Dell’acqua bagnata e dei grossi calibri che fanno gli indiani…

Record assoluto di visite ieri per Vino al Vino, con un limite toccato che supera di ben cinquecento visitatori, mica briciole, il precedente vertice raggiunto il 12 settembre, il giorno dopo che avevo postato il mio invito a dichiarare di lavorare con il Sangiovese in purezza.
Cosa è successo, cosa ho combinato, cosa ho scritto di tanto clamoroso da attirare l’attenzione di tanti lettori? Niente di speciale, ho solo ricordato che l’acqua è bagnata, la palla rotonda, l’ora di sessanta minuti…
Ho ribadito, e forse la cosa è così banale che sarà apparsa incredibile, sconvolgente, impressionante, un’evidenza, ovvero che qualcuno di noto e importante, a mio modesto parere, si trova in una flagrante situazione di conflitto d’interessi. Niente di più, ma tanto é bastato per scatenare un gigantesco passaparola, una sorta di grande megafono via Web.
Quanto al mio invito, lanciato ormai quasi una settimana fa, ai produttori di Brunello di Montalcino, perché facessero una sorta di dichiarazione pubblica, di “coming out”, per dirla all’americana inserendo il loro nome, cognome, il nome dell’azienda e se vogliono la produzione media annua in bottiglie di Brunello, in una Brunello’s Sangiovese list, dichiarando semplicemente “il mio Brunello di Montalcino viene prodotto con 100% di uve Sangiovese di Montalcino”, è già tempo di stilare un primo bilancio.
Contrariamente alle mie più pessimistiche previsioni qualche “coraggioso” o “temerario” c’è stato e sette su oltre 200 produttori hanno accettato di dichiarare la loro fedeltà al Sangiovese e di proclamare, apertis verbis, che hanno prodotto, producono e produrranno in futuro Brunello e Rosso di Montalcino esclusivamente con uve Sangiovese. Di Montalcino e non di altrove, ça va sans dire… Non mi stancherò mai di ringraziarli e complimentarmi con loro per la loro onestà intellettuale, senza calcoli di convenienza e senza timori (ma de che?)…
All’appello però, ed è tristissimo (per loro più che per me) sottolinearlo, mancano un sacco di aziende, ovvero l’argenteria ed i quarti di nobiltà del Brunello, i grossi calibri, i cosiddetti “puristi e pasdaran” del Sangiovese in purezza e del Brunello vero, i bei nomi, quelli che si dice diano lustro e immagine al grande vino di Montalcino.
Probabilmente in questi giorni erano impegnati, distratti da mille impegni, non hanno letto l’invito rivolto loro, oppure ci stanno pensando su, stanno riflettendo sul da farsi, se addurre scuse alla Don Abbondio per cui “il coraggio uno non se lo può dare” se non ce l’ha oppure se fare un gesto semplicissimo che li qualificherà di fronte agli appassionati, ai consumatori, ai clienti che chiedono loro chiarezza e onestà.
Diamo loro qualche giorno di tempo ancora prima di arrivare ad una conclusione cui vorrei tanto non arrivare, soprattutto per quel gruppo di aziende che non solo lavorano bene, ma che pensavo (e spero di non essermi sbagliato nella mia valutazione) fossero animate da donne e uomini di buona volontà, capaci di intendere, di volere e decidere il destino, del loro vino e di quel patrimonio comune che è il Brunello di Montalcino…

0 pensieri su “Dell’acqua bagnata e dei grossi calibri che fanno gli indiani…

  1. Sebbene tra gli addetti ai lavori la voce si sarà ormai sparsa, non sarebbe male mettere un box che richiami anche per un lettore di passaggio l’iniziativa del “coming out”. Secondo me è importante che si creino movimenti in contro-tendenza, sebbene forse a sollevarsi non dovrebbe essere un giornalista indipendente (cui va credo dato grande merito ogni volta per metterci la faccia).
    Pur avendo partecipato agli assaggi per Vini d’Italia 2009 (ultima ruota del carro dopo quella di scorta, s’intende.. ma tutto serve per fare esperienza!) direi che l’italico vizio del conflitto d’interessi, anche in questo caso, vada e non poco chiarito ed evitato.
    Credo proprio che questo sia un capitolo sistematicamente saltato nelle scuole di giornalismo, proprio non è nelle nostre corde: se sei giornalista, se stringi conoscenze, se hai un accesso comunque provilegiato a cantine, bottiglie e confidenze dei produttori (per rimanere nel lecito, intendo), il passo successivo per sentirsene legittimati a fare il buono e cattivo tempo è breve.
    Che peccato, che peccato..

