Non c’è pace per il Brunello! Altri sequestri a Montalcino

Uno cerca di adeguarsi alla vulgata ufficiale, alle versioni rassicuranti, del Consorzio (a proposito sul sito Internet ufficiale ancora nessuna notizia sulla grandinata del 15 agosto, anche se dopo un po’ di tempo si è deciso a farlo persino Wine Spectator), del Ministero delle Politiche Agricole, di siti Internet e blog sempre attenti a diffondere la versione di chi comanda, di forum vinosi e giornalisti “pompieri” rispettosi dello status quo secondo la quale il “caso Brunello” è stato praticamente risolto, è in via di risoluzione, e tutto splende under the Montalcino sun e tutto va bene, madama la marchesa (n.b. nessun riferimento ad esponenti di note famiglie produttrici di sangue blu) sia dal punto di vista del business che dell’immagine.
Poi uno, la scorsa settimana, va un giorno e mezzo a Montalcino, incontra un po’ di gente, fa colloqui pubblici (di cui ho già scritto) e altri riservati (con personaggi di cui preferisco non rivelare il nome) e scopre che “il pentolone” è più bollente e ribollente che mai, che una soluzione positiva della vicenda è lontana come la conquista della Champions League da parte della Beneamata Inter, che la Procura di Siena continua a lavorare e a raccogliere una documentazione impressionante per vastità e articolazione di addebiti e di indagati.
E poi che altre aziende, oltre a quelle di cui si è parlato, sono finite nel mirino degli inquirenti, che altri Brunello e non, di altre note case produttrici (una decisamene insospettabile), sono finiti sotto sequestro, e altre tristezze.
Succede poi che scorrendo, come faccio regolarmente ogni giorno le pagine di Siena dell’edizione on line del quotidiano fiorentino La Nazione, scopra, leggendo qui e poi ancora leggendo qui, “Montalcino maxi sequestro di vino. Analisi delle uve del Brunello” il titolo, corredato da un testo che, tra l’altro, recita: “Nuove aziende entrano nel maxi fascicolo aperto dalla procura di Siena per frode in commercio legata a violazioni del disciplinare di produzione del Brunello. Attraverso tecniche innovative e analisi su campioni prelevati – relativi all’annata 2002-2003 – si vuole sapere con quali uve è stato fatto il Brunello contestato, se con sangiovese al 100% come prevede il disciplinare, oppure mischiato con altre uve, in primis francesi, violando dunque le regole come sostenuto dalla procura”.
E poi, ancora, “A Siena erano giorni di Palio quando la Guardia di Finanza, coordinata dal procuratore capo Nino Calabrese e dal pm Mario Formisano, è tornata fra i vigneti di Montalcino. In punta di piedi, senza fare clamore, ripetendo un copione già visto: controlli sulla produzione del Brunello ma anche su quella di altri tipi di vino. Controlli che avrebbero condotto al sequestro di circa 10mila ettolitri in una nota azienda locale, non esclusivamente però di Brunello.
Un provvedimento autorizzato dal gip nei confronti del quale, come di prassi, è stata presentata richiesta di riesame perché, ovviamente, il quantitativo non può essere commercializzato. A questa novità se ne dovrebbe aggiungere un’altra entro poco tempo, probabilmente già la prossima settimana: l’esito della consulenza chimico-biologica affidata dalla procura a inizio maggio ad un laboratorio di Asti specializzato.
Un accertamento svolto in contraddittorio con gli esperti nominati dalle aziende entrate inizialmente nell’inchiesta. Attraverso tecniche innovative e analisi su campioni prelevati – relativi all’annata 2002-2003 – si vuole sapere con quali uve è stato fatto il Brunello contestato, se con sangiovese al 100% come prevede il disciplinare, oppure mischiato con altre uve, in primis francesi, violando dunque le regole come sostenuto dalla procura”.
Sommessa domanda: anche alla Nazione sono degli incoscienti, dei provocatori, fanno del “terrorismo mediatico”, mestano nel torbido, si dedicano all’allarmismo, oppure si limitano a fare, egregiamente, il lavoro di giornalisti, riferendo delle notizie?
Ma come, perbacco!, non era tutto risolto, tutto a posto, tutto tranquillo, nelle cantine della splendida ma un po’ troppo misteriosa e “pasticciona” Montalcino del Brunello?

0 pensieri su “Non c’è pace per il Brunello! Altri sequestri a Montalcino

  1. Paolo, grazie per la segnalazione dell’errore di data! Non so perché ma mi era uscita la data di domani, 31 agosto, invece di quella del 15… E speriamo che il sole continui a splendere, sino a fine vendemmia, non come nella foto sopra con nuvole scattata il pomeriggio del 25 agosto, sui vigneti di Montalcino!

  2. anche se in trasferta in Europa, tra Germania e Polonia, con la rock band Nous non plus http://www.nousnonplus.com/ il mio amico e co-editor Jeremy Parzen ha subito dato conto della notizia anche su VinoWire:
    http://vinowire.simplicissimus.it/2008/08/30/brunello-investigation-expands-according-to-local-reports/
    ma credo che tra qualche giorno, quando sarà in Italia, e anche in Toscana, Jeremy potrà accorgersi di persona che c’é “del marcio” in Danimarca, pardon, a Montalcino…

  3. Ma dove hanno le p…. i produttori onesti di Montalcino??
    Spira aria di disfatta totale se qualcuno non si decide finalmente a rivendicare l’onore che gli spetta! Perbacco: muoia Sansone con tutti i Filistei!!

