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	<title>Commenti a: Monty la dice tutta su Brunellopoli: ora anche in versione italiana</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Di: Vino da Burde - &#187; Brunello 2003 in Deutschland: trotz der Hitze (e trotz Gaja), c&#8217;è qualcosa di buono? e le aziende indagate sono solo 4&#8230;</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/08/monty-la-dice-tutta-su-brunellopoli-ora-anche-in-versione-italiana.html#comment-10397</link>
		<dc:creator>Vino da Burde - &#187; Brunello 2003 in Deutschland: trotz der Hitze (e trotz Gaja), c&#8217;è qualcosa di buono? e le aziende indagate sono solo 4&#8230;</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 07:56:54 +0000</pubDate>
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		<description>[...] traduca l´articolo di Monty portato nella blogosfera da Terry di Mondosapore e in Italia da Franco Ziliani) e dal punto di vista qualitativo bocciano decisamente l´annata da 2-3 stelle al massimo e tra i [...] </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] traduca l´articolo di Monty portato nella blogosfera da Terry di Mondosapore e in Italia da Franco Ziliani) e dal punto di vista qualitativo bocciano decisamente l´annata da 2-3 stelle al massimo e tra i [...]</p>
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		<title>Di: un toscano</title>
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		<dc:creator>un toscano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 18:57:33 +0000</pubDate>
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		<description>..grazie Giulia Zoi,per avermi confermato quello che pensavo.Chissà come era quel vino proveniente da Montalcino,fatto con uvaggio da varietà locali??Sicuramente non ci sarà più nessun produttore che lo potrà rifare..?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>..grazie Giulia Zoi,per avermi confermato quello che pensavo.Chissà come era quel vino proveniente da Montalcino,fatto con uvaggio da varietà locali??Sicuramente non ci sarà più nessun produttore che lo potrà rifare..?</p>
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		<title>Di: giulia zoi</title>
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		<dc:creator>giulia zoi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 08:21:22 +0000</pubDate>
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		<description>Le rispondo volentieri: Brunello è il termine dialettale locale con cui si indica il Sangiovese. In passato, fino alla prima vinificazione in purezza (100% Sangiovese) documentata del 1865,il vino veniva fatto con il classico metodo toscano e con una varietà di uve locali, anche a bacca bianca. Diciamo che quando nei documenti storici si trova la parola &quot;brunello&quot; in genere si riferisce al vigneto e non al vino. Spero di esserle stata di aiuto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le rispondo volentieri: Brunello è il termine dialettale locale con cui si indica il Sangiovese. In passato, fino alla prima vinificazione in purezza (100% Sangiovese) documentata del 1865,il vino veniva fatto con il classico metodo toscano e con una varietà di uve locali, anche a bacca bianca. Diciamo che quando nei documenti storici si trova la parola &#8220;brunello&#8221; in genere si riferisce al vigneto e non al vino. Spero di esserle stata di aiuto.</p>
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		<title>Di: un toscano</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/08/monty-la-dice-tutta-su-brunellopoli-ora-anche-in-versione-italiana.html#comment-10394</link>
		<dc:creator>un toscano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 18:08:58 +0000</pubDate>
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		<description>Gentilissima Giulia Zoi, può,per favore,togliermi un &#039;&#039;dubbio&#039;&#039;..ma&#039;&#039; anticamente&#039;&#039;(sec.xv e seguenti,se ne ha notizia forse interesserà a tanti,oltre a me) con che cosa era fatto il brunello? La ringrazio .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentilissima Giulia Zoi, può,per favore,togliermi un &#8221;dubbio&#8221;..ma&#8221; anticamente&#8221;(sec.xv e seguenti,se ne ha notizia forse interesserà a tanti,oltre a me) con che cosa era fatto il brunello? La ringrazio .</p>
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		<title>Di: Franco Ziliani</title>
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		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 15:14:25 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Signora Zoi, ho letto il suo commento, accorato e appassionato ed il suo invito &quot;a visitare il Museo del Brunello al quale stiamo lavorando da otto anni e dove potrà constatare che i documenti, o per rimanere in tema, le prove esistono e sono ben visibili a tutti. Magari non cambierà idea sui montalcinesi, ma sul Brunello di Montalcino, quello vero che lei ama tanto, si.Mi creda stiamo lottando per il Brunello di Montalcino. Ma ci deve aiutare anche lei facendo dalla seria informazione&quot;. Bene, conosco, l&#039;ho visitato qualche anno fa in compagnia di Stefano Colombini Cinelli il Museo del Brunello e della Comunità di Montalcino e potrei anche visitarlo di nuovo, con più attenzione e dedicandogli più tempo. Esperienza utile e interessante indubbiamente, culturalmente appagante, ma che credo non sposti i termini del problema, il fatto che a Montalcino un certo numero di produttori hanno fatto strame del Brunello, non hanno rispettato le regole, hanno badato solo ai loro interessi di bottega. 
Se dico questo , se lotto, perché il Brunello lo amo e ci credo (in quello vero ovviamente), se cerco di fare &quot;seria informazione&quot;, anzi contro-informazione contro le verità ufficiali acquisite e la vulgata dominante, possibile che io diventi un &quot;nemico&quot;, che qualche stupidello si metta a minacciare dicendo che non mi conviene tornare l&#039;anno prossimo a Benvenuto Brunello? Non credo proprio.
