Conflitto d’interessi e obbligo di trasparenza. Appello a Daniele Cernilli e consorte

 

Le due notizie, l’una concatenata all’altra, sono state LE notizie (in campo enogastronomico ovviamente) della settimana.
Il licenziamento di Stefano Bonilli da parte della società editrice GRH – Gambero Rosso, annunciato via blog (poi oscurato, poi trasferito altrove) dal diretto interessato e l’annuncio ufficiale, sul sito Internet dello stesso Gambero Rosso, della sua sostituzione, con la comunicazione “che Daniele Cernilli (nella foto), una delle massime autorità italiane in campo enogastronomico, già condirettore, è stato nominato oggi direttore responsabile delle pubblicazioni e degli altri media. Cernilli prende il posto di Stefano Bonilli, fondatore della testata, all’epoca allegata al manifesto. Il cambio ai vertici coincide con una significativa ricapitalizzazione che insieme ad altre operazioni, anche di riorganizzazione e ristrutturazione, è funzionale ad un grande rilancio del gruppo”.
Non voglio entrare nel merito, avendo già condannato il modo in cui è stata posta fine alla lunga collaborazione con Bonilli, delle scelte, legittime, della società editrice romana, quel che m’interessa, guardando al futuro e al “grande rilancio del gruppo” cui fa riferimento il comunicato, è fare un altro discorso, relativo alla figura del nuovo “direttore responsabile delle pubblicazioni e degli altri media”.
Un incarico del genere, importante e impegnativo, presuppone che chi l’abbia ricevuto sia non solo professionalmente capace (ed evidentemente l’editore ha giudicato tale Cernilli ed è difficile pensare che abbia visto male), ma sia al di sopra di ogni sospetto, in una posizione inattaccabile da ogni punto di vista.
Nella situazione attuale e ricordare questo non è fare del pettegolezzo o peggio, ma semplicemente sottolineare quella che a me sembra un’evidenza, che più volte è stata rilevata nell’ambiente del vino, a mio modesto parere da anni oggettivamente Cernilli vive un conflitto d’interessi grosso come una casa.
Lo sanno tutti che Daniele Cernilli è marito della “gentile signora Marina Thompson, responsabile della Thompson International Marketing con sede in Roma che cura pubbliche relazioni, presentazioni in Italia e soprattutto all’estero di aziende vinicole blasonate, quasi sempre aziende i cui vini ottengono i massimi riconoscimenti dalle guide”.
Basta visitare il sito Internet di questa società per leggere che “per i nostri Clienti, organizziamo eventi curati nei minimi dettagli, in cui i produttori incontrano le penne più influenti, viaggi stampa verso le aziende più note e le realtà emergenti, partecipazioni alle maggiori fiere di settore” e che tra queste attività figura il “Gambero Rosso Top Italian Wines Roadshow”, un viaggio itinerante, ad inviti, “per accompagnare un gruppo selezionato di produttori nei principali mercati”.
In un Paese normale questo che io ritengo essere un vero conflitto d’interessi balzerebbe all’occhio di chiunque e renderebbe incompatibile l’attribuzione di un incarico tanto importante ad una persona la cui consorte svolge un’attività che oggettivamente, lo si voglia o no, si svolge nello stesso campo del marito.
Come ho già scritto, mi guardo bene dall’affermare che possano esistere rapporti di causa ed effetto tra incarichi professionali dati alla consorte del nuovo megadirettore del Gambero ed i tre bicchieri arrivati o confermati nel tempo a produttore di cui la signora è o è diventata consulente.
Faccio solo notare che a mio parere esiste un enorme conflitto d’interessi tra l’apprezzatissima attività professionale della Signora Thompson Cernilli, che si svolge soprattutto nel campo del vino, e l’attività del marito, che magari rischia di premiare con la sua guida aziende di cui la consorte é consulente. Oppure, visto da un altro lato, la signora può rischiare di prendere consulenze o incarichi professionali per aziende che poi, ovviamente per oggettivi meriti qualitativi, finiscono per essere premiati dalla guida di cui il marito è direttore. Pardon, dalla guida edita dal gruppo editoriale di cui il marito è oggi mega direttore.
E’ un elemento oggettivo il fatto che il marito scriva per la più influente rivista e guida del settore; é un fatto oggettivo che la moglie faccia comunicazione per cantine che in gran parte sono o saranno celebrate, per la qualità dei loro vini, dal marito e dai suoi collaboratori.
Come uscire pertanto da questa situazione imbarazzante, anche da un punto di vista puramente “estetico”, della convenienza e del buon gusto?
Due, tertium non datur, le possibilità.
O Daniele Cernilli e Marina Thompson divorziano, ma non vogliamo certo auspicare che una così lieta storia d’amore e un sodalizio così solido e felice abbiano fine, oppure la Signora Thompson Cernilli, per amore del marito e per salvaguardare la sua immagine e renderla immacolata e al di sopra di ogni sospetto di malevoli e malfidati, deve fare un passo indietro. E annunciare pubblicamente che la sua società, la Thompson International Marketing, a decorrere dal gennaio 2009 (diamo alcuni mesi di tempo per operare e attivare una riconversione) non si occuperà più di “comunicazione personalizzata” nel campo del wine (e nemmeno del food), ma offrirà i propri preziosi e qualificati servizi a tutte le aziende possibili e immaginabili operanti in qualsiasi altro campo che non sia quello dell’agroalimentare e dell’enogastronomia. Temi di cui si occupa direttamente la casa editrice diretta dal marito.
Soluzione difficile, faticosa, costosa, ma ineludibile, per evitare che dubbi, sospetti, pettegolezzi, idee strane possano in qualche modo offuscare quell’immagine chiara, trasparente, nitida che deve sostenere in ogni sua azione il nuovo “direttore responsabile delle pubblicazioni e degli altri media” della società editrice GRH – Gambero Rosso.
A mio parere questa costituisce un’evidenza chiarissima, una questione concreta e non una vicenda che denota una semplice indelicatezza o carenza di eleganza, sia per i diretti interessati, Daniele Cernilli e la sua gentile Signora, Marina Thompson, sia per gli azionisti (più o meno palesi) dell’importante gruppo editoriale romano, sia per Slow Food, sodale del Gambero Rosso nella pubblicazione, come co-editore, della più importante ed influente guida dei vini italiana, Vini d’Italia.
Fare finta di niente, per tutti gli interessati e soprattutto per una casa editrice che annuncia una svolta, una “riorganizzazione e ristrutturazione funzionale ad un grande rilancio del gruppo”, non è più possibile. Questo anche in un mondo, quello del vino, dove il gioco delle tre scimmiette, che non vedono, non sentono e soprattutto non parlano, è uno degli sport più praticati…