  4. Il fatto che a Montalcino stia succedendo di tutto non deve far credere che sia un fenomeno isolato. Niente di più sbagliato. Se si facesse un lavoro analogo in Langa ne uscirebbero delle belle. Ci sono tante altre parti della Toscana oltre a Montalcino dove potremmo trovare molte cose interessanti, non solo a Montepulciano, dove stanno facendo di tutto per far finta di nulla. Vogliamo fare un giro nel Chianti Classico? E nell’Aretino? Vogliamo scendere in Puglia e vedere come hanno potuto inventarsi la nuova doc Colline Joniche Tarantine in una zona che tutto è fuorché adatta alla produzione di vino? Potrei andare avanti per pagine e pagine, ma finché non ci sarà qualcuno che si prenderà la briga di indagare come stanno facendo a Montalcino, sembrerà che quello sia il posto del diavolo. Invece l’unica differenza è che lì hanno creduto di poter passare inosservati, di avere abbastanza potere da controllare la situazione. Così non è stato e ora sono dolori.

  5. Ma avete letto questa notizia diffusa dalla Coldiretti? Per la prima volta da anni, le esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti registrano un calo. Un effetto, dice Coldiretti, del caso Brunello. “Le bottiglie di vino Made in Italy esportate negli Stati Uniti fanno segnare dopo anni di crescita ininterrotta un calo del 3,5%”, si legge in una nota di Coldiretti, che si basa sui dati dell’Italian Wine & Food Institute relativi al primo semestre 2008. Secondo Coldiretti, oltre che all’euro forte il calo è legato alla “indagine sul mancato rispetto dei requisiti del disciplinare del Brunello di Montalcino la cui produzione è assorbita per un quarto proprio dal mercato statunitense”. “Se un tempo bastava essere seri al 99% oggi non basta più, occorre esserlo al 100%. Al Made in Italy non si perdonano leggerezze”, commenta il presidente di Coldiretti Sergio Marini, sottolineando che “il caso del Brunello di Montalcino è esemplare. La non compiuta corrispondenza fra indicazioni in etichetta e componenti costitutive del prodotto, rischia di costarci cara sul piano internazionale”, anche se non sono in gioco la sicurezza alimentare o la qualità del prodotto. Leggete qui: http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20080830/tso-vino-calo-usa-nota-89ec962.html
    @ Patrizia bella domanda la sua: “Ma dove hanno le p…. i produttori onesti di Montalcino??”. E’ un interrogativo che mi faccio da mesi, anche da quando qualche produttore che credevo onesto e serio e soprattutto amico mi ha scritto o telefonato invitandomi a lasciar perdere, a smetterla di raccontare quello che succede a Montalcino, perché così facendo danneggiavo oggettivamente l’economia di Montalcino e compromettendo il business… Ovviamente l’amicizia con quei produttori é finita, di “amici” del genere non so proprio che farmene…
    @ Ismaele Mi sembra che lei viva nel mondo delle nuvole scrivendo: “Non venderei mai una bottiglia di Brunello, una mozzarella, una ferrari, un abito di Verasce etc etc ad un Americano!!MAI!! Loro non dovrebbero avere accesso ai ns. prodotti cosi facilmente!!! come si permettono!!” Sicuramente l’americanizzazione che ha colpito Montalcino da tanti punti di vista, e mi riferisco sia all’arrivo di capitali e produttori americani in loco, sia alla prostituzione di tanti vini ad uno stile internazionale che doveva compiacere Parker e Wine Spectator, sia alla servitù oggettiva verso il principale mercato estero, ha causato parecchi danni, ma demonizzare l’America ed il mercato americano, che é fatto anche di operatori e consumatori competenti, che esigono il vero Brunello e amano il Sangiovese, é priva di senso. Occorre piuttosto avere un rapporto corretto dignitoso, orgoglioso, con il mercato Usa e non esserne schiavi, cosa che in questi anni non é stato per moltissime aziende, che sarebbero state pronte a fare anche un Brunello “bianco” se il “mercato ” Usa e l’influente stampa americana l’avesse richiesto…