Per cui, la prego, non scriva amenità tipo &quot;È chiaro che noi montalcinesi, produttori e non, non le siamo particolarmente simpatici&quot;, perché questa, se mi consente, é una sciocchezza, perché amo Montalcino e ho dei buoni amici a Montalcino, ma non tollero né giustifico le ipocrisie di tanti ilcinesi. E si risparmi, per favore, non fa bella figura facendolo, lo scrivere cose tipo &quot;proprio lei che pubblica tutto a tutti senza mai verificare le notizie, s’innalza a “unico portatore sano di verità”, una sorta di Savonarola “de noi altri” con tanto di piagnoni; proprio lei? Proprio lei che si definisce espertissimo di vino ha il coraggio di parlare?&quot;. Io, per sua norma e dei suoi amici, le notizie le verifico e non mi spaccio per &quot;espertissimo di vino&quot;. Sono solo un modesto cronista, non sconosciuto e con una certa autorevolezza e capacità di fare opinione con quel che scrivo, che da 25 anni fa, con risultati non disprezzabili, questo strano mestiere... Se campo, senza fare marchette, senza curare uffici di pubbliche relazioni o di comunicazione, senza lavorare per Consorzi, ecc come disinvoltamente fanno altri miei &quot;colleghi&quot;, é perché evidentemente quello che scrivo viene considerato interessante e attendibile. Altrimenti farei altro, non trova? cordialità
f.z.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Signora Zoi, ho letto il suo commento, accorato e appassionato ed il suo invito &#8220;a visitare il Museo del Brunello al quale stiamo lavorando da otto anni e dove potrà constatare che i documenti, o per rimanere in tema, le prove esistono e sono ben visibili a tutti. Magari non cambierà idea sui montalcinesi, ma sul Brunello di Montalcino, quello vero che lei ama tanto, si.Mi creda stiamo lottando per il Brunello di Montalcino. Ma ci deve aiutare anche lei facendo dalla seria informazione&#8221;. Bene, conosco, l&#8217;ho visitato qualche anno fa in compagnia di Stefano Colombini Cinelli il Museo del Brunello e della Comunità di Montalcino e potrei anche visitarlo di nuovo, con più attenzione e dedicandogli più tempo. Esperienza utile e interessante indubbiamente, culturalmente appagante, ma che credo non sposti i termini del problema, il fatto che a Montalcino un certo numero di produttori hanno fatto strame del Brunello, non hanno rispettato le regole, hanno badato solo ai loro interessi di bottega.<br />
Se dico questo , se lotto, perché il Brunello lo amo e ci credo (in quello vero ovviamente), se cerco di fare &#8220;seria informazione&#8221;, anzi contro-informazione contro le verità ufficiali acquisite e la vulgata dominante, possibile che io diventi un &#8220;nemico&#8221;, che qualche stupidello si metta a minacciare dicendo che non mi conviene tornare l&#8217;anno prossimo a Benvenuto Brunello? Non credo proprio.<br />
Per cui, la prego, non scriva amenità tipo &#8220;È chiaro che noi montalcinesi, produttori e non, non le siamo particolarmente simpatici&#8221;, perché questa, se mi consente, é una sciocchezza, perché amo Montalcino e ho dei buoni amici a Montalcino, ma non tollero né giustifico le ipocrisie di tanti ilcinesi. E si risparmi, per favore, non fa bella figura facendolo, lo scrivere cose tipo &#8220;proprio lei che pubblica tutto a tutti senza mai verificare le notizie, s’innalza a “unico portatore sano di verità”, una sorta di Savonarola “de noi altri” con tanto di piagnoni; proprio lei? Proprio lei che si definisce espertissimo di vino ha il coraggio di parlare?&#8221;. Io, per sua norma e dei suoi amici, le notizie le verifico e non mi spaccio per &#8220;espertissimo di vino&#8221;. Sono solo un modesto cronista, non sconosciuto e con una certa autorevolezza e capacità di fare opinione con quel che scrivo, che da 25 anni fa, con risultati non disprezzabili, questo strano mestiere&#8230; Se campo, senza fare marchette, senza curare uffici di pubbliche relazioni o di comunicazione, senza lavorare per Consorzi, ecc come disinvoltamente fanno altri miei &#8220;colleghi&#8221;, é perché evidentemente quello che scrivo viene considerato interessante e attendibile. Altrimenti farei altro, non trova? cordialità<br />
f.z.</p>
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	<item>
		<title>Di: giulia zoi</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/08/monty-la-dice-tutta-su-brunellopoli-ora-anche-in-versione-italiana.html#comment-10392</link>
		<dc:creator>giulia zoi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 15:03:53 +0000</pubDate>
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		<description>A proposito di “Monty la dice tutta su Brunellopoli….”

Egregio Dottor Ziliani
È chiaro che noi montalcinesi, produttori e non, non le siamo particolarmente simpatici. Capita, non possiamo piacere a tutti. Va bene anche chiamarci “ipocriti, conformisti, disdegnosi della verità e con scarso rispetto verso i consumatori”. Va benissimo usare anche termini come “mafiosetti” ecc.
