WineWebNews: aspettando Winot?

Ho volutamente scelto questa immagine, tratta dal Wine Camp blog dell’ottimo Craig Camp, che ritrae i cerchi dei carri formati dai cow boys in attesa dell’assalto dei pellerossa per illustrare l’uscita di oggi di WineWebNews, la rassegna stampa delle notizie più interessanti su vino ed enologia apparse negli ultimi sette giorni sul Web (siti Internet e wine blog) che realizzo per il sito Internet dell’A.I.S.
Mi è piaciuta tantissimo questa metafora dei tavoli in cerchio o a U paragonati alla posizione di difesa usata nel Vecchio West usata per descrivere la particolare atmosfera che si respira in occasione di grandi degustazioni dove “il format è sempre lo stesso, una grande sala di un hotel con tavoli sistemati come i cerchi dei carri formati dai cow boys in attesa dell’assalto dei pellerossa” e una terribile ressa di gente che t’impedisce di degustare seriamente ed “è difficile pensare ad una situazione peggiore per giudicare un vino”, perché “una degustazione seria non è in programma ed è inutile aspettarsela”.
Si tratta, invece, solo di “un party anche se in fondo non c’è nulla di male a concedersi un po’ di tempo in compagnia di buoni vini”.
Un clima a metà tra il saloon, il Deserto dei Tartari di buzzatiana memoria, magistrale esempio della rappresentazione della vita come attesa di un grande “evento” che non si sa mai se si manifesterà e se sarà davvero tale, e le metafisiche attese di Godot del Waiting for Godot o En attendant Godot di Samuel Beckett, dove spesso non accade niente e quel che accade, con il clima di divertita kermesse e niente più, non ci piace particolarmente…
C’è però molto altro in questa puntata che vi invito ad andare a leggere, la tentazione di Michele Marziani (e un po’ mia) di ripartire nientemeno che da Frosinone e da una belle guida dei vini frusinati, il nostro viaggio nel vino italiano, la segnalazione di una bella intervista video al grande Bruno Giacosa, la cronaca di una visita a Maria Teresa Mascarello, un interrogativo malizioso, ma il vino era meglio quando si faceva peggio?, sorta davanti ad una bottiglia di Chianti Classico riserva del 1974, “i vigneti che fanno la differenza” e la grandezza del vino di Langa, secondo un articolo del Chicago Tribune, le scelte di Tyler Colman, alias Dr. Vino sui vini più adatti a simboleggiare una American way to wine, scorci di Sonoma Valley sbattuti in etichetta e la nascita della Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, di cui parlerò dettagliatamente in un apposito post.
Beh, se volete leggere, qui, credo che le cose divertenti-stimolanti-interessanti non manchino proprio…

0 pensieri su “WineWebNews: aspettando Winot?

  1. Proprio ieri facevo una riflessione su quanto si degusti male in tutte quelle serate che vogliono unire musica e vino (o pittura e vino, o rubinetti e vino)
    Probabilmente l’unico modo outdoor per avere degustazioni piacevoli sono le visite in cantina.

  2. Io credo che le migliori degustazioni si fanno davanti ad una tavola imbandita, con i cibi idonei ai vini in degustazione! La cantina può sempre influenzare la degustazione con odori e luci particolari oltre all’atmosfera della cantina. Meglio all’aperto che dentro la cantina. Non parliamo poi di come si degusta male nelle resse delle fiere…

  3. E’ difficile anzi difficilisimo fare capire il sangiovese.Sul banco, un supertuscan, un chianti di un anno difficile quale un 2005 e un sangiovese in purezza.I degustatori,un ristoratore egiziano e un “conoisseur londinese”,i vini vincenti sono quelli che riescono a trasmettere il territorio… a parole…mentre quello che conquista …il vino scuro, profumato di spezie e grasso sul palato con tannini fini.Non c’è storia.Marketing=sangiovese,gusto=liberismo tecnico.punto.

  4. Caro Franco,
    prima dell’intervista a Giacosa ci fu quella, altrettanto illuminante, a Elio Altare. Non ho ben capito il passaggio in cui Altare, riferendosi a un confronto pubblico con Bartolo Mascarello, parlava di “rispetto per l’uomo, per il vecchio.. e mi fermo lì”.
    La solita diatriba tradizionalisti/innovatori?
    Ma noi italiani proprio non ce la facciamo a lavare i panni sporchi in casa trasmettendo al mondo un amore (talvolta condizionato) per eccellenze pure e inimitabili.. come ad esempio i vini di Langa?
    ciao

    Alessandro Morichetti

  5. Gentile Alessandro,
    chiedo gentilmente il permesso a Franco per poterle rispondere.
    Il passaggio di Elio Altare che lei ha menzionato, si riferisce solo ed esclusivamente alla diatriba tradizionalisti/innovatori. Perchè Elio non condivideva (penso che questa fosse corrisposta…) solo la filosofia di produzione di Bartolo. Per il resto, tra i due, esisteva un legame di profonda amicizia che andava al di la’ delle diverse filosofie.
    Mi preme di sottolineare che tra le interviste citate, c’è ne stata anche una significativa a Roberto Voerzio. Il quale ha sottolineato come spesso queste etichette siano mal “distribuite” e costui, invitava, di andare ben oltre alla visione tradizionalista/modernista, e dare una propria idea personale ed interpretativa al Barolo.
    Ci ritorneremo presto sull’argomento, visto che in fase di montaggio c’è un’intervista ad un altro grande produttore di Langa (che per il momento lascio top secret…) e a mio modo di vedere spesso non valutato con il giusto valore, che ha dato delle risposte sensate, pensate e significative, che inviteranno a molte riflessioni.

    Stay tuned!

    Distinti saluti,
    Ivano Antonini

  6. Corrado, sto “elaborando” il pezzo. Conto per lunedì di far uscire notizia e commento. Sto scoprendo cose varie, e non tutte commendevoli, sulla nascita e sui “padrini” di questa Federazione…

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