Monty la dice tutta su Brunellopoli: ora anche in versione italiana

Rimando all’introduzione alla versione originale inglese pubblicata ieri qui, per spiegare chi sia Monty Waldin, cos’abbia scritto e fatto e come sia da considerare (cosa che potrebbe interessare anche la Procura di Siena) persona informata sui fatti in oggetto, ovvero Brunellopoli. Ricordo che l’articolo,
Monty lets off steam about Brunellopoli, che ieri ho avuto il privilegio di proporre è stato originariamente pubblicato sul sito Internet della grande giornalista inglese Jancis Robinson, che ringrazio nuovamente per la squisita disponibilità dimostrata consentendomi di ripubblicare questo grande contributo alla verità.
Pensando di fare cosa utile ai lettori di Vino al Vino, che non tutti hanno dimestichezza con la lingua di Shakespeare, ecco grazie al lavoro fantastico di un amico che non vuole essere citato se non come “anonimo traduttore”, la traduzione italiana dell’atto di accusa di Monty, al quale stringo idealmente la mano e di cui sono orgoglioso di essere un collega. Chapeau Monty!
f.z.


Monty lets off steam about Brunellopoli

“La prima volta che arrivai a Montalcino  era il 2004 per scrivere una guida sul vino Toscano. Montalcino produce il vino piú famoso e pubblicizzato, il Brunello di Montalcino. Il Brunello si dice sia fatto da uve 100% Sangiovese da un clone di un uva piccola di Sangiovese Grosso, chiamato Brunello “quello scuretto”, cosa che riesce ad attrarre prezzi da Serie A.
Recentemente tuttavia personaggi del settore hanno apertamente suggerito di rivedere la regolamentazione del Brunello solo da Sangiovese. Ció indica che il Sangiovese é anche il Tallone di Achille del Brunello:  difficile da crescere ed ancor piú difficile da fermentare e da invecchiare si da avere quel Brunello di Montalcino morbido di colore rosso profondo che il moderno consumatore sembra apprezzare.
I tannini del Sangiovese sono cosí aggressivi che il Brunello giovane deve restare almeno 24 mesi in legno ad ammorbidirsi ed i vini imbottigliati non possono essere messi in commercio prima di 5 anni dalla vendemmia.  Tutte queste regolamentazioni aiutano ad aumentare l’unicitá del prodotto Brunello.
Meno risaputa  tuttavia é la mancanza di colore e di corpo del Sangiovese che significa che il vino puó perdersi ben prima di essere autorizzato ad essere imbottigliato come Brunello, per cui il può essere aggiunto 15% di vini Brunello da altre annate generalmente piú giovani per rinfrescare il blend, cosí come il 6% di concentrato prodotto da uve Sangiovese proveniente dalla zona del Brunello.
L’uso di uvaggi da altre varietá come il Syrah (morbidezza), Aglianico o Merlot (maggior corpo) o anche Colorino, Cabernet, Petit Verdot (colore) per rafforzare il Brunello sono un ovvia ma vietatissima attrazione.
Nel Febbraio 2005 ho partecipato al Benvenuto Brunello, lo show annuale organizzato dal Consorzio cui la maggioranza dei produttori del Brunello appartengono,  Biondi – Santi, la prima cantina ad identificare il clone del Brunello, essendo la grande assente all’epoca. Oltre 150 produttori tuttavia presentarono i loro Brunello ai giornalisti agli esponenti del settore ed al pubblico.
Dalle mie ricerche sul tipico profilo sensoriale del Sangiovese, dalla mia esperienza sul Sangiovese in California e dal calcolo che la maggioranza del vini allo show provenivano da vigne con meno di 10 anni ma che producevano la quantità massima di uve permesse [dal disciplinare] ero rimasto stupefatto che la maggioranza di quei Brunello avessero tannini eleganti, colori profondi e aciditá morbide.
Solo una dozzina di quei Brunello sapevano autenticamente al 100% di Sangiovese. I  Brunello assaggiati nel 2005 provenivano dalla difficile annata 2000.    La muffa aveva imperversato, la maturazione delle uve era variabile ed il Sangiovese notoriamente ha una maturazione difficile; comunque ti aspetteresti  che quelle peggiori caratteristiche  fossero  accentuate:  mancanza di corpo, alta aciditá, tannini verdi, poco colore ed il tipico naso di terra bagnata/funghi da uve non sane.
Assaggiatori che rispetto spesso parlano di struttura/qualitá intrinseche di un vino ed i Brunello 2000 che avevo assaggiato non avevano qualitá intirinseche dell’annata 2000 o dei diversi terroirs di Montalcino. Stesse sensazioni al Benvenuto Brunello 2006 assaggiando la annata 2001. Dopo queste esperienze ho lasciato perdere il Benvenuto Brunello.
Ho cominciato a dire apertamente a tutti quelli che mi ascoltavano che dal mio punto di vista quell’evento era una bischerata. Altri sembravano dubitare dell’autenticità del Brunello. Ho sentito Bill Nesto MW e scrittore chiedere sarcasticamente da che tipo di blend provenisse il Brunello che stava assaggiando. Essendo uno dei più intelligenti e preparati Master of Wine d’America, sapeva benissimo che il Brunello dovrebbe essere solo monovarietale e non un blend.
E se ho capito bene articoli sul Brunello da parte dell’Americano Nicolas Belfrage MW (un’autorità mondiale sul vino Italiano) e dell’Italiano Franco Ziliani, mostravano che anche loro non erano per niente convinti. Alla fine dello scorso anno ho scoperto che le autorità Italiane stavano investigando molte famose cantine per irregolarità sulle quantità di vino per ettaro sui registri di vigna registrando esattamente che tipo di varietà erano state piantate.
Le cantine finite sotto inchiesta includevano Argiano, Antinori Pian delle Vigne, Banfi e Frescobaldi Castelgiocondo. A metà primavera 2008 era chiaro che oltre 100, circa la metà dei produttori di Brunello, erano sotto inchiesta per qualche motivo. Altri giornalisti (soprattutto italiani) scettici che la potenziale frode potesse essere così estesa sono adesso furiosi per la posizione di certi proprietari di cantina che suona così: “ siamo innocenti, ma se ci trovassero colpevoli é per colpa vostra signori giornalisti. Siete voi che avete dato i punteggi più alti ai profondi vellutati vini non-Sangiovesizzanti che abbiamo fatto”.
Lo stile Brunello prende forma.
Ciò che é indiscutibile é che produttori senza scrupoli e giornalisti facili da prendere per il naso hanno prodotto l’effetto di spingere il “mito” Brunello. Per esempio il più acclamato Brunello dei recenti anni (un 2001) é stato descritto da una rivista americana avendo sulla stessa foto vigne da cartolina, ma ogni volta che ci passavo davanti veniva giùfango dalle vigne sulla strada segno di pesante uso di trattori in vigna.
Vigne con suoli compatti ed erosi che subiscono trattamenti pesanti non producono normalmente vini tali da essere considerati i migliori del mondo. Il vino era stato descritto come intenso di corpo pieno con sapori vellutati di cioccolato e di frutta nera. 
Niente di tutto ciò é tipico di un Sangiovese, specialmente se cresciuto in un suolo pesante alluvionale piatto compatto argilloso convertito dal produttore che un tempo qui ci faceva cereali. Le note di cioccolato mi dicono che una polvere marrone, come polvere di cacao, o di tannino é stata aggiunta per il sapore.
So che una società a Nord di Siena ha venduto del concentrato di frutto per marmellate (e del tutto illegale per il Brunello) nella zona del Brunello. Vendita per cassa, niente fattura, niente carte, niente rischi di essere presi.  Se usato nel Brunello darebbe quel tipo di sapore descritto ed indicato per quel tipo di vino. Se il vino non fosse stato illegalmente mescolato, come mai il proprietario di quella cantina ha fatto una dichiarazione volontaria ai procuratori?
Se hai agito fraudolentemente e pare evidente che ti stanno per beccare, confessare alle autorità prima che ti vengano a prendere, cosa che, assieme al processo di appello che può essere prolungato ben oltre il sempre piú breve periodo di prescrizione italiano, post Berlusconi, significa farla franca.
Come mai il suo consulente enologo ha continuamente spinto per un cambiamento del disciplinare così da permettere l’uso di uve non Sangiovese nel Brunello,  ma nel momento stesso in cui lo scandalo é esploso si é convertito ed é diventato un Brunellista 100% Sangiovese?  Adesso ha le dita incrociate e arriva a porsi degli interrogativi sull’integritá del procuratore in carica della inchiesta su Brunellopoli. Quei commentatori di vino che elogiano il “coraggio” delle cantine che hanno ammesso pratiche scorrette o che hanno tolto dal mercato vini sospetti dimenticano che queste cantine hanno frodato il consumatore.
Quando lo scandalo é diventato pubblico in Aprile i cassonetti si sono riempiti di migliaia di bottiglie etichettate vuote, che appaiono essere state stappate e ributtate nelle cisterne nelle botti o giú nel lavandino. Alcune di esse non sono nemmeno state mai messe sul mercato.  Questo sarebbe coraggio? Non é facile per me, considerando che il mio primo figlio nascerá qui [ nello stesso giorno che la serie Monty’s tv debutter’a sul Channel 4, secondo i dottori- JR], dire che in quasi 25 anni di lavoro nell’ambiente non ho mai constatato uno scenario simile.  Per caso arrivai in  una cantina di medie dimensioni un pomeriggio e mi chiesero di partecipare ad un improvviso assaggio di “Brunello” blends portati dall’enologo.
