Analisi sul Brunello sequestrato: trovate uve non previste dalla Docg. Un articolo del QN

Per completezza dell’informazione ripubblico e porto a conoscenza dei lettori di questo blog l’articolo (leggilo anche sul sito del quotidiano tramite questo link) di Cecilia Marzotti pubblicato oggi sulle pagine del QN, Il Resto del Carlino – La Nazione – Il Giorno.
Il titolo è emblematico: “Analisi sul Brunello sequestrato. Trovate uve non previste dalla docg“. Occhiello “Indiscrezioni sui primi campioni del vino nel mirino della finanza”. Ecco il testo della cronaca da Siena.

“L’inchiesta sul Brunello dopo i consistenti sequestri in varie cantine di Montalcino entra in una nuova fase che potremmo definire “tecnica! Visto che riguarda i risultati delle analisi compiute dai consulenti del pubblico ministero. Ieri sono arrivate sul tavolo della Procura della Repubblica di Siena le prime circostanziate relazioni sulle consulenze chimico biologiche affidati nei primi giorni dello scorso maggio ad un laboratorio di Asti (ovvero lo Studio Enosis Meraviglia di Cuccaro nell’alessandrino – nota di f.z.).
Le analisi depositate riguardano al momento solo il vino sequestrato a suo tempo nell’azienda Banfi, a Montalcino. I consulenti del procuratore, secondo indiscrezioni, confermerebbero le ipotesi investigative: gli accertamenti avrebbero infatti accertato l’impiego di uve diverse da quelle previste dal disciplinare. Dai magistrati titolari dell’inchiesta sul Brunello non c’è alcun commento, il fascicolo depositato dai consulenti è voluminoso e quindi ci vorrà del tempo per leggerlo e valutarlo con attenzione.
Al momento non è dato sapere quali tipi di uve siano state trovate nel corso delle analisi. I risultati arrivati in queste ore sono solo una minima parte rispetto ai riscontri eseguiti dagli specialisti nominati dai pubblici ministeri.
Attraverso tecniche particolari sui campioni prelevati e relativi all’annata 2003 la Procura della Repubblica di Siena chiedeva di conoscere quali uve fossero state usate per il Brunello di quell’anno: Sangiovese al cento per cento come previsto dal rigido disciplinare, oppure no? I consulenti pare non abbiano avuto dubbi a rispondere che sono state usate anche altre uve oltre il Sangiovese.
Numerosi sono stati i “prelievi” effettuati in varie cantine di altrettante aziende ilcinesi entrate nell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza. Un’indagine che ha portato la Procura della Repubblica di Siena a disporre il sequestro di migliaia di bottiglie. Sono in via di ultimazione le altre consulenze che si prevede saranno depositate entro la metà di settembre”.
Questo l’articolo del QN.
A commento viene solo da fare una battuta, che tale rimane e vuole essere: come mai gli inquirenti sono andati avanti nelle loro indagini? Semplice, perché non avevano letto con attenzione il cartello che figura nella fotografia che apre questo post…  

35 pensieri su “Analisi sul Brunello sequestrato: trovate uve non previste dalla Docg. Un articolo del QN

  1. Pingback: Andrea Pagliantini » Blog Archive » Indiscrezioni di stampa sulle analisi del Brunello

  2. Complimenti, Franco Ziliani, per la foto e la frase finale.
    Però quel cartello parlava chiaro: non si possono fare battute (di caccia…)!!!

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  5. Le analisi documentano senza appello quanto si è sempre sospettato. Francamente se i risultati delle analisi fossero stati diversi i dubbi sarebbero rimasti ugualmente. I controlli son a loro volta (non di rado, purtroppo) controllati, eterodiretti. E questo era un punto sul quale molti si interrigavano già da tempo.
    Ad ogni modo, cosa dobbiamo aspettarci adesso? E i campioni delle annate successive? Il 2004, il 2005, il 2006, il 2007 ancora nelle botti? E il disciplinare? Le risposte delle aziende coinvolte?
    Il tempo insabbierà tutto?
    Spero che tutti abbiano buon senso, adesso.

  6. Mi accodo ai complimenti per l’azzeccatissima scelta della fotografia!
    I risultati dell’analisi confermano – senza stupore – quello che fino ad ora si è sempre pensato. Mi auguro solamente che il disciplinare, anche a fronte delle recenti ingerenze, non venga toccato e che il buon vecchio vero Brunello venga preservato. Forse mi illudo?