  6. Roberto Giuliani ha ragione. E’ evidente che i bubboni scoppiano dalla punta e non c’è dubbio che il Brunello sia una delle punte del vino italiano. Ma è altrettanto chiaro che il pus delle magagne può stare anche sotto quel livello e che, pertanto, se lì si mette il naso anche lì si trovano i guasti.
    Lo stupore è casomai che, da un lato, ancora il naso (o magari sì, so che non si sa) non ci sia stato messo nella misura in cui, dopo un caso come Montalcino, ci si sarebbe potuti aspettare, e che dall’altro da molte parti non si sia cominciato a cercare di correre, nei limiti del possibile, ai ripari (o forse ciò sta accadendo, ma in comprensibile e omertosa riservatezza).
    Mesi orsono ero più ottimista sull’opportunità che il doloroso caso montalcinese fosse capace di suonare come un campanello d’allarme per il mondo del vino e come un “caldo” invito a invertire la tendenza, a limitare cioè l’abituale ricorso, a volte fin troppo sfacciato, alle irregolarità sistematiche. Insomma, come si dice, a darsi una regolata per evitare guai peggiori.
    Siccome non mi pare ciò stia accadendo – e il fatto che le indagini sul Brunello stiano proseguendo in orizzontale e in verticale conferma che di magagne o apparenti tali ne stanno trovando parecchie – direi che l’effetto allarme non è forse stato percepito nella sua gravità dal sistema. Brutta faccenda. Quanto ai produttori montalcinesi, tra i quali annovero alcuni cari amici, non ho la pretesa, caro Franco, che tafazzianamente si martellino da soli sugli attributi. Non mi parrebbe corretto chiederglielo. Mi accontenterei, come in certi casi è avvenuto, che percepissero però il campanello di cui sopra e iniziassero a fare concrete pressioni affinchè, anche con la lentezza inevitabile che comportano le aggregazioni numerose e complesse, nonchè i grandi centri di interesse politico-economico quali il Brunello, la norma di comportamento tornasse ad essere che il vino si fa rispettando le norme vigenti. Finchè gli sgarri sono eccezioni, e le eccezioni sono fisiologiche, il sistema può tollerarli, sanzionarli e metabolizzarli. Se invece gli sgarri e la relativa illusione di impunità sono diventati la regola, allora è un casino. Ecco, vorrei che la parte sana dei montalcinesi, che ancora mi illudo siano la maggioranza, desse un segno al tempo stesso di consapevolezza, di forza e di ragionevolezza e prendesse apertamente posizione a difesa del proprio vino: cioè a condanna dei furbi che verranno accertati tali (non dimentichiamo che l’inchiesta è in corso e che colpevoli formali ancora non ce ne sono). L’atteggiamento di minimizzazione, di indifferenza e di fintotontismo, quando non di ridicolo vittimismo, registrato invece finora mi pare viceversa quanto di più sbagliato e indifendibile possa esserci. Anche perchè, come si vede, non passa giorno che le cronache non lo smentiscano. Buona domenica, Stefano

  7. come accade per il 98% dei casi (ci sono solo piccole cose su cui non siamo totalmente in sintonia, ad esempio la tua antipatia per l’interista Valentino Rossi e altre bazzecole), concordo totalmente con quel che dici caro Stefano.
    Hai toccato proprio un punto nodale, quando scrivi “vorrei che la parte sana dei montalcinesi, che ancora mi illudo siano la maggioranza, desse un segno al tempo stesso di consapevolezza, di forza e di ragionevolezza e prendesse apertamente posizione a difesa del proprio vino”. Quello che mi INCAZZARE, scusate il francescismo, é che questa parte sana tace, non prende posizione, non dà segni di reazione e da un lato sminuisca le cose, provi ad utilizzare il silenziatore, dall’altra si rassegna a prendere cazzotti dagli eventi, chiudendosi in un angolo come un pugile un po’ suonato.
    Ho più volte rivolto un chiaro invito, su questo blog, di persona, parlando de visu o al telefono o scrivendo loro a vari produttori che penso facciano parte della parte sana, a fare cartello, a mettersi insieme, ad uscire allo scoperto, a fare un manifesto, a comprare una pagina del Corriere, a convocare una conferenza stampa, a fare casino per dare un segnale forte di distinzione, per dire che loro il Brunello vero lo vogliono difendere, che non accettano questo lento stillicidio, questo continuo gioco al massacro da cui usciranno con le ossa rotte, loro, ed il Brunello. L’ho detto anche lunedì scorso al conte Francesco Marone Cinzano, ex presidente (con diversi errori di strategia alle spalle, come gli ho fatto notare) del Consorzio del Brunello e al suo ottimo direttore Virano. Unitevi, fatevi sentire, reagite, fate gruppo, dite chiaramente che non volete rompere il Consorzio, proporre una scissione, ma mostrare che a Montalcino uomini e donne con gli attributi, con orgoglio, con spirito di appartenenza, con dignità e carattere ci sono e che difenderanno il Brunello di Montalcino – le due cose sono inscindibilmente legate – a denti stretti e spada tratta. Nada de nada, tutto tace, tutto si risolve in un “atteggiamento di minimizzazione, di indifferenza e di fintotontismo, quando non di ridicolo vittimismo” che Stefano Tesi splendidamente ha ritratto.
    Ecco perché quella di Montalcino e del Brunello, madre di tutte le battaglie a difesa del vino italiano, é una vicenda che m’indigna, che mi spinge a stare sulle barricate, a non arrendermi, e mi fa urlare, à la Borrelli “resistere, resistere, resistere”! rivolgendomi ai produttori ilcinesi cloroformizzati da troppi anni di vacche grasse!

