De gustibus non est disputandum: c’è chi il Brunello lo preferisce al profumo di mora…

Post azzeccatissimo quello di Luk pubblicato oggi su The Wine Blog. Con il titolo di Tre anni o trenta? e illustrando il testo con la riproduzione della copertina dell’edizione 2005 (non 1995) della guida Vini d’Italia, Luk sottolinea che tutto ha un perché e un percome” e parlando dell’ex massimo responsabile della Castello Banfi (prossimo mio interlocutore in un dibattito pubblico il 3 ottobre a Siena) e delle sue ricette per il mitico vino di Montalcino, nonché del Brunello cru 1999 della nota azienda e del suo ampio gradimento da parte della nota guida, arriva a delle conclusioni diciamo molto interessanti.
Intendiamoci, come dicevano i latini de gustibus non est disputandum, e così come c’è chi preferirebbe trascorrere una notte d’amore con Wladimiro Guadagno (alias Vladimir Luxuria) piuttosto che con la splendida Letizia Casta, la mirabolante e conturbantissima Caterina Murino (vedi anche qui) oppure una a scelta delle Bond girls, è normale che ci sia anche chi prediliga un Brunello di Montalcino con “un olfatto dominato da toni fruttati, come la mora e il ribes”, anche se ci avevano insegnato che le note di mora sono tipiche del Merlot, mentre quelle tipiche del Sangiovese sono di ciliegia, viola e liliacee varie…
Ma poi perché prendersela con chi magari scrive articoli intitolandoli “Viva Banfi!” e di conseguenza predilige e premia i vini di quell’azienda? Non è scritto chiaro, anche sui cartelli in giro per vigneti a Montalcino, Don’t shoot the piano player, ovvero che c’è divieto di caccia, pardon di critica, per i vini della potente nota azienda proprietà dei Mariani brothers?

0 pensieri su “De gustibus non est disputandum: c’è chi il Brunello lo preferisce al profumo di mora…

  1. Poveri giornalisti enologici! Qualcosa devono pur scrivere e difficilmente riportano nelle loro recensioni i descrittori più interessanti, ovvero quelli dei difetti! Quanti Baroli e Brunelli puzzano di stalla, di plastica bruciata, di cerotto band-aid? Al limite scriverai “catrame”…..E visto che il Sangiovese come è noto profuma ben poco, qualche frutto rosso te lo devi inventare, no?
    E’ davvero la vostra una categoria di gente più onesta dei produttori?

  2. Columella non sono certo che la categoria dei giornalisti sia “più onesta” di quella dei produttori. Ci sono disonesti e cialtroni e gente da cui girare alla larga in entrambi i campi, come in tutte le categorie del resto…

  3. ciao Franco, non hai ancora parlato del festival del Franciacorta, mi piacerebbe sentire le tue impressioni su alcuni vini che io ho ritenuto particolarmente interessanti, mi riferisco ad un paio di nature, una cantina media ed una piccolina ma a mio parere molto particolare (c.d.s.)

    mi piacerebbe sapere anche la tua idea sugli spumanti rosati, in un post dedicato e spensierato, magari in un momento scandal-free

    buona serata ,buon lavoro
    Davide

  4. Davide non ho parlato e non parlerò del festival Franciacorta perché causa impegni (articoli da scrivere prima di una settimana trascorsa per larga parte fuori casa) non ci sono stato. Degli spumanti rosati parlerò volentieri, in altra sede, spero presto. C’é un Franciacorta rosé di una piccolissima azienda, che ho degustato di recente, e gustato, di cui voglio scrivere presto

  5. Manca onestà intellettuale,sia in alcuni produttori che in certi giornalisti.La cosa peggiore è quando scopri che qualcuno di questi,magari amici,cercano di fermare la tua libertà di espressione e di idee a vantaggio del proprio interesse,per paura che le cose che esprimo possano crear loro problemi.Evidentemente essere inattaccabili,per qualcuno,è proprio impossibile.Magari bisognerebbe cominciare a lavorare su questo,prima di tutto.

    Giovanni Arcari

  6. Anche se non ho il piacere di conoscerla personalmente, colgo anch’io l’occasione per farle i miei più sinceri auguri di buon compleanno, Ziliani.
    Stasera berrò un bicchiere anche alla sua salute…

  7. HO letto l’articolo-intervista a Ezio Rivella e non ci potevo credere….A parte l’autocelebrazione su S. Antimo, veniamo a sapere che chi produce il 10% a Montalcino ha un’opinione da considerare quantomeno superflua, mentre Biondi Santi è il numero ma tanto è superato…
    Il Sangiovese? Un mostro da arginare con altri vitigni..Il Brunello, un cavallo vincente 5 volte su venti..Tutti gli altri fanno vini migliori..ovunque..
    Prendiamo per buono (sigh) che il vino più buono sia il più venduto: ma il brunello allora, quella famosa immagine che ha acquisito, da dove la deriva? Forse non vendeva? E quando vende(va), non era fatto secondo questo terribile disciplinare?
    Diciamo pure che un disciplinare non è blindato, si può sempre migliorare per carità: ma farlo adesso mi sembrerebbe più un’ammissione di colpa generale, una specie di autoamnistia..o no?
    Se (ovvio) la qualità non è data dalla denominazione, nulla vieta di tirarsene fuori e produrre un bell’Igt o vino da Tavola a Montalcino.
    Ma forse ho capito male io…spegatemi che succede per favore…

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