  7. Mi sembra che si possa andare oltre gli auspici, e formulare una previsione: checché ne dica Gaja, è molto difficile che il disciplinare venga toccato, almeno per un bel po’ di tempo. Gli unici ai quali potrebbe convenire un ritocco in senso “liberista” sono i colpevoli acclarati, che non hanno ulteriore reputazione da perdere. Per tutti gli altri, la modifica assumerebbe il significato di una confessione spontanea a posteriori.
    Quindi, se le anticipazioni dei giornali saranno confermate, una volta tanto le guardie sono arrivate prima dei ladri, che ora non possono più rendersi impuniti cambiando le regole.

  8. Metti che tra qualche anno,con 30 euro,il consumatore potrà far eseguire analisi simili a qual si voglia bottiglia.Non sarebbe fantastico?Non oso immaginare cosa salterebbe fuori.Sarebbe divertentissimo!

  9. E’ stato appurato che ci sono altri uvaggi in un vino che non dovrebbe averne di una azienda. Molto bene. O molto male. Comunque almeno un dubbio ci è stato tolto. E ora? Non sta a me ma ad altri sindacare su pene morali e materiali ma come consumatore chiedo ora delle sicurezze sui vini denominati in un certo modo che berremo in futuro dalle PASSATE e dalle future vendemmie di TUTTE le aziende.
    A proposito di passato: posso fare causa alle aziende produttrici per le bottiglie che ho in cantina e che quindi ora si suppongono non conformi e di valore molto inferiore?
    Per inciso, il disciplinare non si tocca. Ora a maggior ragione che la mia fiducia di consumatore è stata tradita.

  10. Come dice una mia carissima amica ” A Montalcino il più sano ha la rogna”.
    A questo punto conta di più sapere QUANTI e non Quali sono i produttori di Montalcino che fino ad ora hanno fatto Brunello secondo il disciplinare.
    Per quanto mi riguarda, senza se e senza ma, la legge va rispettata e chi ha sbagliato dovrà risponderne, siano o no i benefattori di casa.
    Ma è chiaro che con una attività inquirente che non guarda in faccia nessuno, c’è il rischio che a Montalcino ben pochi etichettino “Brunello” i vini delle vendemmie degli ultimi 4 anni….

  11. Prendo spunto dall’intervento di Donni: se una persona acquista una bottiglia di vino doc o docg e decide di fare un’analisi privata dalla quale emerge che le uve utilizzate non sono esclusivamente quelle previste dal disciplinare, avrebbe tutti i diritti di ritenersi truffato e chiedere dei danni. I disciplinari sono la legge e vanno rispettati. Non è obbligatorio utilizzare le doc.
    Le modifiche al disciplinare, tanto auspicate in questi giorni, non potranno mai esserci. Come potrà il Ministero approvare l’uso anche se in piccola percentuale di uve internazionali nelle denominazioni più importanti che rappresentano la nostra cultura enologica? La storia non si cambia.

  12. Questa ipotesi, quasi apocalittica, dovrebbe essere la più logica e giusta per tutti, specie per gli onesti, se qualcuno ne fosse rimasto.
    Sinceramente, la sensazione è che sarà più facile che qualcuno (pochi) pagherà per tutti, per “accontentare” la piazza e la pubblica opinione…

  13. @Carlo : Parole sante. La storia non si cambia..
    Ma non è detto…
    Vede, mi sa tanto che ad avere degli ideali chiari e sani non siamo in tanti e soprattutto il businness – piccolo o grande – si nutre di sofismo e sa trasformare abilmente le truffe in moderne avanguardie industriali.
    Eppoi, perfino Gesù ha barato: ha cambiato l’acqua in vino…

  14. @Patrizia
    La rogna ce l’avrete lei e la sua amica. Finalmente inziano a venir fuori i nomi in maniera ufficiale, cosi’ la smetterete di sparare nel mucchio

  15. Esattamente signor Zaccaria e ag,avete colto in pieno il senso del mio “sarebbe divertentissimo”.Io credo ci si possa ritenere truffati,in quanto è stato acquistato un prodotto non conforme a quanto dichiarato da un disciplinare prima,e da un’azienda poi,la quale decide di creare quel tal prodotto asserendo,necessariamente,di sottostare alle regole dello stesso.Però sarebbe opportuno scrivere alla Federconsumatori per avere conferme certe.Si interessano di tutto ciò che possa minare i diritti dei consumatori e “addirittura” della pulizia dell’informazione che viene fatta attorno agli stessi.Magari si innesca una catena infinita…