Il proprietario era convintissimo che si trattasse di 100% Sangiovese. Non é molto popolare in Montalcino ed é stato anche ostracizzato per le sue opinioni qui. Senza che lui lo sapesse, il suo enologo inserisce un 10-20% di uve non-Sangiovese ogni anno nel Brunello. L’enologo non immaginava che io sapevo che era un imbroglione.
I suoi tentativi di avere me ad elogiare i vini come autentici Brunello di fronte al suo capo e di soddisfare il suo credo che i giornalisti – e per estensione tutti i consumatori – fossero troppo stupidi per sapere come dovrebbe essere un Brunello fallirono. Feci alcuni “neutrali” commenti riguardo ai vini come interessanti prima di una uscita rabbiosa.
Ultra espansione dei vigneti
Dal 1997 la zona del Brunello é stata aumentata si da ricomprendere essenzialmente la bassa e geologicamente inferiore zona vicino al fiume Asso in Torrenieri. In precedenza questa area era stata dedicata alla crescita di cereali.  Mio suocero dice che il suolo lì non va bene nemmeno per gli ortaggi figuriamoci la vite. Lui lo sa, perché ha della terra là.
Allo stesso tempo la UE ha concesso contributi per incoraggiare donne con meno di 40 anni a dedicarsi all’agricoltura. Una famiglia di produttori cerealicoli ha trasferito la propria attività a nome della figlia che all’epoca era studentessa universitaria e che non aveva interesse nel vino per raccogliere fondi destinati a piantare vigne.
Un’altra giovane donna ha usato i contributi UE per il turismo per rinnovare un podere che aveva recentemente ereditato in appartamenti. Ha estirpato le vigne non appena diventata 41enne. Se cerchi di chiamarla per affittare un appartamento o é tutto occupato o i prezzi sono spropositati. Questo perché quei fondi sono andati a creare una seconda casa per la famiglia e gli amici non una struttura turistica [Credo che non sia un fenomeno specifico solo del Brunello – JR].
La rapida espansione delle vigne di Brunello ha portato ad un eccesso di uve di Sangiovese da vigne mal piantate (ultra concentrate), mal posizionate (nella bassa), ad alta produzione per pianta e super fertilizzate. Tuttavia  i prezzi per le uve di Sangiovese da vigne non pronte e dai peggiori suoli sono andati alle stelle nel periodo.  
Come mai? Il boom negli impianti ha coinciso con un boom delle vendite, cosa che ha lasciato alcune cantine famose del Brunello senza vino. Soluzione al problema, comperare queste uve di Sangiovese finanziate dalla UE.  Piú uva Sangiovese hai, piú Brunello  puoi fare.
Queste uve  di Sangiovese non sempre sono andate a finire in vini chiamati Brunello.  Possono essere state poi girate in IGT Toscana (‘Tuscan Country Wine’, come vin de pays per la Francia) brands meno profittevoli – ma che consentivano di aumentare il margine giá alto per il “Brunello” che poteva poi essere aggiustato on uve non-Sangiovese che non avrebbero venduto bene se fossero state IGT.  Pazzesco ma vero.
L’ironia é che i produttori di Brunello già in attività inizialmente avevano protestato pesantemente riguardo alla espansione della DOCG sui terreni pesanti di bassa altitudine. Argomentavano (correttamente) che vigne a lenta maturazione ed ad alta altitudine producevano il miglior Sangiovese. Tuttavia le vendite esplodevano e si trovavano loro stessi costretti a comperare uve da quei posti. Un produttore sovvenzionato dalla UE la cui cantina non era ancora stata finita ha ricevuto un ordine per del Brunello – che chiaramente non aveva – durante gli anni 1990. Ha semplicemente comperato dello sfuso dalle cooperative, il meno costoso disponibile. Il vino é stato poi aggiustato con acido colore tannino e con un 40% di Sangiovese proveniente da una vigna di 3 anni ad oltre 30 Km dalla zona del Brunello.  40% del blend é stato venduto come vino IGT per fare i numeri ed il resto – cioé la stessa quantitá di Brunello con cui era partito, venduto in belle bottiglie pesanti dalla etichetta sexy. 
Risultato 80% di profitto.
Aiuto dal Sud
Vi é una cultura stratificata in Toscana di mescolare piú forti e scuri vini – il mosto meridionale – dal Sud di Italia, una pratica che era particolarmente necessaria quando la povera qualitá dei cloni di Sangiovese dominava nelle vigne negli anni 60 e 70 per esempio. Tutte le piú grandi cantine in volume di Montalcino sono proprietarie o hanno relazioni commerciali (piú o meno legittime), con vigne, produttori o cooperative al di fuori della zona del Brunello.
Tutte sono sotto inchiesta. Una ha ammesso di avere avuto rese per ettaro fuori norma ma non di falsificare il vino (che sarebbe sofisticazione). Altre due stanno aspettando i risultati della inchiesta. Una ha tolto il Brunello dal mercato senza ammettere alcuna attivitá al di fuori della legge.  Un’altra sembra che adesso sia stata assolta e tolta dalla inchiesta. Il Consorzio del Brunello doveva essere la polizia per i vini della zona.
Per meno di quanto il Consorzio sta pagando una compagnia Milanese di PR per condurre una campagna di limitazione dei danni, avrebbe potuto pagare per avere analizzati ognuno dei vini dei suoi aderenti.  Secondo Geoff Taylor di Corkwise il leader wine analyst in UK, un’analisi multispettro dei vini usando l’assorbimento atomico potrebbe determinare la provenienza delle uve del blend per esempio se vini di provenienza al di fuori della area di Montalcino sono stati aggiunti.
“Tutti i suoli delle vigne contengono circa 20-30 tracce di metalli quali selenio o molibdeno” dice  Taylor. “ I modelli cambiano a seconda della regione in cui ti trovi. Prima si stabilisce il modello delle tracce di metalli per vini fatti sono con uve cresciute in Montalcino. Poi si analizzano vini da regioni al di fuori la zona di Montalcino che si pensa possano essere stati utilizzati per blend.
I vini che sono etichettati come Brunello che caschino al di fuori del modello statistico dei suoli da dove dovrebbero provenire possono allora essere identificati ed appaiati ai  territori di effettiva provenienza”. Ho visto cisterne dalle regioni vinicole piú produttive del Sud Italia a Montalcino.  E dato che solo due dozzine di cantine nella zona hanno lo spazio per avere a che fare con quell’ammontare di vini – e tutte protestano la loro innocenza – tutte dovrebbero essere assoggettate al test dei metalli.  Si fa in meno di sette giorni e costa meno di €200. Secondo Taylor il test del metallo é piú accurato della spettroscopia a risonanza magnetica nucleare, o NMR, che analizza vini e vigne per gli isotopi Carbone 12 e Carbone 13 e costa circa mille euro a vino. NMR  é preferito dalla UE e dalle autoritá Italiane che hanno investito ingenti somme nel sistema ma il modo in cui il database é stato costruito potrebbe essere difettoso.
“Se fossi un produttore non avrei problemi a contestare l’accuratezza  del sistema in tribunale” dice Taylor. Cantine che producono Brunello, ma che coltivassero anche uve diverse dal Sangiovese dovrebbero andare sotto diversa analisi. “É piú difficile vedere se diverse uve dallo stessa zona sono state messe assieme,” dice Taylor.
“Test esistono ma non ce la fanno”.
Ció suggerisce che la storia dell’enologo di Montalcino che dichiara di aver mandato un rosso fatto con il 95% Merlot ad analizzare e trovatolo certificato come 100% Sangiovese Brunello puó essere piú di un mito metropolitano. Essendo uno che poi mescola altre uve nel Brunello , ovviamente ne era felicissimo.
Meno fortunati – o anche piú stupidi – sono quelli che sono sotto inchiesta per aver registrato nei diritti di impianto vigne con varietali francesi come Sangiovese/Brunello. Circa una decina di anni fa hanno ricevuto la consulenza dello stesso consulente enologo – uno dei piú famosi d’Italia – di piantare uve Bordolesi invece di Sangiovese per fare rossi Super Tuscan che allora erano di grido.
Quando il mercato del Sangiovese/Brunello ha preso quota le vigne erano senza Sangiovese, per cui farle passare come tali era logico.  Questa truffa doveva essere stata chiusa nel 2004 dalla inchiesta Erga Omnes  che cercava vigne non a base di Sangiovese. Solo 1% delle vigne in zona DOCG  erano state dette in frode alla legge ma i controlli erano stati risibili.
Non sono un ampelografo, ma ho visto vigne non-Sangiovese dichiarate quali Sangiovese venire re-innestate a Sangiovese in zona nella tarda estate 2007. Ci sono anche verbali di responsabili di vigne che hanno corrotto vivaisti in modo da pretendere che fornissero ‘Sangiovese/Brunello’ quando di fatto le vigne erano Merlot, Cabernet o altro.  L’ignoranza non é scusa o difesa, dato che chi gestisce le vigne deve avere la competenza tecnica per identificare vigne di Sangiovese. Le visite sono state telegrafate con tale anticipo che bisognava essere eccezionalmente stupidi per essere beccati.
Uno degli indagati per questa frode di vigneti si atteggiava come uno dei piú grandi difensori del ‘Brunello come 100% Sangiovese.  La sua eccezionale boria hubris – se non sei onesto riguardo alle tue vigne come puoi esserlo riguardo ai tuoi vini? – é stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per uno dei vicini e genuini produttori del 100% Sangiovese Brunello che lo ha denunciato alle autoritá. Ecco come é partita Brunellopoli.
Nel tardo 2007 la cantina che lui amministrava viene sequestrata. Un quaderno- tipo quelli di scuola con dettagli su quanto Merlot, Cabernet bisognava mettere nel Brunello venne trovato durante un sopralluogo cosí come una cantina nascosta di vini che erano stati portati dentro.
1888 e tutto quanto