Ma proprio lei che pubblica tutto a tutti senza mai verificare le notizie, s’innalza a “unico portatore sano di verità”, una sorta di Savonarola “de noi altri” con tanto di piagnoni; proprio lei? Proprio lei che si definisce espertissimo di vino ha il coraggio di parlare? Come fa ad appoggiare e incoraggiare uno che scrive: “ … So che una società a Nord di Siena ha venduto del concentrato di frutto per marmellate (e del tutto illegale per il Brunello) nella zona del Brunello. Vendita per cassa, niente fattura, niente carte, niente rischi di essere presi…”. Cosa significa? Perché non fa i nomi? Aiuterebbe gli uomini della Guardia di Finanza a beccare due imbroglioni e non uno solo! Visto che anche lui è dalla parte della giustizia… E poi, da quando in qua, è vietato a Montalcino comprare concentrati di marmellata? Ha delle foto, delle riprese, delle registrazioni o quant’altro dimostri che il supposto concentrato sia entrato in contatto con il Brunello? Non credo. Per sicurezza ho chiesto a diversi produttori, ho controllato alcuni manuali di enologia, ma di questa “pratica della marmellata” non c’è traccia: fantasia, chiacchiere da bar? Beh, allora la potrei far gioire anch’io, e magari domani nel suo blog di me scriverà: persona informata sui fatti; ha scritto un autentico reportage d’autore; racconto coraggioso, onesto e intelligente…”. Ed ecco il mio scoop: i produttori di Brunello usano il Sangiovese Grosso per fare le confetture e poi le vendono con scontrino fiscale ai turisti ignari… L’ho sentito durante una cena da amici di amici che hanno amici produttori… Non posso fare nomi”. O ancora: “durante il mio ultimo Benvenuto Brunello 2008 ho assaggiato un Brunello X che sapeva di calendula alsaziana con lievi sentori di tartufo d’Alba. Il colore tendeva al verde ramarro. Ho subito capito che il produttore X ci stava ingannando: quello non era Brunello”.
A parte scherzi, credo e come me altri, che sia veramente venuto il momento di farla finita. Non sono contro l’informazione, né contro i giornalisti, né contro la legalità, ma non sopporto la “mala informazione”. Negli ultimi mesi si è fatta solo “informazione del terrore”, stile Al qaeda, confondendo i consumatori che poi sono le uniche vittime di questo schifo! Cito Daniele Cernilli (giornalista di professione e non da bla, bla, bla) che a proposito dell’articolo di Waldin ha scritto nel blog del Gambero Rosso: “se si fanno affermazioni generiche e non supportate da prove si fa cattivo giornalismo, punto….Ma che coraggio…il problema è che i nomi non li può fare perché allo stato attuale non ci sono…”. A proposito, lei che sa tutto, sapeva che la Procura ha già prosciolto alcune della aziende indagate per Brunellopoli? I titoloni fanno notizia, la giustizia, come c’insegna lei, no. Non si preoccupi non lo sa quasi nessuno. Ma la invito ad informarsi.
Non è un po’ eccessivo parlare di “cultura stratificata in Toscana di mescolare più forti e scuri vini”? Perché il signor Waldin non collabora con i magistrati? Se veramente è in possesso di tutte queste informazioni, nel giro di due/ tre giorni saremmo liberi dai cattivoni imbroglioni. Teme di beccarsi una denuncia per diffamazione? Perché quando dice di aver sentito amici parlare di Cabernet o di Colorino non dice chi sono? Purtroppo non riesco a capire dove finisce la fantasia del signor Waldin e dove comincia il reportage d’autore…
Lui stesso afferma di lavorare qui e di conoscere la situazione: “sono un consulente biodinamico pagato da un’azienda nella zona del Brunello di Montalcino DOCG…. L’amministratore non mi consente l’accesso alla cantina. È attualmente sotto inchiesta per Brunellopoli”. Come mai non gli consente l’accesso? Che cos’ha combinato? Teme che gli aggiunga marmellata di more nel vino? Oppure lavora “al nero”? Forse sbaglio, ma non è molto legale…
Il non parlare, il non collaborare, insomma l’omertà, signor Ziliani, quella è da mafiosi. Chi sono i mafiosetti allora?
Sono a Montalcino da molti anni (non 4 come il signor Waldin). Prima di me c’era il mio babbo. Per lui Montalcino e i suoi vini erano passione; per me quella passione è diventata lavoro: ricostruire la storia del Brunello di Montalcino, proprio quella che il signor Waldin afferma non esistere o forse non gli interessa neppure. Non fa molto scalpore la storia vera! 
Le aziende, il Comune, il Consorzio e i montalcinesi mi hanno permesso di studiare i loro archivi storici, i libri mastri dei fattori, i diplomi, le medaglie ecc. Ancora una volta, signor Ziliani, prima di dare del “bravo, bene, bis” s’informi. La invito a visitare il Museo del Brunello al quale stiamo lavorando da otto anni e dove potrà constatare che i documenti, o per rimanere in tema, le prove esistono e sono ben visibili a tutti. Magari non cambierà idea sui montalcinesi, ma sul Brunello di Montalcino, quello vero che lei ama tanto, si.
Mi creda stiamo lottando per il Brunello di Montalcino. Ma ci deve aiutare anche lei facendo dalla seria informazione.