56 pensieri su “Conflitto d’interessi e obbligo di trasparenza. Appello a Daniele Cernilli e consorte

  1. I Tre bicchieri li assegna il Cernilli mega-direttore solamente, oppure esistono delle commissioni che degustano senza conoscere a priori il nome dei vini ?
    Bisognerebbe a mio avviso essere a conoscenza di come vengono attribuiti questi premi, e poi farne dei ragionamenti a ragion veduta.
    Lei conosce questi meccanismi del Gamberorosso , oppure no ? Li scriva anche qui cosi’ possiamo ragionare con piu’ elementi oggettivi da valutare, altrimenti qualcuno potrebbe paventare che dietro le sue osservazioni, non c’è altro che del risentimento personale. D’altronde è cosa risaputa il non amore che lei cova per il Robert Parker der Tufello, anzi meglio dell’ Arberone.
    Nicola

  2. Chiedere alla signora Thompson di rinunciare alla “promozione” di certe aziende penso equivalga a chiedere a Don Giovanni di rinunciare dal corteggiare (eufemismo) le donzelle e ad ERNEST HEMINGWAY dall’astenersi dagli alcolici.
    Ma c’e’ un’altra domanda. Come direbbero nel Meridione: chi
    ha “cacciato” il grano per l’aumento di capitale ?

  3. Mmmh … secondo me vincono le scimmiette, se escludiamo la prima per ovvie motivazioni, la seconda è ancora più improbabile. Quella società fa marketing, almeno dal link “events” del sito, solo nel settore del vino.

    Siamo di nuovo a parlare di metodo all’italiana, ci lamentiamo della classe politica, ma questo “darsi una mano da soli” è insito nel nostro DNA. E poi chi sono io? Il più stupido? Che comincino gli altri a fare le cose pulite, che poi le farò anch’io! 🙁 Adieu

    MArco

  4. azzo…… !
    non posso espormi piu’ di tanto(eh eh eh ) conoscendo tutti o quasi…..che dire?
    niente!…….mi stupisce il silenzio di Cernilli…..certo io non conto un cavolo, sono solo fruitore di tanti insegnamenti, e tante cose ancora da imparare….ma effettivamente ho l’impressione che stia andando un po’ tutto a rotoli….nel settore enogastronomico.
    Che dici Franco ci sono alternative a questo corso?

  5. Gran pezzo, Franco, ai miei occhi del tutto condivisibile. Mi permetto di aggiungere quello che ha scritto Carlo Macchi, ovvero: chi sono adesso i proprietari della società? Se, come si vocifera, ci sono anche importanti produttori, è obbligo sacrosanto segnalare con la massima chiarezza la cosa.

  6. Carta canta e ..canta chi conta.
    Di certo sarebbe corretto almeno conoscere le carte, vale a dire la composizione del capitale societario, giusto per verificare il detto che a cantare vittoria sono sempre quelli che contano. Che, in questo caso – come sempre -, contano in base ai loro soldi.

  7. Non ho una visura societaria recente ma, sappiamo tutti che si possono acquistare delle partecipazioni societarie tramite delle “fiduciarie” evitando di far apparire i nomi dei veri proprietari. Dopo quello che ho scritto in altra parte del blog e dopo quello che ha scritto Franco sopra, penso che non si debba fare noi i poliziotti, dovrebbero essere gli interpreti di questa storia poco edificante a fare chiarezza ma, senza dire come già fatto altre volte che i conflitti non ci sono e che la Sig.ra Thompson-Cernilli faceva questo lavoro già negli USA. E’ bene sapere che la Sig.ra Marina negli USA aveva in Los Angeles, una piccolissima agenzia di pubbliche relazioni che lavorava principalmente con aziende di varie categorie merceologiche ma, è altrettando vero che il suo business era una gocciolina rispetto a quello attuale e che, il 99.9% della aziende che ha oggi, sono andate a chiedere(?) i suoi servigi solo quando lei è arrivata in Italia ed ha sposato il nuovo Direttore del Gambero Rosso. Occorre sapere se ci sono produttori dietro la proprietà del Gambero per poter dire che la testata ha poca autonomia e credibilità????
    Sinceramente se l’ennesimo miliardario del vino, ha deciso di comprarsi oltre ai premi anche la casa editrice, fa poca differenza il tanfo c’era già prima.