  8. Ieri sera nella mia enoteca si è acceso un cordiale scambio di battute con un cliente che lavora da molti anni – e prima di lui il padre – in una nota industria alimentare locale. La sintesi che ci interessa qui riportare riguarda la pressione che il mercato esercita sulla produzione di stampo industriale, portandola a forzare le tradizionali pratiche di lavorazione – dalla materia prima, agli ingredienti, ai tempi, al gusto – per compiacere alle richieste dei principali clienti, nel caso la Grande Distribuzione. L’espansione del consumo di determinati prodotti è avvenuto a scapito dell’originialità dei prodotti stessi, giunti a perdere identità pur di essere sempre disponibili e a determinate condizioni, dettate non esclusivamente dal mercato in senso lato, ma proprio e in modo ricattatorio dal principale “cliente”, la GD.
    Saltando in là, se si è ragionato in Italia – nel vino come nelle mozzarelle come nei salumi – in base all’ottusità mortifera dei dictat del marketing e dei ricatti del sistema economico globale, non c’è da meravigliarsi se il Brunello oggi è in queste condizioni e c’è da stupirsi del fatto che qualcuno non abbia ancora fatto “il Brunello Bianco”. Non è certo colpa degli americani o di chiunque altro: gravissime responsabilità sono da ricercare nell’incapacità temo talvolta anche fraudolenta degli organi di controllo che a tutti i livelli non hanno capito cosa stava accadendo e quale strada si era imboccata. Il Made in iTALY è AMATO NEL MONDO, e noi qui stiamo facendo di tutto per minarne la credibilità. Quale imprenditore, poi, piccolo o grande, ha trovato fino ad oggi il coraggio di affermare la propria diversità quando ha agito “fuori dal coro”? Ma ce li ricordiamo i salti della quaglia di alcuni Consorzi che sono arrivati – ad esempio – ad ammettere il Cabernet nel Bardolino nel nome del rinnovamento??? Quali aiuti e sostegni avrebbe mai trovato chi si fosse messo di traverso?? Abbiamo davanti agli occhi straordinari esempi di lungimiranza e bravura nel mondo della produzione agroalimentare, ma quelli che ci comandano e che stanno mettendo in ginocchio sono proprio i grandi signori dei poteri finanziari che detengono i “marchi” , i grandi guru del marketing, i grandi pennivendoli, i grandi funzionari, i signori delle auto blu: dal primo all’ultimo si facciano l’esame di coscienza e vadana a vedere quale è stato il percorso che ha portato a giustificare pratiche produttive che definirei “immorali” per fabbricare il vino della Coop sei tu, il prosciutto cotto ospedaliero, l’insalata o l’hamburger immarcescibili, la fragole di natale e via dicendo. Tutto ci azzecca col caso Brunello: dalle origini delle motivazioni per cui a qualcuno è venuto in mente che agli americani piacesse il BRunello al merlot o al cabernet (Parker NON è tutti gli americani) al silenzio sconvolgente e innaturale dei produttori che hanno sempre seguito le regole.
    E’ verissimo purtroppo il fatto che in Italia,dove si inizia a controllare, saltano fuori scheletri e guai: è questo il dramma. Un sistema statale che non ha quasi mai controllato per davvero, nè indirizzato, nè tutelato ( è accaduto che abbia protetto, anche se il sospetto di aver usato un termine mafiosetto mi viene…) nè sostenuto a ragion di causa, con progetti e obiettivi volti a difendere il Made in Italy. Siamo i più copiati nel mondo. Ma i primi a farci del male siamo noi.
    Quasi è inevitabile che gli onesti adesso abbiano paura o non abbiano alcun coraggio. Qui a dire la verità non si è creduti; si perdono gli amici e si trovano invece tanti avvoltoi.
    Lungi da me dall’essere nichilista, ma se non ci si da alla svelta una mossa forte, trasversale, corale, limpida, fortemente nazionalistica (un po’ col coraggio degli interisti…) non se ne esce.

  9. Caro Franco, la mia non vuole essere una domanda provocatoria ma capisco che potrebbe sembrarlo: “Secondo te perchè la presunta parte sana di Montalcino si comporta in questa maniera??? Perchè non reagisce e subisce supinamente???”

    Ciao

    p.s. l’essere interista e l’essere stato un grande evasore fiscale, sono le uniche due vere pecche che si possano imputare al grandissimo e simpaticissimo Valentino Rossi.

  10. Caro Vignadelmar,
    potrei rispondere a lei (e a Franco) che, purtroppo, esistono anche interisti antipatici. Ad esempio, Bertinotti. O l’insopportabile pseudo Peter Pan di valentino Rossi, appunto. Nessuna squadra è perfetta, del resto, anche se l’Inter ci si avvicina.
    Quanto all’altra sua domanda, in verità un po’ tendenziosa più che provocatoria, ho una risposta forse difforme da quella che qualcuno si potrebbe aspettare.
    Non credo, per essere espliciti, che la passività della “presunta parte sana” dei produttori di Montalcino sia solo da attribuirsi al fatto che molti o qualcuno di loro abbia scheletri nell’armadio. Nè che questi scheletri, se ci sono, siano tutti grandi come lo scandalo in corso potrebbe far pensare. Penso piuttosto a una scia degradante e progressiva di piccole e meno piccole irregolarità, furberie, in certi casi anche alcune autentiche porcate, ma non me la sentirei davvero di spargere calunnie indistintamente su tutti. Sarebbe di una disonestà intellettuale imperdonabile.
    A mio parere la realtà è un’altra, in apparenza più consolante ma in verità assai più desolante: in tanti, tantissimi (non tutti, ovviamente) non capiscono la concreta portata del problema e delle sue conseguenze. Non capiscono che è cambiato il vento, che l’ondata di controlli è il segno che certi tempi di “allegra liceità” sono finiti. Per miopia, grettezza, difesa ottusa del minuscolo orticello, avidità di mantenere viva in eterno una rendita di posizione acquisita in parecchi casi senza meriti e senza sforzo come la gallina dalle uova d’oro del Brunello (quasi che le fortune dei cicli economici, vini e degli uomini non cambiassero mai) finiscono per accodarsi, autoconvincendosi e rassicurandosi l’un l’altro, chiudendosi nel recinto silenzioso del podere. Tipico degli agricoltori (categoria cui la mia famiglia appartiene), diciamolo. E’ una questione di mentalità. L’atteggiamento comicamente agnostico tenuto per mesi dal Consorzio ne è la prova più evidente.
    Un limite culturale che però potrebbe costare molto più caro di una pur sanguinosa serie di verbali della GdF e di sigilli alle cantine.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  11. hai perfettamente ragione Stefano: é un “limite culturale” é una decisa carenza di Cultura come ama dire la mia amica Giorgia ed un ragionare diffuso un po’ da bottegai furbi, attenti al tornaconto immediato ma incapaci di cogliere i segni dei tempi, che attanaglia Montalcino ed il panorama brunellesco. E poi anche un pizzico di “ingenuità” disarmante, quella che porta il buon Patrizio Cencioni ottimo produttore a Capanna, e attuale presidente del Consorzio del Brunello, a dichiarare, nel già citato articolo della Nazione sui nuovi sequestri di vino, “Personalmente cosa penso? Continuerò a fare il Brunello come sempre, con sangiovese al 100%”. Una ovvietà, la sua, ma fa pensare, leggendola con qualche malizia, che volesse affermare che altri non lo fanno, che altri il Sangiovese 100% non lo rispettino e non lo usino…
    Quanto al silenzio di tanti, di troppi, c’é pensare che siano parecchi ad avere scheletri e scheletrini più o meno ingombranti negli armadi e non tutti legati a questioni di argomento viticolo-enologico. C’é una persona a Montalcino che conosce i segreti, piccoli, ridicoli, a volte inconfessabili e le miserie (anche umane) di tanti, che magari quando sono in trasferta, lontani da Montalcino, diciamo che fanno come i ragazzini in gita, ed é una persona che sinora non é stata granché toccata dagli eventi ed é rimasta saldamente al suo posto. Perché? Perché sa tutto di tutti…
    p.s. devo scriverlo che considero Montalcino uno dei luoghi del vino più ricchi di fascino d’Italia? Devo ripeterlo ancora che sono profondamente legato a questo posto e al suo vino simbolo? Non vorrei che qualche ilcinese con la coda di paglia e scarsa fantasia ripetesse ancora che Montalcino ed i suoi abitanti mi sono antipatici…