Museo del Brunello e della Comunità di Montalcino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di “Monty la dice tutta su Brunellopoli….”</p>
<p>Egregio Dottor Ziliani<br />
È chiaro che noi montalcinesi, produttori e non, non le siamo particolarmente simpatici. Capita, non possiamo piacere a tutti. Va bene anche chiamarci “ipocriti, conformisti, disdegnosi della verità e con scarso rispetto verso i consumatori”. Va benissimo usare anche termini come “mafiosetti” ecc.<br />
Ma proprio lei che pubblica tutto a tutti senza mai verificare le notizie, s’innalza a “unico portatore sano di verità”, una sorta di Savonarola “de noi altri” con tanto di piagnoni; proprio lei? Proprio lei che si definisce espertissimo di vino ha il coraggio di parlare? Come fa ad appoggiare e incoraggiare uno che scrive: “ … So che una società a Nord di Siena ha venduto del concentrato di frutto per marmellate (e del tutto illegale per il Brunello) nella zona del Brunello. Vendita per cassa, niente fattura, niente carte, niente rischi di essere presi…”. Cosa significa? Perché non fa i nomi? Aiuterebbe gli uomini della Guardia di Finanza a beccare due imbroglioni e non uno solo! Visto che anche lui è dalla parte della giustizia… E poi, da quando in qua, è vietato a Montalcino comprare concentrati di marmellata? Ha delle foto, delle riprese, delle registrazioni o quant’altro dimostri che il supposto concentrato sia entrato in contatto con il Brunello? Non credo. Per sicurezza ho chiesto a diversi produttori, ho controllato alcuni manuali di enologia, ma di questa “pratica della marmellata” non c’è traccia: fantasia, chiacchiere da bar? Beh, allora la potrei far gioire anch’io, e magari domani nel suo blog di me scriverà: persona informata sui fatti; ha scritto un autentico reportage d’autore; racconto coraggioso, onesto e intelligente…”. Ed ecco il mio scoop: i produttori di Brunello usano il Sangiovese Grosso per fare le confetture e poi le vendono con scontrino fiscale ai turisti ignari… L’ho sentito durante una cena da amici di amici che hanno amici produttori… Non posso fare nomi”. O ancora: “durante il mio ultimo Benvenuto Brunello 2008 ho assaggiato un Brunello X che sapeva di calendula alsaziana con lievi sentori di tartufo d’Alba. Il colore tendeva al verde ramarro. Ho subito capito che il produttore X ci stava ingannando: quello non era Brunello”.<br />
A parte scherzi, credo e come me altri, che sia veramente venuto il momento di farla finita. Non sono contro l’informazione, né contro i giornalisti, né contro la legalità, ma non sopporto la “mala informazione”. Negli ultimi mesi si è fatta solo “informazione del terrore”, stile Al qaeda, confondendo i consumatori che poi sono le uniche vittime di questo schifo! Cito Daniele Cernilli (giornalista di professione e non da bla, bla, bla) che a proposito dell’articolo di Waldin ha scritto nel blog del Gambero Rosso: “se si fanno affermazioni generiche e non supportate da prove si fa cattivo giornalismo, punto….Ma che coraggio…il problema è che i nomi non li può fare perché allo stato attuale non ci sono…”. A proposito, lei che sa tutto, sapeva che la Procura ha già prosciolto alcune della aziende indagate per Brunellopoli? I titoloni fanno notizia, la giustizia, come c’insegna lei, no. Non si preoccupi non lo sa quasi nessuno. Ma la invito ad informarsi.<br />
Non è un po’ eccessivo parlare di “cultura stratificata in Toscana di mescolare più forti e scuri vini”? Perché il signor Waldin non collabora con i magistrati? Se veramente è in possesso di tutte queste informazioni, nel giro di due/ tre giorni saremmo liberi dai cattivoni imbroglioni. Teme di beccarsi una denuncia per diffamazione? Perché quando dice di aver sentito amici parlare di Cabernet o di Colorino non dice chi sono? Purtroppo non riesco a capire dove finisce la fantasia del signor Waldin e dove comincia il reportage d’autore…<br />
Lui stesso afferma di lavorare qui e di conoscere la situazione: “sono un consulente biodinamico pagato da un’azienda nella zona del Brunello di Montalcino DOCG…. L’amministratore non mi consente l’accesso alla cantina. È attualmente sotto inchiesta per Brunellopoli”. Come mai non gli consente l’accesso? Che cos’ha combinato? Teme che gli aggiunga marmellata di more nel vino? Oppure lavora “al nero”? Forse sbaglio, ma non è molto legale…<br />
Il non parlare, il non collaborare, insomma l’omertà, signor Ziliani, quella è da mafiosi. Chi sono i mafiosetti allora?<br />
Sono a Montalcino da molti anni (non 4 come il signor Waldin). Prima di me c’era il mio babbo. Per lui Montalcino e i suoi vini erano passione; per me quella passione è diventata lavoro: ricostruire la storia del Brunello di Montalcino, proprio quella che il signor Waldin afferma non esistere o forse non gli interessa neppure. Non fa molto scalpore la storia vera!<br />
Le aziende, il Comune, il Consorzio e i montalcinesi mi hanno permesso di studiare i loro archivi storici, i libri mastri dei fattori, i diplomi, le medaglie ecc. Ancora una volta, signor Ziliani, prima di dare del “bravo, bene, bis” s’informi. La invito a visitare il Museo del Brunello al quale stiamo lavorando da otto anni e dove potrà constatare che i documenti, o per rimanere in tema, le prove esistono e sono ben visibili a tutti. Magari non cambierà idea sui montalcinesi, ma sul Brunello di Montalcino, quello vero che lei ama tanto, si.<br />
Mi creda stiamo lottando per il Brunello di Montalcino. Ma ci deve aiutare anche lei facendo dalla seria informazione.</p>
<p>Museo del Brunello e della Comunità di Montalcino</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: giorgia</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/08/monty-la-dice-tutta-su-brunellopoli-ora-anche-in-versione-italiana.html#comment-10391</link>
		<dc:creator>giorgia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 09:57:25 +0000</pubDate>
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		<description>E invece l&#039;argomento interessa, eccome se interessa.