  8. Mi permetto un punto di vista un po´”spostato”. Marina Thompson offre con professionalitá indiscutibile
    una merce. La merce costa quello che costa e viene, (non viene o puo´venire), accompagnata da sollecitazioni indirette, un “do ut des” che é nell’aria. Chiamatelo come volete: una tacita pressione, un’ allusione di ricatto, una velata e sussurrata possibilitá di scambio di favori. Bene. Anzi male, perché visto il coniuge che Marina ha scelto come compagno della sua vita, la combinazione lascia aperto il fianco a giustissime ipotesi di conflitto di interessi e scarsa attenzione all’ etica. Di etica non ce ne é mai abbastanza
    specie negli altri e comunque non sempre é valuta corrente. Per cui pur condividendo le riflessioni del padron di casa, lascerei la cosa un attimo da parte.

    Lo “spostamento” invece riguarda i produttori. Visto che tra i Clienti di Marina Thompson ci sono tanti bei nomi, costanti fruitori dei servizi PR forniti, non potrebbe darsi che Gustavo Dandolo e Godevo Ricevendolo ? Cioé : puo´essere che la classe produttrice sia tutta appecorita, soggetta, prona al ricatto per velato che esso sia o si tratta di una associazione a….promuovere ? Puo´essere che la Coppia piu´Bella del Mondo abbia trovato terreno cosi´fertile per le loro proposte e che gli sia stato dato tanto braccio e tanto margine a fornire una serie di servizi basati tutti su l’indiretto, etereo, non pronunciato ma concretissimo
    “do ut des” ?

    E se cosi´é, non ci troviamo dinanzi ad una ahinoi normalissima scelta di libero mercato ?

  9. Caro Franco,
    credo che per intervenire sulle vicende del GR, come su qualunque altra vicenda, si debba essere bene a conoscenza di come stiano davvero le cose. Conoscenza che, al momento e forse anche poi, mi pare impossibile. Penso quindi che l’atteggiamernto migliore sia quello di sospendere qualsiasi giudizio e vedere che succede, come si comporta la nuova direzione, che linea prende il giornale, etc. a prescindere da chi la diriga e da chi possieda il pacchetto di maggioranza della casa editrice. Lasciamo parlare i fatti.
    Apparentemente – vorrei dire emotivamente – il siluramento di Bonilli non è simpatico nè rassicurante. Ma ci sono molti ma. Prima di tutto ho fiducia che le sue buone ragioni, delle quali non dubito, trovino soddisfazione in tribunale e quindi lascio ai magistrati l’onere di strigare questioni che tentare di chiarire qui mi parrebbe inane, oltre che inutile. Aggiungo che nè Stefano Bonilli nè Daniele Cernilli sono degli sciocchi e ambedue sanno che le cose non accadono mai per caso: faccio dunque fatica a credere che tutto sia avvenuto come un fulmine a ciel sereno.
    Eppure, non è questo il punto. Pur rispettandone le idee, condivido poco del Cernilli giornalista (l’unico lato della sua personalità che mi sento di giudicare), anche se non ho nulla di personale contro di lui (nè contro Bonilli).
    Il punto è un altro. Ovvero: c’era bisogno di tutto ciò che sta accadendo per farsi venire il dubbio (sottolineo: il dubbio) che all’interno del GR ci fossero possibili conflitti di interessi? Ovvero: c’era bisogno che Cernilli diventasse direttore perchè la questione, quantomeno imbarazzante, dei suoi potenziali cointeressi, arcinoti da anni, ascendesse all’onore delle cronache?
    Intendiamoci: parlo di imbarazzo e mi guardo bene, non avendone alcuna prova, da ipotizzare comportamenti meno che corretti della coppia Cernilli-Thompson. Ma le presunte “pastette”, scusate, non potevano avvenire anche prima, sotto gli occhi del direttore Bonilli?
    Il GR è diventato da tempo una formidabile macchina di marketing, capace di smuovere interessi notevoli, decretare fortune e sfortune di ristoratori e produttori. Che abbia delle ambiguità commerciali, come del resto tutti i giornali, ci può stare. E’ una questione di misura ma, ripeto, per gridare al conflitto di interessi ai danni di Cernilli-Thompson non c’era bisogno che il primo diventasse direttore e che Bonilli fosse licenziato. Dunque mi pare tutto tardivo.
    Un’ultima nota. Con il solito tetro e frusto rituale veterosindacalese, FNSI e Stampa Romana esprimono un’inutile e pelosa solidarietà a Bonilli (che la solidarietà dei colleghi merita, ma questo è un altro discorso). Dov’erano però, e dove saranno, l’FNSI e la Romana quando alla prima occasione qualcuno eccepirà il potenziale conflitto di interessi di Daniele Cernilli? Dov’erano e dove saranno i soloni della deontologia, quando si dirà che il conflitto c’era anche quando direttore era Bonilli?
    Ecco perchè che si debba solo stare a vedere che succede, senza pronunciarsi prima di aver verificato i fatti.
    Ciao,

    Stefano

  10. Ho letto l’intervento di Merolli solo dopo aver postato il mio, ma lo condivido in gran parte. Da una parte c’è un conflitto d’interessi, ma dall’altra c’è senza dubbio un tacito consenso. Se non di tutti, di parecchi.

  11. Caro Franco sai come la penso e che la lingua ogni tanto dovrei mordermela ma… la tastoera mica la posso mordere e mi devo sfogare.

