribuito sotto gli occhi di tutti gli operatori è un dato di fatto, che ha avvantaggiato tutti e imbarazzato ben poche anime belle”, ma non spende una sola parola per dire che il trinomio Sangiovese – Brunello – Montalcino non si tocca, che non c’é motivo di creare Brunello di Montalcino, o semplicemente Brunello da un lato e Montalcino dall’altro come qualcuno propone, a doppia identità. Lo faccio invece io da mesi, beccandomi, ma la cosa, tanto più arrivando da lui non mi fa un baffo, dell'”anima bella”….

  13. Comunque la gran trovata di Gaja, da vero mattatore, è quella di voler offrire vini della Cantina Produttori Barbaresco o un barolo di Rinaldi, ammesso che Beppe glie lo “vende”. C’è una abilità nel comprendere e impaniare le coscienze che non ha pari. Un sarcasmo in quella frase “dell’annata che lui mi vorrà vendere” che uno psicolinguista, diciamo anche uno à la Lacan, ci troverebbe un bel po’ di fonti di discussione.
    Comunque il mega super direttore galattico fantozziano tirato in ballo da Arcuri è quanto mai azzeccato.

    In tutto questo lui è il Prospero della situazione, in una gran tempesta shakespeariana provocata da lui e da lui sedata.
    Complimenti allo spirito politico-imprenditoriale (e manipolatore, scusatemi, ma quanno ce vo ce vo).

  14. Non c’è dubbio che il fatto che il nostro mattatore decida il luogo, le regole e anche l’”abbeveraggio” dell’iniziativa contiene un germe di autoritarismo e l’immagine del Fantozziano Megadirettoregenerale puo’ apparire ad alcuni.

    Comunque come molti hanno detto non si tira indietro, e pare pronto a giocare la sua battaglia, quindi vuol anche dire che bisognerà prepararsi bene per questa disputa sul disciplinare che salirà certamente di tono nei prossimi mesi.

    Non bisogna neanche dimenticare che non poi molto lontano da Montalcino il nostro attuale Megadirettoregenerale cavaliere dei media sta o ha già comprato una grande tenuta vitivinicola.

    E’ sbagliato far cadere comunque una bella occasione di confronto aperto con Angelo Gaja. E’ una persona che vuole giocare (anche) a carte scoperte: allora si giochi!

  15. Manipolatore è una parola grossa, forte ed esagerata.
    Ha proposto un tema di discussione facendo un’ entrata delle sue, a piedi pari direttamente sulle caviglie dell’avversario (ce lo avesse l’Inter un giocatore come Lui !!!), senza poi cercare scuse tipo “non volevo fargli male!”.
    Tutto l’eno mondo italiano e forse non solo italiano ha parlato di lui. Figlio di questa discussione è un incontro con venti appassionati da lui, in cantina…..a manipolare e farsi manipolare??
    Ma dai, non scherziamo.
    Il Giove Tonante dell’Enologia Italiana ha dimostrato ancora una volta che l’agenda della discussione se vuole è in grado di dettarla lui, senza remore, senza paraventi, senza scudi. E’ il più grande di tutti, lo ha dimostrato ancora una volta.

    Ciao

  16. sottoscrivo quasi tutto quello che scrive vignadelmar, soprattutto “Il Giove Tonante dell’Enologia Italiana ha dimostrato ancora una volta che l’agenda della discussione se vuole è in grado di dettarla lui, senza remore, senza paraventi, senza scudi”. Non sono invece d’accordo sul finale, quando Luciano annota “E’ il più grande di tutti, lo ha dimostrato ancora una volta”. E’ geniale Angelo, unico, inimitabile, ma questo invitare i lettori dei wine blog vincolandoli al silenzio su quanto verrà detto nel corso dell’incontro non mi piace assolutamente. Proponendo questa soluzione Angelo dimostra di non aver capito lo spirito dei blog, dei wine blog, che é condivisione di notizie, dialogo, intreccio di ruoli tra chi scrive e chi commenta. Se si partecipa all’incontro con lui e poi non si può raccontarlo, allora viene a mancare un termine fondamentale del discorso e si torna ad una conversazione a senso unico, Gaja parla e gli altri ascoltano, magari limitandosi a fare qualche domanda, e non allo scambio di idee e al dialogo che é essenza del blog

  17. Che dire?
    Da una parte una grande apertura di un grande personaggio del vino italiano ad un gruppo di appassionati per parlare e discutere di un tema molto attuale.
    Dall’altra una modalità inusuale, soprattutto perchè si rivolge a persone che hanno fatto della condivisione delle informazioni proprio una loro caratteristica.

    L’invito però parla di “sarò grato a tutti coloro che vorranno tenere l’esperienza per sé senza volerla girare sui blog”.
    Il “vorranno” non è un “dovranno”… :-))

    Comunque come esperienza personale mi farebbe piacere esserci.
    Gioca in casa, ma come si suol dire, giocare fuori-casa può essere esaltante.

  18. Posso fornire una chiave d’interpretazione non autentica su questa richiesta di “silenzio”??
    Secondo me è stata scritta per non farsi accusare di aver organizzato tutto per farsi pubblicità, perchè poi se ne parli…… invece ha ottenuto di essere attaccato proprio per aver richiesto il silenzio.
    Credo invece che dall’incontro potrà scaturire una bella discussione della quale ci sarà sicuramente ampia eco nell’eno mondo.

    Ciao

  19. Credo che per incontrare tutti i “bloggisti” in@@@@@ti ci vorrebbe una piazza bella grossa. E quante bottiglie !!!
    Quella dell’ illegalità legalizzata è veramente splendida!

  20. Anzichè andare a casa di Gaja perchè i blogger incazzati non fanno un banchetto e vanno a Montalcino, in una bella piazza grande e magarì lì stappano i “brunelli veri” da fare assaggiare alla gente, in una bella comparativa con altri “brunelli”, quelli dei territori poco vocati e che adesso meritano non solo di continuare a chiamarsi “brunello” ma anche di “dettare le regole del disciplinare”?

    A casa di Gaja a far che? Per spostare l’attenzione su qualcuno che dice che compiere il reato di frode non va bene, sì, ma solo perchè prima si doveva cambiare la legge?

    Simpaticone.

  21. Bellissima proposta Danilo, come ho scritto anch’io in risposta all’altro post di Franco, è giusto che i consumatori capiscano la differenza! Se dovesse andare in porto contate pure sulla mia partecipazione! :o)

    Barbara.

  22. Larga parte dei produttori di Montalcino non gradirebbe???? Ecco perchè la battaglia infuria sui blog invece che nelle piazze!! Il fatto è che oggi a chi produce Brunello puro e vero fa paura dirlo e ancor più difenderlo. C’è da chiedersi in nome di chi ci stiamo agitando. E’ davvero grottesco!
    Ma andiamo: come si fa a considerare inevitabile il pateracchio di 2 Brunelli, uno moderno e uno “TRADIZIONALE???? Possibile che solo il compromesso sia la via di uscita?