E ancora una volta ci tocca nel profondo, come italians, molto prima di toccare i montalcinesi o coloro che lì sono immigrati e producono vini.
Perché ciò che anch&#039;io trovo &#039;seccante&#039; nella testimonianza di MW, è il tono che la pervade - come una specie di invettiva strisciante, diretta a tutti e che tutti coglie - però il tono antipatico e saccente trova spazio nell&#039;inanità e nell&#039;omertà (che pure in parte è comprensibile) montalcinese in generale. Anche dei produttori più cristallini, più etici, più corretti e capaci.
Sì, Montalcino quel tono così irritante se lo è andato a cercare...tacendo pervicacemente. Perché tutti sono invischiati nello stesso &#039;clima&#039;; e quelli che sono puliti, puliti davvero, stanno zitti, perché non c&#039;è lo spazio per parlare.
Spero quindi che il Procuratore, una volta tornato dalle ferie, chiami l&#039;autore e gli chieda di fare i nomi, nell&#039;unica sede opportuna. 
Perché chi è al corrente di un reato commesso ho il dovere di denunciarlo (se ne è stato testimone o ne conosce così precisamente i contorni), soprattutto quando vi è il rischio che il reato venga reiterato.
Bisogna smetterla di essere COMPIACENTI e di tollerare l&#039;illegalità diffusa e MW che ha visto cose che lo provano può dare un aiuto prezioso a velocizzare l&#039;inchiesta.
C&#039;era un consorzio, che avrebbe dovuto (e POTUTO)essere il luogo della LEGALITA&#039;, che avrebbe dovuto e potuto evitare che Montalcino apparisse (e in gran parte diventasse) la terra dei furbi; con gravissimo danno per tutti quelli che si sono comportati nel modo dovuto, seguendo le regole e rispettando la legge.
Ora è tempo di dividere i produttori corretti dagli scorretti, dai furbetti, dagli imbroglioni e dai delinquenti; di separare il Brunello dalla ciofeca; di fare chiarezza. Ora ci si attende che la Procura mantenga le distanze dalla politica e dai partiti, e faccia chiarezza.
Chi conosce Montalcino sa benissimo che vi sono state forzature, scorrettezze, abusi; che c&#039;era la sensazione di un filo rosso (nel senso del fil rouge)che teneva insieme interessi che non avrebbero dovuto essere apparentati.
Chi conosce Montalcino, però, sa anche bene che il &#039;mito Brunello&#039; non è nato per una montatura, ma poggia su basi reali, e che le difficoltà e le peculiarità della sua produzione sono state un fattore che ne ha accresciuto il prestigio. I raiders e la politica di basso livello - complici - hanno messo a repentaglio la reputazione del vino e dei produttori onesti. 
Che - è auspicabile - chiederanno i danni a chi avrebbe dovuto controllare e garantire i vini di tutti e che invece ha favorito i comportamenti illeciti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E invece l&#8217;argomento interessa, eccome se interessa.<br />
E ancora una volta ci tocca nel profondo, come italians, molto prima di toccare i montalcinesi o coloro che lì sono immigrati e producono vini.<br />
Perché ciò che anch&#8217;io trovo &#8216;seccante&#8217; nella testimonianza di MW, è il tono che la pervade &#8211; come una specie di invettiva strisciante, diretta a tutti e che tutti coglie &#8211; però il tono antipatico e saccente trova spazio nell&#8217;inanità e nell&#8217;omertà (che pure in parte è comprensibile) montalcinese in generale. Anche dei produttori più cristallini, più etici, più corretti e capaci.<br />
Sì, Montalcino quel tono così irritante se lo è andato a cercare&#8230;tacendo pervicacemente. Perché tutti sono invischiati nello stesso &#8216;clima&#8217;; e quelli che sono puliti, puliti davvero, stanno zitti, perché non c&#8217;è lo spazio per parlare.<br />
Spero quindi che il Procuratore, una volta tornato dalle ferie, chiami l&#8217;autore e gli chieda di fare i nomi, nell&#8217;unica sede opportuna.<br />
Perché chi è al corrente di un reato commesso ho il dovere di denunciarlo (se ne è stato testimone o ne conosce così precisamente i contorni), soprattutto quando vi è il rischio che il reato venga reiterato.<br />
Bisogna smetterla di essere COMPIACENTI e di tollerare l&#8217;illegalità diffusa e MW che ha visto cose che lo provano può dare un aiuto prezioso a velocizzare l&#8217;inchiesta.<br />
C&#8217;era un consorzio, che avrebbe dovuto (e POTUTO)essere il luogo della LEGALITA&#8217;, che avrebbe dovuto e potuto evitare che Montalcino apparisse (e in gran parte diventasse) la terra dei furbi; con gravissimo danno per tutti quelli che si sono comportati nel modo dovuto, seguendo le regole e rispettando la legge.<br />
Ora è tempo di dividere i produttori corretti dagli scorretti, dai furbetti, dagli imbroglioni e dai delinquenti; di separare il Brunello dalla ciofeca; di fare chiarezza. Ora ci si attende che la Procura mantenga le distanze dalla politica e dai partiti, e faccia chiarezza.<br />
Chi conosce Montalcino sa benissimo che vi sono state forzature, scorrettezze, abusi; che c&#8217;era la sensazione di un filo rosso (nel senso del fil rouge)che teneva insieme interessi che non avrebbero dovuto essere apparentati.<br />
Chi conosce Montalcino, però, sa anche bene che il &#8216;mito Brunello&#8217; non è nato per una montatura, ma poggia su basi reali, e che le difficoltà e le peculiarità della sua produzione sono state un fattore che ne ha accresciuto il prestigio. I raiders e la politica di basso livello &#8211; complici &#8211; hanno messo a repentaglio la reputazione del vino e dei produttori onesti.<br />
Che &#8211; è auspicabile &#8211; chiederanno i danni a chi avrebbe dovuto controllare e garantire i vini di tutti e che invece ha favorito i comportamenti illeciti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: nicola</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/08/monty-la-dice-tutta-su-brunellopoli-ora-anche-in-versione-italiana.html#comment-10390</link>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 06:12:29 +0000</pubDate>
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		<description>Una grande, pazzesca  BOIATA, tanto per fare clamore. Questo non è giornalismo serio, ma solo voglia di fare sensazionalismo, allarmismo, scoop, chiamiamolo come vogliamo. Quando non ci sono prove certe e documentate siamo a livello di bar sport e basta.