    Con il massimo rispetto di Bonilli e Cernilli e di quanto hanno fatto (e disfatto) sorge una domanda : quanti soldi fanno all’anno e soprattutto da dove provengono tutte queste entrate? Mi ha stupito un po’ leggere che Bonilli ha buttato dentro sul papero giallo mezzo miliardo di Euro. Non che siano affari miei ma… Ci ha ipotecato la casa sopra? E se si sulla base di quale ritorno atteso? Chissá perché credo di no.

    Credo tuttavia anche che Bonilli, di cui non ho comunanza di pensiero su molti punti, oggi si sia svegliato e si guarderá in giro con un sorriso amaro e divertito. Gli “amici” probabilmente ora lo ignorano, i “nemici” lo difendono. La stampa istituzionale tace il web (quello indipendente) parla.

    Sto cercando sempre piú di capire questo settore del vino e del suo indotto un autentico leviatano e non mi ci racapezzo piú. Conosco un’Italia di produttori onesti che soffrono e di intrugliatori (weapons of mass destruction producers) che se la ridono, di consulenti che effettuano servizi ma che non vengono mai pagati (generalmente dagli intrugliatotri di cui sopra) o combattono per vedere i soldi delle loro fatiche tutto il tempo, di ristoratori (non tutti) che taglieggiano e che poi pagano come dicono a Milano “l’an del mai el mes del minga” e infine di pirla come il qui scrivente che fa da banca (prepaga questo e quello) aspetta che ti paghi in straritardo tizio e caio ma ció tuttavia lavora con prezzi buoni e si prende ancora i pesci in faccia.

    Non che farei mai nulla di diverso da quello che ho fatto sinora ma dici che questo mondo sará sempre dominato dagli umori e dai conseguenti effetti sui loro estratti conti di famosi pennivendoli e del loro seguito?

    E che un giorno in puro stile maoista rinnovatore oscureranno i blogs e le pagine web di coloro che osano esprimere opinioni diverse?

  12. Franco, scusa ma…. hai bevuto? cosa vuoi che sia nel paese del conflitto di interessi questo intreccio vinigiornalistico? non succederà nulla, sono pronto a scommetterci una lauta cena!
    ciao
    francesco

  13. Dio mio, leggo che ho messo mezzo miliardo di euro dentro al Gambero Rosso!!!
    Ma quando mai?
    E comunque basta andare sul mio blog per vedere ben spiegate le cifre: io, allo stato, dalla “vendita” di una società che ho fatto crescere in 22 anni di sua vita, cioè dall’ingresso di nuovi soci, non ho incassato una lira ed era stata valutata un bel po’.
    Se sono fuori dal GR non è certo per simpatia o antipatia.
    Comunque se si vuole discutere si può cominciare da quando, nel 2000, con capitali solo del Gambero Rosso e linee di credito del Gambero Rosso ho dato vita al progetto Città del gusto, 10 milioni di euro di investimento,da solo, senza un euro pubblico, contrariamente alle abitudini italiane.
    Forse l’11 settembre dovrebbe spiegarvi qualcosa, il fermo dell’economia, la stretta creditizia e quindi la necessità di imbarcare dei soci ecc…
    Noto una vena di moralismo accusatorio nei confronti di chi ha costruito qualcosa di importante, quasi fosse il peccato originale: se sei cresciuto vuole dire che eri corrotto!
    E anche una voglia di sputtanamento che fa venire i brividi.
    Io nel prossimo futuro farò dell’altro, da solo, come al solito, ma dal 1985 a oggi nel mondo del cibo e del vino credo di avere fatto ben più di quello che si legge in queste righe.
    Chi se ne frega delle lodi ma abbiate il buon gusto di non ergervi tutti a giudici duri e puri.
    La solidarietà la cerco altrove :-))
    Buon lavoro a tutti

  14. Stefano, c’é solo un errore di cifre nel commento del lettore mezzo milione di euro (che sono sempre dei bei soldini) invece di mezzo miliardo di euro come ha erroneamente scritto. Sono sempre tanti soldi, non trovi? Quanto alla solidarietà, solitamente la si accetta senza troppi distinguo, da qualsiasi parte arrivi, da amici o da persone che amiche non sono… Buon lavoro a te e buona fortuna, siccome sei esperto e notoriamente in gamba sono certo che presto avremo notizie di qualcosa di nuovo messo in piedi da te, auguri sinceri!

  15. 500.000 euro sono un appartamento e non di lusso che uno vende per utilizzare i soldi dentro la SUA azienda.
    Ma anche su questo bisogna dire qualcosa?
    L’azienda ha un fatturato di 18 milioni di euro, non valeva forse la pena impegnarsi?
    Ma perché questa apparente forma di puntigliosa indagine per poi soffermarsi su episodi ovvi come questo?
    In 22 anni e senza capitali ho creato valore.
    Chiedo: automaticamente questo equivale a corruzione?
    Chi mi conosce sa cosa sono, come mi comporto ecc… ma non posso pensare di avere solidarietà da chi mi giudica un corrotto però, certo, poverino, un licenziamento così… anche se di lui parlano e dei mille licenziati… ma che c’è da dirsi con un modo di ragionare nel quale si mescolano moralismo e un filo di piacere… ben ti sta, hai finito di fare il solone, il potente… ecc…
    Io su vicende come questa sarei più raffinato, più attento, mi chiederei perché e per chi senza buttarla sulla solita corruzione delle persone, forse c’è dell’altro e forse giornalisticamente non vale la pena fermarsi alle prime impressioni.
    Io, parte in causa, in tutti i sensi, devo starne fuori perché non voglio essere il rancoroso-vendicativo che adesso vomita merda sul mondo che fino a ieri è stato suo.
    Non capire questo mi sembra strano :-))

  16. ” Noto una vena di moralismo accusatorio nei confronti di chi ha costruito qualcosa di importante, quasi fosse il peccato originale: se sei cresciuto vuole dire che eri corrotto!
    E anche una voglia di sputtanamento che fa venire i brividi.