  2. “…che non sarà di proscrizione, né avrà valore legale, ne´metterà in cattiva luce chi non c’è” e decide di non farne parte, e che avrà la sola funzione di comunicazione…”
    avevo ragione a dubitare di questa iniziativa… visto che i “buoni” sono quelli che partecipano a queste iniziative e i “cattivi” TUTTI gli altri. complimenti per la coerenza!
    ma forse chi decide di non farne parte potrebbe essere solo una persona e/o un’azienda che semplicemente non ha voglia di raccogliere questi mezzucci o, più banalmente, non lo sa nemmeno?

  3. @Silvia: “mezzucci” li userà sua sorella! Non c’é nessuna lista dei buoni (quelli che hanno accolto) l’invito e dei cattivi (quelli che non l’hanno accolto). Al momento si evidenzia solo una minoranza di persone che hanno un coraggio civico di dichiarare che rispettano e vogliono continuare a rispettare il disciplinare e una maggioranza di diciamo così “prudenti” o attendisti. Magari tra qualche giorno li definirò diversamente…
    @ Nicola: ma sa leggere, ci é o ci fa? Non le bastano, sono noccioline e bazzecole gli elementi che ho evidenziato nel mio post di ieri?

  4. Come originatore di questa idea balzana vorrei rispondere a Silvia. Hai ragione quando scrivi che: “chi decide di non farne parte potrebbe essere solo una persona e/o un’azienda che semplicemente non ha voglia di raccogliere questi mezzucci o, più banalmente, non lo sa nemmeno?”. E´vero: le ragioni per non esserci possono essere tante e tutte legittime. D’altra parte il blog che ci ospita non é ne´il Corriere della Sera ne´ l’Asahi Shimbun quanto a diffusione. Quindi una considerazione da parte di chi non vuole partecipare potrebbe anche essere quella di dare scarsa considerazione alla vetrina offerta.

    Fai invece un errore di valutazione a definire questa iniziativa “un mezzuccio”.
    Forse non hai presente un fatto di dimensioni abnormi: finora non c’é stato uno straccio di giornalista, di blog o di altra istanza che abbia messo a fuoco il cuore del problema. Il Consorzio cui bastavano tre righe di comunicato stampa, ha fatto una figura da peracottaro, per usare un eufemismo, e sta usando i soldi dei soci per pagare una societá di PR per dire…cosa ? veritá diverse da quelle vere ? fare da parafulmini o cuscinetto al Consorzio ? In mezzo al silenzio della maggior parte dei produttori, alle lentezze della giustizia che fa il suo corso, in mezzo alle dichiarazioni creative di tutti i soloni del vino da Gaja a Rivella a Biondi-Santi, in mezzo ad un comportamento mediatico dei responsabili che lascia allibito qualsiasi consumatore amante del Brunello, Franco Ziliani ha avuto la decenza di provare a fare luce. Non a favore di questo o di quello, ma a unico favore dei lettori. Lettori che magari vai a guardare spendono anche qualche euro l’anno per comprare Brunello. Il modo in cui tutto l’affaire é stato gestito é un insulto alla chiarezza e alle piu´elementari norme con cui rapportarsi con chi ti paga lo stipendio a fine mese: i propri clienti. Un “mezzuccio” , suppletivo e pleonastico, lo sarebbe stato se ognuno degli altri coinvolti avesse fatto quello che i consumatori si aspettano: due righe di chiarezza e poi tutti a casa.(ottimo Lisini : “che problema c’é” ?) Allo stato delle cose beato chi ha un occhio nella terra dei ciechi. Altro che “mezzuccio”.

  5. ringrazio Merolli per le belle parole che mi confondono quasi…
    E’ vero, come lui annota, che “il blog che ci ospita non é ne´il Corriere della Sera ne´ l’Asahi Shimbun quanto a diffusione”, ma ho la presunzione – e fondati elementi – per affermare che a Montalcino lo leggono tutti, produttori e non, anche quelli cui sto cordialmente sui corbelli, e che dell’iniziativa sono state informate, via e-mail, tutte le aziende che dispongono di un indirizzo di posta elettronica. Per cui quelli che fanno gli indiani, fanno gli indiani non perché non sappiano dell’invito, lanciato su precisa indicazione di Merolli (é lui il vero colpevole, il reprobo!) ma perché preferiscono “dare scarsa considerazione alla vetrina offerta” o perché… Ma questo lo dirò solo tra qualche giorno, per ora preferisco aspettare e sperare che qualche altro “frutto maturo” cada dall’albero e che maturino, seppur tardivamente, altre consapevolezze. Per ora diciamo che tanti produttori di Montalcino fanno gli attendisti e non brillano per coraggio…
    sulla vicenda Gambero rosso segnalo, per completezza dell’informazione, questo articolo apparso sul Corriere della Sera:
    http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/15/Troppi_debiti_ora_rilancio__co_9_080915111.shtml

  6. Ma ce ne fossero di Ziliani… E’ un sacrosanto diritto avere il maggior numero di informazioni trasparenti su tutto o almeno su quello che beviamo e mangiamo. Pensate di chiedere la stessa cosa per un prosciutto crudo, per lo speck, per la bresaola etc etc… Cosa se ne parla a fare di territorio e pugnette varie altrimenti?