Parte del mito Brunello sta nel fatto che é una regione storica.
Ma non lo é! I monaci in Borgogna facevano il  Clos de Vougeot nel Medioevo.  Bottiglie di Claret Château Haut-Brion venivano tracannate a Londra durante la metá del 17esimo secolo. Alla metá degli anni 70, quello che oggi é il piú grande produttore di Brunello stava ancora cercando di far crescere Moscato frizzante.
Come regione vitivinicola per i rossi questa é una regione giovane e ben lontana da una zona di livello mondiale, ma si sente tale. Si possono fare grandissimi vini qui?   Si, ma servono tre cose.
1) Buoni cloni di Sangiovese Grosso.  Si, avete letto bene. Il Sangiovese  é un incubo clonale e tende a fregarti nella sua giovinezza. Aiuta avere vigne vecchie ma meno dell’1% del Sangiovese a Montalcino é stato piantato prima del 1960.
2) Buona posizione, sopra i 300 metri e sui suoli nelle zone piú vecchie (dal punto di vista geologico). Questo giá elimina probabilmente un terzo della DOCG. I vini di quelle zone fatti nell’etá aurea degli anni 50 e definitivamente da Sangiovese sono come i top Borgognoni:  colore chiaro ma potenti e fantasticamente saporiti.
3) Buone pratiche agricole. Le vigne di Brunello soffrono spesso di suoli pesanti e duri come il cemento. I produttori sono stati tentati nello seguire il dogma degli anni 70 insegnato dalle Universitá vinicole del Nord Italia che prevedeva di arare e ranghinare i filari di frequente come la maniera migliore per permettere alle radici della vigna di respirare. Aggiungi diserbanti spruzzati sotto le vigne ed ottieni le vigne senza erbacce che gli enologi toscani credono il turista preferisca. Ció dovrebbe cambiare.
La costante movimentazione del terreno brucia la materia organica (il carbone che i vermi amano) dal suolo cosa che significa maggiore facilitá allo stress delle vigne dato che non si possono idratare o nutrire come vorrebbero in temperature calde o umide.  Alcuni scrittori del vino dicono che le vigne devono essere stressate per produrre qualitá.  Non devono, non piú di quanto si debba tagliare le dita ad uno scrittore per spingerlo a scrivere migliori articoli.
L’approccio biologico nel creare salute nel suolo usando il compost, seminare il suolo con erba per prevenire l’erosione dei trattori ha prodotto due dei migliori vini che abbia mai assaggiato in zona. Ma essere biologici non significa garanzia di buone pratiche, specialmente in anni piovosi (come il 2008) ove almeno uno di questi agricoltori bio non si dava problemi nello spruzzare prodotti anti muffa senza rassegnare lo status di produttore biologico.
Non posso accettare esista una singola persona nel mondo del vino in qualsiasi importante capacitá e ruolo nel Brunello di Montalcino che possa dire di essere del tutto a  non conoscenza che o una frode veniva commessa qui dai produttori senza scrupoli o che perlomeno le dicerie di frode erano credibili. Persino i piú piccoli produttori di Brunello con cui ho cenato e i cui Brunello personalmente mi piacciono hanno ammesso che “ho un paio di filari di Cabernet” o “ci metto un po’ di Colorino da mio zio…”.
Diversi export managers hanno ammesso   di sapere che gli enologi altererebbero i Brunello per farli piú facile da vendere – aggiungendovi Cabernet Sauvignon o Merlot.  Non chiederebbero mai direttamente di fare questo, ma lasciano cadere la cosa con un paio di accenni sulla necessitá di “internazionalizzare” il Brunello. Gli stessi export managers ammettono di seguire la filosofia del “non chiedere, non dire”. Non voglio sapere cosa sta succedendo là [in cantina], mi ha detto uno di questi export manager in Luglio.
Non ho fatto nomi di alcuna cantina – buona o cattiva- in questo articolo dato che nella mia mente sono tutte assieme. Proprio questo é il motivo per cui tutti i produttori – frodatori o puristi – dovranno lavorare assieme per tirare fuori questa regione fuori dal buco.
Imporre un bando a Brunello fatti da vigne piú giovani di 10 anni e ad aziende che coltivano varietà diverse dal Sangovese potrebbe essere un punto di partenza. Ma imporre piú regole alla regione vitivinicola piú s-regolata potrebbe essere il piú grande errore di tutti.
Avvertenza:
sono un consulente biodinamico pagato da un’azienda nella zona del Brunello di Montalcino DOCG. Sono responsabile del 10% delle vigne: un appezzamento biodinamico sperimentale di un una vigna mista, una delle piú vecchie della zona (2% di uve bianche sconosciute; 5-10% Colorino; il resto Sangiovese. Le vigne vennero piantate nel 1950.  Circa il 40% delle vigne sono mancanti e sono in rimpiazzo). I
l mio principale compito é creare il compost: sterco di mucca + rifiuti di cantina + sterpaglie da ulivi + compost certificato municipale + the sei preparazioni di compost biodinamico. Tale composto adesso viene usato anche in oltre vigne della azienda, essendo i primi esperimenti stati un successo. Inerbimento, uso di spray da infusi di erbe e potature durante le fasi lunari sono state “rubate” alla biodinamica ed usate nel resto della proprietá. 
Nessuna delle vigne é per il momento certificata come biologica o biodinamica per il momento.  L’amministratore non mi consente l’accesso alla cantina. É attualmente sotto inchiesta per Brunellopoli”.