    Chi se ne frega delle lodi ma abbiate il buon gusto di non ergervi tutti a giudici duri e puri.
    La solidarietà la cerco altrove :-))”

    Mi sembra che Bonilli abbia bene espresso le sue ragioni, ed io sono ancora in attesa di una sua risposta Dott. Ziliani, al mio post precedente.
    Nicola

  17. Caro Bonilli,
    hai ragione al 100% quando dici che noti intorno a te e alla vicenda un certo moralismo e anche una certa perversa e vendicativa (aggettivi aggiunti da me) voglia di sputtanamento. E questo non mi piace, in un mondo in cui nell’area borderline del tacito cointeresse ci sguazza la quasi totalità dei produttori, dei giornalisti e del “sistema” di cui i medesimi sono più o meno, consapevolmente o inconsapevolmente, col naso turato o no, parte e complici.
    Ti do perfettamente ragione anche quando dici che sembra sia una colpa aver creato dal nulla qualcosa di importante e di averci pure guadagnato qualcosa (a parte il risolino che mi scappa pensando a certe radici ideologiche e agli emaciati compagni di un tempo divenuti pingui gaudenti, ma lasciamo perdere e perdonami la frecciatina).
    Franco però dice una cosa giusta: l’evidenza di un certo (per carità, diffuso e trasversale, ma quando se ne macchia la presunta e più vezzeggiata “bibbia” del settore la cosa fa innegabilmente più rumore) conflitto di interessi è sotto gli occhi di tutti. E, ho aggiunto io, in verità lo era anche prima, da parecchio.
    Siccome chiunque, me ante omnia, credo riconosca a te e anche al tuo ex socio (ex amico?) Cernilli indubbie qualità professionali e intellettuali, ti faccio davvero il miglior in bocca al lupo per qualsiasi nuova avventura, curioso però di vedere come ti porrai adesso di fronte ai conflitti di interessi cui la tua nuova vita professionale ti porrà di fronte.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  18. Nicola, inutile che provi a “sfruculiare”: ho già scritto tutto nel mio post e non ho nulla da aggiungere. Se avessi elementi relativi al tema oggetto della sua domanda avrei risposto. Non li ho, non dico nulla. Nel mio posto, glielo ricordo, mi sono limitato a far notare un’evidenza. A mio modesto avviso

  19. ” Nicola, inutile che provi a “sfruculiare”: ho già scritto tutto nel mio post e non ho nulla da aggiungere. Se avessi elementi relativi al tema oggetto della sua domanda avrei risposto. Non li ho, non dico nulla. Nel mio posto, glielo ricordo, mi sono limitato a far notare un’evidenza. A mio modesto avviso

    Scritto da Franco Ziliani, il 16 Settembre, 2008 at 11:14 ”

    Ed allora mi chiedo ( e Le chiedo ) : tutto questo can-can per nulla ? a che pro ? ne vale la pena ?
    Secondo me assolutamente no !

  20. Io ho citato dei “fatti” ed una situazione che minano fortemente la credibilità della Gambero Rosso e credo che anche il Dr. Bonilli ci avrebbe potuto aiutare dicendoci con chiarezza (se poteva), se il socio di maggioranza è o meno il produttore di cui tutti sospettiamo. Non credo che, come dice Carlo Merolli, la situazione ambigua di Cernilli e consorte sia del tutto normale, perchè se così fosse, mi toccherebbe chiedere a Carlo, se può darmi il nome di due o più aziende che usufruiscono dei servizi della Thompson oggi che ne usufruivano anche quando lei viveva a Los Angeles?
    Non possiamo dire che improvvisamente la Thompson (non discuto le qualità professionali), è diventata indispensabile alle migliori e soprattutto più premiate aziende italiane del vino? E’ troppo lampante il fatto che questa splendida crescita professionale e di clientela è avvenuta appena dopo il “matrimonio”. Se nel tuo bilancio famigliare ti entrano oltre 300.000 Euro tramite un produttore, non puoi venirmi a dire che non ne sei influenzato quando devi decidere se premiarlo o meno? se poi casualmente, questi viene premiato dopo tanti ingiustificati anni di anticamera, quel dubbio diventa grande come una montagna.
    Per quanto attiene gli attacchi al Dr. Bonilli, io da lui mi aspettavo solo che dicesse il vero su come ha potuto tollerare tutto quello che è accaduto sotto i suoi occhi. La solidarietà umana per quanto gli è accaduto, è totale e penso che i suoi meriti imprenditoriali siano evidenti anche ai ciechi. Il fatto stesso che la maggiore vittima (lui si), del sistema malato (Franco Ziliani)gli abbia mostrato solidarietà, dimostra da solo che nessuno vuole nascondere i meriti imprenditoriali del Dr. Bonilli; partire dalla dottrina del Manifesto ed arrivare al Gambero Rosso con tutti gli annessi e connessi è da Nobel per l’economia, il modo in cui è stato gestito l’aspetto etico è invece, da zero in condotta.