  23. Angelo Gaja, Sua Santita’ del vino italiano, lo dico con il massimo rispetto della persona, che ha fatto tanto non solo per se stesso ma per il vino italiano e per il Piemonte (non solo con il vino ma anche con la letteratura – Le Vigne di San Lorenzo hanno aperto gli occhi al mondo sul bellezza del Nebbiolo.) e’ un grande uomo di marketing oltre che produttore. Lo dimostra anche adesso. Ma qui Sua Santita’ del vino italiano fa una proposta indecente. La comunicazione ristretta e riservata, é un conclave in cui la decisione é unipersonale (e tutti gli altri, soprattutto i giornalisti, stanno fuori a vedere se il fumo dal comignolo del caminetto a Barbaresco diventa bianco o nero). Dalla stessa proverra’ un’enciclica, ogni scritto di Gaja data la statura della persona lo é, probabilmente intitolato “De Montalcini Turpitudine atque Redentione”, che é incontestabile nei contenuti dai partecipanti, votati al silenzio catecumenico ed al voto monastico pena condanna al girone degli inferi di Pian dell’Asso (dove produttori “modernisiti” costringeranno con imbuti a far bere brunelli similsangiovesi” urlando aipoveri tapini ANCHE QUESTO L’E’ BRUNELLO). Questa e’ informazione (comunicazione ad una via) travestita da comunicazione (che presuppone un dialogo). Che senso ha? L’unico che ne avra’ un vantaggio e’ il signor Gaja che raccogliera’ maggiori informazioni sulla percezione di questi 20 “ribelli”, ma potenzialmente convertibili, che o saranno redenti o saranno inquisti et dannati. Sono con Danilo (pero’ ci serve elmetto e giubbotto antiproiettile).

  24. Se posso dire la mia…
    Ho letto lo scritto di Gaja che in questi giorni dilaga su tutti i blog, invito compreso.
    Non trovo negativa l’esclusione dall’incontro dei giornalisti e il voler tenere riservato il contenuto del ‘meeting’. Se facesse il contrario allora quella sarebbe pubblicita’; se proponesse i suoi vini sarebbe fuoriluogo e la visita della cantina fuorviante in base al motivo dell’incontro.
    Manipolatere e’ eccessivo. Sicuramente provocatore, ma lascia pur sempre il libero arbitrio.

    Paolo Boffilo

  25. Signor Ziliani, concordo anch’io con le perplessità sul grado personale di arrabbiatura.
    Su che cosa si baserebbe?
    Io sono arrabbiato, ho anche una tessera stampa ed opero , con grande difficoltà, come comunicatore… è chiaro che se si accetta la consegna del silenzio poi bisogna rispettarla. Ma quindi, dove sarebbe la circolarità e condivisione delle notizie?
    Mi ricorda molto quel film di Kluge: ” Artisti sotto la tenda circo: perplessi”…

    Gianni “Morgan” Usai

  26. @Barbara

    Ottimo !! Io e te abbiamo già raggiunto il risultato numerico di partecipazione pari al 10% di quello di Gaja, non male

  27. Attenzione, ecco una comunicazione che mi é stata trasmessa dall’azienda Gaja relativa all’incontro di “le roi” con i lettori di wine blog e frequentatori di forum vinosi. Prenderne debitamente nota!
    f.z.

    Gentile signor Franco, la prego di pubblicare sul suo blog questo messaggio. Nel ringraziarla per la sua cortesia, le invio cordiali saluti. Sonia Franco Abuso ancora dello spazio e della disponibilità del signor Ziliani, per informare i forumisti e lettori di wine blog che dei 20 posti a disposizione per l’incontro con il signor Angelo Gaja in data domenica 18 gennaio 2009 p.v. ne sono già stati prenotati 11. Di seguito troverete i nominativi di coloro che hanno fatto richiesta – citati non in ordine alfabetico, ma in ordine d’arrivo:
    1. GA
    2. Vignadelmar
    3. Coombe
    4. Mamo
    5. Bonfio Francesco
    6. Tombolini Antonio
    7. Arcari Giovanni
    8. Alboreo Aceti Aldo
    9. Cochetti Massimiliano
    10. Patrizia – Enoteca Cremona
    11. Ketto
    Cordialmente
    Sonia Franco
    sonia.franco@gajawines.com

  28. domanda sommessa: ma alcuni di questi personaggi compresi nell’elenco non sono in qualche modo degli “addetti ai lavori” anche se non giornalisti? Non doveva essere un incontro rivolto ai semplici appassionati? In questo elenco vedo due enotecari, un blogger editore di blog, un wine blogger e un oste…

  29. Aggiungo io: quanti “nemici” di gaja ci sono in questa lista?
    N.B. sottoscrivo e aggiungo: troppo rassicurante questa selezione Angelo! Il confronto sarà molto più stimolante se almeno la metà dei partecipanti non saranno dei Gaja fan…
    f.z.

  30. Susate ma il Sig.Gaja, grandissimo personaggio e persona molto intelligente per le Langhe e in particolar modo per Barbaresco non ha fatto molto.
    Lui ha sempre lavorato per se stesso, i suoi vini potrebbero essere di qualunque altro posto del mondo e sarebbero sempre e solo i vini di Gaja.
    L’ uscita dalla DOCG qualcosa vorrà significare…Tanto di cappello ma , per favore, smettiamola di dire che la Langa (Barbaresco?) ha successo per quanto ha fatto .
    La Langa da Barolo è grande “anche” per il motivo che molti personaggi hanno lavorato per il “Barolo” e non solo per sè stessi…vedi i vari Conterno, Mascerello ecc.ecc.
    “Forse” l’ inferiorità del Barbaresco, piccola o grande, è dovuta anche a questo…

  31. L’esimio dott. Gaja non voleva 20 tra i più arrabiati? Che ci fa il simpaticissimo Vignadelmar, che saluto affettuosamente, in quella lista?

  32. Le conventio ad excludendum.

    Il “mattatore” forse un po’ troppo scaltro ma, forse proprio per questo, simpatico.

    La capacità di far parlare di sè e le formidabili trovate pubblicitarie.

    Un certo non intervenire mai essendo però in realtà sempre presente (Michele il cuoco che stava guardando Santoro non vi dice niente?)

    L’imprenditore che “ha fatto così bene per la sua azienda, vuoi che non sappia fare lo stesso con tutto il resto del vino italiano?”

    La bontà d’animo verso i “nemici” e gli “arrabbiati”, sempre però che siano inoffensivi.

    L’uomo che ti pare di conoscerlo da sempre, anche se non lo hai incontrato di persona.

    I giornalisti che è meglio tenerli fuori, a meno che non vengano a trovarci per raccontare quanto siamo bravi e che grande vino facciamo.

    La cultura della sanatoria, del condono, dell’illegalità legalizzata (sempre e solo a favore dei più potenti, però).