Monty Waldin

0 pensieri su “Monty la dice tutta su Brunellopoli: ora anche in versione italiana

  1. Minchia!!!!!!
    Ma se l’autore dell’articolo è così ben presente ed informato su tanti fatti che non può essere frutto di un parto della fantasia, perchè non fare i nomi nell’articolo?
    O almeno perchè non farli a chi di dovere?

  2. é per quello Andrea, che ho scritto che considero Monty Waldin “persona informata sui fatti in oggetto”, e quindi passibile di essere ascoltata dalla Procura di Siena…
    apprendo poi solo oggi che su un blog che si occupa di Montalcino un tizio, tale Luciano, mi ha rivolto vere e proprie minacce senza che il responsabile del blog abbia avuto nulla a che eccepire. Ecco cosa scrive quel “signore”: “ha fatto bene a pubblicare una foto di ziliani (non merita la maiuscola) al Benvenuto 2007, non credo che per il 2009 si potrà nuovamente sedere ad un tavolo di quella manifestazione, credo non gli convenga…si fidi”. Bene, io a Montalcino ci sarò, senza strombazzarlo, mi basta incontrare le persone che mi interessa incontrare, prima di fine mese e se verrò invitato al Benvenuto Brunello 2009 (sempre che si faccia…) non mancherò di andarci, come faccio da diversi anni a questa parte. La cosa piaccia o meno ai vari Luciano, con il loro stile da piccoli mafiosetti ilcinesi…

  3. Non resisto a non intervenire.
    Molto interessante, vere verità. Credo che la riflessione sia da fare, soprattutto in funzione di una moralità, una correttezza di fondo nel mondo vino che deve superare le leggi (burocratiche) che si possono sempre interpretare (soprattutto per chi ha i soldi…).
    Tutta questa storia del Brunello DEVE essere un’esempio per tutte le DOCG Italiane. Le Docg Italiane rischiano di essere sopraffatte da imprenditori, enologi, tecnici e politici con pochi scrupoli, attenti solo a fare soldi e successo. Basta, BASTA mettere le mani in pasta sulle DOCG! Il passato è passato. Ora basta. Se qualcuno vuol mettere le mani sporche nel vino mettetele sugli IGT, lì tutto è lecito, e non rompete più i c…..ni!

  4. AL ”ROGO”..”I MAGHI STREGONI”.. ALLA ”GOGNA” I ”MAFIOSETTI”..e IN ESILIO I ”VIDIMATORI DELL’ASSAGGIO”..

  5. Condivido in pieno ciò che dicono Paolo e Chiantigiano, questa storia del Brunello deve pur dire e far capire qualcosa: i camion le cisterne, le viti dichiarate all’albo vigneti in un modo mentre nella vigna sono altro, apprendisti stregoni con le polverine magiche.
    BASTA.
    C’è per forza un modo diverso di fare le cose, un modo etico e morale che dipende soprattutto dai proprietari delle aziende, che pur di vendere si affidano al mago Zurlì di turno pompato dalla stampa, dalle stelle e dai bicchieri.
    Ed essere onesti, non deve mai più essere sinonimo di essere bischeri, ma una medaglia da appuntarsi sul petto ed andarne fieri ogni giorno della propria vita.

  6. Bellissimo articolo. Bellissima sputtanata. Questa del brunello alla marmellata non la sapevo… C’è da vergognarsi di essere italiani! Altro che Tuscan, superTuscan e UltraTuscan.
    Credo che festeggerò Ferragosto con lo champagne, e il Brunello in programma per la grigliata resterà in cantina. Più che Sangiovese grosso, mi viene il fegato grosso a pensare alla figura che facciamo come paese dalla grande tradizione vinicola…

    Buon ferragosto a tutti

  7. ma quanti soldi ci fanno con sto brunello, e così necessario essere straricchi e potenti?
    mi vien da pensare: se a montalcino taroccano il vino pur di vendere, cosa faranno i produttori di aree meno blasonate ddove le cantine sono piene e le bottiglie costano sotto i 4 euro?
    a ferragosto berrò il mio vino, almeno so come è fatto.

  8. Buongiorno.
    Fermi, fermi!!!!!!!!!! Signora Rangoni, lei si dice giornalista: moderi i termini. “Bella sputtanata” non va per niente bene. E si vergognerà lei “di essere italiani! Altro che Tuscan, superTuscan e UltraTuscan.”
    Ora mi attirerò gli strali di tutti.
    La mia idea,come scritto in altro post (visto che sono stato il primo a commentarlo) è che il signor Waldin abbia scritto una bella serie di ovvietà con uno spirito saccente e presuntuoso (voler venire a dire a noi come si fa il Sangiovese) condite con accuse che superano il pettegolezzo scandalistico fino al limite della diffamazione.
    Buon Ferragosto.

  9. ovviamente, ed é la prima volta, non condivido una parola di quello che sostiene, a proposito dell’ottimo articolo di Monty Waldin, ag. Mi sembra che il suo orgoglio toscano gli impedisca di valutare serenamente questo contributo su Brunellopoli…

  10. Pingback: Andrea Pagliantini » Blog Archive » Franco Ziliani, Vino al vino e Monty Waldin

  11. Caro Franco, lei e i suoi più fedeli scrittori/lettori sapete bene cosa penso di quei cialtroni lassù. “quei cialtroni lassù” non li ho mai difesi, e mai lo farò, come singoli e come sistema. Ma credo di essere obbiettivo quando esprimo il mio giudizio su quell’articolo. Letto in inglese rende appieno la supponenza integralista di maniera dell’autore resa con un preciso intento scandalistico-sensazionalistico ma, per sua, di mr. Waldin, sfortuna (o altro), in un articolo arrivato in ritardo sugli eventi di appunto “4 anni” (forse passati in vigna a studiare le fasi lunari con Panoramix).
    Lasciamo che la Procura lavori, ne vedremo delle belle.
    PS: Ha chiesto a Jeremy quanti Brunello sono in vendita a NY?