  12. @ Tesi
    Si tranquillizzi: Fausto Bertinotti è milanista dalla nascita.

    Per il resto sono d’accordo con la sua analisi, riguardo alla quale invito tutti a prestare estrema attenzione a un aspetto che è, oltre che pienamente condivisibile, molto preoccupante. Quoto:

    “Finchè gli sgarri sono eccezioni, e le eccezioni sono fisiologiche, il sistema può tollerarli, sanzionarli e metabolizzarli. Se invece gli sgarri e la relativa illusione di impunità sono diventati la regola, allora è un casino.”

    Ecco, proprio qui sta a mio avviso il cuore del problema. Se la frode diventa prassi e consuetudine, allora è sul serio un grosso casino. Perché una prassi contraria ai regolamenti, se diffusa comporta presto o tardi (in questo caso temo prestissimo) la quasi automatica obsolescenza dei regolamenti in vigore. In altri termini, se dovesse emergere che “così fan tutti” cambiare disciplinare e stravolgere il Brunello sarebbe impresa tutt’altro che impossibile.

    Questa cosa l’ha capita benissimo Stefano Tesi, ma purtroppo l’ha compresa benissimo anche Angelo Gaja, come emerge inequivocabilmente dal suo comunicato e dall’intervista al Corsera. E l’ha capita da tempo anche tutto l’establishment, che sta lavorando proprio in quella direzione. Chi invece mi pare stenti a capire sono il grosso dei produttori “sani e onesti” (con le dovute eccezioni, Patrizia, che tuttavia rimangono appunto eccezioni: tanto per fare un nome Leanza di Salicutti), forse davvero convinti che chiudere il portone basti a tenersi fuori, evitare guai e poter dire “non mi riguarda, io non c’entro”. Vale a dire l’errore più grave che un produttore possa commettere in questo momento.

    Per quanto riguarda gli “altri”, quelli che stanno facendo di tutto per legalizzare l’illegalità in nome delle presunte richieste del mercato Usa, farebbero meglio a stare molto attenti: raccontare agli yankees “senti questo Brunello, è più vicino al tuo gusto, adesso il disciplinare ce lo consente perché è venuto fuori che facevamo così in tanti, insomma che ti prendevamo per i fondelli ma era per il tuo bene” è la maniera migliore per farli arrabbiare e perderli.

  13. Riflettiamo anche sul fatto che il grande ombrello mediatico, il grande marketing che ha trasformato l’austero e geniale vino di Biondi Santi in un mito da destinare al consumo internazionale ha di fatto scavalcato la formazione di una reale coscienza produttiva, di quella cultura dei vignaioli che da sola sa interpretare e difendere in modo autentico l’evoluzione di un territorio.
    Se questa esplosione commerciale – che è sempre e solo quello di cui si parla – fosse stata accompagnata da una crescita di conoscenza e di cultura del territorio nel singolo produttore, a cominciare dai parvenue milionari che pensando di poter fare un grande vino solo perchè hanno tanti soldi hanno comperato terra a Montalcino (col beneplacito di troppi…), allora adesso non saremmo qui a chiederci perchè gli ex contadini ora vignerons di Montalcino se ne stanno zitti e non capiscono la portata fondamentale del problema Brunello.
    Oso dire che la questione è veramente etica,; il silenzio di troppi è profondamente radicato in un modo di pensare e di agire che va contraddetto duramente. E’ come un Truman Show: quando si sfonderà la scenografia che imprigiona la libertà? Chi aprirà la porta?