    “Il mercato chiede, il mercato va assecondato” ma poi della concorrenza ne facciamo un concetto molto relativo.

    Vini frutto di sangiovese incrociato con merlot, cabernet, eccetera che possano chiamarsi Brunello di Montalcino, proprio come le utilitarie della Fiat con il marchio del cavallino rampante.

    I “comunisti confusi” che ti ammirano.

    Il culto della personalità.

    L’apologia dell’uomo forte e magnanimo che avrà piacere di offrire ai partecipanti “un bicchiere di buon vino e, per chi lo desidera, anche un pranzo”…

    Signor Gaja, lei non ce l’ha mica con i giudici, vero?

  33. Brava Patrizia, non ho visto spesso il sito di un’enoteca prenderà cosi’ esplicitamente posizione come hai fatto tu sul tuo sito sul brunello.

    Non credo che Angelo Gaja debba organizzare (e voglia) un consesso di umili servitori che si comprano pacchi di futures di Sori’ San Lorenzo (chapeau a chi se lo puo’ permettere…).

    Gli wine blogger e anche gli enotecari arrabbiati devono essere i benvenuti ovviamente, anche perchè non ci sarebbe nemmeno gusto ad ubriacare di vino e parole solo coloro che occasionalmente si dilettano di pratiche enologiche, denominazioni e organizzazione del mercato del vino.

  34. Meno male che Al Capone non produce grandi vini in Piemonte perchè in quel caso vignadelmar avrebbe detto che è il più grande di tutti…….;-))

  35. @Danilo: la tua è un’idea splendida ma credo poco attuabile perchè per
    organizzare un meeting servono soldi e per gli spostamenti di regione in
    regione anche…Mi chiedo in quanti giornalisti, operatori del settore,
    enotecari e ristoratori sarebbero disposti a spendere tempo e soldi per la
    “causa Brunello”? La tua idea è davvero interessante ma, temo che muoversi
    per l’onestà intelettuale, lottare per le proprie idee sia di gran lunga
    meno attraente che andare in pellegrinaggio da Gaja. Lì è trendy, entrare
    nella rosa dei 20 prescelti fa figo e torni a casa con qualcosa da
    raccontare, quel “io c’ero” che ti fa sentire VIP per un attimo nella
    vita… Dire che eri in piazza a manifestare contro il cambio del
    disciplinare del Brunello, che ti sei autofinanziato e magari hai
    rinunciato ad un weekend con la morosa fa tanto centro sociale e ti
    esclude da quel gruppetto di yesman che piace tanto ai produttori che
    contano! Oltre a ciò s’aggiunge che mi tocca leggere (in un commento qui)
    che un sommelier divide i Brunello sulla carta dei vini…Cosa ti devo
    dire? E’ una gran tristezza!

  36. La consegna del silenzio è tipica degli incontri Trilateral, Bilderberg group e Council of Foreign Relations…

    Neanche il ministro Tremonti frequenta piu’ tali occasioni…

    Buona bevuta e buon pranzo ( optional ) a chi andrà…

    Gianni “Morgan” Usai

  37. Caro Arturi, scusa ma questa tua ultima non ce la faccio a farla passare sotto silenzio. Quel “comunista confuso” che penso sia rivolto a me non mi va proprio giù.
    Faccio attività politica nell’estrema sinistra da 21 anni, ho fatto attività sindacale nella Fiom/CGIL per molti anni. Ho subito per questo le angherie di Padroni e Potenti in molti modi e sotto varie forme. Nella mia zona sono famoso come Oste Rosso e nella mia Osteria ho fatto campagna elettorale per Nichi Vendola alienandomi le simpatie di parte della mia clientela…..potrei continuare a lungo…. tutto questo per farmi dare del “Comunista confuso” da te ??? Ma fammi il piacere, va !!!
    Bevo i vini di Gaja da 20 anni, mi piacciono molto, anzi moltissimo, sono fuori linea ? Devo abiurare? Fare autocritica?
    Sono stato da Gaja già una volta in seguito ad una discussione accesa ma vera sul forum del Gambero Rosso. Gaja ci ha guidati in una degustazione dei suoi vini. Con lui ci siamo intrattenuti per molte ore parlando sul serio di vini e Langa. Enologicamente parlando è stata la più bella giornata della mia vita, una master class unica, con un personaggio unico nel panorama enologico nazionale ed internazionale. Non sarei dovuto andare? Avrei dovuto chiederti il permesso?
    Ora è possibile riparlare con quest’uomo di vino e disciplinari, dovrei rinunciarvi? Perchè dovrei privarmi di questa possibilità?
    Sii certo di una cosa, se dovesse palesare idee diverse dalle mie non mancherò di porgli domande o di interloquire.
    Una sudditanza vera forse la dimostrate più voi che lo attaccate quasi aprioristicamente, perchè è lui con le sue radicate idee, perchè politicamente è schierato diversamente da voi anche se si parla di vino.
    Io andrò e sono sicuro trascorrerò un’interessantissima giornata.
    Bada bene, per andare terrò chiusa un giorno la mia Osteria e mi accollerò le spese della trasferta. Si, lo so, sono soldi spesi male, tu li spenderesti meglio. Ma che ci vuoi fare noi Comunisti confusi siamo anche coglioni.

    Ciao

  38. cara Barbara fate qualcosa voi che avete dei ruoli ufficiali nell’A.I.S. per quel giovane e confuso sommelier che confessa, senza arrossire, che “Io intanto nella mia carta dei vini i Brunelli li ho già separati…”! La sua confusione é tale che lo stiamo letteralmente perdendo…

  39. Non giudico l’iniziativa di Angelo Gaia, e lungi da me il voler pontificarci sopra.
    Il fatto è che fà parte di quella categoria che nel mio gergo musicale chiamo “Olimpici”: ovvero gente che dopo lunga e dura gavetta è arrivata all’Olimpo del proprio settore: e una volta arrivati in vetta possono permettersi di fare ciò che vogliono, che sicuramente una vasta platea di pubblico di appassionati li seguirà sempre.
    Sia chiaro che non intendo con ciò alludere al dormire sugli allori, ma solo il “Fare cio che si Vuole”: siano esse cose serie, e nel caso di A.G. i suoi vini parlano da soli, sia farsi travolgere da improvvise passioni, come il mettersi in gioco presso il popolo dei blogger.
    Sarei tentato a partecipare anch’io all’incontro, ma credo che ormai la lista sia esaurita.
    Max Pigiamino Perbellini

  40. Vignadelmar, invece di tentare di dare il via alla solita noiosa e inutile gara a chi sta più a sinistra e ce l’ha più lungo – gara che se tu non l’avessi ancora capito ci è costata carissima – prova a comprendere l’ironia altrui. “Comunisti confusi” l’ho scritto tra virgolette non a caso, era anche un modo per sdrammatizzare. Sei permaloso? Buono a sapersi, d’ora in avanti mi regolerò di conseguenza: perché, te lo dico sinceramente, non era assolutamente nelle mie intenzioni farti arrabbiare od offenderti e mi spiace che sia successo.