  16. Bene, cioè male, malissimo. Peggio ancora, se l’ultimo post indirizzato a Patrizia, qui sopra viene da qualcuno in zona produttori.
    Dimostrerebbe che la reazione è – ancora una volta – sbagliatissima.
    Recuperare credibilità è un’operazione a cui sono obbligati tutti quelli che operano sul mercato e che sono stati trovati in fallo. E sono tanti, tantissimi, in casa nostra e nel mondo. E quando sono colti in fallo, riparano, perché sanno che sono tenuti a farlo.
    Solo i mafiosi stanno fuori da questa logica, pretendendo di farsi le regole da soli.
    Sono indignata, non tanto perché qualcuno ha trasgredito, ma perché qualcun’altro (e spero che non si tratti di un atteggiamento collettivo) pensa che non se ne debba parlare. Non c’è solo la legge da rispettare, ma anche l’uso di mondo; e chi maneggia un prodotto di altissima qualità come il vino di cui parliamo, non lo può ignorare

  17. @NC gentilissimo!
    Guardi che siamo fra quelli che dal primo istante difendono i produttori onesti!! E non ho mai e poi mai sparato nel mucchio!
    Ma per favore, davanti a tutto questo assordante silenzio di voi ilcinesi per bene che si deve pensare????
    Invece che aspettare l’elenco dei colpevoli, perchè in questi mesi non avete fatto squadra, non vi siete uniti, non avete dato segni di vita utili alla causa che vi coinvolge e lasciate che siano quelli come noi ad alzare la voce e la bandiera dell’ideale?????? come di @Lino, altro che rogna: se non recuperate credibilità dimostrando che negli armadi non c’è null’altro che lavoro onesto, sarà comunque la fine. C’è poco da fare i permalosi!

  18. Spero che nè Franco nè altri mi diano adesso del “pompiere”, perchè chi mi conosce sa che ciò non sarebbe nella mia indole nè nel mio stile. Però…però dico che mai come in questo momento occorre prudenza nei giudizi.
    Innanzitutto la collega Cecilia Marzotti, che conosco e stimo, usa nel suo articolo molti e giusti dubitativi. E correttamente parla di “indiscrezioni” che, per definizione, sono sempre soggette a smentite e a notizie ufficiali delle quali, per ora, non c’è traccia. Si tratta appunto di “indiscrezioni”, che il cronista giustamente riporta indicandole come tali.
    Aggiungo che, se non erro, il disciplinare ammette una certa percentuale di mcr (il 6%? Vado a memoria), che potrebbe essere frutto (legittimo) di uve diverse dal Sangiovese. Aggiungo che, sempre se non erro, le analisi di cui si parla ammettono un margine di errore di +/- 15%, che non è legalmente accettabile per costituire una prova.
    Quindi ci andrei piano con i giudizi e le colpevolezze presunte. Questo perchè, come già scrissi su questo blog agli albori della vicenda, la via giudiziaria dell’accertamento della verità è una via lunga, durante la quale occorre sospendere le opinioni e aspettare i risultati.
    Il che non toglie che possa essere sferzante, o peggio, il giudizio che si dà sull’atteggiamento di molti produttori montalcinesi, ma non su quello che loro fanno o hanno fatto in cantina. Fargli colpa di un comportamento ignavo, sciocco, irresponsabile o tracotante è ben diverso che accusarli di aver taroccato il vino: possono infatti benissimo (anzi, ne sono abbastanza certo) essere pochi i taroccatori ma moltissimi gli sciocchi, che non capiscono il pasticcio nel quale il sistema Brunello si è cacciato.
    Ma io come cronista ho il dovere professionale e morale di astenermi dai giudizi fino a che le istituzioni a ciò preposte non abbiano spiccato i loro.
    Che poi il tutto faccia un’infinita tristezza, è un’altra questione…
    Buonanotte,

    Stefano Tesi

  19. noto che dall’articolo scaturisce la frase: ”il rigido disciplinare”;attenzione,il modernismo,o meglio ”il modernista” le regole le vuole ”ammorbidire”..