  21. @Nicola:il GR si avvale di collaboratori che operano in diverse zone.Ogni collaboratore degusta i vini delle aziende,facenti parte dei consorzi della zona a cui è assegnato.Il collaboratore(spesso giornalisti pubblicisti,ma non solo) ha la possibilità di assegnare da zero fino a due bicchieri,oltre alla possibilità di far accedere il vino in finale per i tre .A questo punto,decide Roma,ma nel caso in cui non vengano assegnati i “tre”,si rimane con due,di colore rosso.Poi,può capitare che,alcuni di questi collaboratori offrano la loro consulenza(loro stessi si definiscono consulenti di questo o quello,in vari comunicati stampa,mica lo dico io! )a chi magari valutano,per la guida stessa(gambero o non gambero),che siano enoteche,ristoranti,aziende o consorzi.Ora,senza stare a valutare la competenza di un soggetto piuttosto che un altro,mi pare lampante e lecito pensare ad un ‘velato’ conflitto d’interessi già alla base.Non credete?
    @ Merolli:non vi è dubbio alcuno che tra corruzione e concussione il confine sia molto sottile,ma credo che il libero ed onesto mercato,sia un’altra cosa. Forse queste persone,non hanno capito che hanno SCELTO di svolgere una funzione d’informazione,a livello commerciale,(sia “l’azienda” che il consulente)rivolgendosi al consumatore,e che lo stesso,di fronte a questi “strani intrecci”,potrebbe sentirsi preso per il culo.Credo che l’informazione,soprattutto quella che riguarda un alimento come il vino(così come un qualsiasi altro alimento),dovrebbe essere maggiormente controllata e il consumatore più tutelato.Credo che questa trasparenza farebbe accrescere la fiducia del consumatore nei confronti di una guida(in quanto guida agli acquisti),ripeto,senza valutarne,per ora,la professionalità di nessuno. Così,dovrebbe essere il libero mercato onesto.

  22. @Valentino: ho cercato di mettere in risalto la realtá del”tacito consenso”. Difficile parlare solo di etica quando ci si trova dinanzi a una societá per azioni, una holding etc. il cui scopo é vendere informazioni riguardanti il vino. Forse sarebbe bene una volta per tutte uscire dalla dimensione etica ed entrare in quella commerciale. Nella prima non hai diritto di esigere nulla da nessuno: finché Cernilli si tiene entro i limiti del codice penale, puo´fare quello che gli pare e puo´anche permettersi di rispondere non rispondendo o con un elegante “fatevi i fatti vostri”, magari in romanaccio. Nella seconda come consumatore hai diritto ad una dichiarazione degli “ingredienti” completa e veritiera: sapere cioé chi c’é dietro, chi ci mette i soldi, etc.

    Una volta nella dimensione commerciale potrai senza false speranze di comportamenti etici altrui scegliere
    il recensore o la guida che meglio si confá ai tuoi gusti sapendo che tutti devono poter guadagnare dal
    lavoro che fanno. Ed allora sceglierai o in base al rapporto prezzo-qualitá o in base alle apparenze o altri elementi. E se vorrai scegliere bene dovrai anche informarti.

    In questa luce, ma solo in questa, lo scenario Cernilli-Thompson non solo é normale, ma e´ tanto normale che quelli che dovrebbero essere i primi a protestare, i velatamente concussi, sono proprio quelli versano fior di euro per tenere il meccanismo del bicchierame in vita. Significa che il prodotto é buono e che gli conviene, no ?.

  23. sexy, colta, goliardica giornalista del food & wine cerca corrotto/corruttibile danaroso, potente, magari anche piacente (anche l’occhio vuole la sua parte) disposto a sposarla per aumentare fatturato piccola azienda di pr e ufficio stampa e creare bellissimo conflitto d’interessi finchè mercato non ci separi. Si accettano proposte, purchè oscene.

  24. @produttore deluso (ma anonimo) : “mercato” é concetto che include in sé tutto, sia di onesto che disonesto.
    Se poi é anche “libero” (definizione difficile da dare) aumenta la proporzione di tutto, sia dell’ onesto che del disonesto. Il “dovrebbe” nell’ ultima frase del tuo contribudto dice tutto: dovrebbe ma non é. Vogliamo allora concentrarci su come le cose sono e non su come ci piacerebbe fossero ? Il preso per i fondelli é e sará sempre l’ ignorante, il maleinformato. Soluzione ? educazione, informazione e spirito critico. Conosco una
    marea di produttori che non mandano vini alle guide, che non partecipano al Vinitaly e campano bene lo stesso. Forse meglio.

  25. Carlo, capisco il tuo discorso e non farebbe una piega se il Gambero fosse compromesso in prima persona, quì invece si tratta di un “giudice” apparentemente super partes e super esperto che cerca di vendere le proprie qualità a consumatori ignari degli intrallazzi che ci sono dietro.
    A parte Franco con il suo sito, tutti gli altri comunicatori si sono guardati bene dall’informare i fruitori del servizio, degli intrecci che ci sono dietro e questo io lo ritengo, moralmente, grave, così come lo sarebbe il caso in cui la proprietà del Gambero Rosso non fosse solo di un investitore ma, di un produttore. Se invece andiamo in temini legali, il conflitto di interessi, non è mai dimostrabile e quindi possiamo affermare che “non esiste”.
    Sul sistema delle degustazioni e sulle correzioni postume dei giudizi emessi dalle commissioni locali, penso che qualche membro attento, presente o passato, possa raccontarcene delle belle.
    In ogni caso, io non ho intenzione di continuare su questo argomento che riguarda la morale dei coinvolti, il mio giudizio su di loro è chiaro, la scelta della nuova proprietà del Gambero Rosso è altrettanto chiara, pertanto gli unici che potrebbero dire qualcosa in merito, sono i diretti interessati oppure quella stampa “libera” che è sempre più latitante!