L&#039;argomento non interessa piu&#039; a nessuno, trovatene un&#039;altro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una grande, pazzesca  BOIATA, tanto per fare clamore. Questo non è giornalismo serio, ma solo voglia di fare sensazionalismo, allarmismo, scoop, chiamiamolo come vogliamo. Quando non ci sono prove certe e documentate siamo a livello di bar sport e basta.<br />
L&#8217;argomento non interessa piu&#8217; a nessuno, trovatene un&#8217;altro</p>
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	<item>
		<title>Di: Paolo Bernardi</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2008/08/monty-la-dice-tutta-su-brunellopoli-ora-anche-in-versione-italiana.html#comment-10389</link>
		<dc:creator>Paolo Bernardi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 18:55:07 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Franco mi sembra che sia partita ancora una volta la gara del tiro all’opinione.   Io dico che hai fatto benissimo a pubblicare quell’articolo.  Tu, da giornalista, hai riportato uno scritto di una persona autorevole che esprime quello che pensa su Montalcino .
L’articolo scritto dal signor Monty Waldin é stato pubblicato non via ciclostile dal circolo pensionati  della damigiana rotta di Buonconvento ma sulle Purple Pages del sito Internet dalla signora Jancis Robinson, che é giornalista di livello internazionale ed indiscussa autoritá del vino, sicuramente una delle prime 5. Il  signor Waldin, non é un appassionato di vini che nella vita fa altro, ma é considerato a livello internazionale una autoritá nella consulenza vitivinicola del biologico e soprattutto della biodinamica applicata (ovvero non parla solo ma fa) e scrittore apprezzato nelle materie di vino.   In quell’articolo ha riportato il suo pensiero, si é sfogato sul Brunello da wine writer non da journalist e correttamente  termina il suo sfogo con un avvertenza di partigianismo. E  Jancis Robinson, lo ha detto chiaro,  a seguito di una lunga serie di e-mails tra di loro, ha chiesto di mettere tutto assieme ed aprire la saracinesca.  Come ha detto Alice Feiring: “The writing is impassioned, takes no prisoners, believable (because the source is) and tells me that if this stuff appears regularly on Jancis&#039; website, it&#039;s worth the annual fee”.
Checché si voglia dire, sia da parte di alcuni in questo forum che particolarmente da altri in un altro famoso forum - dove  si é arrivati, con devo dire orripilante logica sofistico retrogrado trinarciruta da parte di un membro dall’attitudine ignaziodeloyoleggiante ad accomunare il pensiero del signor Ziliani al pensiero del signor Rivella -  checché se ne voglia dire dicevo il J’accuse di M.W. é pesante e circostanziato.   É vero che M.W. non ha fatto dei nomi, ma il dito sulle cantine maggiori (quelle che hanno lo spazio per fare certe manovre) e su quelle posizionate in zone impossibili lo ha puntato.   Gli esempi fatti da Monty Waldin se dovranno essere discussi in profonditá saranno discussi in altra sede non al bar sport ma in procura e Waldin é abbastanza grande da sapere quando parlare e quando stare zitto. Comunque ed esplicitamente il dito é stato puntato su tutti,  buoni e cattivi per connivenza inerzia per il tipico italiota annichilimento o in breve per la solita pecoreccia mancanza di coglioni.   
L’autore condanna la generalità dei produttori dicendo che é impossibile che vini provenienti da un certo tipo di vitigno producano vini cosí atipici sia per le caratteristiche generali intrinseche, colore olfatto sapore sia per la totale incoerenza  con le annate.  E possiamo girarla come vogliamo ma tutti quelli del settore produttori o commercianti (e il dito lo punto anche contro me stesso e per primo), sommelier o addetti alla informazione sanno che é vero.   
Si puó usare osmosi inversa a manetta (in teoria solo sui mosti in pratica?!) tannini sintetici, lieviti “selezionati”, e delle botte (non botti ) di legno tali da rincoglionire un vino... ma i risultati di certe bottiglie non hanno piú niente a che vedere con un sangiovese; tali risultati sono impossibili anche usando le sopraddette avanzate tecniche enologiche.  E  l’uso di polveri e concentrati esiste in enologia &quot;moderna&quot; da parte di alcuni, dalla vaniglia per far gelati in poi, e lo sappiamo.   Tra parentesi l’uso di aromi artificiali é anche facile da scoprire basta mandare la bottiglia in shock termico – freddo– et voilá si separano che é un piacere... giá sperimentato.