  12. “Ciò che é indiscutibile é che produttori senza scrupoli e giornalisti facili da prendere per il naso hanno prodotto l’effetto di spingere il “mito” Brunello. Per esempio il più acclamato Brunello dei recenti anni (un 2001) é stato descritto da una rivista americana avendo sulla stessa foto vigne da cartolina, ma ogni volta che ci passavo davanti veniva giùfango dalle vigne sulla strada segno di pesante uso di trattori in vigna.”
    Questa estrapolazione ha un qualche senso? sintatticamente? giornalisticamente?

  13. complimenti franco per aver diffuso questo articolo…scioccante (pure per chi vive e lavora in toscana come me) e direi che un pö tutti una mano sulla coscienza dobbiamo mettercela. E soprattutto, finche´non ci arrestano continuare a denunciare queste cose e a far sapere al mondo quali sono i brunelli che ci devono invidiare…
    a proposito a settembre mi arriva il pegasos di soldera,non vedo l´ora!

  14. Letto l’articolo. Sicuramente una denuncia in piena regola ed una condanna morale pesante per Montalcino e per i suoi produttori. Forse si tratta dell’articolo piu’ “crudo” e tagliente fatto sull’argomento e, sono d’accordo con Ziliani, vi e’ materia sulla quale la procura di Siena potrebbe essere tentata di approfondire il discorso con il sig.Waldin.
    Una cosa sola mi sembra poco comprensibile: perche’ il sig. Waldin continua a fare il consulente per un azienda che gli ispira cosi’ poca fiducia, come chiaramente traspare dall’ultimo paragrafo del suo articolo? Si possono lanciare accuse pesanti su un “sistema”, e poi lavorare con chi ne fa parte?
    Lascio la questione aperta, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa lei e i lettori/

  15. Buongiorno.
    Anzi no. Buongiorno per niente. Gentile signor Giampaolo, trovo molto poco professionale da parte sua definire quell’articolo approssimativo “una denuncia in piena regola ed una condanna morale pesante per Montalcino e per i suoi produttori”. Uno che scrive “Il vino era stato descritto come intenso di corpo pieno con sapori vellutati di cioccolato e di frutta nera.
    Niente di tutto ciò é tipico di un Sangiovese, specialmente se cresciuto in un suolo pesante alluvionale piatto compatto argilloso convertito dal produttore che un tempo qui ci faceva cereali. Le note di cioccolato mi dicono che una polvere marrone, come polvere di cacao, o di tannino é stata aggiunta per il sapore.” è degno di una qualche attendibilità? Siamo seri per favore………..

  16. ag, Monty Waldin é perfettamente in grado di difendersi da solo ma non accetto che venga messa in dubbio la sua professionalità. Criticare va bene, dire che non si condivide il suo articolo pure, ma andare oltre mi sembra eccessivo e fuori luogo.
    @Paglia. non voglio insegnare a Monty quello che deve fare, ma se mi trovassi nei suoi panni, dopo aver criticato così pesantemente quel sistema non potrei farne, seppur marginalmente parte, anche solo come collaboratore tecnico di un’azienda indagata. Inoltre, detto con franchezza, dopo quello che ha scritto credo che Montalcino non sia proprio il territorio più ospitale per Monty… Un autentico “mafiosetto” ilcinese, su un blog ospitale e consenziente, si é permesso di dire al mio indirizzo “non credo che per il 2009 si potrà nuovamente sedere ad un tavolo di quella manifestazione, credo non gli convenga…si fidi”, figuriamoci come potranno comportarsi, i più fumini e violenti, nei confronti di Waldin…

  17. Caro Franco, come vede è tutto virgolettato e preso col copia-incolla: quelle riportate sono accuse scandalistiche non supportate da nesuuna prova o fonte e un un professionista come lei (lo dico da ex professionista) dovrebbe essere il primo a censurarle come non deontologiche.

  18. “So che una società a Nord di Siena ha venduto del concentrato di frutto per marmellate (e del tutto illegale per il Brunello) nella zona del Brunello. Vendita per cassa, niente fattura, niente carte, niente rischi di essere presi. Se usato nel Brunello darebbe quel tipo di sapore descritto ed indicato per quel tipo di vino.” Serve commentare?

  19. @ag. Francamente non capisco cosa ci sia di poco professionale da parte mia (a parte che la mia professione non e’ il giornalismo) nell’affermare che l’articolo del sig. Waldin sia una accusa pesante nei confronti di Montalcino. E’ un dato di fatto piuttosto evidente, basta leggerlo.
    Questo non vuol dire che io condivida o non condivida quello che ha scritto, anche questo mi pare ovvio.
    @Ziliani. Per quanto riguarda le presunte minacce da lei ricevute, le esprimo tutta la mia solidarieta’. Non si scherza con queste cose, e anche se uno non e’ d’accordo con i suoi pareri non si puo’ certo permettere di lanciare minacce nei suoi confronti. Su questo credo che tutti saremo d’accordo, e io sono tra quelli che pensano che le parole sono pietre.

  20. Gentile Gianpaolo, dal link sul suo nome si capisce abbastanza bene quale sia il suo lavoro: ripeto, credo poco professionale il condividere pubblicamente “una denuncia in piena regola ed una condanna morale pesante per Montalcino e per i suoi produttori” nei confronti di colleghi e concorrenti.

  21. …FORSE sarebbe interessante scrivere qualcosa di più sulle ”mafio-sette nel mondo del vino”…(è solo una semplice richiesta)

  22. @ag. Visto che in italiano non ci capiamo, provo in inglese, lingua diretta e che lascia poco spazio all’interpretazione: “I didn’t say that I agree, or don’t agree with what Mr. Waldin said in his article. I just said that his article is an accusation of Montalcino’s winemaking scene. Which quite obvious to anyone that reads that article. By saying that somebody is accusing someone else of wrongdoing, doesn’t necessarily means that one agrees with the accusation.”
    Fuori dal contesto, mentre si capisce bene chi sono io, non si capisce bene chi e’ lei, il che rende la conversazione piuttosto sbilanciata, non crede?

  23. Mi pare che il signor ag abbia semplicemente qualcosa di irrisolto nei confronti dei metodi naturali di coltivazione/vinificazione. Ciò che egli chiama “mancanza di attendibilità” sono semplicemente legittime supposizioni da parte di chi evidentemente capisce qualcosa di agricoltura e di vinificazione (mi riferisco ad esempio alle considerazioni sui suoli ultralavorati di Montalcino che ho personalmente visto o ai sentori di tannini aggiunti che chiunque può percepire al naso assaggiando certi vini). I giornalisti scrivono ciò che vedono/sentono e non sono nemmeno tenuti a svelare le proprie fonti. Sarà il magistrato, nel caso, ad approfondire. Viceversa le anonime ironie di ag mi paiono del tutto fuori luogo e pregne di un astio un pò presuntuoso.