  26. Merolli,il mercato disonesto,veniva definito una volta, “mercato nero”.Il consumatore,per forza di cose viene lasciato “ignorante”,purtroppo perchè il velo d’omertà figlio della convenienza,e di un mercato che possa essere il meno difficoltoso possibile per i soggetti coinvolti,impone un’informazione poco veritiera,poco trasparente e quindi,forse,poco onesta.Altrimenti perchè non interviene nessun collaboratore del Gambero o di chicchessia,a spiegarci nel dettaglio,come vengano attribuiti certi premi?Il dato lampante è qui,sottolineato da chi non risponde e fischietta guardandosi in giro,facendo finta di nulla.Il conflitto d’interessi,a livello legale,lo si può dimostrare,con qualche documento,qualche testimonianza e molta pazienza,ma per farlo bisogna cominciare con il “sacrificare” i pesci più piccoli.Anche io conosco una marea di produttori che campano bene,senza guide,ma non conosco,o meglio,non ho ancora visto nessuno che abbia il coraggio di informare ed educare pubblicamente il consumatore.Io personalmente voglio continuare ad occuparmi di come le cose vorrei che fossero,non sarò mai un legnetto trasportato dalla corrente degli eventi.Se voglio passare per una strada,ma questa si rivela piena di buche pericolose,la prima volta me ne accorgo,poi vado in quel comune a rompere le palle perchè la sistemino,se non lo fanno,mi attacco a tutto ciò che posso.Non cambio percorso.

  27. ok, vi dico io come funziona dalle mie parti, il delegato slow food è anche consulente con tanto di contratti di due o tre consorzi del territorio. Il delegato slow food assaggia i vini alla cieca,esprime pareri spesso spara a zero salvo ricredersi in funzione di mille variabili. Vi faccio un esempio, un’azienda produce il 15% delle bottiglie di quella doc, quest’azienda politicamente pesa nel consorzio e il delegato slow food vuole continuare a guadagnare soldini dal consorzio quindi mi vien da pensare (vale a dire lo so per certo) che ripeschi il vino di quell’azienda. Vi faccio un altro esempio,dalle mie parti c’e’ un tizio che è molto ma molto considerato nel mondo enoico,questo personaggio è molto disinteressato nei confronti del delegato slow food. Il delegato slow food “ripesca” i vini del personaggio alla ricerca di consensi importanti.Da noi le degustazioni non sono alla cieca! i tre bicchieri dell’anno precedente vanno a Roma senza passare dalle selezioni,tanti tantissimi vini non vengono nemmeno assaggiati ma scartati a priori!
    è una solenne presa per il culo!Smettetela di comprare le guide, spendete quei soldi in vino, imparerete di più!

  28. L’altra sera ho aperto una bottiglia che all’epoca aveva ricevuto 90/100 da Robert Parker, 2 bicchieri sulla guida GR, svariati grappoli, stelle, pallini, insomma il tipico vino che va forte sulle guide. Si tratta di un IGT dell’Italia centrale, vendemmia 2000, taglio bordolese (15% sangiovese, 40% cabernet sauvignon e 45% merlot) maturato in barrique per 12 mesi, affinato in bottiglia per altri 12, con la sapiente consulenza di un notissimo enologo che, via telefono, cura più di 100 aziende. Il liquido si è separato nel bicchiere, una parte più pesante e l’altra più leggera. Le analisi di laboratorio hanno confermato l’assenza totale di sangiovese e la presenza di trucioli. La mia azienda lo ha promosso e venduto per due anni, spero che i consumatori l’abbiano bevuto subito, ma io cosa dovrei dire adesso?

  29. caro Paolo le é andata “di lusso” che si trattava di una “blasonata” (si dice così vero?) Igt e non di una Docg… Che fare? Io prenderei quel che resta del vino e glielo verserei amabilmente sulla zucca al “notissimo enologo” consulente via telefono, ai guidaioli che l’hanno premiato, ecc. Ma ci vorrebbero litri e litri di questo vino per “bagnare” tutti coloro che sono stati oggettivamente “complici” nel pompare un vino che invece non valeva un tubo…

  30. ..i ”maghi stregoni” curano(il vino)per telefono..”poeri noi”.. magari qualcuno di loro ”fa servizio” tramite 899 o prefissi simili..(naturalmente a pagamento)

  31. Allora è proprio vero che con i vari grappoli, voti e bicchieri un sacco di gente ci mangia…soprattutto dopo aver bevuto molto, e senza neanche sapere bene cosa!!!

  32. Si ” parla ” e si ” dice ” di una azienda che ” avrebbe ” versato ben 300.000-dico trecentomila euro alla signora Cernilli, per la sua consulenza ! A casa mia questa è una cifra folle ed elevatissima, ma vi sembra possibile che una azienda vinicola possa sborsare tutti questi soldi, solo per avere alla fine i 3 bicchieri ? ma quanta pubblicità su riviste specializzate si compra con quella cifra, o meglio anche in TV ?
    E se fosse vero chi mai potrebbe essere secondo voi questa mega-azienda da permettersi questi lussi ?
    io non ci sto capendo piu’ niente, se qualcuno mi vuole spiegare gliene sarò grato

  33. Mi accodo alle riflessioni e alle domande di Nicola, ponendomi e ponendo altre domande:
    al di là delle cifre, grandi o meno grandi che possano essere, ma questi soldi alla fine chi li paga?
    Il consumatore finale, immagino?!?
    E per avere in più cosa, oltre a una bottiglia di (buon?) vino?