    Però cerca anche di capire che se ostenti la bandiera rossa e il busto di Vladimir Ilic e poi vai in contraddizione elogiando le gesta di un imprenditore che promuove azioni di chiaro stampo neoliberista e populista, tanto da portare le persone (non io, caro Vignadelmar, altri) a fare del sarcasmo sulle tue idee, qualche frecciatina magari devi pure essere disposto a sopportarla. Perché ciò che Gaja sta facendo non è un giochetto congengnato per la gioia di coloro che interagiscono sui blog e sui forum. E tu questo dovresti capirlo benissimo. Se non ti costa troppo, alla prossima occasione la Fiom lasciala da parte, che qui non c’entra nulla.

    Riguardo infine al fatto che io attaccherei Gaja aprioristicamente, ti invito ad andarti a rileggere ciò che ha scritto (lui, mica io). Sempre che un briciolo di senso critico ti rimanga, quando si parla di questo imprenditore che ha fatto molto per sé stesso ma non mi risulta che abbia fatto altrettanto per il territorio al quale deve molto.

  41. Va bene, allora è inutile continuare a discutere, preferisco smettere.
    Prima dici che ti dispiace, poi alla fine ri-attacchi.

    Ciao

  42. @Barbara

    “La tua è un’idea splendida ma credo poco attuabile perchè per
    organizzare un meeting servono soldi e per gli spostamenti di regione in
    regione anche…”

    Tutto qui? Le idee splendide (grazie) si arenano di fronte al vil denaro? I 20 blogger arrabbiati sono forse pagati da Gaja per la trasferta? Questa è la difficoltà? Suvvia…

    “Mi chiedo in quanti giornalisti, operatori del settore,
    enotecari e ristoratori sarebbero disposti a spendere tempo e soldi per la
    “causa Brunello”?”

    Una causa che moltissimi a parole difendono a spada tratta e che rischia di finire alla berlusconiana, simbolo di come non “fatta la legge trovato l’inganno” ma “fatto l’inganno, rifatta la legge” credi davvero interessi pochi? Credi davvero che se lo fanno, ora, a Montalcino non lo possono fare, domani, in Langa? In Campania?
    E poi, dove lo metti il consumatore? C’è solo l’elite sull’argomento? Quella lasciamola andare a far salotto da Gaja o, al più, a rifare di corsa la carta dei vini (sciapò per il tempismo !)

    ” La tua idea è davvero interessante ma, temo che muoversi
    per l’onestà intelettuale, lottare per le proprie idee sia di gran lunga
    meno attraente che andare in pellegrinaggio da Gaja. Lì è trendy, entrare
    nella rosa dei 20 prescelti fa figo e torni a casa con qualcosa da
    raccontare, quel “io c’ero” che ti fa sentire VIP per un attimo nella
    vita… Dire che eri in piazza a manifestare contro il cambio del
    disciplinare del Brunello, che ti sei autofinanziato e magari hai
    rinunciato ad un weekend con la morosa fa tanto centro sociale e ti
    esclude da quel gruppetto di yesman che piace tanto ai produttori che
    contano!”

    Mah sulla faccenda di quello che è trendy & c. ci metto un bel chissenefrega sonoro. Non aspiro a nessun evento da mettere in bacheca ma solo, e appunto, condividere un problema con una logica inversamente proporzionale a quella di Gaja (pochi e votati al silenzio)

    ” Oltre a ciò s’aggiunge che mi tocca leggere (in un commento qui)
    che un sommelier divide i Brunello sulla carta dei vini…Cosa ti devo
    dire? E’ una gran tristezza!”

    Il mio suggerimento è, appunto , di smetterla di leggere qui ed organizzarsi per uscire allo scoperto, a rischio certo di andare “contro”, ma pianificando tutto per bene.

    Non ci vogliono molti soldi ma tempo e voglia.

  43. da semplice consumatore:
    – non ho mai avuto l’onore e l’onere (visto i costi) di bere i vini più prestigiosi del Sig. Gaja, ho bevuto solo una volta un Cà Marcanda, presto dimenticato.
    – non conoscendolo l’impressione è che sia molto bravo a fare gli interessi del suo portafoglio (e non lo biasimo certo per questo) più che quelli dell’enologia italiana
    – visitando Case Basse ho visto che a fianco c’è l’azienda ilcinese del Sig. Gaja, istintivamente ero ben felice di star visitando Case Basse
    – in generale credo si dia troppo importanza al Sig. Gaja e si trascurino realtà che meriterebbero ben altra attenzione
    – i suoi vini li lascio volentieri ai miliardari americani e russi, sono convitto di poter placare la mia ‘sete’ in maniera altrettanto soddisfacente e spendendo molto meno
    – apprezzo molto, oltre a quelle di Franco, le parole del Sig. Arturi
    – se ho la fortuna di poter spendere una giornata in Langa andrei a trovare qualche bel viticoltore, vero, pulito, duro e puro piuttosto che andare dal Sig. Gaja.
    un saluto ed un grazie a tutti coloro che intervengo su vino al vino e che leggo sempre con piacere
    alessandro

  44. @Danilo: “Mi chiedo in quanti giornalisti, operatori del settore,
    enotecari e ristoratori sarebbero disposti a spendere tempo e soldi per la
    “causa Brunello”?”
    Le assicuro che ci sono tanti enotecari che ci stanno spendendo tantissimo in ogni senso: oltre che imprenditori,sappia che siamo persone che tengono alla propria libertà e per questo l’Affare Brunello è da noi ritenuto di VITALE importanza.
    Ma piuttosto: dove sono i vari commissari della varie commissioni, insomma, i vari presidenti di, vice di, ispettore di… Nessun funzionario istituzionale si espone per parlare dell’identità di un vanto nazionale? Non è “conveniente”? Siamo tutti già rinchiusi in una riserva indiana e gli altri, i nuovi, tutti fuori? Non è che non abbiamo capito niente??????

  45. Pregherei,con rispetto, il sig. ciciuxs di non dire bischerate. Non commento il merito delle sue libere affermazioni che per altro non condivido. Mi limito a sottilineare che forse il paragone con Case Basse non è azzeccato dato che, visto il prezzo, è dedicato moltissimo anch’esso ai disprezzati miliardari americani e russi. Le ricordo inoltre che anche il suo caro bel viticoltore, vero, pulito, duro di langa probabilmente senza l'”egocentrico” Angelo Gaja oggi non esisterebbe…..Ma non credo di sia il caso di spiegarle questo concetto; la lascio alle sue frasi fatte e alle sue banali considerazioni.
    Non me ne vogliano il signor Soldera (unico!) e tutti quei produttori langhigiani che adoro.