  14. Invito a considerare la variabile geo-politica che si potrebbe verificare tra qualche mese.

    L’ambasciatore Spogli, vinca Obama o McCain, non sarà confermato.
    Il ministro Zaia, rumors romani, viene dato come probabile candidato per la Regione Veneto alle prossime amministrative.
    I due “guardasigilli” del recente accordo saranno fuori gioco…
    Chi verrà dopo di loro?
    Con quali strategie?
    Il tempo perso; soprattutto…

    Ho anch’io notizie da colleghi americani di una brutta brezza che comincia a soffiare contro il made-in-Italy per intero…

    Consiglio agli amici di Montalcino di assumere la Ferrero di Alba come nuova agenzia di lobbying e pr invece di quella attuale…

    Così, giusto per ritornare ai temi del “fare squadra” tanto cari ad un verboso past-president di Confindustria…

    Gianni “Morgan” Usai

  15. O siamo seri e credibili o quel mercato globale cui di cui si pretende di far parte annacquando la nostra identità agroalimentare ci farà a pezzi.
    Il mondo internazionale che conta crede all'”unicità” dei prodotti italiani e ovviamente vuole solo quelli. Vuole la storia, non le balle.
    Invece qui nessuno di chi dovrebbe scende in piazza per difenderli.
    Qui si pensa di legalizzare il taroccamento?? Ma accidenti, dove hanno la testa i produttori di Montalcino: sono i “puristi” ad avere futuro! Loro saranno anche più piccoli ma sono anche più liberi e se si unissero adesso invece che sprofondare nelle tane aspettando che passi il temporale, sarebbero inattaccabili! Come fanno a non capire che avrebbero il coltello per il manico?

  16. Nella home-page del Consorzio, al piede, la notizia piu’ recente è del 9 Luglio scorso…

    Se si dovesse prendere una decisione nel giro di mezzora…?

    E’ come essere in un pronto soccorso senza poter disporre della chirurgia d’urgenza..!

    Gianni “Morgan” Usai

  17. Con la messe di lucidi commenti che si leggono qui sopra, gli amici ilcinesi dovrebbero rendersi conto…ma le situazioni sono variegate e difformi, a Montalcino come in altri luoghi in cui una produzione ‘tipica’ ha fatto la fortuna di (alcuni) nativi, e la pacchia dei raiders giunti da ogni parte del mondo.
    Intanto un doppio applauso a Patrizia che ha fotografato così acutamente la situazione del piccolo/grande nelle produzioni italiche (e non solo: l’Europa è fatta di ‘tipicità’ che sono la spina dorsale dei consumi di gusto nel mondo).
    Ma tornando a Montalcino: i piccoli (e bravi, e puliti, e onesti per scelta e con orgoglio) esistono e sanno benissimo che un pezzo di futuro è loro – non solo – che un bel po’ di futuro di Montalcino è affidato alla loro capacità di non cambiare (se non in meglio) e di continuare a tenere alta la bandiera.
    MA: i piccoli – se aprono bocca – vengono fatti a pezzi. Per mille ragioni, alcune delle quali profondamente radicate nella psicologia collettiva ilcinese.
    Perché non fanno cartello? Perché non aprono bocca? Perché non convocano una conferenza stampa? Perché non fanno un annuncio – anche piccolo – sul Sole o su la Repubblica o sul Corriere della Sera?
    Oltre alle succitate azioni, ce ne potrebbero essere molte altre. Ma niente, i piccoli tacciono, e il perché di cui sopra non può essere esplicitato oltre. Vivere la situazione per credere.
    La cosa più light che si può dire è che causerebbero una diffusa irritazione (nei loro confronti) con ricadute inimmaginabili e che gli amici – ilcinesi e non non capirebbero -.
    Conosco un bel produttore – sano, sanissimo – ilcinese doc che voleva spaccare tutto, all’inizio. Poi ha fatto una precipitosa retromarcia; eppure ha tutte le carte in regola per uscire allo scoperto e parlare chiaro (è anche tutelato sotto tutti i punti di vista).
    MA, i grandi e in regola (ce ne sono, ce ne sono!) perché non fanno un patto tra di loro, e richiamano dentro i meno forti, dichiarando a chiare lettere e pubblicamente che bisogna stare alle regole (TUTTE, non solo disciplinare!) e che bisogna parlare ai clienti, ai consumatori, ai giornalisti; parlare chiaro, invitare gente, dimostrare TRASPARENZA. Forse hanno paura della Procura? Forse hanno qualche magagnetta (e chi non ne ha?!)e temono di finire nel mirino?
    Una cosa è certa, ed è che a Montalcino c’è troppa gente che non pensa, che non riflette, non analizza il perché del successo del Brunello (che non è merito degli ilcinesi).
    E finché a Montalcino ci sarà anche un solo produttore che pensa che sia sufficiente scrivere su un’etichetta la parolina magica, perché la gente si lasci gabbare, beh non se ne uscirà. Questa è la cultura di Montalcino, che non è dissimile da quella del nostro paese, con invero poche eccezioni.
    Credo che i suoi inviti, caro Ziliani, e quelli delle persone stimabilissime, che con passione, con tigna, con amore mal corrisposto, insistono a commentare e a domandarsi perché non si fa chiarezza – almeno quelli che non hanno niente da rimproverarsi – cadranno nel vuoto.
    E la possibilità che qualche personaggio – al corrente di troppe cose – tenga sulla corda chi sarebbe altrimenti afflitto da ‘colpe’ veniali, aggrava la situazione.
    Mi tornano di nuovo in mente le parole drammatiche del poeta,
    “…not in a bang, but a wimper”. Così si può finire.

