Cinelli Colombini, alias Fattoria dei Barbi, si impegna, ma con riserva

…ovvero i “grossi calibri” cominciano a farsi sentire…

Ricevo con piacere da Stefano Cinelli Colombini attuale responsabile di una delle aziende storiche di Montalcino, la Fattoria dei Barbi, questa “risposta” al mio invito a sottoscrivere la Brunello’s Sangiovese (100%) list.
Pur non essendo in alcun modo convinto dalle motivazioni addotte da Cinelli, che nell’autorizzarmi a pubblicare il suo pensiero ribadisce “io e tanti altri siamo disponibili a firmare un impegno, però nei termini di cui parlo nella mia lettera, perché è vero che in vigna il 100% non esiste e gli impegni firmati sono una cosa seria”, per non accogliere il mio invito, sono ben felice di pubblicare le riflessioni del noto produttore ilcinese, considerandole un interessante e utile contributo a quel dibattito sul Brunello di Montalcino, sul suo presente ed il suo futuro, su un’identità e su un orgoglio “brunellesco” da ritrovare, che questo blog cerca tenacemente di favorire e innescare da sei mesi a questa parte.

Stefano Cinelli Colombini scrive
“Caro signor Ziliani, leggo nel suo blog un invito alla “argenteria ed i quarti di nobiltà del Brunello, i grossi calibri, i cosiddetti “puristi e pasdaran” del Sangiovese in purezza e del Brunello vero, i bei nomi, quelli che si dice diano lustro e immagine al grande vino di Montalcino” a firmare il suo appello in cui si dichiara di produrre Brunello da uve sangiovese al 100%.
Non è per manzoniana mancanza di coraggio che io e tantissimi altri non hanno aderito al suo appello, né per desiderio di “taroccare” il Brunello. La mia Fattoria dei Barbi si batte da sempre perché il Brunello sia e resti un puro sangiovese di Montalcino e, come Biondi Santi e tanti altri più autorevoli di me, so che questa posizione non mi darà certo vantaggi. Sarebbe molto più semplice adeguarsi e fare contenti tutti. Il problema è che qui non parliamo del legittimo desiderio di cercare la perfezione assoluta, parliamo del destino di una comunità.
In questo e nei Comuni limitrofi si vive di Brunello, e non si può mettere a rischio il futuro di così tanta gente cambiando a cuor leggero una formula che ci ha dato cinquanta anni di prosperità. A Montalcino nasce l’unico sangiovese in purezza di altissima qualità esistente al mondo; la rarità, l’unicità e la tipicità hanno creato il successo mondiale del Brunello.
I nostri clienti sono i più informati enofili del mondo, spendono molto e vogliono qualcosa di unico; tutti i DOC e DOCG rossi toscani sono sangiovese tagliati e costano poco, l’unica eccezione è il Brunello, che è puro e costa caro. Ma se lo trasformiamo in un vino fatto con lo stesso “blend” di centinaia di milioni di bottiglie di Chianti, di Morellino o di Nobile, siamo sicuri che basterà il solo nome Brunello a mantenere così alti i prezzi?
Va anche considerato che a Montalcino chiunque può  provare a fare il miglior vino possibile, mescolando ciò che vuole nel modo che preferisce; nessuno glielo impedisce, tutto quello che gli si chiede è di non chiamarlo Brunello…
Detto questo, mi associo a quanto ha scritto Franco Biondi Santi ; in natura il 100% non esiste. Non c’è vigna dove non ci sia una pianta di qualcosa di diverso, né cantina dove non si pieni il colmatore con un secchio del vino che in quel momento è disponibile. Per questo una tolleranza del 3% è corretta, anche perché non altera né la tipicità né il carattere del vino.
E poi vorrei regalarvi una piccola esperienza aziendale; nel 1938 mio nonno Giovanni Colombini realizzò una vigna con tutti i migliori cloni di sangiovese che aveva, e da lì abbiamo ricavato le marze per tutte le vigne piantate fino agli anni ‘80.
Stiamo realizzando con l’Università di Bologna un programma di recupero di quei cloni, e abbiamo avuto un risultato imprevisto; quasi tutte le viti erano geneticamente sangiovese, ma qualcuna aveva tutta l’apparenza esterna del sangiovese pur essendo un ibrido tra sangiovese e qualcos’altro. Nessuno sa quanti antociani acilati avesse il vino ricavato da quelle piante.
Da pochi anni abbiamo tolto tutte le vigne ricavata da quelle marze sostituendole con materiale di vivaio geneticamente testato, ma cosa avevamo prima? Quanti viticoltori tradizionali di Montalcino sono o sono stati nelle stesse condizioni?
Si può e si deve chiedere ai viticoltori montalcinesi di fare il Brunello con il 100% delle uve provenienti delle loro vigne iscritte all’Albo del Brunello, e di scartare ogni botte di Brunello che per qualunque motivo risulti “fuori parametro” agli esami degli antociani acilati; questa è la domanda giusta da fare, e questa è sottoscrivibile.
Non chiedo una soluzione alla “volemmose bene” e chiunque ha sbagliato deve pagare, fossi anche io, ma ricordiamo che qui non ci sono avvelenatori. Io mi batto per il Brunello tradizionale e sono convinto che vinceremo, ma come faccio a ritenere un delinquente chi non è capace di fare un grande Sangiovese in purezza e solo per questo vuole il taglio? Chi fa così ragiona solo per la sua azienda e non per il territorio, per cui deve perdere, ma non è un bandito e magari basta aiutarlo a lavorare meglio in vigna per risolvere il suo ed il nostro problema.
Cordiali saluti, Stefano Cinelli Colombini”.

Un pensiero su “Cinelli Colombini, alias Fattoria dei Barbi, si impegna, ma con riserva

  1. “Io e tanti altri siamo disponibili a firmare un impegno, però nei termini di cui parlo nella mia lettera, perché è vero che in vigna il 100% non esiste e gli impegni firmati sono una cosa seria”,”
    Per me questa é una bella e limpida dichiarazione che fa ben al Brunello e ricade nello scopo della lista che ora appare su questo blog. Che Cinelli Colombini (ciao Stefano!) la firmi pure alle sue condizioni.
    Spero non se ne risentano quelli che hanno firmato fino adesso, al 100%. L’idea della lista nasce dall’acutissimo e sentitissimo bisogno di dare a chi legge questo blog (e magari a tutti gli amanti del Brunello) quel minimo di indicazione, di barlume di certezza che nessun’altra istanza finora si é data pena di comunicare. Benvengano le tolleranze fisiologiche all’ agricoltura quando sono dichiarate, Peraltro esse non tolgono un ette alla serietá ed alla qualitá storica del Brunello di una Casa come Cinelli Colombini. Magari si puo´averne piu´di liste: una al 3% una al 5% e via via fino ad una al 70%…..
    Scherzo o comunque esagero, ovviamente, ma non credo – e non é mai stata l’intenzione di nessuno – di stilare una lista con caratteri draconiani og finalitá aut-aut.
    Quindi se é vero che in natura (in vigna) il 100% non esiste, quale occasione migliore di questa ? Carte in tavola a maggior gloria del Brunello.

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