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  25. Io non ho niente contro i metodi naturali di coltivazione e vinificazione. E’ che lavorare un terreno in un modo o in un altro, vinificare aggiungendo tannini o meno, NON SONO REATI. Rientra nel giusto diritto il poter esprimere giudizi ma, le porto un esempio sempre tratto dall’articolo sopra “Ho visto cisterne dalle regioni vinicole piú produttive del Sud Italia a Montalcino.”,(L’autore voleva per caso citare Roy Batty?). Vede, questa, a termini di legge, è calunnia a mezzo stampa, perchè l’autore non allega una fotocopia del DDT del carico, nè del libretto di circolazione della supposta cisterna, nè una ricostruzione fotografica dell’itinerario che ne certifichi provenienza e destinazione. Quello sarebbe giornalimo e penso alla grande Milena Gabbanelli. Questo, invece, è un insieme di pettegolezzi, banalità (quali, come e dove piantare le viti per fare il Brunello) e voglia di fare scandalo (veda la mia estrapolazione sopra) fuori tempo (scandalo esploso in marzo), giornalisticamente molto poco deontologico, condito, le ripeto, con saccenza e integralismo bio di maniera.
    Ora veniamo a noi: con “anonime ironie” si riferiva a “studiare le fasi lunari con Panoramix”? non ho problemi a confermare la battuta. Considero l’ironia e il disincanto i mezzi più divertenti e intriganti per combattere dogmi e apologie di ogni tipo in agricoltura, in politica, in amore. Faccio male?

  26. Caro Franco Secondo me la vecchia regola ottocentesca del giornalismo americano consistente nelle cinque “W” (WHO, WHAT, WHEN, WHERE, WHY) è sempre valida e dovrebbe essere applicata nell’argomento dello scandalo del Brunello. La risposta alle cinque preposizioni deve essere articolata, intelligente divertente e scritta bene, ma ci deve essere. Questa è la differenza tra il giornalismo e un blog, che spesso (molto spesso) sono chiacchere da bar e da collaboratrici domestiche (vedi articolo del Sig. Monty).

  27. Faccia un pò quel che creda. Mi pare, però, che il saccente qui sia proprio Lei, ag, e la sua ironia non mi ha particolarmente divertito.
    In ogni caso non mi pare che, proprio a termini di legge, l’articolo in questione abbia calunniato assolutamente nessuno. Sennò aboliamo il giornalismo del tutto, come nei tempi andati…
    Il fatto che alcune pratiche non siano un reato non significa nulla. Si può devastare una denominazione storica anche senza compiere reati ma solo col cattivo marketing e con la cattiva qualità (intesa come manta aderenza alla denominazione di origine). Io continuo a pensare che il Sangiovese a Montalcino non abbia bisogno di certe pratiche, legali e meno che siano. Faccio male?

  28. Buongiorno.
    Come vedete, ogni tanto qualcuno che ragiona esiste. Grazie di essere intervenuto in modo così equilibrato signor Lisini, so che non deve essere stao facile.
    Buona domenica.

  29. Gentile Dottori, se le hai la coda di paglia, “sinceramente, me ne infischio”. Rimanga pure nelle Marche, noi, qui, siamo fatti così. Su quel suo sodale, Waldin, ho scritto e riscritto: se si ha l’apertura mentale per capire, si è capito, altrimenti, mi sono stancato.

  30. va bene ag, il tuo pensiero sull’articolo di Monty Waldin credo che tu l’abbia ampiamente espresso in tutte le sue sfumature. Io continuo ad essere orgoglioso di averlo potuto ripubblicare, anche in traduzione italiana, su questo blog…

  31. Caro Franco mi sembra che sia partita ancora una volta la gara del tiro all’opinione. Io dico che hai fatto benissimo a pubblicare quell’articolo. Tu, da giornalista, hai riportato uno scritto di una persona autorevole che esprime quello che pensa su Montalcino .
    L’articolo scritto dal signor Monty Waldin é stato pubblicato non via ciclostile dal circolo pensionati della damigiana rotta di Buonconvento ma sulle Purple Pages del sito Internet dalla signora Jancis Robinson, che é giornalista di livello internazionale ed indiscussa autoritá del vino, sicuramente una delle prime 5. Il signor Waldin, non é un appassionato di vini che nella vita fa altro, ma é considerato a livello internazionale una autoritá nella consulenza vitivinicola del biologico e soprattutto della biodinamica applicata (ovvero non parla solo ma fa) e scrittore apprezzato nelle materie di vino. In quell’articolo ha riportato il suo pensiero, si é sfogato sul Brunello da wine writer non da journalist e correttamente termina il suo sfogo con un avvertenza di partigianismo. E Jancis Robinson, lo ha detto chiaro, a seguito di una lunga serie di e-mails tra di loro, ha chiesto di mettere tutto assieme ed aprire la saracinesca. Come ha detto Alice Feiring: “The writing is impassioned, takes no prisoners, believable (because the source is) and tells me that if this stuff appears regularly on Jancis’ website, it’s worth the annual fee”.
    Checché si voglia dire, sia da parte di alcuni in questo forum che particolarmente da altri in un altro famoso forum – dove si é arrivati, con devo dire orripilante logica sofistico retrogrado trinarciruta da parte di un membro dall’attitudine ignaziodeloyoleggiante ad accomunare il pensiero del signor Ziliani al pensiero del signor Rivella – checché se ne voglia dire dicevo il J’accuse di M.W. é pesante e circostanziato. É vero che M.W. non ha fatto dei nomi, ma il dito sulle cantine maggiori (quelle che hanno lo spazio per fare certe manovre) e su quelle posizionate in zone impossibili lo ha puntato. Gli esempi fatti da Monty Waldin se dovranno essere discussi in profonditá saranno discussi in altra sede non al bar sport ma in procura e Waldin é abbastanza grande da sapere quando parlare e quando stare zitto. Comunque ed esplicitamente il dito é stato puntato su tutti, buoni e cattivi per connivenza inerzia per il tipico italiota annichilimento o in breve per la solita pecoreccia mancanza di coglioni.
    L’autore condanna la generalità dei produttori dicendo che é impossibile che vini provenienti da un certo tipo di vitigno producano vini cosí atipici sia per le caratteristiche generali intrinseche, colore olfatto sapore sia per la totale incoerenza con le annate. E possiamo girarla come vogliamo ma tutti quelli del settore produttori o commercianti (e il dito lo punto anche contro me stesso e per primo), sommelier o addetti alla informazione sanno che é vero.
    Si puó usare osmosi inversa a manetta (in teoria solo sui mosti in pratica?!) tannini sintetici, lieviti “selezionati”, e delle botte (non botti ) di legno tali da rincoglionire un vino… ma i risultati di certe bottiglie non hanno piú niente a che vedere con un sangiovese; tali risultati sono impossibili anche usando le sopraddette avanzate tecniche enologiche. E l’uso di polveri e concentrati esiste in enologia “moderna” da parte di alcuni, dalla vaniglia per far gelati in poi, e lo sappiamo. Tra parentesi l’uso di aromi artificiali é anche facile da scoprire basta mandare la bottiglia in shock termico – freddo– et voilá si separano che é un piacere… giá sperimentato.
    Certamente alla maggioranza degli assaggiatori quei vini poi sono piacevoli… ma non sono rappresentazione di un vino da monovitigno di un certo territorio e di una certa annata. Posso capire che importanti giornalisti si siano sentiti offesi nella loro professionalitá da questo tipo di affermazioni del signor Waldin, ma il punto é che dovrebbero essere in grado di verificare l’integritá di un vino non semplicemente darla per scontata dato che esiste la fascetta della DOCG… (anche se lo sai dentro dite che non puó essere un brunello di montalcino…) e lo stesso dovrebbe essere detto per tutti i commercianti (ancora io per primo). Ed un produttore onesto dovrebbe saltare per aria dalla rabbia nel vedere certe cose non starsene buono buono, che fa partire poi la logica del “cosi’ fan tutte”.
    Starnazzare fatti , prove pronti a mettere al rogo chi ha puntato il dito non serve a nulla perché problema é li. É un problema che riguarda non solo Montalcino, ma anche zone al Nord ed al Sud, dal Nebbiolo, al Sangiovese passando per l’Aglianico e finendo con il Nerello Mascalese (uno dei piú famosi ed osannati ha un colore cosí scuro che se quello é Nerello Mascalese io sono una suora…). E questo non vale solo per l’Italia anzi!! Se mi chiedessero di indicare 10 Pinot Neri della West Coast USA su cui possa dire di essere certo essere fatti con uve di Pinot Nero… semplicemente non potrei mi fermerei a 3 forse 4 via. Ma restiamo nel paese natio.
    Esiste una responsabilitá diffusa da parte di tutti, ma il primo in causa é il consorzio e la figura dei consorzi in generale. Sennó che “minchia” ci sta a fare controllata e garantita? Il controllo delle vigne e delle tipologie dovrebbe essere rigoroso. Non bisogna essere dei provetti ampelografi per distinguere un merlot da un sangiovese o da un petit verdot. L’uso sistematico di test incrociati ed in profondità qualora necessari dalla gascromotografia e della risonanza avrebbe dovuto essere stato usato. Ed in questo momento piú che mai i consorzi dovrebbero essere forti espressione di un territorio e rivendicarsi un ruolo di garante e baluardo della purezza dello stesso, soprattutto con l’arrivo dell’idiotica barbara riforma sui vini della UE del 2009, che incombe come la calata di Attila sulla cultura ed il mondo del vino .
    Io posso solo modestamente consigliare di prendere questi pensieri queste opinioni, queste accuse di Waldin e di non scaricarle come se fossero calunnie di un invidioso, che non sono, sono un grido di frustrazione; facciamoci un esame di coscienza e cerchiamo di utilizzarle in modo costruttivo lasciando perdere mentalitá feudomafiose che hanno portato ad ostracizzare produttori bravi (l’ultimo caso di cui ho sentito al Vinitaly scorso era su Stella di Campalto tanto per non citare sempre Soldera) e ad agire una volta per tutte sulla strada del vino e del suo territorio. Da parte mia una ripulita in magazzino la sto dando…