  34. Il conto è presto fatto: se il massimo del punteggio ti costa 30.000€ e tu produci 60.000 bottiglie, ricarichi 0,50 centesimi a bottiglia.

  35. Fare i conti con i “si dice” e i “dovrebbe essere” non è facile, si rischia semplicemente di dare i numeri.

    @ paolo
    se la cifra ipotizzata da nicola fosse plausibile, parleremmo di 300.000 Euro, e non 30.000.
    Quei 50 centesimi andrebbero perciò moltiplicati per 10 = 5 Euro
    Sempre parlando per ipotesi, sinceramente non credo che chi ottiene i 3 bicchieri aumenti poi di “soli” 5 euro la bottiglia…
    E comunque, ripeto, questa maggiorazione non mi sembra che aumenti automaticamente la qualità del prodotto.

    Esperienza personale: nel 1998 acquistai, tramite conoscenti, alcuni “certificati” di prenotazione del Brunello 1997 della Tenuta La Togata http://brunellolatogata.com/ (le famose vendite-en-primeur). Quando quel vino fu immesso sul mercato, nel 2002, ottenne i 3 bicchieri dal GR, pur essendo Brunello solo imbottigliato da quella azienda, e non prodotto direttamente (come riportato dall’etichetta).
    Ne ho stappata una bottiglia, recentemente, e devo dire che, pur non essendo un esperto, quel vino non mi ha entusiasmato. A partire dal colore…

  36. @ Paolo

    no, no Lei ha sbagliato i conti : sono TRECENTOMILA euro la cifra paventata e non TRENTAMILA, QUINDI 5 EURO A BOTTIGLIA, dalla famosa legge Do Ut Des

  37. Mi è stato chiesto di stare calmo, di tacere di starmene buono,si sta lavorando nel sottobosco perchè le cose cambino.Ci vuole pazienza, ci vuole tempo,si lavora con la diplomazia. Sono un terrorista non un piduista! Quando un cane ti aggredisce lo prendi a calci nei denti non cerchi di spiegarli le filosofie ghandiane.SI VIS PACEM, PARA BELLUM.ad maiora!

  38. Ragazzi, si sta facendo un’ipotesi non i conti in tasca all’oste. Non cercate di tirarmi fuori con le pinze la cifra perchè non voglio ricevere querele, dato che già sto sulle balle a Bonilli, evitiamo anche di caricarci Cernilli….

  39. Non ti preoccupare Paolo, per le cifre che ho citato io (oltre 300.000 Euro), sono in possesso di tutta la documentazione a sostegno da qualche anno ma, di querele non ne ho ancora ricevute, pertanto restano sempre nel cassetto ed alla conoscenza di parecchi produttori.

  40. Polluce tranquillo,diamo a al personaggio,come ai coniugi Cernilli,l’inizio del nuovo anno per mettersi in regola.Dopo di che,il personaggio,non può nemmeno immaginare ciò che gli pioverà addosso,se non lascierà la sua funzione di “divo” per ‘sta guida.Non si dorme tranquilli,quando io rompo le palle.

  41. Se il buon Valentino ha ” le carte “, ” le prove ” di quanto dichiarato, si fa un abella sottoscrizione e raccogliamo i fondi per pagare gli avvocati. Mi sembra una buona idea, ma mi sa che qui qualcuno scherza un po troppo, figuriamoci chi può avere queste carte, saranno sparite dalla circolazione in un baleno

  42. a Nicola e a tutti i lettori segnalo questo illuminante articolo dell’amico Carlo Macchi su Wine Surf
    http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=379
    Poi voglio ricordare che non é indispensabile prendere le consulenze di un’unica azienda, magari, e la mia é solo un’ipotesi di scuola, si arriva a prendere quella di un Consorzio, che magari usufruisce di ingenti fondi regionali, e poi magari si pensa a “ringraziarne” il produttore presidente o altri produttori che si sono facilitati perché questa ricchissima consulenza arrivasse…
    n.b. piuttosto sono anch’io “sorpreso” che praticamente quasi nessun “collega”, giornalista, wine blogger, ecc. sia intervenuto qui per confermare che, anche a loro parere, quello da me descritto sarebbe un clamoroso conflitto d’interessi. Ed i nuovi acquirenti della Casa editrice, noti o meno noti, i vari Paolo Cuccia ed i signori della Compagnia Fiduciaria Nazionale, non hanno niente da dire a proposito? A loro le cose stanno bene così?

  43. Se qualcuno vuole denuciarmi, io ho già citato dei fatti che, se non veri, sono passibili di denuncia e dato che è tutto provato, non credo di necessitare di grande supporto legale.
    Purtroppo non posso mettere il tutto in rete, in quanto sono coinvolte altre persone ed altre aziende e non è corretto fare i loro nomi.
    Darò fin da ora al direttore i miei recapiti per ogni evenienza legale.

  44. @ Nicola
    in caso di reato, è diritto della parte lesa, far richiesta tramite il tribunale dei miei dati al titolare del blog, se questa pratica comporta troppi fastidi, dico fin da ora a benefecio degli aventi causa che i miei dati sono stati comunicati in via ufficiale a Franco Ziliani che è autorizzato a darli in caso di denuncia ma, stai tranquillo che nessuno è mai stato denunciato per aver detto una verità.
    Io non uso la fiduciaria per dire certe cose, cerco solo di rispettare le aziende coinvolte.

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