  46. mi sa che l’A.I.S. deve pensare a corsi di aggiornamento per i propri associati,
    perchè dopo aver letto certi commenti,penso proprio a corsi di ripasso,altimenti
    l’alternativa, potrà sembrare drastica ma è la radiazione.

  47. @ Vocativo

    Caro Vocativo, sui poteri forti ( tremendo ossimoro, perchè se i poteri sono forti non c’è bisogno di dirlo…uso il termine, giusto per convenzione…)non volevo assolutamente essere snob.
    Sono stato prima delle ferie a Montalcino e non si sentiva parlare che di tycoon americani, russi, cinesi ed altro…

    Anche nei bar del piccolo centro oramai molti citano il 24ore senza capirci granchè…

    E’ per questo che non riesco a mandare giu’ il fatto che non si possa fare il punto, serenamente, su una certa situazione, senza un minimo di dialettica, Soprattutto pubblica e condivisa.

    In ogni caso il vino in mano a chi ha come motto “Ubique” od anche a chi si comporta come quelli di “Ubique” mi fa paura…

    Diffido sempre della gente senza radici e senza bandiera…

    Signor Ziliani, rubiamogli il palcoscenico!
    Organizziamo un contro-Festival per quella data…!

    Gianni “Morgan” Usai

  48. @ Sig Geretto,
    ci sta che da appassionato e non profondo conoscitore dell’enologia per qualcuno sicuramento più esperto di me io dica bischerate. Ringrazio Franco che me le lascia dire, cosa che forse con lei non potrei.Mi permetto solo di aggiungere, non vorrei scrivere altre bischerate, che riguardo al Sig. Soldera condivido al 100% quanto detto tempo fa da Franco, i suoi sono i vini con il miglior rapporto qualità-prezzo.
    alessandro

  49. Premetto che nella querelle “Brunello” sono sempre stato dalla parte di chi non vuole cambiare il disciplinare (e l’idea di Danilo mi sembra ottima) e non sono certo un sostenitore di Gaja (basta vedere i post dedicati alla sua “grande” capacità di comunicare su internet, con un sito web che è il più triste dei produttori italiani).

    Ma l’opportunità di confrontarsi su un tema a cui tengo, mi sembra un’opportunità da non perdere, non è infatti solo un produttore di Langa, ma anche di Montalcino.

    Non si potrà comunicare all’esterno i risultati del confronto?Peccato, soprattutto per Gaja, che dal punto di vista del “comunicatore” perderà dei punti, non certo ne guadagnerà.
    Le sue idee sono chiare, rendere pubblico il confronto non cambierebbe molto.
    Escludere i giornalisti, mi sembra una caxx.., forse paura dei “professionisti”? Sarà una delle domande a cui chiederò di rispondere.

    Gaja chiede un confronto? Bene.
    Solo alle sue condizioni? Male.
    Ma questo non esclude che i partecipanti si faranno delle opinioni. Non potranno pubblicare il resoconto, ma le opinioni positive e negative resteranno ed influenzeranno gli interventi di queste persone sull’argomento in questione.

  50. @Patrizia
    Mi sa che ha letto male o forse voleva dire @barbara!

    @Morgan
    Condivido l’anelito ma direi che si debba fare attenzione: lasciamo i palcoscenici e le rivalità, in termini di primodonnismo, agli altri.
    Il problema è serio, soprattutto perchè rischia di essere il viatico, devastante, alla logica brutale dello smantellamento di quel po’ di regole che ancora tutela il consumatore.
    Si vede che qualcuno ha fatto scuola, lassù, ma se si deve andare contro credo sia opportuno cominciare da … laggiù.
    Va pianificato e organizzato tutto, certo, ma a non porsi sull’ennesimo piedistallo o sala conferenze. Chissà, forse diciamo la stessa cosa…

  51. Rileggendo i tanti post di questo argomento viene fuori che a voler andar da Gaja a parlar di vino e disciplinari sia quasi un delitto, punibile per il reato di concorso esterno ad associazione criminale vitivinicola.
    Neanche andassimo da Totò Riina. Boh, sono veramente allibito.
    Poi viene fuori anche che i partecipanti vanno per scroccare un po’ di vino e godere di un pasto caldo. Riconoscenti di esser stati lautamente abbeverati e rimpinzati saremo ben contenti di ripagare Gaja con una nostra totale ed incondizionata genuflessione enoica, pronti all’applauso come un sol uomo ad ogni acuto che lui ad intervalli regolari, da vero esperto, emetterà…….il culto della personalità ha i suoi riti ben collaudati.
    Certo il tutto detto con ironia e tante virgolette.
    Evito qualsiasi commento sul ben argomentato ed impressionista post di ciciuxs

    Ciao

  52. @ Alessandro,
    non so su cosa basi la sua asserzione del fatto che che ” conn me non potrebbe” dire ciò che vuole. Ha letto bene il mio post?
    Un conto però è un opinione personale, che ci sta assolutamente, un conto è l’oggettività di un concetto e l’onestà intellettuale. Mi consenta di dire che per assurdo potrei affermare che per me il miglior rapporto qualità-prezzo ce l’ha Gaja; nella sostanza del nostro discorso non cambierebbe nulla.
    Forse bisognerebbe chiarire che l’essenza della libertà è certamente poter esprimere liberamente le proprie opinioni, ma anche la libertà di criticare con argomenti.

  53. Chiedi scusa Sig.Geretto ma non capisco in che modo l’ operato del Sig.Angelo Gaja abbia aiutato all’ affermazione di altri produttori di Langa. E’ un ‘ affermazione forte e molto ma molto dubbia; e glielo dice uno che in Piemonte ci vive e che bazzica in Langa ogni settimana dall’ ’88 e che ha vissuto un’ innamoramentyo folle dei vini di Gaja fini al ’90.
    Se vuole le cito un mucchio di episodi della disaffezione del “nostro”, tipo il dare un nome di fantasia a cru di Barbaresco già esistenti… Al Sig.Gaja della tradizione e del territorio non è mai interessato un granchè.
    Ha ragione il Sig.Arturi la Langa a Gaja deve pochissimo e lui non è mai stato riconosciente alla terra in cui vive.
    Replay quelli che hanno fatto l’ interesse di Langa sono i Conterno, i Mascarello, I Borgogno ecc.ecc.
    Poi la pregherei di confrontare i Cerequio fatti fino al ’90 da Marengo Marenda e quelli di Gromis, i Brunello di Pieve fatti prima e quelli dopo. Forse così le sarà più chiaro quanto LeRoj ha dato alla Langa (e a Montalcino)…

  54. @ Danilo.

    Grazie per l’anelito condiviso ma la mia era una pura provocazione. Lungi da me organizzare contro-rassegne.
    Ho terminato il Classico nel ’76 e lascio volentieri le quinte ad altri…

    E’ comunque una desolazione constatare che le aziende serie devono sempre contare sulle proprie forze.

    Quando hai casini non c’è destra o sinistra che tenga perchè i tuoi problemi te li devi smazzare da solo.