  18. Giorgia che fai, mi citi ancora T.S.Eliot e The Hollow Men?
    suvvia non é mica Benigni o Ceccherini o Pieraccioni, non so quanti ilcinesi (produttori poi…) possano cogliere e capire quello che scrivi…

  19. Ohibò, ero convinto (e ho ancora qualche dubbio) che Bertinotti fosse interista. Se non è così, tiro un sospiro di sollievo! E’ per caso interista Pecoraro Scanio, allora? Rabbrividisco…
    Quanto ai timori di Usai, se non erro il “lodo” Spogli-Zaia ha valore fino al 31/12/08, quindi sarebbe scaduto comunque con la fine dell’anno.
    Quanto ai produttori di Montalcino, sono pronto a difenderne tanti come individui, ma faccio una fatica tremenda, per le cose dette, a prenderne le difese come insieme e come categoria.

  20. Confermo: Bertinotti è MILANISTA! E ci son stati pure divertenti commenti del cav Berlusconi, a questo proposito, riportati dalla tivvù.
    @Caro Ziliani, ma che fa!? Mi sciupa l’unica citazione che io abbia mai osato fare nella vita? E per di più in questo caso, (mi pare)azzeccata?!
    E comunque – per coloro che ignorano – il poeta canta la fine del mondo (la fine delle cose) che non avviene in un botto, di colpo (BANG), ma per corrosioni, sdruciture, smagliature, in modo piccolo.. senza che ci se ne accorga.

  21. Giorgia hai ragionissima su tutto.

    Siamo sempre a lottare contro qualche Caporetto o Kobarid come si chiama oggi.

    Però non bisogna mollare e bisogna continuare a tener desta l’attenzione.

    Se permettete però, sto ancora ridendo, perchè mi sono immaginato Eliot declamato a Montalcino…
    Penso che anche Palazzeschi avrebbe vita difficile laggiu’…

    Forse accetterebbero John Cage, ma solo come esperto di funghi, come quando andò da Mike Buongiorno a “Lascia o raddoppia”…

    @ Tesi.
    Sì è vero che il lodo ha una durata ma siamo tutti troppo esperti di come funzionano i “sentiment” all’interno delle strutture pubbliche…
    Non è facile ricostruire mappe, tribu’, connessioni, nuovi amori od altro…

    Gianni “Morgan” Usai

  22. Caro Ziliani,esclusivamente per i grandi vini rossi,penso che abbiamo più chance i vini del sud,laddove le vigne vengono coltivate saggiamente e successivamente si adotta una vinificazione semplice ed impeccabile.
    Il clima per fortuna non lo possiamo modificare, invece per i grandi tuscany molti dei quali prodotti con mosti del sud,sono costruiti e assemblati da pratiche enologiche esasperate.Poi ci si aggiunge un buon marketing truffaldino,qualche giornalista che spinga alla grande, cosi come accade in programma televisivo, dove si parla di grandi vini solo in riferimento alle solite Regioni d’Italia. Ed ecco che cosi si vendono i vini. Il grande difetto del sud, baciato dal creatore non riesce a vendere la sua unicità,mentre in altre parti d’Italia con molto meno si riesce a fare molto di più.

  23. @alessandro: certo che ha fatto il discorso della corona!!! Suvvia, non mi rada al suolo così la Toscana perché francamente mi pare eccessivo! E poi è così certo che in Puglia o in Sicilia o giù di lì siano tutti così puri da poter addebitare direttamente alla malevolenza del centro-nord il fatto che i loro vini non siano all’altezza della fama di quelli Toscani? E badi che le parla una innamorata del Taurasi!! Non apriamo un altro fronte di polemica, per carità: limitiamoci ai fatti contingenti che già è abbastanza!

  24. adesso non mi riempite di sassate come al solito ma rifacendomi a quanto diceva patrizia in un suo commento poco sopra, io credo che il cab e il merlot a montalcino non ci siano per compiacere gli americani ma per sopperire alle mancanze del sangiovese allevato in zone non del tutto vocate e nei brunelli fatti da vigneti troppo giovani. Voglio dire che la presenza dei vitigni internazionali a montalcino più che per una questione di gusto e punteggio si può spiegare (come del resto nel Chianti Classico) col fatto che il Sangiovese da solo fa miracoli sono in pochi ettari, anche a montalcino. O mi sbaglio pure su questo?

  25. Come sempre Giorgia coglie nel segno. Che sia a Montalcino anzichè a Montepulciano o in Langa è assai pericoloso per le piccole-medie aziende aprir bocca (vedi controlli della repressione frodi che ti arrivano per puro caso o problemi con le idoneità da parte della Camera di Commercio… ovvero dal pannel di degustazione che scopri essere un tantino legato a certe grandi aziende). Le grandi aziende pulite sono normalmente unite in cartello con le altre per convenienza commerciale… questo è il mondo reale.
    Anche i giornalisti puri debbono fare i conti con tutto ciò, vero Franco?
    Ma fino a che esistono gli Ziliani che imperterriti continuano a battagliare, devono anche esistere le aziende che difendono se stesse e l’immagine del made in Italy. Anche se è indubbiamente difficile trovare alleanze soprattutto per mancanza di… attributi e di cultura. Eppure tutti sappiamo che se oggi tocca a Montalcino, domani a chi toccherà?
    Per finire con una battuta: un noto produttore di rossi un tantino “marmellatosi” ha confidato ad un cliente di non essere del tutto soddisfatto del risultatao dei suoi eccessivi diradamenti in campo!
    Beviamoci anche questa alla salute dell’immagine!