  20. e se poi quelle percentuali di uve “straniere” venissero attribuite a mosti concentrati aggiunti (basta dichiararlo in vinificazione…) di incerta provenienza? quante porte sono ancora aperte!

  21. Egregio signor Tesi, do la mia piccola opinione, in primis non si dovrebbero fare articoli con le indiscrezioni, e se si fanno, si dovrebbero citare le fonti, ma da questo punto in Italia non ci sente nessuno.
    in secundis, ma lei dei brunelli che da tempi non sospetti sapevano di merlot che ne pensa/pensava? a prescindere dalle sentenze, dagli inquirenti e dalle bolle mediatiche degli ultimi tempi? cosa ne pensa del fatto che il 90% degli addetti ai lavori ha commentato con un laconico “tanto tuonò che piovve”?
    tanto per sapere.
    grazie in anticipo per la eventuale risposta.

  22. @ Scritto da Stefano Tesi, il 3 Settembre, 2008 at 21:50

    Mi sembra il modo piu’ equilibrato e ragionevole di approcciare questo argomento, qui non si tratta di pompieri o incendiari, ma solo di buon senso. Sospensione dei giudizi e delle opinioni personali, fintanto che l’indagine sarà conclusa ed usciranno i comunicati ufficiali.
    Bravo Stefano Tesi

  23. Caro D’Agostino,
    l’argomento è di tale attualità e importanza che è impensabile che i media non ne parlino (e infatti ne parlano). A maggior ragione quelli dell’area geografica (il Senese) in cui la faccenda non è solo una questione “di vino” ma anche di cronaca, investendo aspetti aconomici, occupazionali, amministrativi e politici.
    Ciò premesso, mi permetto di contraddirla: proprio per le ragioni esposte, con le indiscrezioni gli articoli si fanno eccome. Anzi, proprio nel reperimento della notizia sta spesso la bravura del giornalista. Naturalmente, come la collega ha specificato, ben evidenziando che le notizie riportate sono appunto frutto di indiscrezioni (cosa diversa dalle chiacchiere, beninteso). Quanto al “citare la fonte dell’indiscrezione” è, mi permetta, una boutade. Anzi, una contraddizione in termini: se si potesse citare la fonte di una notizia, non ci sarebbe alcuna indiscrezione.
    Aggiungo comunque, per completezza, che buona parte delle “indiscrezioni”, “boatos”, “si dice” pubblicati a proposito del caso Brunello negli ultimi mesi sono anche (anche!) frutto di un atteggiamento spesso evasivo, goffo, a tratti perfino omertoso del Consorzio e dei produttori sulla questione. Se ci fossero state prese di posizione chiare e trasparenti, sobrie e lineari, e un rapporto con la stampa meno patologico, molto di questo pasticcio mediatico non si sarebbe verificato.
    Quanto infine alla sua ultima domanda su cosa ne pensavo io “dei brunelli che da tempi non sospetti sapevano di merlot fine “, si vede che lei non mi conosce nè era presente alle anteprime del Benvenuto Brunello (le frequento fin dalla prima edizione) degli ultimni dieci anni, altrimenti avrebbe potuto registrare (per la verità non solo in quella sede, ma anche messi nero su bianco nei copiosi articoli scritti sull’argomento) i miei commenti tutt’altro che positivi e anzi quantomai perplessi scambiati con i colleghi.
    Mi permetta di approfittare dell’occasione che lei mi offre, però, per un’ulteriore precisazione. Mi darà atto che c’è una bella differenza tra assaggiare un vino dichiarato 100% Sangiovese dal produttore ma che a me, organoletticamente parlando, “sa” anche di altro e commentare la notizia e/o l’accertamento che, analisi o alla mano, quello stesso vino ” fatto” anche con altro, non le pare?
    Nel primo caso il mio “naso” ha di fronte una dichiarazione ufficiale del produttore che il vino è coerente con il disciplinare (e se lo dice lui non posso contestarglielo senza prove), nel secondo ho l’attestazione legare o scientifica che non lo è!
    Scusi la prolissità, ma le sue domande richiedevano risposte articolate.
    Cordiali saluti.

    Stefano Tesi

  24. E daje con questa storia dell’MCR!

    1-l’MCR non ha colore, nè tracce genetiche nè antocianiche dell’uva di partenza. E’ solo acqua zuccherata che non altera alcunché.