  7. se fossi un produttore di Brunello non esiterei nemmeno un secondo: questa è un bella opportunità per far sapere ai propri clienti che ci si muove correttamente.
    e poi…lo sanno a Montalcino che vino al vino è letto da tutti quelli che compilano le rubriche sul vino (giornali e tv)? o pensano che quelli lì si bevano i siti-velina politichesi?
    conviene, conviene dire la propria (sangiovese o sanmerlotto)su vino al vino, anche se non è il corrierone!

  8. Francamente non so se sia una buona idea. comunque almeno è un’idea. Io, fossi un produttore di Pure Brunello, avrei preteso le dimissioni in toto o il regio commissariamento di tutto il consiglio direttivo. Tosto però come si è sbloccato subito l’export verso gli USA. Che ci siano degli intrecci? Ciao a tutti

  9. Brava Giorgia, sacrosanto quello che scrivi, ma sei proprio sicura che sia conveniente dire la propria? Non parlo solo della questione Brunello ma in generale. Prendi in esame gli ultimi 3 post di Ziliani e tieni presente che ieri c’è stato un picco notevole di contatti. In proporzione ha avuto più commenti quello che parla di calcio ( anche se Franco non ne capisce molto). Dire la propria sull’Inter o sul Milan non fa male a nessuno, non da fastidio, non ci sono possibili ripercussioni.
    Non ti sembra invece che nel Caso Brunello o sulla questione Bonilli-Cernilli GR tanti abbiano solo guardato, forse anche commentato ( a casa ) ma nessuno
    o pochi almeno si siano schierati apertamente e abbiano detto la loro?
    Colleghi giornalisti, produttori, ristoratori, la maggior parte tacciono, perchè?
    Un’idea me la sono fatta ma per il momento la tengo per me.
    Un saluto a tutti.

  10. Piccola dimenticanza, quando si parlava di prezzi del vino al ristorante, alè tutti addosso a quelle canaglie dei ristoratori. Quando invece si parla di quelli che dei ristoranti scrivono e fanno guide, nada. Non mi sembra giusto.

  11. Ciao Franco
    Ti disturbo un minuto per un breve racconto di fantascienza: è evidente pertanto che ogni riferimento a persone e fatti reali è puramente casuale.
    Ordunque, mettiamo che in Europa si provveda a modificare l’assetto legislativo del settore del vino, conglobando il vetusto sistema delle doc e delle docg nel più moderno impianto delle dop, che ha giurisdizione su tutto l’agroalimentare.
    Mettiamo dunque che le doc e le docg debbano diventare dop.
    Mettiamo però che l’assetto normativo delle dop preveda che ciascun territorio possa avere una sola denominazione per ciascun settore merceologico.
    Mettiamo anche che in uno sperduto paesello di uno degli stati membri, una località che, onde non renderla riconoscibile, chiamerò col nome di fantasia di Montalcino, insistano su un unico pezzettino di terra più denominazioni vinicole.
    Mettiamo poi che quelle denominazioni esistenti prevedano alcune l’uso di un solo vitigno autoctono – potrei dire il sangiovese – e qualcun’altra perfino l’utilizzo di vitigni internazionali: che so, una di queste potrebbe chiamarsi Brunello di Montalcino e un’altra Sant’Antimo, ammesso che questi due nomi di pura invenzione non sembrino inverosimili.
    Mettiamo che, ligi all’interpretazione più restrittiva dei nuovi dettami comunitari, le genti di quella plaga decidano di far convergere le loro varie denominazioni in un’unica dop, che dal punto di vista nominale non può essere che quella storicamente prevalente, e potrebb’essere dunque Brunello di Montalcino: a quel punto, la dop dovrà giocoforza prevedere l’uso sia del vitigno autoctono che di quelli alloctoni…
    No, mi accorgo che una storia così non è verosimile, debbo interrompere qui il racconto: forse ho solo dormito male.