Certamente alla maggioranza degli assaggiatori quei vini poi sono piacevoli...  ma non sono rappresentazione di un vino da monovitigno di un certo territorio e di una certa annata.  Posso capire che importanti giornalisti si siano sentiti offesi nella loro professionalitá da questo tipo di affermazioni del signor Waldin, ma il punto é che dovrebbero essere in grado di verificare l’integritá di un vino non semplicemente darla per scontata dato che esiste la fascetta della DOCG... (anche se lo sai dentro dite che non puó essere un brunello di montalcino...) e lo stesso dovrebbe essere detto per tutti i commercianti (ancora io per primo).  Ed un produttore onesto dovrebbe saltare per aria dalla rabbia nel vedere certe cose non starsene buono buono, che fa partire poi la logica del &quot;cosi&#039; fan tutte&quot;.
Starnazzare fatti , prove pronti a mettere al rogo chi ha puntato il dito non serve a nulla perché problema é li.   É un problema che riguarda non solo Montalcino, ma anche zone al Nord ed al Sud, dal Nebbiolo, al Sangiovese passando per l’Aglianico e finendo con il Nerello Mascalese (uno dei piú famosi ed osannati ha un colore cosí scuro che se quello é Nerello Mascalese io sono una suora...).  E questo non vale solo per  l’Italia anzi!!  Se mi chiedessero di indicare 10 Pinot Neri della West Coast USA su cui possa dire di essere certo essere fatti con uve di Pinot Nero... semplicemente non potrei mi fermerei a 3 forse 4 via.  Ma restiamo nel paese natio.
Esiste una responsabilitá diffusa da parte di tutti, ma il primo in causa é il consorzio e la figura dei consorzi in generale.  Sennó che &quot;minchia&quot; ci sta a fare controllata e garantita?   Il controllo delle vigne e delle tipologie dovrebbe essere rigoroso.   Non bisogna essere dei provetti ampelografi per distinguere un merlot da un sangiovese o da un petit verdot.   L’uso sistematico di test incrociati ed in profondità qualora necessari dalla gascromotografia e della risonanza avrebbe dovuto essere stato usato.  Ed in questo momento piú che mai i consorzi dovrebbero essere forti espressione di un territorio e rivendicarsi un ruolo di garante e baluardo della purezza dello stesso, soprattutto con l’arrivo dell’idiotica barbara riforma sui vini della UE del 2009, che incombe come la calata di Attila sulla cultura ed il mondo del vino .  
Io posso solo modestamente consigliare di prendere questi pensieri queste opinioni, queste accuse di Waldin e di non scaricarle come se fossero calunnie di un invidioso, che non sono, sono un grido di frustrazione;  facciamoci un esame di coscienza e cerchiamo di utilizzarle in modo costruttivo lasciando perdere mentalitá feudomafiose che hanno portato  ad ostracizzare produttori bravi (l’ultimo caso di cui ho sentito al Vinitaly scorso era su Stella di Campalto tanto per non citare sempre Soldera) e ad agire una volta per tutte sulla strada del vino e del suo territorio. Da parte mia una ripulita in magazzino la sto dando...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franco mi sembra che sia partita ancora una volta la gara del tiro all’opinione.   Io dico che hai fatto benissimo a pubblicare quell’articolo.  Tu, da giornalista, hai riportato uno scritto di una persona autorevole che esprime quello che pensa su Montalcino .<br />
L’articolo scritto dal signor Monty Waldin é stato pubblicato non via ciclostile dal circolo pensionati  della damigiana rotta di Buonconvento ma sulle Purple Pages del sito Internet dalla signora Jancis Robinson, che é giornalista di livello internazionale ed indiscussa autoritá del vino, sicuramente una delle prime 5. Il  signor Waldin, non é un appassionato di vini che nella vita fa altro, ma é considerato a livello internazionale una autoritá nella consulenza vitivinicola del biologico e soprattutto della biodinamica applicata (ovvero non parla solo ma fa) e scrittore apprezzato nelle materie di vino.   In quell’articolo ha riportato il suo pensiero, si é sfogato sul Brunello da wine writer non da journalist e correttamente  termina il suo sfogo con un avvertenza di partigianismo. E  Jancis Robinson, lo ha detto chiaro,  a seguito di una lunga serie di e-mails tra di loro, ha chiesto di mettere tutto assieme ed aprire la saracinesca.  Come ha detto Alice Feiring: “The writing is impassioned, takes no prisoners, believable (because the source is) and tells me that if this stuff appears regularly on Jancis&#8217; website, it&#8217;s worth the annual fee”.<br />
Checché si voglia dire, sia da parte di alcuni in questo forum che particolarmente da altri in un altro famoso forum &#8211; dove  si é arrivati, con devo dire orripilante logica sofistico retrogrado trinarciruta da parte di un membro dall’attitudine ignaziodeloyoleggiante ad accomunare il pensiero del signor Ziliani al pensiero del signor Rivella &#8211;  checché se ne voglia dire dicevo il J’accuse di M.W. é pesante e circostanziato.   É vero che M.W. non ha fatto dei nomi, ma il dito sulle cantine maggiori (quelle che hanno lo spazio per fare certe manovre) e su quelle posizionate in zone impossibili lo ha puntato.   Gli esempi fatti da Monty Waldin se dovranno essere discussi in profonditá saranno discussi in altra sede non al bar sport ma in procura e Waldin é abbastanza grande da sapere quando parlare e quando stare zitto. Comunque ed esplicitamente il dito é stato puntato su tutti,  buoni e cattivi per connivenza inerzia per il tipico italiota annichilimento o in breve per la solita pecoreccia mancanza di coglioni.<br />