  26. agli amanti di marmellate o confetture, consiglierei, di non cercarle nelle
    bottiglie, perchè le possono trovare e acquistare già facilmente nei barattoli.

  27. @ Alessandro.
    Nel sud, piu’ centro che sud, si può inserire perfettamente la Sardegna.

    Io sono di Sassari e sono reduce da un giro eno-informativo tra Alghero, Sorso, Badesi e Codrongianus.

    Ho ancora vivo il ricordo di vini di gran corpo e spessore, supportati, ahimè, da nessuna cosa e da nessuna persona od istituzione.

    Se potessi essere presente a Martha’s Vineyard, a Kennebunkport od agli Hamptons con un piccolo corner non ci sarebbe Brunello che tenga…

    Gianni “Morgan” Usai

  28. é ufficiale: avevo scritto che lo “stavamo perdendo” é invece é ormai perso. Come si può pensare che sia ancora in stato di lucidità e presente a se stessa una persona che vive in Toscana, che é sommelier e ristoratore eppure tranquillamente scrive “credo che il cab e il merlot a montalcino non ci siano per compiacere gli americani ma per sopperire alle mancanze del sangiovese allevato in zone non del tutto vocate e nei brunelli fatti da vigneti troppo giovani. Voglio dire che la presenza dei vitigni internazionali a montalcino più che per una questione di gusto e punteggio si può spiegare (come del resto nel Chianti Classico) col fatto che il Sangiovese da solo fa miracoli sono in pochi ettari, anche a montalcino”?
    Addio, abbiamo(ho) sbagliato a prendere sul serio una persona che fa ragionamenti del genere, roba che nemmeno Rivella: mea culpa!

  29. “Come sempre Giorgia coglie nel segno. Che sia a Montalcino anzichè a Montepulciano o in Langa è assai pericoloso per le piccole-medie aziende aprir bocca (vedi controlli della repressione frodi che ti arrivano per puro caso o problemi con le idoneità da parte della Camera di Commercio…”

    quanto è vero!

  30. Gori fammi tu il piacere! Poiché non capisci nemmeno quello che scrivo é doppiamente tempo perso risponderti. Cerca, se ci riesci, di tornare in te, di riprendere lucidità mentale e di giudizio, capacità di analisi e poi, forse, se ne riparla

  31. Signor Ziliani, ma perchè non facciamo un bel meeting improvvisato e pubblico?

    Che dico? Al circolo Arci, negli uffici Apt, al bar Prato proprio di fronte ai nuovi uffici del consorzio non indicati da nessuno straccio di targa od indicazione?
    ( Almeno sino a prima delle ferie agostane…)

    Una sorta di rave-brunello party.

    Data, luogo ed ora comunicate solo due ore prima, via SMS a chi ci vorrà essere…?

    Gianni “Morgan” Usai

  32. Gianni hai ragione,di certo il potenziale dei vini rossi del sud è di gran lunga superiore a quello toscano,piemontese,veneto ecc. ecc. purtroppo le aziende vitivinicole al sud sono abbandonate da tutto e da tutti,i produttori non possono fare ottimi vini e accollarsi le onerose spese delle azioni di marketing.Vi è in meridione una certa forma di fare “siesta” da parte di molti operatori di settore che ancora non capiscono la magia del fare marketing,cioè di farsi conoscere,unita alla latitanza degli enti preposti allo sviluppo del comparto enologico locale.Solo quando il sud si renderà conto delle proprie potenzialità e le sfrutterà al massimo,forse potremmo competere con le Regioni che adesso sono più di moda sotto il profilo enologico. Fa rabbia il fatto che mentre al sud il clima ci aiuta molto in tutto,al contrario il nord avendo molto di meno riesce a fare molto di più.

  33. Un gran casino, leggendo qui e là ognuno propone qualche soluzione per il vino in Italia. Vino specchio degli italiani?
    Io ripeto solo che il sistema vino ha bisogno di correttezze e non solo correttezza dei produttori! Occorre la correttezza delle commissioni d’assaggio, delle camere di Commercio, degli enologi, dei giornalisti, dei camionisti, degli impiegati, dei controllori, dei sindaci, degli assessori, dei pubblici ufficiali, delle imprese artigiane e industriali che operano nel settore, dei titolari dei magazzini di prodotti per le cantine, correttezza anche per tutte quelle associazioni enoiche, sindacali, enti di promozione e altro, dove numerosi politici operano e ne fanno parte. Insomma una moralizzazione generale.
    Quindi dico, alla fine, che non mi pare giusto che eventualmente paghino solo i produttori: e gli altri?

  34. Non posso che concordare con Paolo. Ma stiamo parlando di un mondo migliore, una netta inversione di tendenza che non potrebbe mai essere accettata dalla maggior parte delle categorie citate.

  35. Caro Paolo, un sogno ciò che hai descritto,per l’ Italia una vera utopia.
    L’Italia sempre di più assume i connotati di un paese sud americano……a buon intenditore poche parole.

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