  12. Oste fiducioso(ancora per poco),mi piaci!Sarà che ci siamo fatti la stessa idea?Sarà forse che colleghi,giornalisti,produttori,ristoratori che non rispondono,o fanno finta di nulla,abbiano qualcosa da nascondere?Forse la paura di mostrare la coda,che potrebbe rivelarsi di paglia fine?Ma perchè dobbiamo sempre pensarne male,dico io!?E diranno loro…

    p.s.aspetto ansioso e divertito,la tua prossima identità.

  13. Oste fiducioso, hai proprio ragione! “Colleghi giornalisti, produttori, ristoratori, la maggior parte tacciono”, anche qui, perché quel famoso coraggio manzoniano se non li ha o non lo si vuole avere non lo si può inventare e quindi, per non compromettersi, perché non si sa mai, perché cercarsi rogne, preferiscono fare i pesci in barile. O, cosa molto diffusa, i conigli…
    @a proposito della Brunello’s Sangiovese 100% list
    Voglio segnalare che attorno alla Brunello’s 100% Sangiovese list si sta verificando un fenomeno interessante. Mentre la stragrande maggioranza dei produttori di Montalcino latita comincio a ricevere, da un Paese che è un piccolo mercato per il Brunello, gli Stati Uniti, inviti, da parte di lettori di questo blog e dell’altro blog, in inglese, che conduco con l’amico Jeremy Parzen, VinoWire, inviti, da parte di appassionati, ma anche addetti ai lavori (giornalisti e sommelier), ad essere aggiunti alla Brunello 100% Sangiovese list. Ecco, di seguito, i messaggi sinora ricevuti. Bella forza, loro possono tranquillamente “rischiare” di esporsi, tanto c’è “l’Oceano di mezzo, tanto non sono direttamente coinvolti in questo complesso e vischioso sistema-cupola di interessi politico-sindacali-economici-finanziari-bancari-clientelari su cui si regge Montalcino. Un sistema-cupola che induce molti (troppi) ad un prudenziale (e poco onorevole) SILENZIO…
    Please add me to Vino al Vino Brunello’s Sangiovese list
    Thank you Cheers Dave Buchanan, wine writer
    Please add me to Vino al Vino Brunello’s Sangiovese list
    Jeffrey A. Henson
    Please add me to Vino al Vino Brunello’s Sangiovese list
    Charlie Arturaola sommelier and wine writer
    Franco, grazie tanto! I was trying to get on the list for the traditional Brunello producers you have listed on your page. I was thanking you in advance. Cheers Danny (Dan & Sara Peluso)

  14. Ma si sa che in Italy si corre sempre in soccorso del più forte…e mica ci mettiamo contro al mister..no?
    PS
    Io resto comunque indietro e non corro, anzi a volte mi piace pure fare qualche sgambetto 😉

  15. Caro Oste per ora fiducioso, la gente tace per omertà, cioè per connivente viltà.
    E sono certo che non è utile (personalmente) intervenire, ma esistono, oltre alla convenienza, altri uccelli che volano nel cielo: la solidarietà (con chi non si è sporcato le mani), l’orgoglio di non appartenere a una rabbit class, il senso del futuro, e…il coraggio. Senza moralismi.
    Saluti da Biancaneve.

  16. Cari amici, vengo a sapere solo oggi di questa Brunello’s Sangiovese list con e-mail dal Sig. Franco Ziliani, con questo non vorrei essere giustificato ma purtroppo non tutti hanno tempo libero a sufficienza per stare in rete, dobbiamo anche lavorare e visto poi che siamo sotto vendemmia il lavoro non manca.
    Ho letto alcuni commenti e vorrei rispondere su alcune cose alle quali non sono daccordo, ma anche domani la sveglia suona presto e forse avremo altre occasioni.
    Con immenso piacere, comunico che l’Azienda Agricola CITILLE DI SOPRA produce tutti i propri vini esclusivamente con uve di Sangiovese al 100% e solo di provenienza aziendale, dal Brunello al più comune IGT. Non voglio criticare il lavoro dei miei colleghi, al contrario apprezzo chi si è messo in luce con nome e cognome, ma ognuno può fare ciò che vuole a casa sua, basta solo poi assumersi eventuali responsabilità. Volevo solo ricordare che il sangiovese sicuramente è un vitigno a dir poco difficile per tanti aspetti, ma allo stesso tempo può dare anche delle grandi soddisfazioni. Le faccio i miei più sinceri complimenti per la bella provocazione che ha lanciato Sig. Ziliani, e finisco dicendo che pochi hanno il coraggio di scrivere ciò che pensano, molti scrivono ma non pensano, troppi non fanno nessuna delle due.

    Salute a tutti
    Fabio Innocenti

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