    2-Invece il MC (mosto SOLO concentrato, non rettificato) è mosto d’uva a tutti gli effetti, e per questa ragione deve SEMPRE provenire dalle stesse uve ammesse alla composizione di una determinata DOC.

    Luk

  25. Non so chi sia questa Patrizia e che lavoro faccia, peró mette il dito sulla piaghissima quando scrive:
    ” Ma per favore, davanti a tutto questo assordante silenzio di voi ilcinesi per bene che si deve pensare???? Invece che aspettare l’elenco dei colpevoli, perchè in questi mesi non avete fatto squadra, non vi siete uniti, non avete dato segni di vita utili alla causa che vi coinvolge e lasciate che siano quelli come noi ad alzare la voce e la bandiera dell’ideale??????”

    Che poi, ideale a parte, sarebbe la via piu´saggia e redditizia (si: redditizia) per tutti: sia per i ligi che per i “creativi”.

    Vediamo un po´: Fattoria X, ligia e con la coscienza tranquilla. Ricchissimo comunicato stampa, due righe ai blogs di riferimento e : “Noi il Brunello lo facciamo con il sangiovese al cento per cento. Lieti di ospitarvi per un controllo ed una degustazione.”

    Fattoria Y creativa e con qualche osso, se non scheletri, nell’armadio: “Nel corso degli ultimi tot anni abbiamo ritenuto opportuno immettere sul mercato un tipo di Brunello cui la nostra clientela ha mostrato dare massima preferenza. Nella produzione di questo Brunello abbiamo ritenuto opportuni avvalerci di uve e/o mosti non conformi con il disciplinare in vigore ma a nostro parere ed a parere della nostra Clientela, nazionale ed internazionale, altamente migliorativi. ”

    Tutto il resto é fumo e trucchi.

    Tra l’altro le Case indiziate (ma non condannate, mettiamoci anche questo) sono nomi che hanno
    i mezzi economici, i contatti, le reti distributive, gli ettari e la storia aziendale per fare il buono ed il
    cattivo tempo a Montalcino: lascerá perplessi se si dimostrerá che abbiano scelto di fare solo il cattivo tempo.

    Fine delle trasmissioni.

    PS.:
    Se poi a qualcuno venisse in mente di etichettare questa proposta come ingenua o naif, benvenuto:
    andasse peró prima a guardare le statistiche di vendita, le qualitá di Brunello discount immesse sul mercato, la perdita di immagine (=vendita) che ne proviene al vino italiano ed i costi generali dei controlli
    e l’ombra lunga del dubbio che spunterá inevitabilmente fuori ogni volta che un produttore presenterá il suo Brunello: ” Ma é Brunello vero o………”.

  26. @ Luca: perfettamente d’accordo con Te riguardo MCR e MC. Come giustamente dici MC deve provenire dalla zona della DOC… Il problema (non solo per Montalcino ma per tutte le zone) sta quando piu’ di una denominazione si sovrappone all’altra nello stesso territorio; nel caso specifico Brunello, e Sant’Antimo.
    Ed il punto sta, come controlli la partita di MC della DOCG con quella del Sant’Antimo DOC e parlo IN PRATICA non sulle carte… lo sai meglio di me che questo tipo di “confusione” puo’ capitare e capita. Cui si aggiunge come corollario: quelle cantine che hanno vitigni iscritti come Sant’Antimo DOC e che vendono solo Brunello e Rosso che cosa se ne fanno del Sant’Antimo DOC? Vino aziendale per i dipendenti?

  27. belle le proposte di Carlo Merolli (che soprattutto per il caso della fattoria X riecheggiano quello che vado proponendo da mesi). Però si capisce che pur italiano viva lontano dall’Italia, in Danimarca: in Italia – e a Montalcino – una trasparenza, una correttezza, un rispetto del consumatore del genere sono merce rarissima…

  28. l’ho sempre pensato che Federico II fosse un grande imperatore! Oggi sono improponibili le sue misure, ma quanto meno una condanna “mediatica” sulla pubblica piazza per i colpevoli di adulterazione, oltre che i normali addebiti civili e penali, non mi dispiacerebbe proprio…
    Intanto Banfi, secondo una cronaca di Kerin O’ Keefe pubblicata su Decanter – vedi http://www.decanter.com/news/267042.html?aff=rss nega quanto viene affermato nell’articolo del Quotidiano Nazionale

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