  32. Una grande, pazzesca BOIATA, tanto per fare clamore. Questo non è giornalismo serio, ma solo voglia di fare sensazionalismo, allarmismo, scoop, chiamiamolo come vogliamo. Quando non ci sono prove certe e documentate siamo a livello di bar sport e basta.
    L’argomento non interessa piu’ a nessuno, trovatene un’altro

  33. E invece l’argomento interessa, eccome se interessa.
    E ancora una volta ci tocca nel profondo, come italians, molto prima di toccare i montalcinesi o coloro che lì sono immigrati e producono vini.
    Perché ciò che anch’io trovo ‘seccante’ nella testimonianza di MW, è il tono che la pervade – come una specie di invettiva strisciante, diretta a tutti e che tutti coglie – però il tono antipatico e saccente trova spazio nell’inanità e nell’omertà (che pure in parte è comprensibile) montalcinese in generale. Anche dei produttori più cristallini, più etici, più corretti e capaci.
    Sì, Montalcino quel tono così irritante se lo è andato a cercare…tacendo pervicacemente. Perché tutti sono invischiati nello stesso ‘clima’; e quelli che sono puliti, puliti davvero, stanno zitti, perché non c’è lo spazio per parlare.
    Spero quindi che il Procuratore, una volta tornato dalle ferie, chiami l’autore e gli chieda di fare i nomi, nell’unica sede opportuna.
    Perché chi è al corrente di un reato commesso ho il dovere di denunciarlo (se ne è stato testimone o ne conosce così precisamente i contorni), soprattutto quando vi è il rischio che il reato venga reiterato.
    Bisogna smetterla di essere COMPIACENTI e di tollerare l’illegalità diffusa e MW che ha visto cose che lo provano può dare un aiuto prezioso a velocizzare l’inchiesta.
    C’era un consorzio, che avrebbe dovuto (e POTUTO)essere il luogo della LEGALITA’, che avrebbe dovuto e potuto evitare che Montalcino apparisse (e in gran parte diventasse) la terra dei furbi; con gravissimo danno per tutti quelli che si sono comportati nel modo dovuto, seguendo le regole e rispettando la legge.
    Ora è tempo di dividere i produttori corretti dagli scorretti, dai furbetti, dagli imbroglioni e dai delinquenti; di separare il Brunello dalla ciofeca; di fare chiarezza. Ora ci si attende che la Procura mantenga le distanze dalla politica e dai partiti, e faccia chiarezza.
    Chi conosce Montalcino sa benissimo che vi sono state forzature, scorrettezze, abusi; che c’era la sensazione di un filo rosso (nel senso del fil rouge)che teneva insieme interessi che non avrebbero dovuto essere apparentati.
    Chi conosce Montalcino, però, sa anche bene che il ‘mito Brunello’ non è nato per una montatura, ma poggia su basi reali, e che le difficoltà e le peculiarità della sua produzione sono state un fattore che ne ha accresciuto il prestigio. I raiders e la politica di basso livello – complici – hanno messo a repentaglio la reputazione del vino e dei produttori onesti.
    Che – è auspicabile – chiederanno i danni a chi avrebbe dovuto controllare e garantire i vini di tutti e che invece ha favorito i comportamenti illeciti.