L’autore condanna la generalità dei produttori dicendo che é impossibile che vini provenienti da un certo tipo di vitigno producano vini cosí atipici sia per le caratteristiche generali intrinseche, colore olfatto sapore sia per la totale incoerenza  con le annate.  E possiamo girarla come vogliamo ma tutti quelli del settore produttori o commercianti (e il dito lo punto anche contro me stesso e per primo), sommelier o addetti alla informazione sanno che é vero.<br />
Si puó usare osmosi inversa a manetta (in teoria solo sui mosti in pratica?!) tannini sintetici, lieviti “selezionati”, e delle botte (non botti ) di legno tali da rincoglionire un vino&#8230; ma i risultati di certe bottiglie non hanno piú niente a che vedere con un sangiovese; tali risultati sono impossibili anche usando le sopraddette avanzate tecniche enologiche.  E  l’uso di polveri e concentrati esiste in enologia &#8220;moderna&#8221; da parte di alcuni, dalla vaniglia per far gelati in poi, e lo sappiamo.   Tra parentesi l’uso di aromi artificiali é anche facile da scoprire basta mandare la bottiglia in shock termico – freddo– et voilá si separano che é un piacere&#8230; giá sperimentato.<br />
Certamente alla maggioranza degli assaggiatori quei vini poi sono piacevoli&#8230;  ma non sono rappresentazione di un vino da monovitigno di un certo territorio e di una certa annata.  Posso capire che importanti giornalisti si siano sentiti offesi nella loro professionalitá da questo tipo di affermazioni del signor Waldin, ma il punto é che dovrebbero essere in grado di verificare l’integritá di un vino non semplicemente darla per scontata dato che esiste la fascetta della DOCG&#8230; (anche se lo sai dentro dite che non puó essere un brunello di montalcino&#8230;) e lo stesso dovrebbe essere detto per tutti i commercianti (ancora io per primo).  Ed un produttore onesto dovrebbe saltare per aria dalla rabbia nel vedere certe cose non starsene buono buono, che fa partire poi la logica del &#8220;cosi&#8217; fan tutte&#8221;.<br />
Starnazzare fatti , prove pronti a mettere al rogo chi ha puntato il dito non serve a nulla perché problema é li.   É un problema che riguarda non solo Montalcino, ma anche zone al Nord ed al Sud, dal Nebbiolo, al Sangiovese passando per l’Aglianico e finendo con il Nerello Mascalese (uno dei piú famosi ed osannati ha un colore cosí scuro che se quello é Nerello Mascalese io sono una suora&#8230;).  E questo non vale solo per  l’Italia anzi!!  Se mi chiedessero di indicare 10 Pinot Neri della West Coast USA su cui possa dire di essere certo essere fatti con uve di Pinot Nero&#8230; semplicemente non potrei mi fermerei a 3 forse 4 via.  Ma restiamo nel paese natio.<br />
Esiste una responsabilitá diffusa da parte di tutti, ma il primo in causa é il consorzio e la figura dei consorzi in generale.  Sennó che &#8220;minchia&#8221; ci sta a fare controllata e garantita?   Il controllo delle vigne e delle tipologie dovrebbe essere rigoroso.   Non bisogna essere dei provetti ampelografi per distinguere un merlot da un sangiovese o da un petit verdot.   L’uso sistematico di test incrociati ed in profondità qualora necessari dalla gascromotografia e della risonanza avrebbe dovuto essere stato usato.  Ed in questo momento piú che mai i consorzi dovrebbero essere forti espressione di un territorio e rivendicarsi un ruolo di garante e baluardo della purezza dello stesso, soprattutto con l’arrivo dell’idiotica barbara riforma sui vini della UE del 2009, che incombe come la calata di Attila sulla cultura ed il mondo del vino .<br />
Io posso solo modestamente consigliare di prendere questi pensieri queste opinioni, queste accuse di Waldin e di non scaricarle come se fossero calunnie di un invidioso, che non sono, sono un grido di frustrazione;  facciamoci un esame di coscienza e cerchiamo di utilizzarle in modo costruttivo lasciando perdere mentalitá feudomafiose che hanno portato  ad ostracizzare produttori bravi (l’ultimo caso di cui ho sentito al Vinitaly scorso era su Stella di Campalto tanto per non citare sempre Soldera) e ad agire una volta per tutte sulla strada del vino e del suo territorio. Da parte mia una ripulita in magazzino la sto dando&#8230;</p>
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		<title>Di: Franco Ziliani</title>
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		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 09:39:32 +0000</pubDate>
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		<description>va bene ag, il tuo pensiero sull&#039;articolo di Monty Waldin credo che tu l&#039;abbia ampiamente espresso in tutte le sue sfumature. Io continuo ad essere orgoglioso di averlo potuto ripubblicare, anche in traduzione italiana, su questo blog...</description>
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