Pegasos 2005, Case Basse, Soldera: un’alt(r)a idea del Sangiovese e del Brunello

Basterebbero le immagini (questo anche se il vostro fotografo sta ancora imparando e impratichendosi con la nuova fotocamera digitale) per dare un’idea di come in questo posto, con questo signore, con questi vini, con questi vigneti e queste uve, si respiri un’aria assolutamente diversa rispetto a tutto il resto di Montalcino. Un’altra e un’alta idea del Sangiovese e del Brunello, come ho titolato.
Credo che l’amicizia di cui Gianfranco Soldera mi onora e la consuetudine, nata pochi anni fa, con lui e con la sua famiglia, sia una delle più importanti esperienze di oltre vent’anni di, spero onorata, attività di cronista del vino e fonte, ad ogni incontro (e questa volta siamo stati oltre cinque ore insieme) di straordinari insegnamenti.
Legati al vino certo, ad un’etica e ad un rigore nel fare vino, nel rapportarsi con la terra, con il terroir che ha avuto la fortuna di scegliere tanti anni fa, ma anche e soprattutto ad una moralità e ad una severità di comportamenti che non viene mai meno e che caratterizza l’uomo prima che il produttore.
Domenica, arrivando da Magliano in Toscana e dalle terre del Morellino sono stato a trovare Gianfranco. Il pretesto era provare e gustare il Pegasos 2005, la sua Igt Sangiovese 100%, di cui ho già parlato, ma soprattutto discutere, e soprattutto ascoltare e trarne debito insegnamento, della situazione Montalcino e dintorni, di quello che è accaduto in questi mesi, delle prospettive future, e di tanto altro ancora.
Ovviamente, per tanti motivi, di tutto quanto Gianfranco ed io ci siamo detti, farò tesoro ma scriverò solo in minimissima parte qui, anche se  gli appunti andranno a far parte di un taccuino ilcinese che sto compilando a futura memoria…
Quel che è più importante, parlando con Soldera, degustando i suoi tesori in botte, bevendo copiosamente il Pegasos (pensa te: mangiando pesce!), guardando i suoi vigneti, i suoi grappoli di Sangiovese, camminando, come avrebbe detto Veronelli, le sue terre, osservando la luce, i colori, ho avuto l’ennesima conferma che Case Basse è un posto magico dove fare uva e vino non è solo un’arte praticata con un savoir faire raffinatissimo, senza compromessi, senza sotterfugi e scorciatoie, ma un modo, importante, di rendere omaggio alla Natura rispettandone le leggi, le ragioni, i tempi.
Guardate la parete fogliare, verdissima e sana, di quel particolare di vigneto ritratto, la bellezza, la floridezza, il turgore, l’equilibrio perfetto dei grappoli di Sangiovese, e poi cogliete la serena, quasi divertita, ironia di quest’uomo che da oltre trent’anni, da outsider, da esterno, veneto-milanese trapiantato a Montalcino, critico con gli ilcinesi sino ad avere pochissimi rapporti con loro, e sicuramente più innamorato del Brunello di quanto lo siano tanti che a Montalcino sono nati, produce uno dei 2-3 più grandi vini italiani. E uno dei 10-15 migliori vini del mondo. E di questo non si discute, perché é così e basta, come annota Sergio Esposito nel capitolo dedicato a Montalcino e a Soldera del suo bel libro Passion on the vine che sta avendo un meritato successo negli States (vedi).
Bene, c’è una assoluta coerenza in tutto questo, nel produrre una riserva di Brunello (e che vino da sogno!!!) in un’annata difficile e a prova di grandi come il 2002, nel decidere, in marzo, all’impronta, con estrema sensibilità, di inventare – non declassare – il Pegasos, perché il vino contenuto in una delle due botti di 2005 (l’altra contiene un vino dal tannino rigoroso destinato ad affinarsi per altri due anni in legno) mostrava un’evoluzione imprevista e imprevedibile e non c’era motivo che restasse ancora in legno. E ancora nel concepire il Brunello all’insegna dell’eleganza, dell’armonia e non di un’improbabile, volgare, muscolarità e concentrazione.
Venire da Soldera, e ci vengo “in pellegrinaggio” almeno due volte ogni anno, è ogni volta un dono, perché avere la fortuna di confrontarsi con un grande è privilegio e fonte di arricchimento interiore, ma ogni volta anche motivo di crisi, perché poi tutto il resto, la stragrande maggioranza dei vini di Montalcino, moltissimi vini italiani, il 90 per cento dei discorsi/sproloqui fatti sul vino, appaiono eccessivi e insensati. Eppure basterebbe inseguire un ideale di bellezza, di finezza, di verità e tutto tornerebbe…
Ed il Pegasos 2005, mi dirà qualcuno, come hai trovato questa inconsueta, per Soldera, Igt Toscana, ma Sangiovese 100% come recita l’etichetta?
L’ho trovato – e come poteva essere altrimenti? – perfettamente solderiano, in linea con lo stile dei vini che Gianfranco fa sempre. Colore rubino squillante splendente multiriflesso, vivacissimo che è uno spettacolo di nitore e purezza, eleganza aromatica da super Bourgogne con le sue note pinotnereggianti di piccoli frutti di bosco e la freschezza sapida, nervosa, minerale e quasi petrosa, ma con sfumature floreali di viola e di rosa, del Sangiovese, e poi una bocca, un gusto che sono uno spettacolo, giocati come sono su un tannino ben presente e vivo, ma soffice, su un’acidità esuberante ed energetica, un leggero gusto di liquirizia, un frutto croccante e godibile, una ricchezza di sapore che pervade la bocca e la conquista con garbo, una vena sapida da vino complesso ma diretto e facile da cogliere.
Insomma un ennesimo capolavoro di quell’uomo tenace, testardo, coraggioso, dal carattere difficile (ma quali uomini di vero carattere non lo hanno?) che è il “signore” e sovrano di Case Basse, il trevisano-milanese Gianfranco Soldera.