    Riguardo al sito della gajawines.com…

    Capisco la sindrome del ciabattino che fa scarpe per tutti ma non per lui… però il signor Gaja se proprio vuol farsi notare sul versante della comunicazione qualche euro a qualche oscuro, ma bravo, smanettone di provincia poteva pure allungarlo…!

    Concetto opposto ma in linea ideale con l’ingaggio del mega-pr del consorzio del Brunello…

    Gianni “Morgan” Usai

  55. @vignadelmar
    Perchè devi dar conto ad altri per andare da Gaja, se ti va di farlo? Dal mio canto, ironizzavo sul fatto che lui volesse i più incaz..ti. E tu non certo sei fra questi.
    Comunque mi farebbe piacere se poi mi raccontassi come è andata…
    A me, personalmente, non piace quello che il sig. Gaja ha scritto sul brunello, ma sapendo che egli è uno dei più grandi produttori in Italia, che sforna vini sempre eccellenti, io sarei davvero onorato di conoscerlo e di discuterci.
    Cordiali saluti,
    Paolo Bargelloni

  56. Chiedo scusa io Sig. Paolo ma non posso esimermi da alcune considerazioni su quanto mi scrive. Premetto che un argomento del genere è impossibile da esaurire con tutte le specificazioni e i distinguo necessari in poche righe ma un post non è tale se è troppo prolisso. Chi mi conosce sa che riconosco l’autenticità dei produttori che lei cita e altri. Io però li lascerei fuori da questa discussione anche perché, nelle discussioni enosofile rischiamo di restringersi ad una categoria dell’ovvio inflazionato(leggi tutti ormai si danno un tono dicendo di preferire la Borgogna a Bordeaux, i classici ai barolo Boys…..) . Non penso lo meritino!
    Come ho detto anche al Sig. Alessandro non è mia intenzione entrare nel merito delle Vostre considerazioni e, tanto meno, giudicare la competenza e l’abilità dei vostri palati o contare il numero di bottiglie effettivamente bevute e non lette o raccontate.
    Che al Sig. Gaja non la terra di Langa ma tutto il mondo italiano del vino debba molto è un fatto incontestabile per chi, ripeto, ha un po’ di oggettività e di onestà intellettuale. Quando due decenni fa il barolo e il barbaresco venivano regalato in omaggio a chi acquistava barbera e dolcetto i vini Gaja erano, come oggi del resto, in tutte le tavole più importanti del mondo facendo conoscere, volenti o nolenti, il territorio da cui proviene. Sulla loro scia (e su quella di pochi altri) è rinato il fenomeno Barolo-Barbaresco divenuto intercontinentale. Con i dovuti distinguo è stato quello che il Sassicaia è stato in Toscana. Questa è storia, non fanfole! Del resto la mancanza di memoria storica è sempre stata la pecca di noi italiani (e non solo nel vino!) sempre pronti come siamo a denigrare tutto ciò per altri sarebbe più che valorizzabile. Si ricorda il non giudicabile assegnato qualche anno fa da una guida a Gualtiero Marchesi?
    Solo riconoscendo i meriti a chi li ha si è liberi poi di formulare critiche; ma devono essere motivate e senza coda di paglia.

  57. 1) se vuole usare esterofilismi, se voleva definire gaja “il re” il sig. marco artury dovrebbe sapere come si scrive

    2) per un amateur-tipo come vignadelmar, il suggerimento pratico è che quando si pagano le bottiglie un certo prezzo, si dovrebbe perlomeno fare un giro dei vigneti di tali produttori, a loro insaputa, almeno una volta l’anno: si “bevono” dei terroir, non delle bottiglie, che si conoscono “par coeur”

    3) pur stimando franco ziliani, credo non sia difficile valutare quale possa essere il miglior rapporto qualità prezzo di un vino; per la ragione di cui sopra, come opinion-man, dovrebbe “ispezionare” tali vigneti almeno una volta l’anno, ma non in pre-vendemmia, bensì in epoca diserbo o fioritura. le bottiglie oltre i 100 euro richiedono tale impegno perché i comunicatori siano credibili. i giornalisti inglesi e i masters of wine lo fanno. senza dubbio, il produttore con il miglior rapporto qualità/verità/identità/prezzo è beppe rinaldi

    4) pur dando fondo ai miei risparmi, quella ventina di bottiglie l’anno di case casse, di sorì vari di gaja me le dedico. se soldera e/o biondi santi sono il brunello, tutti gli altri non sono brunello. se gaia non è (anche) il barbaresco – prendere visione dei suoi vigneti, in qualsiasi momento dell’anno -, che cosa sono tutti gli altri? un certo giorgio rivetti in primis. spendere per spendere, qualche bottiglia gaja ’78 si trova ancora, a prezzi avvicinabili; così pure le prime annate di chardonnay che i gonzi italioti non hanno BEVUTO e sono oggi eccezionali e a buon mercato

    5) non mi reputo un gajsta (non bevo gaja bolgheri), devo però ricordare che se non fosse stato per angelo gaja in persona, saremmo ancora all’età della pietra per quanto riguarda i calici di vino, indiscutibilmente merito di sole 3 persone al mondo: giorgio riedel, angelo gaja, robert mondavi

    7) stimo, ammiro e adoro case base, non mi sta bene che le sue bottiglie vengano bevute solo dai ricchi ricchi, però apprezzo che non le mandi ai giornalisti e ai guidaioli. se i suoi vini potesse concedersi, ogni tanto, anche la gente comune, avrei il cuore riscaldato (non sono comunista)

    fine: quando l’aria fritta è troppa è troppa. “nebolonum genetrix semper praegnans”