  34. A proposito di “Monty la dice tutta su Brunellopoli….”

    Egregio Dottor Ziliani
    È chiaro che noi montalcinesi, produttori e non, non le siamo particolarmente simpatici. Capita, non possiamo piacere a tutti. Va bene anche chiamarci “ipocriti, conformisti, disdegnosi della verità e con scarso rispetto verso i consumatori”. Va benissimo usare anche termini come “mafiosetti” ecc.
    Ma proprio lei che pubblica tutto a tutti senza mai verificare le notizie, s’innalza a “unico portatore sano di verità”, una sorta di Savonarola “de noi altri” con tanto di piagnoni; proprio lei? Proprio lei che si definisce espertissimo di vino ha il coraggio di parlare? Come fa ad appoggiare e incoraggiare uno che scrive: “ … So che una società a Nord di Siena ha venduto del concentrato di frutto per marmellate (e del tutto illegale per il Brunello) nella zona del Brunello. Vendita per cassa, niente fattura, niente carte, niente rischi di essere presi…”. Cosa significa? Perché non fa i nomi? Aiuterebbe gli uomini della Guardia di Finanza a beccare due imbroglioni e non uno solo! Visto che anche lui è dalla parte della giustizia… E poi, da quando in qua, è vietato a Montalcino comprare concentrati di marmellata? Ha delle foto, delle riprese, delle registrazioni o quant’altro dimostri che il supposto concentrato sia entrato in contatto con il Brunello? Non credo. Per sicurezza ho chiesto a diversi produttori, ho controllato alcuni manuali di enologia, ma di questa “pratica della marmellata” non c’è traccia: fantasia, chiacchiere da bar? Beh, allora la potrei far gioire anch’io, e magari domani nel suo blog di me scriverà: persona informata sui fatti; ha scritto un autentico reportage d’autore; racconto coraggioso, onesto e intelligente…”. Ed ecco il mio scoop: i produttori di Brunello usano il Sangiovese Grosso per fare le confetture e poi le vendono con scontrino fiscale ai turisti ignari… L’ho sentito durante una cena da amici di amici che hanno amici produttori… Non posso fare nomi”. O ancora: “durante il mio ultimo Benvenuto Brunello 2008 ho assaggiato un Brunello X che sapeva di calendula alsaziana con lievi sentori di tartufo d’Alba. Il colore tendeva al verde ramarro. Ho subito capito che il produttore X ci stava ingannando: quello non era Brunello”.
    A parte scherzi, credo e come me altri, che sia veramente venuto il momento di farla finita. Non sono contro l’informazione, né contro i giornalisti, né contro la legalità, ma non sopporto la “mala informazione”. Negli ultimi mesi si è fatta solo “informazione del terrore”, stile Al qaeda, confondendo i consumatori che poi sono le uniche vittime di questo schifo! Cito Daniele Cernilli (giornalista di professione e non da bla, bla, bla) che a proposito dell’articolo di Waldin ha scritto nel blog del Gambero Rosso: “se si fanno affermazioni generiche e non supportate da prove si fa cattivo giornalismo, punto….Ma che coraggio…il problema è che i nomi non li può fare perché allo stato attuale non ci sono…”. A proposito, lei che sa tutto, sapeva che la Procura ha già prosciolto alcune della aziende indagate per Brunellopoli? I titoloni fanno notizia, la giustizia, come c’insegna lei, no. Non si preoccupi non lo sa quasi nessuno. Ma la invito ad informarsi.
    Non è un po’ eccessivo parlare di “cultura stratificata in Toscana di mescolare più forti e scuri vini”? Perché il signor Waldin non collabora con i magistrati? Se veramente è in possesso di tutte queste informazioni, nel giro di due/ tre giorni saremmo liberi dai cattivoni imbroglioni. Teme di beccarsi una denuncia per diffamazione? Perché quando dice di aver sentito amici parlare di Cabernet o di Colorino non dice chi sono? Purtroppo non riesco a capire dove finisce la fantasia del signor Waldin e dove comincia il reportage d’autore…
    Lui stesso afferma di lavorare qui e di conoscere la situazione: “sono un consulente biodinamico pagato da un’azienda nella zona del Brunello di Montalcino DOCG…. L’amministratore non mi consente l’accesso alla cantina. È attualmente sotto inchiesta per Brunellopoli”. Come mai non gli consente l’accesso? Che cos’ha combinato? Teme che gli aggiunga marmellata di more nel vino? Oppure lavora “al nero”? Forse sbaglio, ma non è molto legale…
    Il non parlare, il non collaborare, insomma l’omertà, signor Ziliani, quella è da mafiosi. Chi sono i mafiosetti allora?
    Sono a Montalcino da molti anni (non 4 come il signor Waldin). Prima di me c’era il mio babbo. Per lui Montalcino e i suoi vini erano passione; per me quella passione è diventata lavoro: ricostruire la storia del Brunello di Montalcino, proprio quella che il signor Waldin afferma non esistere o forse non gli interessa neppure. Non fa molto scalpore la storia vera!
    Le aziende, il Comune, il Consorzio e i montalcinesi mi hanno permesso di studiare i loro archivi storici, i libri mastri dei fattori, i diplomi, le medaglie ecc. Ancora una volta, signor Ziliani, prima di dare del “bravo, bene, bis” s’informi. La invito a visitare il Museo del Brunello al quale stiamo lavorando da otto anni e dove potrà constatare che i documenti, o per rimanere in tema, le prove esistono e sono ben visibili a tutti. Magari non cambierà idea sui montalcinesi, ma sul Brunello di Montalcino, quello vero che lei ama tanto, si.
    Mi creda stiamo lottando per il Brunello di Montalcino. Ma ci deve aiutare anche lei facendo dalla seria informazione.

    Museo del Brunello e della Comunità di Montalcino

  35. Gentile Signora Zoi, ho letto il suo commento, accorato e appassionato ed il suo invito “a visitare il Museo del Brunello al quale stiamo lavorando da otto anni e dove potrà constatare che i documenti, o per rimanere in tema, le prove esistono e sono ben visibili a tutti. Magari non cambierà idea sui montalcinesi, ma sul Brunello di Montalcino, quello vero che lei ama tanto, si.Mi creda stiamo lottando per il Brunello di Montalcino. Ma ci deve aiutare anche lei facendo dalla seria informazione”. Bene, conosco, l’ho visitato qualche anno fa in compagnia di Stefano Colombini Cinelli il Museo del Brunello e della Comunità di Montalcino e potrei anche visitarlo di nuovo, con più attenzione e dedicandogli più tempo. Esperienza utile e interessante indubbiamente, culturalmente appagante, ma che credo non sposti i termini del problema, il fatto che a Montalcino un certo numero di produttori hanno fatto strame del Brunello, non hanno rispettato le regole, hanno badato solo ai loro interessi di bottega.
    Se dico questo , se lotto, perché il Brunello lo amo e ci credo (in quello vero ovviamente), se cerco di fare “seria informazione”, anzi contro-informazione contro le verità ufficiali acquisite e la vulgata dominante, possibile che io diventi un “nemico”, che qualche stupidello si metta a minacciare dicendo che non mi conviene tornare l’anno prossimo a Benvenuto Brunello? Non credo proprio.
    Per cui, la prego, non scriva amenità tipo “È chiaro che noi montalcinesi, produttori e non, non le siamo particolarmente simpatici”, perché questa, se mi consente, é una sciocchezza, perché amo Montalcino e ho dei buoni amici a Montalcino, ma non tollero né giustifico le ipocrisie di tanti ilcinesi. E si risparmi, per favore, non fa bella figura facendolo, lo scrivere cose tipo “proprio lei che pubblica tutto a tutti senza mai verificare le notizie, s’innalza a “unico portatore sano di verità”, una sorta di Savonarola “de noi altri” con tanto di piagnoni; proprio lei? Proprio lei che si definisce espertissimo di vino ha il coraggio di parlare?”. Io, per sua norma e dei suoi amici, le notizie le verifico e non mi spaccio per “espertissimo di vino”. Sono solo un modesto cronista, non sconosciuto e con una certa autorevolezza e capacità di fare opinione con quel che scrivo, che da 25 anni fa, con risultati non disprezzabili, questo strano mestiere… Se campo, senza fare marchette, senza curare uffici di pubbliche relazioni o di comunicazione, senza lavorare per Consorzi, ecc come disinvoltamente fanno altri miei “colleghi”, é perché evidentemente quello che scrivo viene considerato interessante e attendibile. Altrimenti farei altro, non trova? cordialità
    f.z.

  36. Gentilissima Giulia Zoi, può,per favore,togliermi un ”dubbio”..ma” anticamente”(sec.xv e seguenti,se ne ha notizia forse interesserà a tanti,oltre a me) con che cosa era fatto il brunello? La ringrazio .

  37. Le rispondo volentieri: Brunello è il termine dialettale locale con cui si indica il Sangiovese. In passato, fino alla prima vinificazione in purezza (100% Sangiovese) documentata del 1865,il vino veniva fatto con il classico metodo toscano e con una varietà di uve locali, anche a bacca bianca. Diciamo che quando nei documenti storici si trova la parola “brunello” in genere si riferisce al vigneto e non al vino. Spero di esserle stata di aiuto.

  38. ..grazie Giulia Zoi,per avermi confermato quello che pensavo.Chissà come era quel vino proveniente da Montalcino,fatto con uvaggio da varietà locali??Sicuramente non ci sarà più nessun produttore che lo potrà rifare..?

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