0 pensieri su “Pegasos 2005, Case Basse, Soldera: un’alt(r)a idea del Sangiovese e del Brunello

  1. Con tutto il rispetto e la passione del caso , ho sentito dire che spesso alla camera di commercio in degustazione questi vini non risultino altrettanto gradevoli e passano il ballottaggio a fatica ….. Forza e coraggio le annate non sono tutte uguali l’importante è perseverare 😉

  2. é vero, é capitato una volta che un vino di Soldera sia stato “bocciato” dalle commissioni di degustazione camerali. Il problema però non era nel vino, ma nelle teste, nei palati, e nei cuori di chi ha avuto il coraggio di bocciarlo. Troppo Sangiovese, troppa eleganza, troppa fedeltà al territorio per piacere a tecnici ed esperti che preferiscono invece la “creatività” in vigneto e in cantina…
    Comunque aver tirato in ballo queste tristi circostanze relative alle commissioni di degustazione per la Docg non depone a favore dell’onestà intellettuale di chi l’ha fatto. La grandezza dei vini di Soldera non é minimamente messa in dubbio da questi “incidenti di percorso”…

  3. Omaggi ad un uomo semplice e vero come il suo vino.
    Ecco come dovrebbe essere una vigna ed un grappolo di Sangiovese Grosso… e non chiamatemelo l’omino coi baffi che mi ricorda la Bialetti che associo ad altro personaggio molto diverso nello stile al Signor Soldera…

  4. Gentile Paolo Bernardi, era solo per scherzare. Veramente incantato dai suoi vini (e per questo un grazie a Franco Ziliani è più che legittimo). Se i vini di Soldera vengono bocciati dalla Camera di Commercio forse sono da cambiare i degustatori…

  5. Se una persona che si definisce “degustatore” boccia un vino di Soldera Wanna Marchi puo’ tenere un simposio contro le truffe in televisione.

  6. … e poi ci sono anche quelli che si definiscono “esperti di vino” che un Brunello di Soldera non l’hanno mai degustato e allora non potendone parlare, anche per motivi che non gradirebbero rendere noti…, cercano di darsi un tono dicendo che é troppo caro e che ci sono altrettanti vini buoni in commercio che costano molto meno… L’importante é crederci, o fare finta di farlo…

  7. …e poi ci sono quelli a cui i vini glieli regalano….e manco li comprano….e poi fanno i moralisti ed i furbetti del quartierino….

  8. Nicola, i suoi commentini pietosi se li risparmi o li riservi ad altri. I vini di Soldera li degusto o li bevo a pranzo o cena con lui quando ci incontriamo. E poi non mi si compra di certo con una o più bottiglie: inteso?

  9. caro franco, ho avuto la fortuna il 23 agosto di conoscere personalmente il signor gianfranco e visitare case basse, fortuna derivata da una vecchia amicizia con i miei genitori maturata in vacanza ad ischia, quell’anno gianfranco vendette del brunello del 1983, di cui conservo ancora sei bottiglie, da li nacque la mia passione per il vino ma specialmente per il vino soldera.
    come ha detto lei parlare con il signor gianfranco anche solo per un’ora, permette di acquisire una conoscenza incredibile sulla natura sul vino sulla terra, su tutto cio’ che riguarda il vino e non, pura scuola!!! e’ un’esperienza unica, che ti fa certamente dubitare di tutto cio’ che hai bevuto fino ad oggi, ma ti lascia ancora di piu’ la voglia di bere il vino ma solo in un certo modo.

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