  58. Il Sig. Gaja stà al Piemonte come qualsiasi altra familias toscana ai Supertuscan.
    Fermatevi, riflettete. Il fatto che un wime-maker “moderno”, uno che voleva, vorrebbe, cambiare
    la disciplinare del Barolo, Barbaresco e compagnia cantante, prende le difese del progetto Brunello Di Montalcino DOCG (fino all’anno prossimo)
    a l’ancien o pret a porter non vi dice niente. Destra, sinistra. Pro crostacei rossi e contro. Pro riviste stelle strisce e non. Pro parchizzati e contro. Quante bischerate.
    Il Sig. Gaja, probabilmente dice la sua idea di come potrebbe diventare (ma non lo è già?) il Brunello (visto che CC e Nobile sono già “sistemati”).
    E come potete pensare che il creatore, nel senso di fare, dei vini piemontesi moderni dovesse difendere il disciplinare del Brunello ?.
    Oramai quello che conta è la cassa, non ve ne accorgete di quanti addetti al lavoro, quelli che servono il vino, che “lavorano” col vino, dicono la sua?
    Pochi, pochissimi. Non si sa mai… Tutti “tengono famiglia” anche il Sig. Gaja, o Gaja San, o мистер Gaja. E non me ne voglia il Sig. Gaja se leggerà questo post.
    Non lo critico. Lo apprezzo come produttore per le esperienze nuove che ci ha fatto conoscere, in alternativa a vini, che in quel momento stavano fermi. Cioè non al passo.
    No. Non sono incaxwz, pardon, arrabbiato, perciò non voglio essere invitato. Ma deluso si. I vini Gaja sono un investimento commerciale. Come lo sono tanti altri.
    E come lo saranno i Brunelli “modificati”, appena i consumatori anaoìnos se ne accorgeranno. E poi gente che passa ore davanti allo schermo a leggere, intervenire nei blogs di mezzo mondo,
    si devono per forza ritrovare “fisicamente” davanti al Sig. Gaja ??. Visto che lui ha scelto di lanciare nella blogsfera la sua proposta, questa a mio avviso sarebbe il terreno per
    confrontarsi. Creiamo uno spazio ad hoc, merita e facciamo perdere un pò di tempo prezioso al Sig. Gaja. A bloggare con tutti quelli che hanno qualcosa da dire, come voi, come noi.
    Non andare in processione sul colle, magari con il capello, pardon, il bicchiere in mano a farsi sentire.
    La prima volta che sono stato in Piemonte, tanti anni fà, per prima cosa sono andato a Barbaresco.
    E che delusione leggere quel piccolo cartellino di ottone attaccato alla fortezza che recitava piu o meno “non suonate, no visite, no vendita, Sciò !”
    Con rispetto parlando.

  59. Si sentiva la mancanza di mamma Fiat…

    Deliziati dalle dichiarazioni di Sergio Marchionne, a.d. Fiat, sul suo amore per il Brunello accogliamo l’ingresso della real casa torinese sulla querelle “brunellesca”…

    Attendiamo anche i Savoia.

    Intanto non dimentichiamo quel che và bene alla Fiat và bene al paese…
    Qualcosa però non mi quadra.

    In altra recente intervista Marchionne aveva dichiarato di amare alla follia ” La morte di Ivan Ilic ” di Tolstoi.

    Forse pensava all’epopea di “Guerra e pace” per il Brunello?

    Gianni “Morgan” Usai

  60. Gent.mo Sig. Gaja,

    noi non ci conosciamo di persona, ma abbiamo due qualità in comune: ci piace giocare e ci piacciono le trame del romanzo giallo. Della prima comunione ho certezza, credo evidente ai più. Infatti, non mi farei chiamare Briscola, se non amassi il gioco. Mi farei chiamare Antonia o Piera o Desdemona, qualsiasi nome che, all’anagrafe, suonasse come mio. Briscola, ovviamente, non è un nome con il quale si battezzano i cuccioli d’uomo, Kipling docet. La seconda qualità mi pare tanto scontata quanto inespressa. Pertanto, carismatica. Non rientra forse anche questo in un certo life style? 😉
    Immaginiamo un non – invito, che è il migliore degli inviti soprattutto quando è l’escluso a riceverlo.
    Si supponga, per ipotesi, che il non – invito al banchetto reale sia trasmesso al re. Un re, si sa, si comporta nobilmente e diffonde la notizia per senso del dovere. Noblesse oblige.
    Dopo un primo momento di disappunto, vi scorge, magari, anche un lato divertente e curioso. Comunica, informa, dirama. Il mittente su tutto ciò fa conto e, spedito il non – invito, siede ad aspettare l’effetto che fa.
    E un effetto ci sarà, perché il non – invito ha 3 caratteristiche vincenti:
    1) per pochi
    2) che riceveranno il dono
    3) destinato agli iniziati
    Quale migliore strategia della richiesta di silenzio per ottenere rumore?
    Quale migliore copione di un copione annunciato (il luogo, la data, il tema, il brindisi, la cena), sul modello di un tragico Sofocle o di un leggiadro Aristofane? Anche il publico greco sapeva, ancor prima di vedere. Ma il come no, non era dato di conoscerlo prima dell’accendersi delle fiaccole e sino alla calata del deus ex machina.
    Il genio di Poirot non consisteva, in effetti, nel trovare fatti noti a tutti (personaggi e lettori) sin dalle prime 10 pagine del romanzo, bensì nell’individuare il senso dei fatti oltre l’evidenza. Il come, quindi. Esattamente come qualche millennio prima accadeva sulle scene di intrighi intessuti dal Fato fra uomini e Dei.
    Dal Fato al fado, l’umanità passionale del vino si svela oggi nel blog, che è un non – luogo dove ben si può assestare, alimentare e nutrire un non – invito. Simile evoca simile.
    Il blog che informa e forma, ma in modo difforme. Dove è possibile svelare (no limits) o svelarsi, nascondersi (il nick) o nascondere.
    Cosa accadrà il 18 gennaio? O, meglio, COME accadrà il 18 gennaio?
    Ma io, che per almeno tre buoni motivi non potrò essere presente, sarei più curiosa di sapere PERCHE’ il 18 gennaio, né un giorno prima, né un giorno dopo.
    Riguardo ai miei tre buoni motivi, il primo è che per lavoro dovrei parlarne. L’etica professionale tanto richiede, considerato che la notizia non è di chi la dà ma di chi la legge.
    Il secondo è che mi sono domandata: “Cui prodest?” e non ho trovato risposta alcuna, pur nella convinzione che una risposta ci sia. Escludo un Suo bisogno di pubblicità, ritenendoLa di ben più grande levatura e fornito di ben maggiori mezzi. Escludo anche un Suo bisogno di vedere il volto di 20 nick virtuali, in una sorta di “raduno” da chat più adatto a cuori solitari che a cuori enologici. Escludo anche l’esigenza di un confronto tecnico, per il quale avrebbe invitato 20 tecnici, I suppose. Non scorgendo l’esatto percorso alla meta e, di conseguenza, dubitando della meta, mi asterrei, anche qualora avessi le carte in regola per partire.
    Il terzo è che, come sanno i lettori di questo blog, da qualche tempo vivo su Marte, dedicandomi alla FantaVigna, con specializzazione nel ramo fantascientifico della vigna terrestre, dati i miei trascorsi lì giù: troppo lontano Barbaresco da qui.
    Con ossequi,

    Briscola 🙂

    P.S. per Franco: ma la lista di quelli che aderiscono è resa pubblica in modo che, nei secoli dei secoli, i 20 eletti siano subissati dalle telefonate e dalle mail degli altri per sapere com’è andata? Poverini!!!!

  61. Sentite tutti: sarò da Gaja per il puro e vi assicuro innocente desiderio di confrontarmi. Sono serenamente monoteista quanto al Brunello di solo sangiovese e ritengo mio dovere testimoniarlo dove e come mi è possibile. Comprendo bene tutte le osservazioni che vengono mosse sul DDay del 18 gennaio, ma per me resta semplicemente un incontro diretto fra persone diverse e credo che, nonostante l’innegabile astuzia della proposta, anche per Gaja ci sia un recondito desiderio di dire in libertà come la pensa a casa sua. Poi siamo tutti parte di un grande mosaico e tutte le critiche ci stanno: però i giochi vanno giocati.

  62. Sig.Geretto andrei piano a parlare di oggettività ed onestà intellettuale; siamo in molti a pensarla come me a quanto pare. Abbiamo tutti solo motivi politici e disonesta intellettuale? Le stesse accuse le potrei girare a Lei.
    Come mai il Sig.Gaja ha cambiato nome ai cru, come mai voleva cambiare disciplinare al Barbaresco? Perché vuole farlo sul Brunello? Ha sempre guardato il proprio interesse. Se Lei la Langa la identifica coi vini di Gaja o con Gaja probabilmente qualcosa mi sfugge; forse il fascino della griffe è troppo importante.Rimanga pure della sua idea, io e molti altri rimaniamo della nostra.

  63. @ gastrosophia society
    Grazie tante per il rilievo, invito tutti a dedicarle una standyng ovatyon. Però forse non sarebbe male se lei provasse a utilizzare le maiuscole a inizio periodo, dopo il punto, o per i nomi propri. Almeno una volta. Perché un conto è un refuso, altra cosa è un errore sistematico come il suo. Altra cosa ancora è, invece, la presunzione che fa credere ad alcuni di essere in grado di insegnare a scrivere a persone che nemmeno conoscono.

    saluty

  64. @ Patrizia

    Il D-Day del 18 gennaio mi spinge a considerare che in futuro si potrà domandare ai fortunati presenti :
    ” Hai combattuto con Gaja/Patton o raccoglievi patate in Louisiana?”

    Gianni “Morgan” Usai

  65. @ Renzo.
    Mi scusi se glielo dico con franchezza, ma non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Ho ponderato, come mia abitudine, ogni singola parola scritta nei miei post. Ho detto e ripetuto che non è mia intenzione entrare nel merito di come la pensano su Gaja tutti gli intervenuti compreso lei. Queste cose fanno parte del bagalio culturale, personale e soggettivo di ognuno di noi ed è difficile dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ci sono però delle realtà oggettive e incontrovertibili come quella che il Sig. Gaja, ripeto volente o nolente, è stato ed è un portabandiera nel mondo dei vini italiani e piemontesi; uno di quelli sulla scia del quale anche piccole realtà hanno potuto mettersi in evidenza. Se lei da questo estrapola che per le Langhe sono Gaja non so proprio cosa dirle. La lingua italiana, almeno quella, non è un’opinione.

  66. Si fossi Gaja, ovvero farneticazioni derivanti da una penichella del fine settimana su cosa sta bollendo in pentola da cotanto produttore.

    “Si fossi Gaja farei il cappotto a tutti. Accenderei il riflettore (ma l’interretture lo ho io cosa facile in un Italia di pecore) e lancerei un sasso da super partes, quando inter et intra partes sum, del resto Sua Santitá é Sua Santitá, per dare “consigli” a tutti gli addetti e non ai lavori, quindi al consorzio ma mirando a piú alto livello (Ministeriale e legislativo…) Perché? Per magnanimitá? Macché!!! Perché si presenta un’opportunitá grossa. Piegare la nuova legge europea a nuova riserva di caccia.
    Mi interessa la valorizzazione del brand, ma senza troppi legacci e la valorizzazione delle mie aziende. E come si fa? Lo so io, come si fa.
    Butto giú un encilica. Tutti la leggono e chi ha orecchie per intendere intenda perché ho mandato un messaggio in codice a tutti i suoi amici / nemici… vi salvo io (ma in cambio di …).
    La cantina in Montalcino sta vicino a Case Basse di Soldera dove si puó far bel vino li ergo la terra potrebbe esserne valorizzata come un Grand Cru; ma nello stesso tempo vorrei essere libero di far papocchi, giá a barbaresco me ne son dovuto uscire a maggior ragione qua: questi devono capire che o’ famo strano a MontaRcino dove tutti dovrebbero genuflettersi ai Mariani, che hanno promosso l’isola che non c’é.
    Allora si dovrebbe far un Brunello Patrizio alla Biondi Santi o Soldera ed uno plebeo alla Banfi (non Lino i Mariani) e sono dovrebbero essere tutti e due brunelli!!! uno magari che si chiami 100% Sangiovese (ma non serve…) o ancora meglio Grand Cru (che ci butta dentro lo so io) e l’altro brunello plebeo e basta… E se la legge si fa “retroattiva” (ma non si potrebbe… – in teoria no – ma in pratica si) tutti sono/saranno liberi e felici… perché il vino diventa legale per la commercializzazione (basta un articoletto e puff tutto risolto).”

    Se ho ragione, sono solo farneticazioni, vedrete che il Ministro “chiamerá Gaja” data la personalitá per distribuir vurtute et conoscentia. E su questa base ha un senso l’incontro a porte finestre chiuse al Politburo di Barbaresco. Per crearsi immagine magnanima e democratica.
    Se poi come sinallagma ottiene pure una partecipazione in qualche colosso (Banfi) quale garante (?!) oppure ha giá messo le zampe su qualche cantina con l’acqua alla gola causa inchieste in corso ha fatto poker due volte. É “puro” perché vicino di casa di Soldera (proprietá ilcinico transitiva se Soldera fa il vino puro e di pregio io che sono vicino lo faccio pure) ma il brunello lo fa come vuole lui… Una volta vinta la battaglia li puó clonare il tutto a Barbaresco etc. etc.

    PS. Per chi non lo avesse capito il mio pensiero non é quello di Gaja… esiste solo un Brunello (100% Sangiovese).

  67. Faccio presente che ho scoperto solo ora, e solo qui, di far parte della pattuglia dei 20 (se poi si arriverà a 20) che incontreranno Gaja in gennaio. Siccome ho letto qua e là nei commenti espressioni come “i prescelti…”, ecc…, vorrei far presente che – come ben risulta dalla comunicazione stessa di partecipazione che Ziliani ha pubblicato – semmai siamo per ora di fronte ad un flop, perché l’ufficio di Gaja si è limitato a comunicare quelli che hanno fatto richiesta, ammessi automaticamente e in ordine di arrivo della richiesta, altro che “prescelti”. E mi pare che ci siano ancora posti da riempire, no?

  68. non è mia abitudine considerare una proposta o un’idea come buona (o cattiva) solo in base a chi la proposta (l’idea) ha avanzato.
    il mio pensiero sulla faccenda del brunello non è quello di gaja e non è quello, ovvio come l’acqua, del consorzio del brunello.
    il confronto, invece, è interessante. per questo ho chiesto di partecipare.
    poi, francamente, a me dei giochetti di marketing o commerciali o delle interpretazioni delle intenzioni altrui non un fico secco importa.
    saluti a tutti.

  69. Pingback: Barbaresco, l’altra. Darmagi 2001 Gaja « L’ A r c a n t e

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